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1 agosto 2010 0

Campo concentramento “Le Fraschette” avvolto dalla vegetazione e discarica di pneumatici

Di redazione
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Esattamente un anno fa il Comune di Alatri diffondeva la notizia che con un Decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio, datato 15 febbraio 2008 ed acquisito in data 13 luglio 2009, era stato decretato l’interesse storico ed artistico, ai sensi dell’art.10, comma 1, del D.Lgs. n.42/2004, dell’insieme di immobili nominato “Compendio Demaniale ex Campo di Concentramento Le Fraschette”. Nello stesso comunicato si affermava che il decreto avrebbe prodotto effetti di tutela sia per l’area, identificata catastalmente e graficamente dal medesimo provvedimento, che per gli immobili presenti nel suo interno, con l’obiettivo di proteggere e conservare i beni stessi secondo le disposizioni impartite dalla Parte Seconda del D.Lgs.42/04. Il decreto citato, infatti, prevede che lo Stato possa partecipare alle spese di restauro e valorizzazione fino al 50 per cento del totale della spesa. Per chi non lo ricordasse la costruzione del campo ad Alatri si dovette alle scelte dei vertici militari fascisti e ospitò anglo maltesi, abitanti della Venezia-Giulia, dalla Croazia, dalla Dalmazia e dalla Slovenia definiti “pericolosi” e nel dopoguerra è stato utilizzato come campo profughi per molti anni fino al suo completo abbandono. A proposito di abbandono il sopralluogo da me effettuato in data odierna (una semplice passeggiata!) ha evidenziato che gli immobili sono praticamente sommersi dai rovi e soprattutto, disseminati ovunque, in quello che una volta era il campo di calcio e quindi a bella vista, c’è una discarica abusiva di pneumatici, figuriamoci cosa potrebbe trovarsi negli anfratti. Ma l’ufficio tecnico comunale per presentare i progetti per ottenere i finanziamenti (?) o la polizia municipale quando avranno visionato il campo? O non è un loro compito sorvegliarlo? Anche questa è colpa della astità del territorio? Da Giulio Rossi fondatore del gruppo facebook “Alatri abbandonata”. ricevuto e pubblicato

10 maggio 2010 0

“Le Fraschette di Alatri – Da campo di concentramento a centro raccolta rifugiati e profughi”

Di redazione

Si terrà sabato 15 maggio la presentazione del libro “Le Fraschette di Alatri – Da campo di concentramento a centro raccolta rifugiati e profughi”. Alle ore 10.45, presso l’Aula convegni dell’Istituto “Sandro Pertini” di Alatri, con la collaborazione dell’Associazione culturale “La Materia dei Sogni”, Mario Costantini e Marilinda Figliozzi, autori del testo, illustreranno i risultati delle continue ed intense ricerche sul campo Le Fraschette. Ad aprire la conferenza saranno il Dirigente scolastico del Pertini, Prof. Matteo Affinito, l’Assessore alla Cultura Dott. Giulio Rossi e il Dott. Bruno Olini, segretario dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. Il libro, a cura dell’ A.N.P.C., realizzato anche grazie al contributo della Regione Lazio, vede la compartecipazione di due autori alatrensi: Costantini e Figliozzi hanno cercato di riassumere quanto meglio possibile, le vicissitudini e i ricordi che affastellano ancora la memoria del Campo. Nonostante sia attualmente sommerso da sterpaglie ed erbacce, anche i più testardi non potranno negare l’enorme valore culturale rappresentato da Le Fraschette. Una memoria dimenticata non occulterà mai il passato di un luogo ancora vivo: sono proprio quei posti a raccontare, ancora oggi, più di 50 anni di storia. Una storia italiana, certamente, ma anche mondiale: il campo è stato a lungo luogo di passaggio, uomini delle più diverse nazionalità hanno calpestato il territorio nostrano, alla ricerca e nella speranza di ritrovare una vita migliore, lontana da guerre e sofferenze. Il campo, nato il 1° ottobre 1942 come campo di concentramento per civili, sloveni, dalmati, croati e anglomaltesi, ha visto il succedersi di altre due fasi: nel 1946 venne ricostruito e riconvertito in campo di internamento per “stranieri indesiderabili”, rifugiati e profughi e dagli anni ’60, prima dell’abbandono totale alle incurie del tempo, venne nuovamente riadattato, diventò un Centro di Raccolta Profughi: gli italiani fino ad allora residenti in Tunisia, Egitto e Libia dovettero far ritorno in Italia a causa delle nazionalizzazioni introdotte dai paesi nordafricani. Il 1976 è stato l’anno in cui, con un decreto ufficiale della Regione Lazio, si sono ufficialmente chiuse le porte del campo. Il libro rappresenta un sudato lavoro di ricerche, affinché il tempo non ingiallisca le pagine di una storia ancora vicina. Non esistono ideologie, non esistono prese di posizione politiche: restaurare e ristrutturare quei luoghi rappresenterebbe un’eredità da tramandare nei secoli. La storia l’hanno scritta i fatti, quel che è stato è stato, ma non sarebbe giusto affossare le memorie, le sensazioni e le sofferenze di chi ha vissuto quegli anni. Ricordare è ciò che ci tiene in vita, è ciò che ci insegna a non perseverare nell’errore. Sarebbe bello combattere l’antagonismo del buco nero della storia. Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta.