Giorno: 11 luglio 2017

11 luglio 2017 0

Non gli piace il cibo e lancia il falso allarme per la morte di una ragazza, denunciato straniero

Di admin
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San Vittore del Lazio – Denunciato per procurato allarme. È un cittadino straniero ospite di un centro accoglienza a San Vittore del Lazio che, questa mattina, per attirare l’attenzione su quello che lui riteneva fossero cattive condizioni abitative e alimentari, ha chiamato la polizia sostenendo che una ragazza ospite nel centro era morta. Immediatamente sul posto sono arrivate le forze dell’ordine ma, accertato che la notizia era falsa, hanno denunciato l’uomo per procurato allarme.

Ermanno Amedei

11 luglio 2017 0

Chi è italiano e chi no. Il racconto di una 25enne italiana ma non riconosciuta tale

Di admin

Frosinone – “Cinquanta  e venticinque, numeri che per molti possono essere insignificanti ma per me significano molto.  Sono gli anni di soggiorno di mio nonno e di mio padre in Italia, anni dove hanno contribuito allo sviluppo di questo paese lavorando duramente e vivendo la sua quotidianità come se fosse la loro. Un contributo che molti italiani oggi non vogliono riconoscere o non riconoscono con tanta facilità ne a loro ne a molti altri poichè stranieri non nati su questa terra”. E’ la lettera una 25enne, originaria del Marocco, ma in Italia da 17 anni.  Una storia che tocca e che fa riflettere sul concetto “essere italiani”. E’ l’altra medaglia di quella estrema e inspiegabile semplificazione che si intende fare con lo Ius Soli, e dimostra come basterebbe applicare bene le leggi che attualmente ci sono.

“Questi loro lunghi anni di cui sono altamente fiera permettono di considerarmi una cittadina italiana a tutti gli effetti,  perchè sono sempre stata dell’idea che italiani non si nasce ma ci si diventa.

Mi chiederete come e io vi rispondo dicendo: lo si diventa amando questa terra come si ama se stessi, condividendo la sua cultura, i suoi usi e costumi e sentirli propri e essere pronti a sacrificare la propria vita se è necessario!

E così che si diventa veri cittadini italiani!

Sono arrivata in Italia a otto anni quando mio padre fece la richiesta per il ricongiungimento famigliare, insieme a me è arrivata mia madre e mio fratello che allora aveva soli cinque anni, era il duemila.

Ora sono passati circa diciasette anni da quando misi piede in questa nazione e in tutti questi anni non ho fatto altro che amare questa terra più di quella natale. Qui ho continuato i miei studi delle scuole elementari, ho iniziato quelli delle scuole primarie e secondarie con ottimi risultati. In questi anni mi sono impegnata nel mondo del volontariato conoscendo molte associazioni e collaborando con alcuni di esse che mi hanno regalato esperienze che non dimenticherò mai. Esperienze che mi hanno messo in contatto con il mio popolo, con il popolo italiano permettendomi di amarlo ancora di più e compiendo diverse azioni per il suo sviluppo sociale. Ma questo non basta, il mio popolo comunque  continua a negarmi il diritto di essere una di loro ovvero; un’italiana. Per i “veri” italiani io  non sono degna di questa nomina e la mia colpa è come quella attribuita a mio nonno e mio padre prima di me, ovvero quella di non essere nata su questa terra.

Una colpa davvero assurda che nega un diritto a chi, come me, vive da anni in questa nazione e pur non essendoci nata: l’ama, la sente propria e ne condivide pienamente principi e valori.

In tutti questi anni di ostacoli ne ho trovati… Il mio principale problema da quando ho messo piede su questa terra fino ad oggi è stato e continua ad essere la regolarizzazione del mio documento di soggiorno.

Ogni volta che dovevo chiedere il suo rinnovo, ho sempre avuto delle difficoltà che allungavano i tempi di attesa per averne uno nuovo. L’ultimo problema avuto è quello che risale a qualche mese fa e che ancora oggi non si è del tutto risolto. Sono  figlia di un cittadino italiano e, in quanto tale, ho dei diritti che mi permettono secondo ovviamente la legge italiana di convertire il mio permesso di soggiorno da qualsiasi tipo di soggiorno esso sia ad  una carta di soggiorno di lungo periodo.

