pubblicato il24 maggio 2013 alle 09:52

Lascia il Corpo dei vigili del fuoco per costruire barche a vela. Ecco come si realizza un sogno

Il sogno di costruire barche a vela, lo ha spinto a lasciare anzitempo il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Alfredo Moroni, oggi 59 enne, aveva ancora una decina di anni di carriera dinnanzi quando, sette anni fa, decise di togliersi la divisa del pompiere, nonostante avesse raggiunto nel Corpo un livello dirigenziale a Roma.
ex pompiere barche a vela6 Originario di Albano Laziale, per 32 anni ha prestato servizio sulla “partenza”, la squadra di pronto intervento dei pompieri che risponde alle richieste di emergenza che giungono al 115. “Appena arruolato sono stato a Milano per un anno, per 23 anni a Gaeta e i restanti a Roma. – dice – Il lavoro del vigile del fuoco è il più bello del mondo ed è quello che ti da più soddisfazioni. Fare il pompiere ti fa sentire vivo e vicino alla gente che ti mostra gratitudine per l’aiuto che dai”. Dal terremoto del Friuli del ‘76 fino a quello di San Giuliano passando per la catastrofe dell’Irpinia all’emergenza neve in Calabria, “Sono stato a lavorare sui maggiori disastri avvenuti negli ultimi anni e non rimpiango nulla”. Poi, però, la sua competenza ed esperienza lo hanno portato ad una promozione, quello di Capo della sede provinciale di Roma. In sostanza era sceso dalla “partenza”; non era più sul camion con la sua squadra, ma era al comando di più squadre.
ex pompiere barche a vela4Il lavoro, quindi, all’improvviso era diventato noioso. “Un giorno, a 53 anni, ho scoperto di poter andare in pensione. Tutti me lo sconsigliavano perché sarei potuto rimanere almeno altri sette anni facendo un lavoro comodo e lavorare senza rischi. Ma la scelta è stata repentina perché, all’improvviso, ho capito che potevo finalmente realizzare il mio sogno, quello di costruire barche”. Alfredo, quindi, dopo aver informato la sua compagna, ha ufficializzato il suo addio al corpo dei vigili del fuoco. Ad Itri, in mezzo alle montagne che hanno fatto la storia del brigantaggio, è nata quindi la ‘Nautica Fra Diavolo’. “Avevo già costruito barche con amici, ma era un hobby. Volevo che quello diventasse il mio lavoro a tempo pieno”. Barche a vela o a motore, Alfredo le costruisce entrambe. Lui, su progetti del figlio Ugo (36 anni) che è progettista designer, realizza natanti dallo scafo fino agli arredi interni e per una barca media impiega sei mesi di lavoro. “Realizzare qualcosa che è il sogno di qualcuno è una soddisfazione incredibile – dice l’ex pompiere – Una barca non costituisce il necessario per la gente. Non è il mangiare e non è una macchina con cui si portano i figli a scuola; è una passione, un sogno che qualcuno ha coltivato per anni e, finalmente, quando ha deciso di realizzarlo, te lo ha affidato. Realizzare quel sogno e vederlo prendere il largo è come toccare il cielo”. L’acquisto di una barca entra anche nei rapporti di coppia dei committenti e il costruttore deve saper ascoltare e capire esigenze del marito e della moglie.
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“Quando una coppia viene ad ordinare una barca si creano situazioni particolari soprattutto quando si tratta di barche a motore. In questo caso il marito fa tre domande: la velocità della barca, quali i consumi e dove è meglio creare un buon posto per pescare. La moglie invece di domande ne fa solo due: dove si prende il sole e dove verrà sistemato il bagno. Ma la barca, quella a motore, è di proprietà assoluta del marito e la moglie, spesso, ne è quasi ospite. Anche se a casa solitamente è abituata a fare tutto, vivrà il suo momento di rivalsa dato che sul natante non farà nulla; il marito, oltre a cucinare, le farà anche il caffè”. Le cose cambiano per la categoria dei velisti. “In questo caso le situazioni sono completamente diverse. Le mogli, spesso, sono anche competenti e partecipano al 50% su tutto, comprese anche le manovre di bordo per la navigazione”.
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Ma il mercato delle barche, quasi più di altri settori, in questo periodo di crisi é fermo e viene mosso solo da veri appassionati. Ci sono però categorie di barche le cui produzioni andrebbero recuperate e sono quelle più piccole, usate nelle scuole vela. “Un tempo in Italia c’erano 5 aziende che producevano l’Optimist, che è il natante a vela più piccolo, indispensabile per acquisire i fondamentali della navigazione a vela. Se ne usano a migliaia ma oggi, tutti vengono prodotti in Cina. Gli italiani, che a differenza dei cinesi hanno grande competenza nella costruzione di barche, troppo facilmente hanno rinunciato alle produzioni minori. La mia ambizione è ripartire, perché no, anche dall’Optimist”.
Sogni, quindi, come quello di molti di possedere una barca a vela e se è anche il vostro, scrivete ad Alfredo all’indirizzo fradiavolonautica@libero.it.ex pompiere barche a vela

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Ermanno Amedei

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