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24 Maggio 2018 0

Medaglia Pro Patria polacca a chi si batte per ricordare: insigniti Parravano e Cappelli

Di Ermanno Amedei
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PIEDIMONTE SAN GERMANO – Un forte legame, quello tra il popolo polacco e il territorio cassinate, che resiste agli urti del tempo e alle spallate della smemoratezza.

A rinsaldarlo, spesso sono gli storici o gli appassionati di storia che si battono quotidianamente per mantenere vivo il ricordo di un sacrificio enorme, quello dei giovani polacchi che si arrampicavano e morivano sulle pendici di Montecassino.

I polacchi riconoscono questi meriti con la medaglia “Pro Patria”. Quest’anno, dei quattro insigniti, due sono Italiani: Damiano Parravano, Presidente dell’Associazione Linea Gustav e Francesco Cappelli, ex commissario prefettizio di Piedimonte San Germano; altri due sono polaccchi: Ewa Mamaj, console capo ufficio consolare a Roma, Pania Anne Jadwiga Wojtulewicz, funzionario della sezione legale del consolato polacco di Roma.

La cerimonia di consegna è avvenuta il 17 maggio 2018, nell’ambito delle celebrazioni polacche per il 74° anniversario della liberazione di Piedimonte San Germano (FR), presso il monumento ai caduti del 6° reggimento corazzato “Dzieci Lwowskich” (“bambini di Leopoli”, n.d.r.) di Piedimonte San Germano Alta, il Ministro Jan Józef Kasprzyk, Capo dell`Ufficio per i Reduci di Guerra e le Vittime di Persecuzioni, alla presenza dei veterani polacchi, dell`Incaricato d`Affari, Marta Zielioska-Śliwka, del Ministro della Difesa Nazionale della Repubblica di Polonia, Mariusz Błaszczak, del Ministro dell`Interno della Repubblica di Polonia, Joachim Brudzioski, della senatrice Anna Maria Anders, figlia del Gen. Władysław Anders, del Sindaco della città di Piedimonte San Germano, Gioacchino Ferdinandi, delle autorità civili militari e religiose, italiane e polacche.

“Il conferimento della medaglia “Pro Patria”, avvenuto nell’ambito delle celebrazioni polacche per il 74° anniversario della liberazione di Piedimonte San Germano, città dove sono cresciuto e vivo, è per me motivo di grande orgoglio”.

Lo ha dichiarato il presidente dell’associazione linea Gustav Damiano Parravano.

“Vorrei per questo esprimere il mio più sentito e profondo ringraziamento al governo della Repubblica di Polonia, nella persona del Ministro Jan Józef Kasprzyk, che ha voluto fregiarmi di un così alto riconoscimento. Considero tale attestazione assai significativa, anche in rapporto a quel percorso di preservazione e valorizzazione della memoria storica intrapreso ufficialmente nel 2010 con l’istituzione dell’Associazione Linea Gustav, Centro Studi e Ricerche Storico-Militari.

Coraggio, lealtà, sacrificio, coerenza e amor di patria, queste sono le virtù di cui ci hanno dato dimostrazione i soldati del 2° Corpo d’Armata Polacco del generale Wladislaw Anders, non solo durante la Campagna d’Italia ma anche e soprattutto nel loro lungo e tortuoso calvario verso la libertà. Esse sono state e continuano a essere fondamento imprescindibile e ispirante della mia esistenza, nonché costante riferimento nel quotidiano adempimento del mio mandato.

Il senso della mia più alta stima e gratitudine va inoltre ai veterani polacchi, attori di una inimmaginabile e interminabile odissea che ebbe inizio con lo scoppio della seconda guerra mondiale, il 1 settembre 1939, e la duplice invasione della Polonia, prima dai tedeschi e successivamente dai sovietici. Quei giovani patirono la prigionia nei Gulag e dopo l’”amnistia”, i tanti rinchiusi nelle carceri, nei campi di lavoro e in esilio in Unione Sovietica, diedero vita al 2° Corpo d’Armata Polacco.

Fu un momento di grande speranza e fermento per quella che Anders stesso volle definire una “piccola Polonia”. Quell’armata offriva loro la possibilità di mostrare al mondo intero il valore del popolo polacco e riconquistare finalmente, sul campo di battaglia, ciò che un “patto scellerato” gli aveva sottratto con la forza e l’inganno: la libertà, l’onore, gli affetti più cari.

A partire dal dicembre del 1943 presero parte alla Campagna d’Italia, e dopo il superamento delle linee difensive “Gustav” e “Hitler”, in cui ebbero un ruolo capitale nelle battaglie di Montecassino e Piedimonte San Germano, arrivò un nuovo fronte sulla linea “Gotica”, e più tardi gli Appennini Emiliani, fino alla liberazione di Bologna, nell’aprile del 1945. Il bilancio delle perdite sul suolo italiano fu altissimo: 14.500 tra morti, dispersi e feriti.

