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8 Marzo 2019 0

ClassAction contro AcquaLatina sospesa in attesa della pronuncia della Cassazione sul ricorso dei legali

Di redazionecassino1
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CASSINO/FORMIA – La Class 7Action contro Acqualatina proseguirà, rimane sospesa in attesa della decisione della Corte di Cassazione sul ricorso presentato dal pool di legali che ha promosso l’azione nei confronti della multinazionale. Lo si legge in un comunicato stampa del gruppo di legali.

Lo ha stabilito il Tribunale di Roma, con ordinanza del 7/3/2019, accogliendo le richieste dei legali degli utenti e rigettando quella della difesa del Gestore che avrebbe voluto la dichiarazione di estinzione del processo.

Ancora una volta il Tribunale di Roma conferma un’altissima professionalità nel perseguire fini di giustizia.

Sottolinea, infatti, che “non può essere escluso, allo stato, che in alternativa ad una dichiarazione d’inammissibilità del ricorso alla Suprema Corte, l’ordinanza n. 13388/2018 della Corte di Appello di Roma in accoglimento di tale ricorso possa essere annullata….”.

Le censure mosse all’ordinanza della Corte D’Appello che voleva mettere la parola fine alla Class Action, stimolano infatti, la S.C. ad un ripensamento per estendere l’orientamento già consolidato e, inoltre, sollevano una violazione di legge “certamente valutabile dalla S.C.”.

Indubbiamente la scesa in campo, al fianco dei più deboli, del Prof. Avv. Romano Vaccarella conferisce all’azione un quid pluris di qualità umane e giuridiche eccelse e, per usare le parole del Prof. “andremo fino in fondo in questa vicenda”.

Nel frattempo il Comitato Class action sta avviando numerose azioni individuali e collettive per i danni della crisi idrica del 2017 e per la pessima qualità dell’acqua erogata tuttora. Formia – Latina, 7/3/2019

IL Comitato Class Actinon Acqua Latina Avv. Massimo Clemente Avv. Vincenzo Fontanarosa Avv. Christian Lombardi Avv. Patrizia Menanno Avv. Orazio Picano Avv. Chiara Samperisi Avv. Annamaria Zarrelli

21 Novembre 2017 0

San Vittore del Lazio: Sherman resterà con la sua famiglia. Il Tar si pronuncia sul caso del cane conteso

Di redazione

Sherman resterà a casa sua, a San VIttore del Lazio. Il Tar di Latina si è definitivamente pronunciato nel merito della vicenda del cane conteso fra i suoi attuali padroni ed una onlus tedesca che lo avrebbe voluto dare in affidamento in Germania. La vicenda di Sherman è nota: la Ekos Pet onlus aveva preso in carico la richiesta di affidamento di Sherman, cane di razza dogo argentino tripode, in custodia presso una struttura del frusinate, ad una donna tedesca. Il cane però aveva già trovato amorevolissime cure presso l’abitazione del signor Giovanni Valente. Il sanvittorese aveva adottato quel cane e, complici tempo e amore, ne aveva fatto un membro a tutto tondo della famiglia. Burocrazia e cavilli giuridici avevano innescato però una battaglia legale che aveva visto il Comune di San Vittore far sua la lotta per impedire che Sherman venisse strappato ai suoi affetti. Un primo pronunciamento del Tar in cui il Comune era resistente era finito al Consiglio di Stato che, nel maggio scorso, aveva sospeso le ragioni della Ekos Pet e reinviato la questione nel merito all’udienza di Palazzo Doria di pochi giorni fa. Da allora, con sentenza trattenuta perché in via di stesura, a San Vittore si erano registrate ore tesissime ma, alla fine, il verdetto: i motivi di legittimità della permanenza di Sherman a San Vittore presso i suoi attuali padroni sono fondati e il ricorso della Ekps Pet, condannata tra l’altro a pagare 2000 euro di spese legali, è stato rigettato. “Esprimo la massima soddisfazione per questa sentenza – ha affermato una raggiante Sindaca Nadia Bucci -; sono stati mesi lunghi in cui comunque a Sherman non mai mancato l’amore dei suoi genitori adottivi, un amore che alla luce di questa sentenza potrà durare negli anni. Un ringraziamento speciale – ha proseguito la prima cittadina – alla volontaria Cinzia Valente, che ha sempre fortemente sostenuto Sherman innanzitutto, ma ogni cane abbandonato, svolgendo del volontariato in silenzio. Credo sia giunto il momento di riconoscere la forza del suo impegno che l’ha portata spesso a mettere in secondo piano anche le incombenze familiari”.

