pubblicato il27 maggio 2017 alle 21:36

Blu Whale: come avviene il suicidio e la diffusione – 2 –

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Dall’Italia – Continua il nostro viaggio nel fenomeno che, tra dubbi e certezze, continua a far discutere e preoccupare: Blu Whale. Chiariremo quali sono le cause determinanti che hanno portato a cruenti suicidi più di 150 adolescenti, riconducibili alla “balena”, fra Russia e Stati Uniti (con sospetti anche in Italia). Dopo il quinto giorno, quello in cui la vittima manifesta al curatore la volontà di perpetrare il suicidio incidendo sulla propria pelle un “yes” di conferma, inizia la parte propriamente distruttiva della mente del giovane. L’obiettivo è quello di abituarsi al dolore in maniera tale da accettare con più facilità l’idea della morte, in particolare il tutor spinge ad azioni che provochino la fuoriuscita di grandi quantità di sangue.

Infine, giunto il 50esimo giorno, l’ultima, macabra richiesta è quella di gettarsi dal piano del palazzo più alto nella propria città. Il tutto documentato da un video girato da coetanei. Questo fattore ha sia lo scopo di fungere da prova dell’effettiva morte per il curatore sia da esempio per i ragazzini restanti i quali, nella follia del silenzio più totale, non solo non denunciano l’accaduto ma ambiscono a compierlo nel più breve tempo possibile. Un particolare forse ancor più macabro è la volontà dei curatori di indurre al suicidio un dato numero di ragazzini in determinati periodi, secondo una concezione perversa non ancora compresa, se la follia d’altronde può essere compresa. È così che decine di piccoli corpi hanno imbrattato i marciapiedi delle più diverse città russe, col sangue innocente di un adolescente ingenuo, sotto gli sguardi di compagni ridotti ormai a droni con un unico obiettivo: morire.

In Italia dalla Russia

È il 4 febbraio e a Livorno un ragazzino 15 anni si suicida buttandosi giù dal palazzo più alto della città, 26iesimo piano. Una segnalazione anonima raggiunge la redazione delle Iene, che cominciano ad occuparsi del caso. Ciò li porta in Russia, dove episodi analoghi accadono da mesi e con le stesse modalità: le vittime sono minori compresi fra i 9 e i 17 anni, il suicidio avviene per la caduta da palazzi molto alti. Sui corpi, tagli e ferite di varia natura testimoniano una violenza autoinflitta a diversi giorni prima della morte effettiva. Un triste dettaglio: i ragazzi provengono da classi sociali differenti, frequentano scuole differenti, coltivano hobby che nulla hanno a che fare con la drammaticità di questi atti. Sono giovani felici, circondati da amici e famiglie più o meno presenti. Ragazzi come tanti, “come noi” è il primo pensiero di molti adolescenti che apprendono la notizia.

Il ruolo degli adulti e la prevenzione

Da mesi in Russia sono in atto delle campagne di sensibilizzazione, tenute da psicologi e criminologi, per fornire alle famiglie gli strumenti per accorgersi del rischio in maniera preventiva. Anche il governo ha inasprimento le pene per istigazione al suicidio. Fondamentale l’aiuto dei genitori delle vittime, i quali hanno colto alcuni particolari comuni: i figli disegnavano balene sempre più spesso, animale ricorrente anche nei loro post dei social network, il silenzio in casa spesso immotivato.

Nel prossimo approfondimento affronteremo la questione “bufale on blue whale” e la psicosi generale creata dalla loro diffusione. (Continua – 2)

Giulia Guerra

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