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19 maggio 2017 0

Vaccini, firmato il decreto legge: ecco cosa prevede

Di admin
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Roma – Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi il decreto sui vaccini. Così il Governo è intervenuto definitivamente sulla vicenda che era arrivata a monopolizzare anche i talk show.

Il Ministero della Salute comunica in una nota le novità del decreto legge.

1) Vengono dichiarate obbligatorie per legge, secondo le indicazioni del Calendario allegato al Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente (età 0-16 anni) e in riferimento alla coorte di appartenenza, le vaccinazioni di seguito indicate: a) anti-poliomelitica; b) anti-difterica; c) anti-tetanica; d) anti-epatite B; e) anti-pertosse; f) anti Haemophilusinfluenzae tipo B; g) anti-meningococcica B; h) anti-meningococcica C; i) anti-morbillo; j) anti-rosolia; k) anti-parotite; l) anti-varicella. 2) Tali vaccinazioni possono essere omesse o differite solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate e attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. 3) In caso di violazione dell’obbligo vaccinale ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale e ai tutori è comminata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500,00 a euro 7.500,00. Le sanzioni vengono irrogate dalle Aziende Sanitarie. 4) Anche nella scuola dell’obbligo, il dirigente scolastico è tenuto a segnalare alla ASL competente la presenza a scuola di minori non vaccinati. La mancata segnalazione può integrare il reato di omissione di atti d’ufficio punito dall’art. 328 c.p. 5) Il genitore o l’esercente la potestà genitoriale sul minore che violi l’obbligo di vaccinazione è segnalato dalla ASL al Tribunale dei Minorenni per la sospensione della potestà genitoriale. 6) Non possono essere iscritti agli asili nido ed alle scuole dell’infanzia, pubbliche e private, i minori che non abbiano fatto le vaccinazioni obbligatorie. In tal caso, il dirigente scolastico segnala, entro 5 giorni, alla Azienda sanitaria competente il nominativo del bambino affinché si adempia all’obbligo vaccinale. 7) Anche nella scuola dell’obbligo, i minori che non sono vaccinabili per ragioni di salute sono di norma inseriti dal dirigente scolastico in classi nelle quali non sono presenti altri minori non vaccinati o non immunizzati. 8) Se un bambino ha già avuto le patologie indicate deve farsi attestare tale circostanza dal medico curante che potrà anche disporre le analisi del sangue per accertare che abbia sviluppato gli anticorpi. 9) A decorrere dal 1° giugno 2017 il Ministero della salute avvia una campagna straordinaria di sensibilizzazione per la popolazione sull’importanza delle vaccinazioni per la tutela della salute. Nell’ambito della campagna, il Ministero della salute e il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca promuovono, dall’anno scolastico 2017/2018, iniziative di formazione del personale docente ed educativo e di educazione delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti sui temi della prevenzione sanitaria e in particolare delle vaccinazioni, anche con il coinvolgimento delle associazioni dei genitori. 10) Le misure del decreto entrano in vigore dal prossimo anno scolastico”.

1 giugno 2010 1

Via al decreto per la riconversione dei piccoli ospedali

Di redazione

La Regione Lazio pensa al riordino della rete ospedaliera e ieri, Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, nella sua veste di commissario alla sanità della Regione Lazio ha firmato un decreto relativo alla riconversione di ospedali minori in presidi di assistenza distrettuale. “Si darà pertanto mandato alle Asl – si legge nel decreto – entro il 31 dicembre 2010, al trasferimento ad altri presidi pubblici dell’attività per acuti attiva presso i seguenti ospedali: Civile di Ceccano, Antonio e Carlo Cartoni (Rocca Priora), S. Giovanni Battista (Zagarolo), Centro Paraplegici Ostia, Luigi Spolverini (Ariccia). Le Direzioni Aziendali dei presidi pubblici alle Asl di Latina, Viterbo e Rieti dovranno inoltre procedere, entro il 31 dicembre 2010, al trasferimento in altri presidi pubblici di tutta l’attività per acuti degli stabilimenti di poli ospedalieri elencati: ospedale di Sezze, ospedale di Gaeta, ospedale di Montefiascone, ospedale di Ronciglione, ospedale di Amatrice. Gli interventi sopra descritti determinano la disattivazione dell’attività per acuti presso 10 ospedali. Le Asl dovranno altresì provvedere a presentare un piano di eventuale riutilizzo dei locali ospedalieri per assistenza distrettuale carente in relazione al fabbisogno delle popolazioni locali. Ulteriori riconversioni saranno valutate e ricomprese nei successivi atti di riordino da emanarsi nel corso del 2010”.

