Eredietiera uccisa a Cassino nel ’77, il suo assassino condannato in Francia a 20 anni. Via alla ricerca del corpo

11 aprile 2014 0 Di admin

Maurice Agnelet condannato a 20 anni di Carcere. La Corte d’Assise di Ille e Vilaine sembra aver creduto al racconto fatto dal figlio dell’indagato che riconduce l’omicidio di Agnes le Roux a Cassino, o meglio, alle pendici dell’abbazia benedettina. Agnelet, oggi 76enne, venne incriminato per l’omicidio della ragazza nel 2004 e nel 2006 venne assolto nel giudizio di Primo Grado. Nel 2007, invece, la corte d’appello alla quale aveva fatto ricorso la procura Francese lo aveva condannato a 20 anni di carcere. Oggi la sentenza definitiva. Agnelet era stato anche condannato a 30 mesi di carcere per la vicenda legata alla vendita del casinò Ruhl di Nizza controllato fino al giugno del 1977 dalla famiglia Le Roux perché le quote maggioritarie erano detenute dalla 28enne Agnes. A giugno del 1977, secondo una ricostruzione investigativa, l’avvocato Agnelet, allora 38enne, di cui la ragazza si era invaghita, aveva convinto quella che era diventata la sua amante a vendere quelle quote , contro la volontà della famiglia, ad un personaggio vicino alla malavita italiana al prezzo di 3 milioni di Franchi. Il 30 ottobre dello stesso anno, la ragazza scomparve nel nulla con la sua Range Rover bianca. Lui, che aveva tentato di mantenere nascosta la relazione, ed anche il fatto che i tre milioni di franchi erano stati versati su un conto congiunto in Svizzera, sostenne di non sapere nulla della ragazza fornendo anche alibi per il periodo della sua scomparsa. Alibi che crollarono permettendo l’incriminazione. In questi giorni il colpo di grazia alla sua tesi difensiva è arrivata da una dichiarazione del figlio 45enne il quale ha sostenuto che il padre, la sera del 1 novembre del ’77 era in Italia per una breve vacanza con Agnes, proprio a Cassino e che qui l’avrebbe uccisa occultando il cadavere. La procura di Cassino, dal canto suo, venuta a conoscenza di questi fatti avvenuti sul territorio di propria competenza, ha acquisito gli atti dai colleghi francesi i quali, con la sentenza di oggi, hanno ritenuto credibile il racconto dell’omicidio che riconduce a Cassino. Ciò vuol dire che, sulle pendici di Montecassino, ci sarebbero i resti della giovane ereditiera oppure potrebbe essere accaduto che negli anni, il cadavere sia stato rinvenuto e catalogato con il nome di un’altra persona scomparsa, avente le stesse caratteristiche fisionomiche. Il giallo, quindi, da francese diventa italiano.
Er. Amedei