Sanità, Fuoco (IdV): “Il territorio chiede risposte certe”

30 settembre 2010 0 Di redazione

Dichiarazione del coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori di Frosinone, Viviana Fuoco. Riceviamo e pubblichiamo.
Siamo in una situazione di grande difficoltà dove c’è il rischio che venga meno la coesione sociale. Si è votato da mesi per il rinnovo del consiglio regionale del Lazio ma siamo tuttora in preda ad una paralisi amministrativa drammatica. Il Consiglio Regionale non si riunisce e le scelte, tra le quali quelle in tema di sanità, vitali per i cittadini, vengono preannunciate con veline, documenti fantasma, dichiarazioni poi regolarmente smentite. Berlusconi insegna. E’ sintomo di un centrodestra allo sbando che non sa che pesci pigliare.
La nostra provincia vuole una sanità di qualità, vuole il Dea di II livello a Frosinone «vero», vuole il Dea di I livello a Cassino «vero», vuole il polo oncologico a Sora e vuole delle strutture specialistiche che possano supportare i poli più importanti. La discussione non deve essere solo sui posti letto anche se oggi è determinante per difendere il minimo di sanità che abbiamo.
Il sistema sanitario della nostra provincia va riformato profondamente ma perdere le strutture che ci sono sarebbe drammatico e ci farebbe sprofondare in una situazione da terzo mondo.
Non vogliamo solo le mura e le etichette, ma vogliamo in sostanza smettere i viaggi della speranza verso Roma che oggi si fanno anche per piccoli interventi. Vogliamo che la sanità nella nostra provincia riconquisti la fiducia dei cittadini.
E’ stucchevole la diatriba su chi ha fatto e chi non ha fatto giocata sulla pelle dei cittadini. Sulla sanità, in provincia di Frosinone, prevalentemente non si è fatto e questo settore è stato utilizzato, spesso, come luogo dove sfamare di incarichi i partiti politici.
I cittadini vogliono primari capaci, strutture adeguate, personale preparato, macchinari all’avanguardia. Vogliono efficienza. Lo vogliono i cittadini e lo vuole l’Italia dei valori. Per fare questo si deve partire da un punto e questo è rappresentato dall’esistente. Assodato che le strutture nella provincia non si chiudono avviamo un nuovo corso per la sanità dove spariscono le nomine politiche dei primari, dove il collegamento con le cliniche universitarie romane diventa forte e qualificante per il personale e dove sparisce il precariato del personale affidato a cooperative in cui la tutela sindacale dei dipendenti è ai minimi termini. La cura delle persone deve essere affidata a persone che amano il proprio lavoro e che in esso trovano la dignità e non a figure che devono lottare giorno per giorno, esse stesse, per sopravvivere. Si facciano i concorsi, seriamente, abbandonando il ricorso al lavoro interinale che è più costoso e squalifica la professionalità soprattutto per le figure subordinate come gli oss che, in pratica, nella nostra provincia non esistono.
Tutto va messo in una piattaforma globale della sanità del nostro territorio, che la ridisegni. Noi ci stiamo provando avviando dei tavoli sul tema ed esortiamo gli altri partiti, di maggioranza e di opposizione a fare altrettanto, perché solo in questo modo possiamo evitare un lungo periodo di lotte «di difesa», oggi degli ospedali piccoli, domani dei reparti e dopodomani di chissà che cosa, ma comunque di una realtà che non funziona.