29 maggio 2010 1

Manovra correttiva ed invalidi: cosa cambierà con il decreto presentato dal Governo

Di redazionecassino1

Molte le preoccupazioni e le polemiche fra i cittadini portatori di handicap e le loro famiglie sulla manovra che il Governo intende varare per disciplinare la materia delle invalidità. Un’attenta analisi sull’articolo 10 del decreto, riportata da un quotidiano nazionale, è  quella di Carlo Giacobini, responsabile del Centro per la Documentazione Legislativa dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. “Non esiste ancora il testo definitivo – precisa Giacobini – del Decreto legge («Misure urgenti finalizzate alla stabilizzazione finanziaria e alla competitività economica») approvato dal Consiglio dei Ministri il 25 maggio scorso e presentato in conferenza stampa dal Ministro dell’economia. La Manovra approvata dal Consiglio dei Ministri ha ancora parecchia strada da percorrere prima di diventare una norma definitiva.  Oltre alle modificazioni del decreto legge in sede di conversione definitiva del Parlamento, sono prevedibili ulteriori emendamenti da parte dello stesso Governo al suo stesso decreto. Dai testi non ufficiali – continua Carlo Giacobini – sembrano rientrate, per ora, le intenzioni espresse dal Ministero dell’economia che prevedevano l’introduzione di un limite reddituale massimo ai fini della concessione dell’indennità di accompagnamento. Ma quali sono le novità che riguarderebbero gli invalidi civili, se il testo divenisse definitivamente legge? La risposta la troviamo nell’articolo 10 (del testo non ufficiale) è quello che tratta di ‘Riduzione della spesa in materia di invalidità’.” Giacobini, esamina punto per punto le proposte del Governo secondo i diversi capitoli inseriti, in tema d’invalidità, nel decreto presentato dall’Esecutivo, analisi che riportiamo integralmente.

ASSEGNO AGLI INVALIDI PARZIALI – L’assegno mensile di assistenza è stato finora riconosciuto agli invalidi civili parziali (dal 74% al 99%) di età compresa fra i 18 e i 65 anni di età. Per ottenere l’assegno sono previste altre due condizioni: essere iscritti alle liste di collocamento e non superare il limite reddituale annuale di 4.408,95. L’importo dell’assegno è di 256,67 euro mensili (importo 2010) per un totale annuo di 3336,71 euro. La Manovra interviene sulla percentuale minima di invalidità richiesta per la concessione dell’assegno elevandola all’85% a partire dal primo giugno 2010, limite che vale solo per le nuove domande. Rimangono fermi gli altri requisiti reddituali e di inoccupazione. Pertanto un invalido all’80%, disoccupato e privo di reddito non potrà più percepire l’assegno. Rimane il dubbio sull’effettivo impatto economico, sui bilanci dello Stato, di questa misura, visto che nel 2009 i percettori di assegno mensili di assistenza erano solo 273.726 persone (fonte: INPS).

LE REVISIONI – Il Decreto legge estende l’istituto della «rettifica per errore» – già previsto per le malattie professionali e le invalidità per lavoro – anche per le prestazioni di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap, disabilità e alle prestazioni di invalidità a carattere previdenziale (cioè le pensioni di invalidità concessa in costanza di attività lavorativa). Questo significa che l’Inps potrà rettificare, in qualunque momento, le prestazioni erogate, in caso di errore commesso in sede di attribuzione, concessione o erogazione. L’Inps può procedere alla revisione entro 10 anni, decorrenti dalla data dell’originario provvedimento errato. I termini rimangono illimitati in caso di dolo o colpa grave dell’interessato, accertati giudizialmente. Questa disposizione consente un’ancora maggiore copertura normativa ai controlli, ma pone anche un dubbio giuridico di non poco conto rispetto all’efficacia della Legge 80/2006 che ha previsto che i soggetti portatori di menomazioni o patologie stabilizzate o ingravescenti, inclusi i soggetti affetti da sindrome da talidomide, che abbiano dato luogo al riconoscimento dell’indennità di accompagnamento o di comunicazione, siano esonerati da ogni visita medica finalizzata all’accertamento della permanenza della minorazione civile o dell’handicap.