Ma al termine della guerra, con la capitolazione della Germania nazista il 7 maggio del 1945, i polacchi non sedettero al tavolo dei vincitori, un terribile esodo li travolse per molti decenni ancora, e si trasformò in un esilio forzato che ingenerò una diaspora di immani proporzioni. Le loro speranze furono ripetutamente tradite e, nell’interminabile umiliazione dell’indifferenza internazionale, dovettero attendere fino al 1989 per una Polonia libera e sovrana.

Con le loro azioni essi dimostrarono assoluta abnegazione a un sacrificio al quale si votarono di moto proprio. Furono animati dal genuino desiderio di ritrovare una patria, e in quel tortuoso e lungo percorso contribuirono fortemente all’instaurazione in Occidente di quelle condizioni di libertà e democrazia che sono fondamento di ogni società civile.

Oggi sappiamo che anche e soprattutto al loro sacrificio dobbiamo la nascita della Repubblica Italiana, e il periodo di pace più lungo mai avuto nella storia europea. È per queste ragioni che dinanzi a loro, il conferimento di un così importante onorificenza si arricchisce di preziosi significati, profondo rispetto e gratitudine, che impegnano la mia persona, e tutti i membri dell’Associazione Linea Gustav, a proseguire con dedizione ed entusiasmo il cammino intrapreso.

È per me doveroso, infine, ricordare quanti, autonomamente o attraverso organizzazioni private e istituzioni governative italiane e straniere, coltivino con responsabilità e passione la missione della preservazione della memoria. Per questo il mio più sentito ringraziamento va a Ewa Nadzieja, funzionario presso il consolato polacco di Roma, da anni impegnata nelle commemorazioni del 2° Corpo d’Armata Polacco in Italia e il cui prezioso lavoro e costante dedizione le sono valsi, nel 2017, il conferimento della medaglia Pro-Patria”.

16 Maggio 2018 0

Celebrazione polacca del 74esimo anniversario della battaglia di Montecassino

Di Ermanno Amedei

CASSINO – “Come da tradizione, nei giorni 16-19 maggio si terranno le celebrazioni in occasione del 74° anniversario della battaglia di Montecassino per ricordare i soldati del II Corpo di Armata polacco che nel 1944 con il sacrificio della loro vita, sotto la guida del generale Władysław Anders, hanno spianato la strada agli alleati permettendo loro di cominciare l’avanzata verso Roma”.

Lo si legge in una nota dell’ambasciata polacca a Roma.

“Le celebrazioni vedranno la partecipazione di una delegazione della Polonia guidata da ministro Jan Józef Kasprzyk, capo dell`Ufficio per i Reduci di Guerra e Vittime di Persecuzioni. Alle cerimonie prenderanno parte i soldati del 2° Corpo d’Armata polacco residenti in Polonia e all’estero e le loro famiglie, i presidenti delle più grandi organizzazioni di veterani, gli attivisti dell’opposizione anticomunista, nonché irappresentanti delle più alte cariche dello stato polacco tra cui i ministri della difesa Mariusz Błaszczak e dell’interno Joachim Brudziński, il viceministro della cultura Jarosław Sellin e la chargé d’affaires in Italia Marta Zielinska-Sliwka. Alle celebrazioni parteciperanno anche le autorità italiane, tra cui il Commissario Generale, Gen. D. Alessandro Veltri e i sindaci delle città coinvolte.

La ricorrenza di quest’anno è particolarmente sentita, perché coincide con il centesimo anniversario della riconquista dell’indipendenza da parte della Polonia.

Le cerimonie si svolgeranno nei luoghi che rammentano quella che fu una delle più cruenti e significative battaglie della Seconda guerra mondiale.

Si inizia il 16 maggio a San Vittore del Lazio, luogo in cui nel 1944 si trovava il primo provvisorio cimitero di guerra, con una commemorazione solenne al Monumento ai Caduti del 2. Corpo d`Armata Polacco (Chiesa di Santa Maria del Soccorso) e la deposizione di corone al Monumento ai Caduti di tutte le Guerre.

Nella mattinata del 17 maggio le celebrazioni si terranno a Piedimonte di San Germano, conquistato nel 1944 dai soldati polacchi, con la deposizione dei fiori al Monumento ai Caduti di tutte le Guerre e con la commemorazione al Monumento del 6. Reggimento Corazzato “Dzieci Lwowskich” (Bambini di Leopoli). Nel pomeriggio a Mignano Monte Lungo avrà luogo una cerimonia commemorativa presso il Sacrario Militare, mentre a San Pietro Infine verranno deposti dei fiori al Parco della Memoria.

