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16 aprile 2018 0

calcio e bancarotta fraudolenta a Latina, 13 misure cautelari

Di admin
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LATINA – Questa mattina, nell’ambito di un’operazione congiunta, personale della Squadra Mobile della Questura di Latina, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Latina, con l’apporto specialistico del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e patrimoniali, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Latina Dott.ssa Laura Matilde Campoli, su richiesta dei Sostituti Procuratori Dott.ssa Luigia Spinelli, Dott. Claudio De Lazzaro e Dott. Giuseppe Bontempo nei confronti di 13 persone (7 in carcere, 5 ai domiciliari e 1 obblighi di firma), ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio aggravato dalla transnazionalità, al trasferimento fraudolento di valori, alla bancarotta fraudolenta, nonché di innumerevoli reati tributari e societari.

Le indagini di polizia giudiziaria e quelle patrimoniali hanno evidenziato il ruolo di un commercialista pontino, quale promotore ed organizzatore di una complessa associazione per delinquere, composta da una rete di fiduciari che, attraverso la costituzione di società schermo, sia in territorio svizzero che in quello italiano, hanno movimentato ingenti capitali sovente utilizzati per acquisizioni immobiliari, per illecito arricchimento personale, oltre che per il finanziamento occulto della società sportiva U.S. Latina Calcio, già militante nel campionato nazionale di serie “B”.

L’attività ispettiva di polizia economico-finanziaria sviluppata attraverso acquisizioni e perquisizioni, audizioni di testimoni ed intercettazioni telefoniche ed ambientali, ha inoltre consentito di disvelare un articolato sistema di frode attuato mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, per un valore complessivo di oltre 200 milioni di euro, e di effettuare sequestri per equivalente nei confronti di alcuni indagati per un valore complessivo di oltre 40 milioni di euro.

L’attività investigativa, avviata nell’aprile del 2015 e nell’ambito della quale sono state effettuate anche due rogatorie internazionali con l’autorità giudiziaria svizzera, ha inoltre consentito di raccogliere gravi indizi di reato in ordine ad un sofisticato sistema di riciclaggio internazionale attuato attraverso la strumentale costituzione in territorio elvetico di 4 società anonime, aventi tutte sede legale a Lugano (CH), presso una fiduciaria svizzera, operante nel settore della consulenza e gestione di patrimoni.

Attraverso tali persone giuridiche elvetiche sono state costituite in Italia altrettante società a responsabilità limitata, partecipate al 100% dalle società svizzere, aventi per oggetto sociale la gestione di beni immobili propri, tutte iscritte presso la camera di commercio di Latina ed amministrate da soggetti residenti nel capoluogo pontino.

Le indagini patrimoniali, condotte da specialisti del Servizio Centrale Operativo e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Latina, hanno corroborato il quadro indiziario a carico degli indagati, in ordine al reato associativo ed alle ipotesi di riciclaggio e reimpiego di beni di provenienza delittuosa; consentendo di raccogliere gravi elementi indiziari in ordine ad ulteriori ipotesi di intestazione fittizia di beni nonché di addivenire al sequestro di ingentissimi patrimoni illecitamente accumulati in evidente sproporzione con i redditi dichiarati dagli indagati. Si tratta di 20 fabbricati di civile abitazione, di cui 2 ville; 19 immobili commerciali, magazzini ed autorimesse; 3 appezzamenti di terreno; 8 veicoli; 7 società e 1 quota societaria, per un valore complessivo stimato in 25 milioni di euro circa.

Lo sviluppo di numerose segnalazioni per operazioni sospette e l’analisi dei flussi finanziari condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Latina con il qualificato apporto del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha permesso di ricostruire l’ingente provvista generata in Italia, successivamente trasferita in territorio estero (elvetico).

La costituzione di società italiane, con capitale interamente partecipato da quelle estere, ha consentito il rientro in Italia, a mezzo bonifici bancari, delle somme depositate in Svizzera a favore delle società italiane a titolo di “finanziamento soci”.

Le predette società, a loro volta, hanno utilizzato i capitali illecitamente costituiti all’estero per l’acquisizione di beni immobili e di partecipazioni societarie, reimpiegando le somme provento di reato.

Gli indagati, infatti, programmavano il riciclaggio e reimpiego dei capitali di provenienza illecita in Italia, che avveniva nell’ultima fase tramite la cessione delle quote delle società anonime svizzere in favore di soggetti fiduciari a prezzi irrisori rispetto all’effettivo patrimonio immobiliare accumulato dalle persone giuridiche, e costituito con i proventi dell’imponente evasione fiscale e previdenziale.

