Categoria: Tecnologia

25 maggio 2017 0

Sextortion, fenomeno in aumento. I consigli della Polizia di Stato per evitare i cyber criminali

Di redazionecassino1
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Il Sextortion, una pratica spesso usata da cyber criminali per estorcere denaro alle loro vittime, è un fenomeno in costante ascesa nel nostro Paese. La tecnica è abbastanza semplice e quasi sempre la stessa come indicato dalla Polizia di Stato. La vittima viene adescata sui social e convinta a inviare foto e video osé, da lì parte il ricatto dei cyber criminali. Il malintenzionato contatta la vittima, poi chiede un riscatto per non pubblicare le foto o i video inviati. Stando a quanto riporta la pagina Facebook Una vita da Social, gestita dalla Polizia di Stato, le principali vittime di questa truffa sono rappresentate da uomini, ma non mancano i casi di utenti donne raggirate  con questo sistema. La vittima viene rintracciata e adescata su Facebook o su altri social network da una persona che crea un profilo falso con foto di donne o uomini avvenenti. Dopo che tra l’adescatore e la vittima si è instaurato un rapporto confidenziale, la conversazioni si sposta su Skype e il cyber criminale cerca in tutti i modi di ottenere le immagini per poter dar via al ricatto. Dopo l’incontro privato in webcam, la vittima viene successivamente contattata dal ricattatore, a volte ache nel giro di pochi minuti, con la minaccia di diffondere sui social e su YouTube le foto, i video delle prestazioni erotiche qualora non venga pagata una certa somma di denaro. Secondo gli esperti le vittime vengono scelte in base alla loro situazione familiare e alla carica che ricoprono. Per esempio un uomo sposato con figli o un medico piuttosto che un avvocato sono tra le vittime preferite dei cyber criminali che praticano truffe di Sextortion. Questo persone hanno una maggiore probabilità che per nascondere le foto e i video paghino il riscatto senza denunciare l’accaduto. Il consiglio della Polizia è, in primo luogo, quello di evitare certe pratiche via webcam e prestare diffidenza sulle persone sconosciute con le quali si interagisce in Rete. Il più grande errore che si può commettere, secondo la Polizia, è quello di pagare. Pur pagando, infatti, non si ha la certezza che il filmato sia cancellato, né che gli “aguzzini” la smettano di ricattare. Se, invece, si dovesse finire nella “rete” dei ricattatori, la prima cosa da fare è denunciare il tutto alle autorità competenti e parlarne con amici e familiari: se si compie la prima mossa si sarà sempre un passo avanti rispetto ai cyber criminali. Inoltre, è opportuno dare un’occhiata ai consigli della campagna “Pensa prima di condividere”, realizzata dal Ministero della Giustizia in collaborazione con Facebook. Sui siti delle Forze dell’ordine, per evitare di cadere in questo ricatto, sono contenute una notevole serie di consigli utili per chi navighi in rete che bisognerebbe avere l’accortezza di leggere e seguire.

Il pericolo delle truffe è sempre in agguato specialmente in rete!

3 aprile 2017 0

Nuovi criteri per gli aspiranti automobilisti nell’esame pratico di guida

Di redazionecassino1

Una circolare del Ministero dei Trasporti dovrebbe dare ordine alla valutazione dei candidati al conseguimento della patente per la guida delle auto. L’esame della patente cambia per avere una valutazione del candidato il più oggettiva possibile sulla sua capacità di guidare.

La circolare del Ministero dei Trasporti chiarisce la corretta esecuzione delle principali manovre.

In questa sorta di testo unico delle procedure per ottenere la patente B ci sono indicazioni dettagliate su come effettuare le manovre più comuni come retromarcia, inversione di marcia, posteggi ed uscite dalle aree di parcheggio ed immissioni nelle rotatorie, da strade a una o più corsie e la circolazione al loro interno.

Il testo conferma la bocciatura immediata per manovre effettuate durante il test che comportino come sanzione nel Codice della Strada la sospensione della patente, introdotta nel settembre 2016: come nel caso di non aver indossato le cinture di sicurezza prima di partire oppure per aver superato di oltre 40 km/h il limite di velocità.