L’evento principale di commemorazione della battaglia sarà la cerimonia patriottico-religiosa nel Cimitero Militare Polacco di Montecassino, dove venerdì 18 aprile alle ore 17.00, verrà celebrata una Santa Messa solenne seguita da una cerimonia commemorativa dedicata ai Caduti del 2. Corpo d`Armata Polacco.

Le celebrazioni si chiuderanno il 19 maggio a Acquafondata con la commemorazione solenne al Monumento ai Caduti del 2. Corpo d`Armata Polacco e al Monumento ai Caduti di tutte le Guerre e  con la deposizione dei fiori all’Edicola Sacra della Madonna di Częstochowa, luogo di prima sepoltura di soldati polacchi”.

8 Febbraio 2018 0

Manifestazione della comunità ebraica davanti l’ambasciata polacca che apre i cancelli

Di Ermanno Amedei

ROMA – “Oggi pomeriggio sotto la sede dell’Ambasciata di Polonia a Roma ha avuto luogo una manifestazione promossa dai giovani studenti ebrei e dai Figli della Shoah, alla quale ha aderito la Comunità Ebraica di Roma”.

E’ quanto si legge in una nota dell’ambasciata polacca a Roma.

“Abbiamo invitato nella nostra sede i rappresentanti dei manifestanti per parlare dei temi oggetto della loro protesta.

L’incontro con la delegazione dei manifestanti, con a capo la presidente della Comunità di Roma Ruth Dureghello, si è svolto in buona atmosfera e con volontà di dialogo per chiarire le disposizioni della nuova legge.

I rappresentanti della comunità ebraica hanno espresso le preoccupazioni e i timori della comunità legati alla legge sull’Istituto di Memoria Nazionale, approvata dal parlamento polacco e firmata dal presidente Andrzej Duda. Hanno altresì chiesto alla rappresentanza diplomatica polacca, dopo aver preso atto di quanto da loro rappresentato, di trasmettere quanto espresso alle autorità di Varsavia.

Durante l’incontro si è convenuto che i rapporti e la collaborazione tra l’Ambasciata e la Comunità Ebraica romana e italiana è sempre stata ottima. Da parte nostra abbiamo pertanto cercato di chiarire per quanto possibile i dubbi e le conseguenti paure che, a nostro parere, derivano dalla non corretta interpretazione della nuova disposizione.

Da parte nostra – continua la nota dell’ambasciata – abbiamo sottolineato e teniamo a sottolineare che siamo sempre aperti a parlare delle incomprensioni che accompagnano la legge approvata in Polonia. Una legge concepita con il fine principale di combattere la negazione e la falsificazione della verità sull’Olocausto, ivi compreso lo sminuire la responsabilità dei veri colpevoli di questi crimini. Una legge concepita come difesa da chi attribuisce allo Stato e al popolo polacco, pubblicamente e contrariamente ai fatti, la corresponsabilità per i crimini nazisti compiuti dal Terzo Reich, inducendo in errore e ledendo le vittime-cittadini della Polonia, sia di origine ebraica che polacca.

La nostra Ambasciata ha sempre ritenuto prioritario il rapporto con la comunità ebraica italiana. E’ per noi naturale. Ebrei e polacchi hanno convissuto per secoli sulla stessa terra, è in Polonia che si trovava la più grande comunità ebraica in Europa.

Lavorare insieme su progetti comuni era e rimane per noi importante. Questi progetti riguardano sempre la memoria, la storia comune, che il nostro paese e il nostro popolo è ben lungi dal voler cancellare.

Noi, in quanto polacchi e in quanto rappresentanti del governo polacco in Italia, abbiamo dimostrato di prenderci cura della memoria sull’Olocausto, una tragedia che è parte integrale della storia della Polonia e della nazione polacca. Per decisione dei nazisti tedeschi che occupavano  il nostro paese, la nostra terra è divenuta luogo di sterminio degli ebrei provenienti da tutta l’Europa. Ogni famiglia in Polonia è stata duramente toccata dalla tragedia e dai crimini commessi dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale.

Ogni anno una delegazione dell’Ambasciata rende omaggio alle vittime depositando il 27 gennaio i fiori sotto la lapide che ricorda la deportazione degli ebrei romani nel 1943.

La Polonia non vuole dimenticare. E’ la Polonia che preserva con grande sforzo l’area museale dell’ex campo di sterminio Auschwitz-Birkenau, divenuto patrimonio mondiale Unesco, luogo di visite e di viaggi della memoria dei giovani di tutto il mondo.