6 febbraio 2018 0

Corruzione e bancarotta, 15 arresti tra giudici e imprenditori

Di admin

ROMA – Questa mattina, all’esito di attività d’indagine delegate dalle Procure della Repubblica di Roma e Messina, che procedono in coordinamento investigativo con la Procura della Repubblica di Milano, militari dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Roma e Messina, con la collaborazione di quelli di Palermo, hanno eseguito, sul territorio nazionale, distinte ordinanze di custodia cautelare, in carcere e ai domiciliari, in relazione a due associazioni a delinquere dedite, rispettivamente, alla commissione di plurime frodi fiscali e a reati contro la pubblica amministrazione, anche attraverso la corruzione in atti giudiziari. Le indagini hanno preso le mosse da distinti input investigativi, convergendo sull’operatività dei due sodalizi criminali, consentendo altresì la ricostruzione di ipotesi di bancarotta fraudolenta da parte di soggetti non riconducibili alla struttura delle organizzazioni. I G.I.P. dei Tribunali di Roma e Messina hanno emesso le ordinanze di custodia cautelare che seguono (a) Ordinanza di applicazione delle misure cautelari personali nr. 44630/16 R.G.N.R. e nr. 3079/17 R.G. G.I.P., emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, nei confronti di: – Amara Piero,  48 anni (carcere), per i reati di cui agli artt. 416 cc. 1, 2 e 5 c.p., art. 8 D.Lgs. 74/2000, art. 2 D.Lgs. 74/2000, art. 319 ter in relazione agli art. 318 e 319 c.p.; – Centofanti Fabrizio, 45 anni (carcere), per i reati di cui agli artt. 416 cc. 1, 2 e 5 c.p., art. 8 D.Lgs. 74/2000, art. 2 D.Lgs. 74/2000; – Calafiore Giuseppe 38 anni (domiciliari – attualmente all’estero), per i reati di cui agli artt. 8 D.Lgs. 74/2000, art. 319 ter in relazione agli art. 318 e 319 c.p.; – Bigotti Ezio 54 anni (domiciliari) per il reato di cui agli artt. art. 2 D.Lgs. 74/2000, artt. 110 c.p., 223 comma 1 in relazione all’art. 216 comma 1 n. 1, n. 2 e 237 R.D. 267/42; – Caruso Luciano 78 anni (domiciliari), per il reato di cui agli artt. 110 c.p., 223 comma 1 in relazione all’art. 216 comma 1 n. 1, n. 2 e 237 R.D. 267/42. La richiesta di misura non detentiva nei confronti di Virgilio Riccardo, già presidente di sezione del CDS, oggi in pensione, per il reato di corruzione in atti giudiziari contestato in concorso con Amara e Calafiore, è stata respinta per assenza di ragioni cautelari. (b) Ordinanza di applicazione delle misure cautelari personali nr. 4179/15 R.G.N.R. e nr. 544/16 R.G. G.I.P., emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina, nei confronti di: – AMARA Piero cl.69 (carcere), per i reati di cui agli artt. 416 cc 1 e 3 c.p., artt. 81 cpv, 110, 319 ter, 321 c.p., 479 c.p., 56 c.p., 319 quater c.p.; – CALAFIORE Giuseppe cl.79 (carcere – attualmente all’estero) per i reati di cui agli artt. 416 cc 1 e 3 c.p., artt. 81 cpv, 110, 319 ter, 321 c.p., 479 c.p., 56 c.p., 476 c.p., 56 c.p. , 319 quater c.p., 336 c.p.; – LONGO Giancarlo, magistrato ordinario, già sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa, ad oggi destinato ad altre funzioni in altra sede, cl.69 (carcere) per i reati di cui agli artt. 416 commi 1, 2 e 3, 81 cpv, 110 c.p., 319 ter c.p., 321 c.p., 479 c.p., , 61 n. 2 c.p. , 476 c.p., 640 c.p. comma 2, 56 c.p. e 319 quater c.p.; – FERRARO Alessandro cl.71 (carcere) per i reati di cui agli artt. 416 commi 1, 2 e 3, artt. 81 cpv, 110 c.p., 319 ter c.p. , 321 c.p., 336 c.p.; – CENTOFANTI Fabrizio cl.72 (domiciliari) per i reati di cui agli artt. 81 cpv, 110 c.p., 319 ter c.p., 321 c.p.; – GUASTELLA Giuseppe cl.45 (domiciliari) per i reati di cui agli artt. 416 commi 1, 2 e 3 c.p.; – VENEZIA Davide cl.85 (domiciliari) per i reati di cui agli artt. 416 commi 1, 2 e 3 c.p., artt. 81 cpv, 110 c.p., 319 ter c.p., 321 c.p.; – VERACE Mauro cl.57 (domiciliari).per i reati di cui agli artt. 81 cpv, 319 ter c.p., 110 c.p., 479 c.p.; – PACE Salvatore Maria cl.78 (domiciliari) per i reati di cui agli artt. 81 cpv, 319 ter c.p., 479 c.p., art. 368 c.p.; – DE MICHELI Gianluca cl.73 per i reati di cui agli artt. 81 cpv, 319 ter c.p., 110 c.p., 479 c.p.; – NASO Vincenzo cl.44 (domiciliari) per i reati di cui agli artt. 319 ter c.p., 110 c.p., 479 c.p.; – PERRICONE Francesco “Corrado” cl.63 , per i reati di cui agli artt. 319 ter c.p., 110 c.p., 479 c.p., 640 c.p. comma 2, 495 c.p.; – MIANO Sebastiano cl.74 (domiciliari) per i reati di cui agli artt. 110 c.p., 81, 56 e 319 quater c.p.. Contestualmente, sono in corso di esecuzione perquisizioni locali nei confronti dei soggetti a vario titolo coinvolti nella vicenda.

