Categoria: Ilpuntodivista

1 febbraio 2009 0

PERIODI DI CRISI E DROGHE DI …CAMPO!

Di redazione
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Il periodo di crisi è quello che è ed è chiaro che questo si riverberi in ogni anfratto delle nostre vite. Droga compresa; quantomeno, nelle vite di quanti ne fanno uso. Lo avete notato anche voi? Se il periodo è florido e prosperoso, la droga diffusa è la cocaina, considerata la prediletta nel mondo vip, in quello dei ”colletti bianchi”, ma anche alla portata dei giovani borghesi. Ma se il periodo è critico, come quello che stiamo attraversando, ecco che anche la scelta delle droghe si orienta su tipologia e qualità di basso livello. E ne è la riprova il fatto che sia tornata tanto di moda l’eroina, e che ha trovato dilagante mercato anche nella sua forma peggiore, il “kobrett”, sorta di scarto sintetico che i giovani assumono sotto varie forme: olio o schegge da fumare, polvere da iniettare o da sciogliere in acqua. Una sorta di disperazione nella disperazione, una ricerca di allucinazione a tutti i costi. A tal proposito, mi viene in mente un vecchio film di Celentano e mi chiedo: perché non provano anche loro a sballarsi con lo stesso cannone che il “molleggiato” preparò ad una vivacissima Ornella Muti, che riuscì a sballarsi come non mai ma che era del tutto ignara del fatto che si trattasse solo di… cicoria?

Vittoria

29 gennaio 2009 0

STUPRATE DENTRO

Di redazione

Vi è mai capitato di scoprire di avere avuto i ladri in casa? Spero di no, ma se vi è successo, avete provato anche voi quella sensazione di sporco sulle cose a voi più care? Uno sporco che nessun detersivo, per quanto potente, è capace di eliminare.. E avete provato quasi un distacco, un rigetto, verso tutto ciò che sentivate vostro e che, ora, è come se fosse stato profanato? Beh.. lo stupro è una violenza che, se non provi, non puoi neppure intuire. Quello sporco te lo senti addosso; l’odore acre e disgustoso di un cinghiale a due zampe che si insinua nei tuoi più intimi anfratti non lo lavi via neppure se ti strofini con la lana d’acciaio. E quel distacco, quel rigetto di cui ti parlavo prima, paradossalmente, lo provi verso il tuo corpo, come se non fosse più tuo: perché è stato violato, disonorato, offeso, insultato. Dopo uno stupro, sei arrabbiata con il mondo. Ma prima di tutto, sei arrabbiata con te, perché non sei stata in grado di difenderti. Poi, sei arrabbiata con le persone che ami di più, perché non sono state in grado di difenderti. Tutto il mondo non è stato in grado di difenderti. E quanto più avevi nutrito sogni di romanticismo e rispetto, che hai visto infrangersi sotto i colpi ritmici di chi dentro te sta cercando un orgasmo …per poi lasciare il posto ad un amico, e poi ad un altro e un altro ancora… tante meno sono le possibilità che tu, un giorno, possa tornare ad essere l’ombra di quella che eri. E’ un po’ come una morte lenta; una persona che smette di essere tale e che diventa qualcos’altro. E chi violenta è ben più di un assassino: perché mentre l’assassino pone fine ad una vita, lo stupratore da’ inizio ad una densa di sofferenze. Senza neppure che quella persona se la sia cercata, o abbia fatto qualcosa, una qualunque, per meritare tanto male. Carcere? Pene più lunghe? No, e a che serve?! Dobbiamo anche mantenerli certi bastardi: accudirli, dargli un tetto e un pasto caldo; e molti più privilegi e garantismi di quelli che pensate. E se, invece, li rendessimo produttivi? Cioè.. fermo restando che è giusto che si eliminino i gratuiti patrocini per i boss mafiosi condannati, anziché sostituire i fondi destinati a quei boss con quelli per le vittime di violenze, le spese processuali, gli avvocati, le terapie psicoanalitiche e quanto serve a quelle donne per affrontare l’immeritato dramma potrebbe essere “prodotto” da chi quel dramma glielo ha procurato. Facendogli fare i lavori più duri, come spaccare pietre o estrarre carbone; dalla mattina alla sera e senza sosta. E invece no: ce li teniamo in carcere, nella migliore ipotesi anche per qualche anno, correndo il rischio che tra una partita a calcetto e la palestra trovino anche il tempo per masturbarsi, pensando a quanto sia stato eccitante tenere sotto sé quella donna profumata di buono e che tanto si dimenava…

Vittoria

27 gennaio 2009 0

DIFENDERLI; SENZA FERIRLI. MA ..COME?