I MEDICI ACCERTATORI – Il decreto rafforza quanto già previsto in materia di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici ed estende alcune norme già vigenti in materia di false attestazioni o certificazioni. Le nuove disposizioni riguardano i medici che intenzionalmente attestano falsamente uno stato di malattia o di handicap da cui cui consegua il pagamento di trattamenti economici di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità. Se quei trattamenti economici vengono revocati per «accertata insussistenza dei prescritti requisiti sanitari», il medico può essere punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro 1.600. È inoltre obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di trattamenti economici di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità , nonché il danno all’immagine subiti dall’amministrazione. Infine, gli organi competenti alla revoca (Commissioni di verifica) sono tenuti ad inviare copia del provvedimento alla Corte dei conti per eventuali azioni di responsabilità. Quindi, in ogni caso, i medici vengono «segnalati» alla Corte dei conti. La sentenza definitiva di condanna o di applicazione della pena per il delitto (si tratta di «penale») comporta, per il medico, la radiazione dall’albo e se dipendente di una struttura sanitaria pubblica o se convenzionato con il servizio sanitario nazionale, il licenziamento per giusta causa o la decadenza dalla convenzione.

FALSI INVALIDI – 500 mila verifiche totali entro la fine del 2012: 100 mila nel 2010, 200 mila per il 2011 e 2012. Le effettuerà l’INPS che già ha gestito il piano straordinario nel 2009 con 200 mila controlli sulle singole posizioni degli invalidi civili. Quindi, fra il 2009 e il 2012 saranno state controllate 700 mila persone. L’operazione di controllo straordinario, si aggiunge alle routinarie attività di verifica che l’Inps dal 2004 effettua su tutti i verbali emessi dalle Aziende Usl.

ALUNNI CON HANDICAP – La Manovra entra anche nel merito delle certificazioni di «alunno con handicap» con tre evidenti convinzioni di fondo non del tutto infondate: che le attuali certificazioni siano poco precise rispetto all’indicazione della gravità e della natura delle patologie; che le successive indicazioni di necessità di sostegno educativo in realtà mascherino la necessità di assistenza alla persona che spetta agli enti locali e non all’amministrazione scolastica. Il decreto legge pertanto fissa con chiarezza l’obbligo per le Commissioni ASL di indicare nei verbali se la patologia è stabilizzata o progressiva e di specificare l’eventuale carattere di gravità dell’handicap. L’accertamento deve tener conto delle classificazioni internazionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Se questo riferimento generico alluda all’ICD (Classificazione internazionale delle malattie) o all’ICF (Classificazione internazionale del funzionamento, della salute e della disabilità) o a entrambi, lo si comprenderà in seguito. Nello stesso comma è precisato che la Commissione che accerta la sussistenza della condizione di handicap è responsabile di ogni eventuale danno erariale derivante da valutazioni scorrette. Novità anche per il PEI, redatto successivamente alla certificazione di alunno con handicap. Il PEI – Piano Educativo Individualizzato – è uno strumento di programmazione della vita scolastica degli alunni con disabilità: evidenzia le necessità di integrazione, le risorse necessarie e impone delle responsabilità. Prevede sia interventi di carattere scolastico che altre misure finalizzate alla socializzazione e alla riabilitazione dell’alunno. Il PEI viene redatto ogni anno dagli operatori che seguono l’alunno e può essere modificato in caso di nuove o diverse esigenze. Il decreto precisa che nel PEI deve essere «compresa l’indicazione del numero delle ore di sostegno, che devono essere esclusivamente finalizzate all’educazione e all’istruzione, restando a carico degli altri soggetti istituzionali la fornitura delle altre risorse professionali e materiali necessarie per l’integrazione e l’assistenza dell’alunno disabile richieste dal piano educativo individualizzato».

Carlo Giacobini

Responsabile Centro per la documentazione legislativa

Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

6 marzo 2010 0

Regionali 2010 / Decreto salvaliste, Buschini: “Schiaffo alla democrazia”

Di redazione

«E’ lo schiaffo più duro alla democrazia». Ha esordito così Mauro Buschini, candidato al consiglio regionale del Lazio, in merito al decreto salva liste. «E’ inaccettabile: il decreto non è altro che un modo per barare. Cambiare le regole del gioco mentre la partita è in corso è un gesto che mostra tutta l’arroganza e la prepotenza di un centrodestra che procede a colpi di mano. Sono seriamente preoccupato per il futuro della democrazia in questo Paese».

