B&B e agriturismi, ponte del Primo Maggio all’insegna dei controlli della Finanza. Grossi: “Che ben vengano”

1 maggio 2012 0 Di redazione

Il ponte del primo Maggio ha permesso a tanti di staccare la spina dalla monotonia quotidiana e concedersi qualche giorno di riposo magari in qualche struttura recettiva caratteristica. In ponti come questo, Bed & Breakfast e agriturismo restano le strutture preferite. Lo sanno bene gli uomini della guardia di Finanza che hanno intensificato, proprio sul settore, i controlli alla scoperta di evasori o strutture pirata. “Che ben vengano i controlli – dichiara Edoardo Grossi, proprietario del Bed & Breakfast La Costa a Cassino – Domenica mattina sono stato svegliato dalla Guardia di Finanza, che nell’ambito dei controlli a tappeto dei Bed & Breakfast e Agriturismo in tutta Italia, la cosiddetta «operazione Ponte», hanno effettuato una verifica alla ricerca di operazioni irregolari in materia fiscale. Dal controllo, presso il mio B&B, non è emerso alcuna anomalia fiscale né amministrativa. Ben vengano i controlli su chi si spaccia per Bed & Breakfast senza averne i requisiti essenziali. Come si sa la legge regionale sui B&B detta le regole per l’esercizio saltuario di alloggio e prima colazione e che sono le seguenti
1) Autorizzazione all’esercizio delle attività di alloggio e prima colazione rilasciata dal Comune competente sportello unico per le attività produttive (SUAP) che contiene:
a) la denominazione e l’ubicazione della struttura;
b) le generalità del soggetto titolare o gestore della struttura;
c) l’indicazione della capacità ricettiva della struttura, dei servizi complementari offerti, del periodo di apertura stagionale o annuale, nonché, dell’eventuale servizio di somministrazione di alimenti e bevande;
d) la classificazione attribuita, nonché, la specificazione aggiuntiva eventualmente riconosciuta
2) Il registro telematico oppure cartaceo degli alloggiati.
3) Le ricevute delle comunicazioni degli alloggiati resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa) e successive modifiche, che attesti l’assenza delle cause ostative di cui agli articoli 11, 12 e 92 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 e all’articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro la mafia) e successive modifiche nonché il possesso, ove necessario, degli ulteriori requisiti previsti dalla normativa vigente in materia di somministrazione di alimenti e bevande;
4) La certificazione rilasciata da soggetto abilitato sulla conformità delle strutture ricettive e dei relativi impianti alla normativa vigente in materia di igiene, sicurezza e prevenzione incendi;
5) Il documento attestante la stipula di apposita assicurazione per i rischi di responsabilità civile nei confronti dei clienti;
6) La capacità ricettiva di un massimo di 3 camere e 6 posti letto.
7) La somministrazione della prima colazione, consistente in cibi e bevande senza manipolazione e servita nella struttura da parte del gestore.
8) Presenza di una cassetta contenente materiale di primo soccorso e di almeno un estintore.
Già nel 2009 il presidente dell’Associazione Albergatori di Cassino e titolare dell’antica trattoria Da Mario, Mario D’Aniello e l’imprenditore Luigi Iafano denunciarono il fenomeno delle stanze in più non registrate di molti Bed & Breakfast di Cassino. Il fatto poteva apparire un problema marginale, una sciocchezza burocratica, ma basta analizzare brevemente la situazione per capire che questi posti letto in più non dichiarati, producono in tanto reddito non tassato e, soprattutto, permettono a chiunque di dormire in città senza finire catalogati, negli appositi registri degli ospiti e di conseguenza nella banca dati dello SDI, il sistema di investigazione in cui le forze dell’ordine attingono per conoscere, ad esempio, i movimenti di una persona. Come si sa anche i B&B hanno l’obbligo di pubblica sicurezza che impone – conclude Grosssi – di comunicare l’identità degli alloggiati, come previsto della legge antiterrorismo. In un momento di crisi, anche a livello internazionale, è assurdo che si debba lottare ad armi impari contro i fuori legge dell’ospitalità, determinando inoltre una concorrenza sleale, nei confronti delle attività che operano nel rispetto della legge”.