Violenza donne: l’attrice Iaconetti incanta e turba a Reggio Calabria

Violenza donne: l’attrice Iaconetti incanta e turba a Reggio Calabria

3 Dicembre 2019 0 Di Ermanno Amedei

Attualità – Una serata di beneficenza a favore del Centro Antiviolenza “Casa rifugio Angela Morabito”, si è svolta venerdì a Reggio Calabria, organizzata dal Presidente del Distretto Rotary 2100 – Club Reggio Calabria Est con Arcangela Galluzzo, Presidente di Quote Merito, delegata alla Legalità del Comune di Fiumicino e Dirigente regionale area Pari Opportunità della Regione Lazio.

Diversi ospiti hanno prestato il loro contributo alla causa, tra i quali Diana Iaconetti con un monologo di Giampaolo Leggieri, adattato  dalla stessa attrice: “Sulla strada per il mare” ed “Il mio carnefice”, una lirica della poetessa Elisabetta Destasio.

Poetici e crudi, carezza e pugno in pieno volto, lo “stato intimo” del dolore fortissimo: quasi al punto di sentirsi altro tra i carnefici. Un grido in punta di voce dell’abbandono, quando intorno una natura indifferente continua il suo naturale splendore. La Iaconetti nelle sue interpretazioni ha turbato come una rivelazione: come vedere morire qualcuno, e nessuno che avesse aiutato.

Perchè Diana recita per denunciare, recita perchè non potrebbe essere altro che un grido. Intensa, straordinariamente sè e le altre, oceano e abisso, carne e respiro. Affannato, tremante, dolorosamente respiro. Che s’invera per farne circostanza eloquente. D’improvviso.

Percepita d’impatto, sorprende e finisce. Come la vita, come la sabbia nella clessidra. Come i gabbiani quando vanno a morire in silenzio. Come la bellezza spaccata in un groviglio di muschio avido e bestiale. Diana è stata la quieta e dirompente acqua che pulisce e scava, la mano che gira la clessidra, il nido dell’ultimo guizzo dritto e leggero dei gabbiani. La montagna che implode e fa rumore. Per non lasciare Andromaca in silenzio e per lei e per tutte le altre Donne seppellite sotto un deserto di serpenti. Dal palcoscenico alla vita, un filo sottile come corda di funambolo. Tutto questo è Diana Iaconetti. Un’altra tarsia per la sua lotta senza fine, un altro grido, un altro giorno. E tutto ricomincia…”