Circa quattro anni fa feci la richiesta insieme a mio fratello per ottenere questo documento, inviammo tutta la documentazione necessaria e dopo qualche giorno andammo a fare le impronte digitali. Una volta arrivati in questura, ci  informarono che solo la richiesta di mio fratello è stata accolta mentre la mia non lo è stata. Stupita di questa informazione chiesi delle spiegazioni alla persona lì presente. Quest’ultima mi disse che solo coloro che non hanno raggiunto i ventuno anni di età possono convertire il loro permesso di soggiorno quando hanno un genitore o un famigliare cittadino italiano. Sempre questa persona mi rilasciò un bollettino e mi chiese di andare ad effettuare il suo pagamento e rifare  la richiesta per il permesso di soggiorno per motivi famigliari, la motivazione avuta fino all’età di diciotto anni perché anche dopo quell’età ebbi un’altra storia….

Insomma dopo aver preso il bollettino da pagare, sono andata ad informarmi in vari centri, chiedendo a varie persone tra cui anche degli avvocati per capire meglio perché non ho diritto secondo il funzionario della questura ad avere il documento da me richiesto. Tutti coloro a cui chiesi informazioni mi confermarono quel che la legge italiana sulla cittadinanza garantisce ai famigliari dei cittadini di questa nazione. Andai nuovamente in questura munita di tutte le informazioni ricevute e tutti i possibili link dove la legge parla chiaramente ma purtroppo non ci è stato nulla da fare… ho incontrato nuovamente lo stesso funzionario il quale mi ha sempre ribadito la stessa motivazione del rifiuto della mia richiesta.

Andai successivamente  in prefettura dove riuscii ad ottenere un appuntamento con l’ufficio cittadinanza.

Una volta bussato anche alla loro porta, mi vennero dette le seguenti parole: “Lei ha pienamente ragione su quel che ha diritto di avere ma qui ci occupiamo di tutt’altro”. Ed anche. “Signorina io le consiglio di ascoltare la questura perché andare contro alle loro richieste potrebbe portarle solo problemi e lunghi tempi di attesa. Ora come vediamo lei ha un lavoro quindi potrebbe per il momento accettare  il permesso di soggiorno normale della durata di due anni come la questura le ha detto e non appena avrà un reddito tutto suo, ovvero tra due anni potrà fare la richiesta per ottenere direttamente la cittadinanaza italiana”.

Dopo questo grande incoraggiamento decisi di ritornare a casa e lasciare che le cose andassero come erano per esse designate…

Dopo qualche anno ritornai di nuovo in questura per presentare di nuovo la domanda  ma questa volta portando con me la documentazione che certifica il mio essere una lavoratrice indipendente e di conseguenza avere la carta anche senza il sostegno chiamiamolo così di mio padre.

Arrivata in questura, trovai lo stesso funzionario che due anni prima rifiutò la mia richiesta ma, fortunatamente non era solo, insieme a lui c’era un altro suo collega.

Appena aperto il mio fascicolo quest’ultimo mi guardò e mi chiese del perché io non abbia chiesto la carta di soggiorno già da tempo visto che sono in regola con tutta la documentanzione e in più ho uno dei requisiti fondamentali per ottenere: LA CITTADINANAZA ITALIANA DI MIO PADRE.

Non nascondo che in quel momento mi venne proprio da ridere poiché non riuscivo a trovare una spiegazione logica a come due funzionari di uno stesso ufficio potessero avere delle informazioni completamente opposte. La mia spontanea risposta è stata la seguente: “Chieda al suo collega che ormai mi conosce bene perché per ben due volte le mie richieste di rinnovo sono da lui state seguite e da lui rifiutate poiché possiede un’informazione diversa da quella che lei mi sta dicendo in questo momento. Io sinceramente non so come poterle rispondere”.

I due colleghi si guardarono e ognuno di loro iniziò a informare l’altro di quel che secondo lui la legge prevede per chi ha una situazione come la mia. Ovviamente in torto era il primo funzionario con il quale per mia sfortuna ebbi a che fare sin dal primo giorno ma per lui era difficile ammettere il suo grande errore.