Di redazione

(Scusate l’assenza ma…ricordate la mia nonnina quasi centenaria, la mia “bersagliera”… di cui vi avevo parlato? Beh, è volata via…e per questo sono stata costretta a trascurarvi un po’. Ma ora eccomi di nuovo qui..)

Mi rendo conto che non è per niente facile. Più si diventa grandi e più ci si convince di aver vissuto talmente tante esperienze, da aver acquisito un buon bagaglio di furbizia e di scaltrezza per difendersi dai tentativi di raggiri a cui il mondo esterno ci espone. E, invece, così non è. Non perché da un certo momento in poi inizia un declino e si perde lucidità, ma piuttosto perché il mondo procede ad un passo di cattiveria sempre più serrato, a cui è umanamente difficile star dietro. E perché i “cattivi” riescono a far leva sulle debolezze sentimentali di chi è solo o chi ha sofferto, o chi, più semplicemente, ha bisogno di credere in un’attenzione, una qualunque.

Ricordo, qualche anno fa, un episodio accaduto ad una coppia di anziani cognati, amici di famiglia. Mentre lui rientrava da fare la spesa, fu raggiunto per le scale da una donna decisamente molto distinta, che si presentò come un medico che avrebbe dovuto fargli delle visite gratuite disposte dal Servizio Sanitario Nazionale. Nei modi fu talmente tanto convincente, che il buon uomo la fece entrare in casa e l’ascoltò con attenzione, e nessuno dei due – né lui, né sua cognata – si fecero sfiorare dal benché minimo dubbio quando la donna chiese di poter usufruire del bagno. Il dubbio venne, invece …eccome… alla figlia, quando, facendo rientro a casa, le fu raccontato della strana visita: la donna non perse tempo e corse verso il portagioie; assolutamente svuotato.

L’anziano padre cadde nello sconforto più totale: non solo perché quella donna malefica l’aveva spogliato di tutti i ricordi della defunta moglie, ma perché per la prima volta, lui che aveva tutelato una famiglia di tanti figli da troppi guai, ora si sentiva esposto ai più cinici intenti, senza che neanche fosse riuscito a fiutarne il pericolo.

Quell’uomo e sua cognata avevano avvertito l’esigenza di credere che ancora qualcuno si stesse preoccupando per loro, che ancora per qualcuno fossero oggetto d’attenzione. Questa ingenua, genuina, debolezza, purtroppo, li ha traditi.

Ma come si può convincere una persona di una certa età, e che ancora ritiene di avere tutti i sensi a posto, ad esercitarsi ad un opportuno atteggiamento di circospezione verso il nemico …e, soprattutto, capire chi è il nemico? Come gli si può spiegare che non si devono accettare “caramelle” – leggasi “attenzioni” – dagli sconosciuti, dopo che era stato lui o lei a ripeterlo a figli e nipoti per una vita intera? Come dirgli che non dovrebbe andarci da solo all’ufficio postale a ritirare la pensione?

Mi rendo conto che non è facile: non è facile riuscire a non minare la suscettibilità e, nel contempo, porsi l’obiettivo di tutelare tutte quelle persone che sono incredibilmente esposte alle ..“intemperie”.

Se vi venisse una qualsiasi idea, da trasformare in una potenziale iniziativa su cui discuterne assieme, e la voleste inserire nei commenti, ve ne sarei davvero grata. Ma mi basterebbe anche solo che ci pensaste un po’ su, che ci riflettessimo un po’.. Perché non è un problema che riguarda solo glia altri: presto o tardi, potrebbe toccare anche a noi quell’inarrestabile incedere degli anni ed il ritrovarci esposti all’incapacità di difenderci dal male.