In particolare la circolare riporta le indicazioni per la corretta procedura per due delle manovre più comuni da affrontare durante l’esame di guida. Per quanto riguarda il parcheggio del veicolo: l’esaminatore valuterà in particolare la capacità di impostare la manovra in sicurezza, controllando gli spazi retrostanti e laterali. Non è importante a quanti centimetri si posizioni rispetto al marciapiede o al limite della strada, ma che nel compiere la manovra non collida con altri veicoli e non crei situazioni di pericolo invadendo lo spazio altrui. In ogni caso il veicolo deve essere parallelo al margine destro della carreggiata, non creare intralcio per la circolazione e deve essere correttamente posizionato negli stalli di sosta.

Per ciò che attiene il modo di affrontare una rotatoria: l’esaminatore dovrà valutare, solitamente, se c’è il segnale di dare la precedenza a chi si trova già nella rotatoria, e quindi l’automobilista che si sta per immettere deve moderare la velocità e far passare prima i veicoli già in marcia. In assenza del segnale, ha la precedenza chi si immette nella rotatoria.

Insomma la nuova disposizione limiterà la discrezionalità dell’esaminatore nella valutazione degli aspiranti automobilisti.

 

5 novembre 2016 0

Whatsapp obiettivo degli hacker, attenti alle truffe on line e alle mail

Di redazionecassino1

Gli hacker sono in piena azione sempre, basta vedere quello che è successo nei mesi scorsi, ed anche di recente, con siti di importanza nazionale per paesi come gli Usa, la Russia. Si potrebbe dire che il pericolo corre sulla rete. Il pericolo molto spesso corre soprattutto per gli utenti che utilizzano i più comuni social network o applicazioni divenuti di uso comune, dai giovani e gli adolescenti, ma non solo. di recente hacker stanno cercando di truffare gli utenti utilizzando la più diffusa app di messaggistica gratuita come whatsapp. Il trucco è molto semplice ed altamente ingannevole, e prende di mira soprattutto giovani ed adolescenti, maggiori utilizzatori di questo mezzo di comunicazione, e si concretizza inviando loro mail del tipo: “WhatsApp gratis per un anno. Apri qui.” La Polizia di Stato mette in guardia gli italiani contro questo tipo di truffe. Se avete ricevuto una mail del genere negli ultimi giorni fate attenzione: non si tratta di nessuna offerta straordinaria, ma solamente dell’ultimo tentativo degli hacker di entrare in possesso dei vostri dati. Ogni giorno l’applicazione di messaggistica istantanea verrebbe bersagliata dall’attacco di pirati informatici e malintenzionati che cercano con frasi subdole o offerte last minute di installare sui device degli ignari utenti dei software per prendere il controllo dello smartphone. Come segnala l’account Facebook della Polizia di Stato e Una vita da social negli ultimi giorni gli hacker sono tornati alla carica, ma cambiando obiettivo. Non più messaggi su WhatsApp ma mail inviate direttamente alla casella elettronica degli utenti, informandoli di fantomatici sconti sull’acquisto dell’applicazioni. WhatsApp, bisogna ricordare, è un’app gratuita oramai da più di un anno, quindi è necessario fare attenzione alle mail che si ricevono. Solitamente questo tipo di truffe sono bloccate dai filtri anti-SPAM attivi sulla casella mail, ma alcune volte gli hacker riescono a oltrepassarli e a invadere la posta elettronica di milioni di utenti. Molto spesso le persone più anziane o gli adolescenti con poca esperienza restano imbrigliati in situazioni spiacevoli: non sempre è semplice capire che qualcuno sta provando a rubare i vostri dati. Quindi è necessario avere sempre gli occhi aperti e leggere attentamente ogni singola parola dei messaggi e delle mail che si ricevono. È importante anche ricordare che nessuno regala nulla se in cambio non riceve qualcosa.