Per non farla troppo lunga, con l’ufficio immigrazione siamo rimasti che la mia pratica sarà presa in considerazione come una richiesta di un lavoratore autonomo poiché ho presentato tutta la documentazione che attesti ciò e inoltre non chiedetemi come, perché non saprò rispondervi la mia richiesta  sarà anche considerata come quella di un famigliare di un cittadino italiano… quello che mi venne negato per anni…  per cui nel giro di qualche giorno mi dovrebbero chiamare per ritirare il mio documento.

Di norma sono 45 giorni quelli di attesa ma io ora attendo da circa 4 mesi e nessuna notizia del mio documento…

Fortunatamente il permesso di soggiorno che attualmente possiedo è ancora valido per cui posso ancora spostarmi tranquillamente per la mia nazione senza temere di essere fermata per controlli.

Per concludere vorrei solamente far presente un consiglio rilasciatomi quel giorno detto quasi sottovoce: faccia una richiesta di accesso agli atti la prossima volta e si avvalga dell’aiuto di un avvocato”.

11 luglio 2017 0

Terremoto, la terra trema nella notte a Cassino ma nessuno se ne accorge

Di admin

Cassino – Una scossa di terremoto è stata registrata questa notte dai sismografi dell’Ingv nel territorio di Cassino. I sisma ha fatto vibrare gli aghi alle 4.30. circa con una magnitudo di 2.6 e ha avuto come epicentro proprio Cassino.

L’Ingv ha allertato la centrale operativa dei vigili del fuoco di Frosinone ma pare che nessuno dei residenti della zona interessata dal sisma si sia accorto di nulla. Quella dell’Ingv, infatti, è stata l’unica chiamata relaztiva al terremoto arrivata ai vigili del fuoco.

Ermanno Amedei 

11 luglio 2017 0

Cittadini costretti a convivere con lo spaccio, altri quattro arresti a Frosinone

Di admin

Frosinone – Ieri mattina la Polizia di Stato ha smantellato un’altra base di spaccio al dettaglio, allestita nel quartiere Cavoni di Frosinone.

Era da tempo che i residenti lamentavano un continuo via vai di persone, che ad ogni ora del giorno e della notte si addentravano nel boschetto in fondo a viale Parigi, per poi uscirne dopo pochi minuti.

Una situazione divenuta insostenibile per gli abitanti del quartiere, costretti a “convivere” con la vendita al dettaglio di droga.

Alle prime ore di questa mattina, gli investigatori della Squadra Mobile hanno messo in atto un servizio di osservazione per verificare cosa accadesse realmente all’interno del boschetto.

Dopo aver appurato l’effettivo andirivieni di clienti è scattato il blitz.

Gli uomini della Questura, a bordo di “auto civetta”, sono piombati nel boschetto segnalato dove hanno sorpreso tre persone intente a spacciare.

Il primo ad essere bloccato dai poliziotti è stato un trentacinquenne di Frosinone con il ruolo di “vedetta”; l’uomo, difatti, fermo all’ingresso del viale di accesso alla vegetazione, aveva il compito di indirizzare i clienti e dare l’allarme in caso di arrivo della Polizia.

Inutile, questa volta, il suo grido di allarme “Mario Mario”, il nome in codice che serviva per segnalare l’arrivo delle forze dell’ordine.

All’interno della baracca di lamiere sono stati sorpresi una quarantunenne del capoluogo ed un sessantottenne di origini partenopee, domiciliato  in viale Parigi.

La perquisizione personale effettuata sui fermati ha consentito di rinvenire sulla donna, occultati nei vestiti indossati,una decina di dosi di cocaina, pronte allo spaccio, nonché100 euro, in tagli da 5, 10 e 20, provento dell’attività di spaccio.

Sul complice sono state trovate altre 700 euro, in tagli analoghi,oltre a decine di dosi di marijuana e cocaina sfusa, pronta per essere confezionata, che avrebbe fruttato altre 60 dosi.

All’interno della baracca improvvisata, infatti, sono stati sequestrati anche due bilancini di precisione e bustine di plastica per la preparazione delle singole dosi.

Nella rete degli investigatoriè finitoanche un quarantatreenne del posto, notato più volte fare la spola tra la sua abitazione e il boschetto.

Durante la perquisizione effettuata nella sua abitazioneè stata trovata una cassaforte, abilmente nascosta dietro un finto quadro elettrico, all’interno della quale sono state rinvenutealtre 50 dosi di marijuana, già confezionate in bustine per lo spaccio al dettaglio.