9 Settembre 2016 0

Cassino Acea- D’Alessandro commenta la pronuncia del Consiglio di Stato

Di redazione

Il sindaco di Cassino, Carlo Maria D’Alessandro, interviene sugli ultimissimi sviluppi del caso Acea, quindi la pronuncia da parte del Consiglio di Stato circa l’istanza cautelare proposta dal comune. “Prendo atto della pronuncia con cui il CDS ha rigettato la richiesta di sospensiva degli atti impugnati in relazione alla controversia tra Comune di Cassino ed ACEA ATO 5 per la consegna degli impianti del servizio idrico. Va precisato, però, che si tratta di un’ordinanza cautelare resa all’esito di un esame sommario ovvero come dice la stessa ad un primo esame e confido che la sentenza che definirà il giudizio potrà approfondire le questioni che il Comune ha avuto il dovere di sollevare. É un dato di fatto che il commissario ad acta non ha proceduto come era prescritto come da legge e contratto ad individuare le opere di captazione e di derivazione che invece sono essenziali perchè senza le stesse il servizio non può essere gestito. La circostanza singolare è che lo stesso giudice in una vicenda analoga del comune di Atina con la sentenza 2742/2014 ha così disposto:”La consegna di beni, impianti ed opere pertinenti il S.I.I. non può prescindere dall’attività di ricognizione delle opere di captazione, adduzione,…” per cui non si comprende davvero come lo stesso giudice del CDS abbia potuto non rilevare la circostanza anche nel nostro caso. Le questioni poste dal Comune di Cassino sono anche altre incluso il fatto che mentre la sentenza 2714 del 2015 escludeva dall’ordine la consegna materiale delle opere, il commissario ad acta ha ordinato la consegna delle chiavi. Fermo restando la piena fiducia nella giustizia, è innegabile che a volte accadano errori che possano esporre ad un utilizzo del servizio idrico senza titolo su diritti propri del comune e neppure trasferiti ad Acea quale l’ ormai più che noto rapporto con AcquaCampania. Pertanto, nel prendere atto della decisione, che rispetto ma non condivido, mi riservo di esaminarla e di assumere gli atti conseguenti che dovessero risultare necessari. Non posso non replicare alle eventuali critiche di parte che ci saranno sull’azione da me posta in essere e di cui mi assumo la paternità, che la situazione che abbiamo trovato all’atto del nostro insediamento era stata determinata da una condotta della vicenda che non ha posto in luce gli atti essenziali, che sono convinto non avrebbero portato alla sentenza del 2015. Una volta insediato non ho potuto che constatare che mentre gli uffici amministrativi avevano continuamente opposto ad ACEA e all’ATO la necessità di trovare una soluzione sulla questione di AcquaCampania, tutto questo non è mai stato rappresentato ad alcun giudice che anche a luglio non ha potuto non constatare, nel primo decreto cautelare, che certe questioni avrebbero dovuto essere poste già nel primo giudizio. La causa ovviamente non è conclusa ed avremo ancora l’occasione di puntualizzare la nostra posizione e forse di meglio farla comprendere, ma una cosa è certa ciò fatto era il nostro dovere e dati i tempi era l’unica azione possibile”.