Vittoria

22 gennaio 2009 0

STRATEGIE DI MARKETING TRA TETTE E POLLI

Di redazione

Per favore, smontate dalle vostre facce quelle espressioni di disapprovazione o disgusto. Così come anche i bei discorsi da puritani scandalizzati da certe notizie di indecente portata. Qui …non l’avevate ancora capito?.. si sta parlando di alte strategie di marketing, che la cosa vi piaccia oppure no. E il dato decisamente inconfutabile è che si tratta, per giunta, di strategie vincenti: lo testimoniano tanto l’interessamento diffuso della stampa e dei media più in generale, quanto l’incremento di affluenze al bar in questione. Ossia, per dirla in altre parole: il fine giustifica i mezzi, ed è stato, per giunta, ampiamente raggiunto! Il fatto è che il dato con cui non si vogliono fare i conti è che l’uomo è, in buona sostanza, un “pollo”… e che, per giunta, gli piace troppo la tetta (e non solo quella!). Assodato questo assioma, perché tentare di demonizzare chi, proprio di questo assioma, intende approfittarne, anche al fine di trarre profitto? Cioè …voglio dire… in tutta onestà, ritenete che qualcuno riuscirebbe a riscuotere un qualche successo se un bel paio di tette non interessasse a nessuno? Credete che se qualcuno si colorasse i capelli di viola, e che per questo pensasse di realizzare un bel calendario, potrebbe mai ottenere un boom di successi? Io ritengo di no. Altra domanda: visti mai calendari di donne nude negli uffici di altre donne? Oppure, credete che se una donna indossasse un abbigliamento succinto e scollacciato, con una minigonna vertiginosa ad altezza inguinale e un bel paio di autoreggenti che non lascino troppo margine di dubbio, per questo potrebbe mai esercitare un certo ascendente su un’altra donna di regolamentari tendenze? Anche in tal caso, io credo proprio di no. Certo, ci sono donne e donne, con più o meno pudore, più o meno dignità, più o meno spregiudicatezza. Ma da ché mondo è mondo, se proponeste ad un uomo di scegliere tra una scatola di cioccolatini e una fotografia autografata con illusoria e seducente dedica di Eva Henger e gli scorgeste un filo di bava dalla bocca, non pensateci neppure che è per la cioccolata! Allora, viva la libertà di marketing! Pur nei limiti della decenza, è chiaro. Dopotutto, le vere esperte di marketing tra tette e polli ci arrivano dal passato, grandi e geniali donne come Nannarella di Porta Capuana, a Napoli, che vendeva – e a caro prezzo! – ai giovani imberbi la “sigaretta con lo sfizio”. Oddio, spero che la mia non venga colta come provocazione! E, comunque, se anche così fosse, lo dico fin da ora: esigo una percentuale sul boom di vendite di sigarette, è chiaro??!… Vittoria

19 gennaio 2009 0

L’ultimo giorno

Di redazione

La sveglia suona; la mano corre a cercarla e preme il tasto. Silenzio, e la consapevolezza che già ho i minuti contati e proprio non posso temporeggiare oltre sotto queste calde coperte. Per oggi, l’agenda è piena di appuntamenti, a cui devo aggiungere il dentista ..e Dio solo sa quanto non lo sopporti.. e la spesa, altrimenti stasera, quando rientrerò con la fame atavica di sempre, sarò costretta a divorare pezzi di battiscopa. Che camicia? La bianca o questa azzurra?! Meglio la seconda: la bianca mi fa troppo collegiale. Un morso ad una brioche mentre guardo distratta le news al tg. E ora via sotto la doccia.. Fuori. Bbbrrrrr.. che freddo. Quando mi deciderò ad indossare sciarpa e guanti? Eppure ne ho un cassetto pieno. Dunque dunque.. vediamo.. devo confermare a Marco l’aperitivo di stasera: non vedo l’ora di farmi due risate con lui! Meglio che gli mandi un messaggio. Uffa!!! Ho dimenticato di ricomprare la cipria; chissà se in borsa me n’è rimasta un po’, almeno per darmi una sistematica e rendermi più …accettabile. Oh, ecco, questa dev’essere la nuova libreria di cui mi ha parlato Paola; quasi quasi entro e compro l’ultimo dell’Allende, così domani me lo leggo tutto d’un fiato. Ma domani mamma vuole che vada a cena da lei: mi ha promesso lo sformatino ai funghi, come posso dirle di no? Ricattatrice! Chissà da chi avrò preso.. A proposito, è il caso che ricordi a papà che se vuole che vada in vacanza con loro, è bene che passi a pagarmi l’assicurazione. Ah.. già, ma dove ho messo la macchina?! Uh, eccola.. . Ti capita mai, quando hai notizia di un incidente mortale, di pensare al mondo che c’era dietro quella persona? A me sì. E penso che se la scena più cruda che si palesa ai primi soccorritori riguarda il corpo martoriato, o quel che ne rimane …quella più commovente sta nei tasselli di vita rinvenuti nelle pertinenze. I pensieri, i progetti, gli affetti, una piccola trousse con trucchi, una foto, un libro, un mazzo di chiavi, la camicia bianca o quella azzurra.. Tutto riconducibile ad una vita che si è fermata, nonostante il chiasso in cui era sommersa. Dettagli che ti uccidono. Eppure, molto spesso ascoltiamo i bilanci delle stragi del sabato sera con una indifferenza disarmante, senza renderci conto che si tratta di veri e propri bollettini di guerra. Forse, ci toccano un po’ di più quando ci raccontano un dettaglio raccapricciante. Lo è, per esempio, la storia di quella donna scesa dall’auto con suo marito per prestare soccorso in un incidente e che si è vista travolgere da un’altra auto che le ha ucciso i due gemellini che ancora portava in grembo; lo è la storia di quel papà che aveva accompagnato sua moglie a partorire, ma che non avrebbe mai visto suo figlio, perché di ritorno a casa dall’ospedale è rimasto coinvolto in un terribile incidente. Lo è la storia del vigile, intervenuto sul luogo di un incidente mortale e che ha riconosciuto suo figlio dal braccialetto.. Poi, ci sono le storie che nessuno farcisce di dettagli, e che ci arrivano semplicemente come la notizia di un morto in autostrada. Uno in più. Ma non fa male ugualmente pensare che al bambino di quell’uomo …di un uomo qualunque.. qualcuno dovrà trovare un modo per spiegare perché papà da stasera non tornerà più?!.. Vittoria