I polacchi non sono negazionisti, né lo vuole essere la nuova legge.

Come hanno sottolineato nelle loro dichiarazioni sia il premier Mateusz Morawiecki che il presidente Andrzej Duda, nessuno vuole negare le colpe di singoli individui che hanno commesso atti vergognosi e crimini rivolti contro gli ebrei. Ma questi comportamenti che la Polonia condanna severamente non possono essere attribuiti a una nazione intera che con gli ebrei ha condiviso le sofferenze dei crimini nazisti.

La nuova legge non limiterà la libertà di ricerca scientifica né la pubblicazione dei risultati di questi studi, non limiterà il dibattito storico, la libertà di parola o di espressione artistica: l’esclusione di queste attività è espressamente indicata nella legge (art. 55°, par. 3). La legge non impedisce in alcun modo la discussione pubblica riguardante l’Olocausto.

La legge si propone di difendere la verità storica e il buon nome della nazione dello stato polacco. Nella maniera più assoluta non protegge i criminali, indipendentemente dalla loro nazionalità.

Come hanno chiarito le massime autorità polacche, la legge non prevede pene per l’indicazione di concreti, vergognosi casi di crimini commessi da persone concrete, indipendentemente dalla loro nazionalità, ivi quella polacca.

La legge non limiterà le discussioni pubbliche su i casi di pogrom contro gli ebrei, verificati in tutta l’Europa occupata, inclusa la Polonia. A questi crimini hanno partecipato anche i polacchi. Sono stati eventi scioccanti e vergognosi. Abbiamo il dovere morale di onorare la memoria degli ebrei uccisi durante questo tipo di avvenimenti.

La Polonia era e rimane sempre a favore dello dialogo. Il presidente Duda, come da lui stesso dichiarato, nel prendere la decisione ha tenuto presente tutte le voci che si sono levate sul tema, compreso quella dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane che venerdì scorso gli aveva rivolto un appello.

Ripetiamo – conclude la nota – la Polonia è per il dialogo e per la libertà di espressione. Ed è proprio per avere la sicurezza che la libertà sia mantenuta e garantita che il presidente Andrzej Duda ha trasmesso la legge da lui firmata alla Corte Costituzionale, come d’altronde egli stesso ha spiegato”.

19 Settembre 2016 0

Pedaggio per la Cavendish, l’ambasciata polacca scrive all’abate: “Fiducioso della sua buona fede, intervenga”

Di Ermanno Amedei

Cassino – “Ho appreso con grande sconcerto la notizia che l’associazione Albaneta Farm ha preteso il pagamento del pedaggio per l’accesso alla Cavendish Road in occasione della quarta edizione della camminata storica organizzata dall’associazione “Cassino città per la Pace. Un onere che, oltre ad essere inaccettabile, ha costretto gli organizzatori a fermare i preparativi per la manifestazione”. Lo ha scritto in una lettera l’ambasciatore Polacco Tomasz Orlowski all’abate di Montecassino Dom Donato Ogliari. “La richiesta avanzata dall’associazione Albaneta Farm ci lascia davvero perplessi e ci conferma che i nostri timori nati l’anno scorso, quando nei pressi del cimitero militare polacco fu allestito il Villaggio di Natale, erano fondati. Rimani difficile non nutrire dubbi circa le buone intenzioni dell’imprenditore al quale Sua eccellenza mi aveva chiesto di dare fiducia. Dalle azioni di quest’ultimo non traspare certo la volontà di onorare la dignità dei luoghi dove in tanti hanno perso la vita lottando per la libertà di tutti noi, né quella di rispettare i vincoli apposti dalla Sovrintendenza di Belle Arti all’intera area. Eccellenza – si continua a leggere nella lettera – con questo ultimo gesto con il quale l’imprenditore di fatto congela questa edizione della camminata storica, siamo costretti a prendere atto che anche le Sue rassicurazioni in merito alla gestione – nel pieno rispetto del luogo di alto valore storico e patriottico, dell’area concessa in località Albaneta all’associazione Albaneta Farm, sono venute meno. Mentre lo Stato Italiano, per voce del Sovrintendente riconosce a Montecassino interessi culturali ad “imperitura memoria di quanti combattendo valorosamente, si sacrificarono per un ideale comune di libertà meritevoli della più rigorosa tutela e conservazione per un pubblico interesse” l’imprenditore con il benestare dell’abbazia continua la sua attività imprenditoriale ignorando il significato che il luogo riveste non solo per la Polonia e che noi non possiamo che considerare abusiva. Memore del nostro incontro e fiducioso della sua buona fede, Le sarei oltremodo grato se volesse intervenire con dovuta fermezza e con tutta la Sua autorevolezza per impedire il ripetersi di simili episodi”.