 

Per tutti e quattro è scattato l’arresto.

11 luglio 2017 0

La rivoluzione dei PIR: l’Italia torna a credere nelle Piccole e Medie Imprese

Di admin

Roma – Il mercato finanziario, soprattutto in Italia, non accoglie sempre con entusiasmo le novità. Ce n’è una, però, che non solo ha suscitato l’interesse degli investitori, ma è anche andata ben oltre ogni rosea aspettativa. Si tratta dei nuovi Piani Individuali di Risparmio, introdotti dal Governo con l’ultima legge di Stabilità (Fonte blog.moneyfarm.com).

Il successo di questo nuovo strumento finanziario è testimoniato dai numeri: le Camere avevano infatti previsto che entro il 2017 i PIR sarebbero riusciti a raccogliere una cifra che si avvicinava appena ai 2 miliardi di euro. La realtà ha invece superato qualsiasi previsione, visto che, secondo i numeri forniti da Assogestioni, sono già 3 i miliardi investiti nei PIR a fine 2017, e visto l’importante trend si potrebbe anche avvicinare quota 10 miliardi. A testimoniare questo boom arriva anche la proliferazione sia della domanda che della stessa offerta. Attualmente il risparmiatore può infatti contare su 38 PIR differenti, 15 dei quali hanno visto la luce in seguito alla riconversione di strumenti già esistenti.

Se i numeri della raccolta non convincono i più scettici, basterà sbirciare all’indice Ftse Aim, simbolo sul mercato delle aziende medio-piccole, che da gennaio ad aprile ha fatto registrare un confortante +24%, ma ancora meglio è andata al Ftse Star che divide le aziende in base alla loro grandezza, che ha chiuso il quadrimestre con oltre 28 punti percentuali di guadagno. L’inversione di tendenza degli investimenti è stata sottolineata anche dalle nuove quotazioni, e il confronto tra 2016 e 2017 è sinora schiacciante. Lo scorso anno sono stati quotate 20 aziende e 14 Ipo, il 2017 ha portato in dote già 15 ammissioni, di cui 8 aziende sono posizionate nel segmento Aim Italia, 6 su quello MTA e una sul Miv. Le previsioni vanno ben oltre, con l’IR Top che calcola 50 nuove quotazioni entro dicembre 2018. L’onda di entusiasmo è stata evidente anche nell’adesione massiccia al programma Elite della Borsa Italiana, i cui corsi di formazione per le aziende sono stati seguiti nel 2017 da oltre 100 imprese diverse.

Le motivazioni che sottendono questo clamoroso boom finanziario risiedono essenzialmente nei vantaggi fiscali che il Governo ha introdotto per agevolare gli investimenti. I titoli non sono infatti tassabili per almeno 5 anni, e non ricadono nei beni coinvolti nelle tasse di successione. Altra peculiarità che è da subito piaciuta agli investitori  è una forte diversificazione a base nazionale. Secondo quanto stabilito per legge, per avere diritto alle agevolazioni di tipo fiscale, i piani individuali di risparmio devono essere indirizzati per il 70% ad obbligazioni o azioni made in Italy, e di questa percentuale 3 azioni su 10 devo premiare l’universo delle Piccole e Medie Imprese. Si tratta quindi a tutti gli effetti del primo trait d’union tra il mondo delle imprese e quello della finanza, nel tentativo di ridare slancio all’economia nazionale.

Altra caratteristica dei PIR è la proposizione alle persone fisiche, che possono investire in questo strumenti fino ad un massimo di 30.000 euro all’anno per 5 anni, quindi per un totale di 150mila euro. Per quel che concerne i rischi, molto dipende dall’indole dell’investitore, che può allocare una parte più o meno consistente alle obbligazioni e ad imprese che non operano sul territorio nazionale. La presenza in portafoglio di azioni di questa tipologia è comunque consigliata nell’ottica della diversificazione che ha già fatto il bene di altre forme di investimento. E a chi pensa ancora che i PIR possano essere un flop o una maxi bolla, gli esperti fanno notare che gli investimenti devono durare almeno 5 anni per ottenere le agevolazioni, e un’uscita preventiva non implica alcuno sgravio fiscale per chi investe.