3 febbraio 2015 0

Un video porno su facebook infetta i computer

Di redazionecassino1

Una nuova minaccia corre sul web, questa volta a farne le spese è il più diffuso dei social network:facebook. Un virus su Facebook che si diffonde attraverso un video porno sta infettando migliaia di pc degli utenti. Più di 110.000 gestori hanno aperto il link che porta al presunto video e si è concluso con il proprio account infettato. Nell’ottica di tutela dei consumatori e degli utenti di internet, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, porta all’attenzione del pubblico un ulteriore attacco alla sicurezza della rete di rilevanti proporzioni che, al momento, è sfuggito ai media italiani. L’ultimo video che circola sul colosso statunitense della rete Facebook, con cosiddetti contenuti pornografici, è riuscito a infettare 110.000 utenti ed avrebbero apparentemente diffuso malware che inficiano le operazioni sui computer infetti e potrebbero fornire agli intrusi l’accesso ad informazioni private.. Ha dare l’allarme sulla sicurezza il blog Threatpost, che ha analizzato le prestazioni del virus nel social network e ha dato il numero dei dati infetti. Il virus sarebbe collegato al Profilo di un amico su Facebook per essere visibile per un numero limitato di persone. In esso si può vedere una scena porno pubblicata su Youtube, già pubblicata da un altro sospetto. Tuttavia, la scena non si vede. Quando l’utente tenta di visualizzare il video, può solo guardare alcuni secondi finché non viene visualizzato un messaggio. I Paesi più colpiti sono la Francia, la Gran Bretagna, Italia e la Romania. Gli autori dell’attentato non sono noti, ma sono chiaramente finanziariamente motivati e hanno i loro servizi offerti ad altri attori.

2 febbraio 2015 0

Allarme virus informatici, i consigli della polizia per difendersi da Cryptolocker

Di admin

La polizia postale fa sapere che sono in aumento le segnalazioni di messaggi di posta elettronica che contengono avvisi di rimborsi di fantomatiche spese online che l’utente non ha mai effettuato. Le email, scritte in un sedicente italiano, sono piuttosto dettagliate e contengono la lista degli oggetti acquistati e un invito ad aprire il file allegato per conoscere maggiori dettagli.

L’allegato però non è la lista della spesa ma il virus Cryptolocker. Il file ha estensione .cab, .zip e .scr e una volta che l’utente lo ha eseguito il programma maligno si installa nel pc e cripta i dati. L’utente quindi perde l’accesso ai suoi file e viene informato con una richiesta di pagamento tramite Bitcoin (la moneta virtuale che non è tracciabile) per decifrare i file che il virus ha criptato.

Anche se il virus dovesse essere subito rimosso, i file restano cifrati un un modo che al momento sembra inviolabile. La polizia fa notare che non si ha la certezza che effettuando il pagamento i dati vengano decriptati, quindi, il consiglio è sempre quello di non cedere al ricatto.

La prevenzione in sicurezza informatica è fondamentale, la polizia postale consiglia di effettuare sempre copie di backup periodicamente sua si dischi fissi che mobili e avere sempre un hard disk esterno dove salvare i dati più sensibili e utilizzare questo hard disk possibilmente su un computer che non abbia accesso ad internet. E’ buona regola avere sempre l’antivirus aggiornato e non aprire mai gli allegati di email di dubbia provenienza o con contenuti poco chiari.

Antonio Nardelli

2 giugno 2014 0

Internet – allarme per virus informatico. Presto nuovo attacco da virus blocca-pc

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: Diverse segnalazioni concernenti software nocivi del tipo «Cryptolocker» sono giunte allo “Sportello dei Diritti”. Contemporaneamente altro allerta riguarda la Gran Bretagna che ha “due settimane” di tempo per proteggere i suoi computer da un nuovo cyberattacco condotto dagli hacker che hanno creato un nuovo virus in grado di sottrarre informazioni sensibili dai pc e di bloccarli, causando danni per milioni di sterline. L’allarme è stato lanciato sul sito della National Crime Agency (Nca), l’agenzia anticrimine del Regno Unito, che ha avvertito tutti gli utenti di aggiornare i propri sistemi antivirus per evitare di finire ‘infettatì.Un’operazione congiunta delle autorità di molti Paesi, tra cui l’americana Fbi, aveva portato allo smantellamento di una Botnet, ossia una rete di pc ‘zombie’, in grado di colpire ben 500mila-1 milione di computer nel mondo.Ma secondo l’agenzia britannica è solo questione di tempo, e il virus informatico ‘Gozeus’, in grado di ‘rubare’ dati sensibili e installare il programma malevolo ‘Cryptolocker’ capace di bloccare il pc e chiedere un riscatto. Il “virus”, che si diffonde tramite allegati e-mail e pagine Internet appositamente preparate, una volta installato cripta i file che si trovano sul computer (ad es. documenti Excel o Word). La vittima vedrà in seguito comparire un messaggio sullo schermo nel quale annuncia il pagamento di una somma di denaro, di solito 100 euro, in cambio della chiave per poter ripristinare i file. Si tratta di non solo di reati specifici quale accesso abusivo ad un sistema informatico, appropriazione indebita e dei veri e propri tentativi di truffa, ma anche di estorsione, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, da denunciare all’autorità giudiziaria per il tramite della polizia postale.Diversi prodotti antivirus possono trovare e distruggere il software nocivo, ma spesso è troppo tardi, perché i file che si trovano sul computer sono già stati cifrati. Perciò il problema non è tanto la rimozione del software nocivo quanto il ripristino dei dati originali. Per il momento sembra non esistere un metodo per decodificare i dati senza la chiave, nota solo ai truffatori. Ciononostante gli esperti sconsigliano di assecondare le richieste di pagamento. Non vi è nessuna garanzia che i criminali mantengano la parola e inviino la chiave necessaria per decodificare i file.Per contrastare i malfattori si raccomanda di copiare regolarmente i dati salvati sul computer su supporti dati esterni (backup), di aggiornare sempre il sistema operativo e le applicazioni installate (ad es. Adobe Reader, Adobe Flash, Sun Java, ecc.) nonché i sistemi antivirus e il firewall personale. Se si ricevono e-mail inaspettate o che provengono da mittenti sconosciuti, bisogna ignorare le indicazioni, non aprire allegati o link.In caso di infezione occorre disconnettere subito il computer da tutte le reti e procedere ad una disinfezione. Si raccomanda di reinstallare il sistema e cambiare tutte le password. Dopo aver eseguito queste misure sarà possibile ripristinare i dati (se disponibili) grazie al backup effettuato in precedenza.