6 marzo 2010 0

Regionali 2010/ Anna Maria Tedeschi (IdV) interviene sul ‘decreto salva liste’

Di redazionecassino1

Platone – Berlusconi: due pensieri a confronto!

Il fascino perverso del potere porta troppo spesso gli individui a rivestire certi ruoli per sentirsi al di sopra di tutto, onnipotenti, capaci di tutto e di più. Quel di più che le persone normali non possono permettersi perché devono misurarsi ogni giorno con i problemi del quotidiano: gli orari, il traffico, le bollette del gas che in inverno fanno saltare il bilancio familiare e… tanto altro.  Coloro che hanno posizione di potere si sentono in diritto di non rispettare gli orari, di saltare il traffico magari con l’auto blu in corsia di emergenza e lampeggiante acceso, di non badare a spese perché tanto i lauti introiti, sommati ai tanti benefici, fanno perdere la percezione del costo della vita.

Ma in Italia, in questi ultimi anni, avere potere significa soprattutto cambiare le regole mentre si sta giocando: così in una partita di calcio di serie A l’arbitro potrebbe decidere, mentre la partita è in corso, che il tiro sulla traversa vale come un gol in rete o che il calcio d’angolo diventa calcio di rigore! Spesso i bambini sono portati ad assumere questo comportamento perché non sanno perdere, non sanno riconoscere l’altro, non sanno rispettare le regole; un atteggiamento infantile comprensibile quando viene adottato da chi non ha la maturità tale per avere una piena consapevolezza di sé, degli altri e del contesto nel quale è inserito.

Anche nelle giovani democrazie è frequente riscontrare atteggiamenti “infantili”: quando il processo di democratizzazione del paese viene più imposto che conquistato, quando il popolo non ha maturato una coscienza sociale propria che lo faccia sentire unito e solidale nel perseguimento del bene comune, quando gli elementi di disgregazione sociale sono più forti di quelli di coesione, allora, in questi casi le regole fissate vengono cambiate in corso d’opera!

Ma gli stessi effetti li possiamo riscontrare nelle democrazie malate: dove la corruzione dilaga,  dove l’interesse privato è anche l’interesse primario di chi ricopre cariche istituzionali, dove i diritti delle fasce deboli della popolazione vengono percepiti come un peso di cui si vorrebbe fare a meno, in questi casi le regole fissate vengono cambiate in corso d’opera!

In queste democrazie giovani o malate il cambiamento delle regole in corso d’opera ha lo scopo di tutelare la posizione di potere del potente del momento. Ma la storia insegna che in questi casi il crescente malcontento può generare crisi pericolose la cui gestione richiede o un intervento esterno o il riconoscimento di una nuova forza politica che abbia il carisma necessario per convogliare il consenso del popolo.

La democrazia italiana in questi ultimi anni sta attraversando un periodo di crisi d’identità: il popolo italiano chi è? Siamo una nuova società per azioni in cui il profitto, nemmeno lo sviluppo, è l’obiettivo prioritario o siamo ancora quel popolo che crede e si riconosce nei diritti e doveri della Carta costituzionale?

Sicuramente un’indagine demoscopica potrebbe darci una risposta, ma una cosa è rispondere dando una lettura della situazione attuale, altra cosa è rispondere a quello che secondo gli italiani dovrebbe essere l’essenza dello Stato e della Democrazia! Sono convinta che il popolo italiano, fatto da gente che ha saputo ricostruire intere città distrutte dalla guerra, come la città martire di Cassino, fatto da gente come Giuseppe Di Vittorio che ha saputo dare voce ai diritti dei lavoratori, fatto da tanti onesti ed anonimi lavoratori che lavorano e pagano le tasse, sono convinta che il popolo italiano crede nel rispetto delle regole della democrazia perché la nostra coscienza civile è forte e ben radicata. Tuttavia il potere mediatico, unito al potere che deriva da talune cariche istituzionali possono stravolgere la giusta percezione di cosa significhi rispetto delle regole in democrazia. Si tratta di un’abile operazione di marketing politico: il bravo manipolatore della comunicazione riesce a fare in modo che l’interlocutore percepisca quello che si vuole far percepire. Il controllo dei canali mediatici è fondamentale in quest’operazione di marketing e tutti coloro che non hanno il tempo di approfondire o di riflettere ritengono siano veritieri i messaggi opportunamente manipolati costruiti ad arte per avere il controllo delle emozioni della maggioranza della popolazione. Il controllo del sentire comune e quindi delle emozioni del popolo è lo strumento di marketing con il quale il soggetto politico si auto legittima e quindi conserva la posizione di potere. Ma fino a quando? Fino a quando la strategia di marketing politico può reggere in un Paese con enormi problemi strutturali per i quali il governo centrale non dà risposte perché la politica del contingente, dell’oggi per l’oggi non ha prospettive e quindi non dà futuro all’intero Paese? Il tempo ormai stringe, lo sa bene chi fa marketing: la variabile tempo non può essere ignorata e per dirla con un famoso detto popolare: il tempo è galantuomo! Il tempo degli inganni e degli inciuci, degli opportunismi e del malaffare sta per scadere! Le strategie mediatiche orchestrate ad arte dai politicanti stanno per essere affossate dalla realtà che impietosa non si lascia manipolare!