18 gennaio 2009 0

Il vulcano secolare

Di redazione

Mia nonna ha quasi cent’anni, e da sempre ha avuto il piglio della “bersagliera”. Fino a un paio di anni fa si rendeva utile nel negozio di frutta secca di suo figlio, pesando la merce, imbustando, etichettando, selezionando, e così via. Tutte cose alla sua portata, alla portata dei suoi tanti anni e del suo tanto passato. Aveva anche un giardino strapieno di piante, che ogni sabato implementava con nuovi acquisti al mercato, dove si recava sola, perché il suo senso di libertà le impediva di assecondare qualsiasi forma di controllo, da cui – alla prima utile occasione – si riservava di sfuggire. Finché un brutto giorno cadde, e si ritrovò a fare i conti con una discrepanza amara: quella tra un corpo fallato e uno spirito ancora troppo lucido e ribelle. Le proibizioni, da allora, sono sempre più delle concessioni, e anche il gesto banale di alzarsi in piedi glielo impongono controllato. Al punto che, per ovviare alle sue disobbedienze, chi l’accudisce è costretto ad inventarsi stratagemmi ed architetture infernali. L’ultima volta che sono andata a farle visita, era rimasta sola per pochi minuti; io ero entrata in silenzio, e lei non mi aspettava. E il mio stupore nel vedere tante sedie a sbarrare ogni possibilità di fuga dal letto (..vuoto..) fu quasi pari al suo nel vedere me. Tana! La pantomima della malata modello era stata smascherata. E mentre lei mi chiedeva di non farne parola con nessuno, a me veniva troppo da ridere.. Cosa si prova?! Cosa si prova ad avere tanta voglia di vivere.. di non volersi arrendere ad un’infermità forzata.. ad avere ancora Anima dentro, e sapersi inutili anche solo per se stessi?.. Non dev’essere facile sentirsi intrappolati in un corpo che si deteriora, a sua volta intrappolato in un mondo che diventa troppo veloce e fuori dalla portata dei sensi ormai sbiaditi. Una sorta di eutanasia, pur in assenza di una malattia reale. A cui si aggiunge il peso di nostalgie troppo difficili da capire: per esempio, oggi mia nonna piange perché le manca sua madre. Ci pensi? Le manca sua madre.. Allora.. che ben venano tutte quelle iniziative volte a restituire pienezza alle giornate di molti nonni, a cui danno un bel da fare… e poi da raccontare.. e il risveglio – come il sonno – non avrà più il sapore della rassegnazione ad un giorno in più, ma l’entusiasmo di una giornata nuova che li può ancora sorprendere.. Vittoria

15 gennaio 2009 1

Quanto costa un sogno?!

Di redazione

Dipende.. Se si tratta di un sogno indispensabile per andare avanti, come per esempio un lavoro; oppure di uno che appaghi un desiderio antico, tipo diventare velina o letterina, e questi normalmente costano di più. Un vero e proprio tariffario non esiste; diciamo che il prezzo è proporzionale all’esigenza. E l’appetito di chi vi intravede un guadagno può essere fortemente tentato dalla buona fede di chi è disposto a credere a chiunque e a qualunque cosa pur di non dover rinunciare ad una recondita speranza. Poi, in periodi come questo, quando tutto sembra meno raggiungibile del solito, quella buona fede aumenta in modo esponenziale, e si rischia di pagare un prezzo ancora più alto. Non sta a me stabilire chi, in questa brutta storia di cronaca, sia la vittima e chi il carnefice, perché molto spesso il confine è talmente sottile che l’esito di una riflessione potrebbe risultare addirittura sorprendente. Piuttosto, mi intristisce pensare che la tendenza sia quella di dare un prezzo ai sogni, e di rischiare di finire per farlo anche con i sogni che facciamo ad occhi aperti …quelli che ci aiutano a sperare di poter cambiare ciò che della nostra realtà non ci piace… quelli che diventavano obiettivi da perseguire con caparbietà e ostinazione, fino a vederli diventare talmente reali da non poterci credere. Domani, potremmo arrivare a scegliere di raggiungerli, senza più fatiche né emozioni, ma semplicemente pagando. Un prezzo per ogni sogno. E una banconota sul comodino, caso mai ce ne scappasse uno durante il sonno.. Vittoria