pubblicato il13 gennaio 2014 alle 20:42

Guerra del pesce a Gaeta, commercianti sul piede di guerra per il “mercatino” dei marinai a Porto Salvo

Guerra del pesce a Gaeta, tra commercianti e operativa di pescatori. Malumori che si trascinano da anni, sono sfociati oggi mandando deserta, quasi completamente, l’asta di vendita del pescato appena sbarcato dai pescherecci a porto Salvo. La protesta nasce da quella che ormai è diventata abitudinaria vendita al dettaglio del pesce sulla banchina ad opera dei marinai di ritorno in porto dopo la giornata passata in mare. “Noi commercianti – sostengono alcuni manifestanti – siamo soggetti a controlli della capitaneria di porto, della Asl che ci impone normative stringenti, della finanza che controlla gli scontrini, loro, invece, scendono dalla barca e vendono il pesce in scatole di polistirolo direttamente sulla banchina dove passano topi e ogni tipo di animale”. La particolarità è che il pesce acquistato sulla banchina, costa molto di meno di quello venduto sulle bancarelle e arriva dalle stesse barche. “La regola vorrebbe che i marinai, con quel sistema, possono vendere al massimo 60 euro di pesce direttamente dal barchino usato per lo scarico alle mani del cliente senza toccare la banchina. Qui invece se ne vendono quintali allestendo sulla banchina vere e proprie bancarelle”. Sono circa 40 gli operatori di commercio, non solo di Gaeta, ma provenienti anche dal circondario, dalla Campania e dall’entroterra laziale che si sono ritrovati davanti alla sede della cooperativa di pescatori incrociando le braccia senza partecipare all’asta. Circa 50 quintali il pesce rimasto invenduto e promettono di proseguire la protesta ad oltranza, fino a quando le autorità non ripristineranno le regole.

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