16 gennaio 2018 0

Otto arresti per associazione dedita alla bancarotta fraudolenta, uno è laziale

Di admin

CAPERNA (Rm) – Un avvocato di 76 anni, C.R. originario di Napoli ma residente a Caperna, è stato arrestato questa mattina nel corso di una indagine con la quale la guardia di Finanza di Forlì ha sgominato una associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, truffa, abusivismo finanziario, ricettazione e appropriazione indebita. In tutte sono state otto le misure cautelari eseguite, due in carcere e sei ai domiciliari tra cui il legale laziale.

Gli investigatori hanno accertato che l’organizzazione, pur avendo sede nel territorio forlivese, operava anche in Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia attraverso più società.

Nello specifico, il modus operandi dell’associazione prevedeva di emettere false polizze fideiussorie a favore di terzi soggetti procurandosi illeciti guadagni. Inoltre individuavano società che versavano in grave crisi finanziaria, acquisendole attraverso società di comodo create ad hoc ed intestate a “teste di legno” prive di fonti reddito. Stipulavano contratti d’affitto d’azienda attraverso i quali garantirsi la gestione dell’azienda acquisita in ogni suo aspetto e quindi procedere alla definitiva “spoliazione” di tutti i beni finanziari e strumentali, anche mediate la contestuale rivendita a terzi soggetti fornendo alla platea dei creditori delle aziende acquisite, false garanzie fideiussorie, per altro dietro il pagamento di lauti corrispettivi, al fine di procrastinare nel tempo ogni attività volta al soddisfacimento dei propri crediti.

Nel corso dell’articolata attività investigativa è stato già accertato il pagamento di premi per un capitale garantito pari a circa 50 milioni di euro mentre sono in corso ulteriori accertamenti su polizze che si ritiene possano essere state proposte / stipulate per ulteriori 150 milioni. Tra i beneficiari delle false polizze fideiussorie, oltre a privati ed imprenditori, figurano anche istituti di credito ed enti pubblici; allo stato 150 risultano gli episodi di truffa ricostruiti. Tra questi si segnala il tentato acquisto della OLIDATA Spa, storica azienda romagnola leader nazionale nel settore dell’ICT e primo produttore di PC in Europa. L’acquisizione, tentata attraverso il coinvolgimento di un investitore – già noto alle cronache giudiziarie per aver tentato la scalata della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio – che utilizzando un fondo del Qatar avrebbe acquisito quote della società cesenate, veniva bloccata dallo stesso management OLIDATA a seguito di riscontri effettuati sulla “consistenza” del fondo.

L’avvocato laziale era un consulente legale dell’associazione.

4 novembre 2017 Non attivi

Bancarotta da 14 milioni ai “Castelli romani”, denunciato imprenditore di Velletri e sequestrate Porsche e Ferrari

Di admin

VELLETRI – I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, su ordine del Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Velletri, hanno eseguito un sequestro preventivo nei confronti di un noto imprenditore dei “Castelli Romani”, accusato di bancarotta fraudolenta di circa 14 milioni di euro.

L’attività costituisce l’epilogo di un’articolata indagine delle Fiamme Gialle della Compagnia di Velletri, delegata dalla locale Procura della Repubblica, che hanno fatto piena luce sulle vicende che hanno portato al fallimento di una società riconducibile a una nota famiglia veliterna, operante nella manutenzione e riparazione di autoveicoli, oltre che distributrice di fuoristrada di una nota casa automobilistica russa.

Stando a quanto appurato, il dissesto finanziario sarebbe stato determinato dal fallimento di un ambizioso progetto imprenditoriale, consistente nella produzione di autovetture di lusso, da commercializzare sia in Italia che all’estero, in partnership con imprenditori russi.

A fronte di una elevata esposizione debitoria, l’uomo ha depauperato il patrimonio della società privandolo delle attività più corpose, a danno dei vari creditori e, soprattutto, dell’Erario, che vanta circa 3 milioni di euro per imposte mai versate. Gli accertamenti si sono rivelati laboriosi a causa della mancanza delle scritture contabili della società fallita, fatte sparire proprio per ostacolare la ricostruzione degli effetti finanziari degli accadimenti aziendali e, quindi, l’individuazione delle responsabilità.

Grazie agli elementi raccolti, la Procura di Velletri ha chiesto e ottenuto l’emissione del provvedimento di sequestro preventivo che, eseguito in questi giorni dai militari, ha riguardato oltra ad alcuni conti correnti, per un totale di circa 200 mila euro, una Porsche Turbo, una Ferrari 208 GTS, un’Alfa Romeo Spider ed una Mercedes classe C, oggetto di operazioni fraudolente di distrazione.