In questo Paese i decreti leggi sono diventati la bacchetta magica: un colpo qua, un colpo là e tutto immediatamente si incanala verso il volere di colui che tutto muove, o crede di muovere! Certo non rimuove la fedeltà alla Costituzione di noi Italiani che pur non avendo mai giurato su di essa, la portiamo nel cuore perché siamo nati con il seme della democrazia e cresciuti con la consapevolezza dei diritti costituzionali. La penosa vicenda dell’esclusione di alcune liste elettorali dalle prossime elezioni regionali è l’apice di una sistema governativo che ormai non può più trovare legittimazione presso i cittadini. Il ministro Maroni dice che “Il governo si è limitato a dire qual è l’interpretazione corretta da dare alle norme vigenti. Noi riteniamo che alcune di queste norme siano state applicate in modo non corretto”.  Il governo ha voluto dire al TAR cosa dovrà fare e come dovrà comportarsi, quindi il TAR non dovrebbe più avere autonomia del giudizio perché dovrebbe attenersi all’interpretazione data dal governo. Viene da chiedersi: quindi il TAR cosa ci sta a fare se deve limitarsi ad eseguire gli ordini del governo? Privare dell’indipendenza del giudizio il Tribunale Amministrativo Regionale  è cosa gravissima e pericolosa perché lede il principio di separazione dei poteri che è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto. Già Platone ne La Repubblica parlò di indipendenza del giudice dal potere politico, ma probabilmente il ministro Maroni ed il Presidente del Consiglio ritengono antiquato e degno di rivisitazione il pensiero platonico, dopotutto sono passati ben 2.400 anni da quando questo vetusto principio fu enunciato! Ironia a parte, ritengo urgente che le manie di onnipotenza del nostro primo ministro vengano opportunamente ridimensionate con il voto delle prossime elezioni regionali. E’ ora di dare un segnale che l’Italia, un Paese democratico e civile, non può più tollerare il continuo affossamento dei diritti costituzionali. Invito pertanto tutti, tutti coloro che credono ancora nello stato di diritto ad esprimere con il loro voto alle prossime elezioni regionali il loro dissenso alle azioni di questo governo. La democrazia di questo Paese non può continuare ad essere gestita da chi non ha il minimo rispetto per le regole del vivere civile: l’alternativa di governo è urgente, costruiamola insieme!

Dott.ssa Anna Maria Tedeschi – Italia dei Valori

Candidata alle Elezioni Regionali del Lazio

5 marzo 2010 0

Regionale 2010 / Maruccio (Idv): “Se strada è decreto interpretativo Idv ritirerà le proprie liste”

Di redazione

“Se il decreto interpretativo è il coniglio che il governo pensa di tirare fuori dal cilindro per aggirare di nuovo le regole per meri interessi di parte, sappia chel’Italia dei Valori valuterà l’ipotesi di ritirare la sua lista da una competizione elettorale che ne uscirebbe irrimediabilmente falsata.” Lo dichiara in una nota Vincenzo Maruccio, Capolista dell’Italia dei Valori alle Regionali del Lazio. “Non solo – prosegue Maruccio – chiederemo a tutto il centrosinistra di fare altrettanto. Non è tollerabile un’ingerenza di tale portata e di tale incostituzionalità, solo per riparare ai clamorosi pasticcidi di rigenti locali del Pdl. Gli italiani hanno capito benissimo i termini del problema. Una forzatura di questo tipo risulterebbe a tutti inaccettabile e degna del regime totalitario, piduista e fascista con il quale ci troviamo a convivere. A questo punto il governo potrebbe fare molto di più: nominare Polverini e Formigoni presidenti di Regione per decreto”.