13 maggio 2014 0

Cellulare ancora sotto accusa, l’ultima indagine dice che l’abuso è rischioso

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: Secondo uno studio realizzato da ricercatori dell’unità di epidemiologia dell’Università di Bordeaux, mezz’ora al giorno di telefonate al cellulare aumenta il rischio di tumore al cervello. I risultati della ricerca sono stati pubblicati dalla rivista Occupational and environmental medicine. Dopo aver esaminato un campione di persone affette da meningioma e glioma, gli studiosi hanno stabilito un legame tra l’insorgere del male e l’uso prolungato e continuativo negli anni del telefonino.Secondo loro, bastano 15 ore al mese per aumentare i rischi anche del doppio. Un’importante notizia in campo scientifico per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. Gli Stati europei dovrebbero lanciare campagne di sensibilizzazione su vasta scala sui rischi dell’uso intensivo del telefono cellulare se vogliono evitare un “disastro salute di grandezza” come il tabacco o l’amianto. Un’esposizione ripetuta a onde elettromagnetiche utilizzate dai telefoni cellulari può portare a problemi di salute significativi. A tal proposito, ricordiamo tutti la storia italiana di un dirigente d’azienda divenuto invalido per colpa del telefonino, riconosciuto tale da un giudice. È stata la prima sentenza di un tribunale del lavoro che ha riconosciuto la malattia professionale ad un dirigente di un’azienda bresciana che, per dieci anni, ha lavorato utilizzando per ore e ore il cellullare e il cordless. L’uomo, Innocenzo Marcolini di 57 anni, è stato colpito da un tumore benigno al nervo trigemino. L’intervento chirurgico lo ha salvato ma le conseguenze sulla qualità della vita sono terribili. In parte ricompensato da questa sentenza di vittoria contro l’Inail che gli riconosce nella misura dell’80% la malattia professionale. Si è trattato del primo giudice dunque che riconosce il nesso causale e il conseguente accertamento di invalidità da esposizione professionale.

9 maggio 2014 0

Phishing, è allarme per e-mail truffa sui rimborsi fiscali

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

Da alcuni giorni, la casella e-mail di milioni di italiani sono piene di messaggi di truffe con tentativi di phishing. Il bersaglio di questi messaggi truffaldini, semplici ed efficaci, è l’Agenzia dell’Entrate con false notifiche di rimborsi fiscali da agenziaentrateit@secureserver.net. A lanciare l’allarme è Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che contribuisce ad informare della diffusione di tutte quelle e mail che ricevete per mettervi in guardia, soprattutto ai meno esperti, da questo diffuso pericolo. Queste comunicazioni utilizzano il logo dell’Agenzia e invitano il contribuente a cliccare sul link “Chiedere il rimborso” che, a sua volta, rimanda ad una finta pagina web del sito delle Entrate dove si chiede di inserire informazioni personali tra cui i dati della carta di credito. L’Agenzia delle Entrate “è totalmente estranea all’invio di questi messaggi e raccomanda di non dare seguito al loro contenuto. Si tratta, infatti, di un tentativo di truffa informatica architettata per entrare illecitamente in possesso di informazioni riservate. L’Agenzia delle Entrate ricorda che “non richiede mai dati sulle carte di credito e non invia comunicazioni via e-mail relative ai rimborsi. Attualmente Agenzia dell’Entrate è l’obiettivo italiano preferito per le attività di phishing dagli “haker informatici”. Non fidatevi di email di questo tipo, MAI! Nascondono insidie e l’unico loro obiettivo è quello di prendervi dei soldi accedendo al vostro conto. Se si clicca sull’indirizzo indicato nell’e-mail si apre un sito identico graficamente a quello dell’Agenzia dell’Entrate, anche se i dati che si inseriscono arrivano nelle mani del truffatore Purtroppo al momento non c’è un modo per evitare questo tipo di attacco spam ma cosi facendo, almeno, il sito truffaldino viene sospeso e impostato come ‘non sicuro’.

4 marzo 2014 0

Twitter resetta migliaia di password

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

Twitter ha inavvertitamente resettato le password di molti utenti per un errore di sistema. Lunedi ‘sera, segnala Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, migliaia di utenti con il servizio SMS hanno ricevuto un avviso che erano state eventualmente azzerate le password dell’account e che necessariamente devono essere cambiate. Un portavoce di Twitter ha detto al blog di tecnologia “Recode” che i messaggi erano stati inviati a causa di un errore del sistema. Ha aggiunto però che sono molto meno dell’un per cento gli utenti colpiti. Ma poiché sono oltre 240 milioni gli utenti attivi, devono essere stati decine di migliaia anche in questo caso.

27 febbraio 2014 0

Intercettate milioni di immagini dalle webcam dalla GCHQ britannica

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

Un nuovo scandalo che riguarda la privacy dei cittadini rimbalza dalla Gran Bretagna e potrebbe aver coinvolto, almeno in astratto il diritto alla riservatezza anche di nostri concittadini.

Il Government Communications Headquarters (GCHQ letteralmente Quartier generale del governo per le comunicazioni) l’agenzia governativa del Regno Unito che si occupa della sicurezza, nonché dello spionaggio e controspionaggio, nell’ambito delle comunicazioni, attività tecnicamente nota come SIGINT (SIGnal INTelligence), avrebbe intercettato le immagini da webcam a milioni di utenti di Yahoo!, con l’aiuto della sua omologa americana NES, secondo i documenti rivelati dall’esperto informatico Edward Snowden che causò l’indignazione del gigante Internet.

In un primo periodo di sei mesi nel 2008, un programma del GCHQ avrebbe posto sotto osservazione le conversazioni video di oltre 1,8 milioni di utenti di account Yahoo!, ha rivelato il quotidiano britannico The Guardian, citando documenti segreti ottenuti da Edward Snowden.

Tra queste immagini vi sarebbero “una notevole quantità di comunicazioni sessualmente esplicite”, ha aggiunto il quotidiano nella sua edizione internet, affermando che il GCHQ aveva cercato in qualche modo di tenerli fuori dalla portata del suo staff.

Il programma chiamato in italiano “nervo ottico” è stato attuato nel 2008 ed era ancora operativo nel 2012, secondo un documento interno del GCHQ. Ha raccolto le immagini “alla rinfusa”, cioè indipendentemente dal profilo degli utenti di Internet e salvato un fotogramma ogni cinque minuti. Esso era destinato a sperimentare il programma di riconoscimento facciale automatico per controllare gli obiettivi attuali del GCHQ, ma anche di svilupparne di nuove.

L’uso di questi dati attraverso un’applicazione informatica della NSA, secondo The Guardian per Yahoo sarebbe un’”Inaccettabile violazione”, ed ha espresso la sua rabbia, credendo che se questa informazione fosse vera, sarebbe una ” violazione della privacy dei nostri utenti senza precedenti, il che è completamente inaccettabile”. Un portavoce di Yahoo! ha anche detto: “Non eravamo consapevoli e non tolleriamo” questa attività.

Anche Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rileva che questo colpo inflitto alla privacy dei cittadini, ove confermato, è un fatto gravissimo e assolutamente non tollerabile. Attendiamo, quindi, che il neogoverno italiano appena insediatosi non rimanga supino di fronte all’ennesima prova della violazione di diritti fondamentali dei cittadini e che risponda fermamente chiedendo una condanna a livello internazionale, affinché non si ripetano più questioni analoghe.