Serena Mollicone, a 19 anni dall’omicidio il Gup di Cassino fissa la data della Corte d’assise

Serena Mollicone, a 19 anni dall’omicidio il Gup di Cassino fissa la data della Corte d’assise

24 Luglio 2020 Off Di Ermanno Amedei

Cassino – Il Gup del tribunale di Cassino ha rinviato a giudizio i cinque indagati per l’omicidio di Serena Mollicone, la 18enne di Arce uccisa nel giugno 2001 fissando per il 15 gennaio la data della prima udienza in Corte d’assise.

Franco Mottola, ex comandante della stazione carabinieri di Arce, il figlio Marco e la moglie Annamaria sono accusati di omicidio aggravato e occultamento di cadavere, l’appuntato scelto Francesco Suprano di favoreggiamento personale in omicidio volontario, e il luogotenente Vincenzo Quatrale di concorso in omicidio volontario e istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi.

La 18enne scomparve da Arce la mattina del primo giugno 2001 e venne ritrovata alcuni giorni dopo legata e con la testa chiusa in un sacchetto di plastica in un bosco all’Anitrella. Sotto processo finì Carmine Belli, un carrozziere di Arce poi assolto anche in Cassazione.

Le indagini ripresero vigore nel 2011 quando il brigadiere Santino Tuzi riferì che la mattina della scomparsa, aveva fatto entrare Serena nella stazione carabinieri di Arce in cui lui prestava servizio come piantone, per andare nell’alloggio dei Mottola, senza vederla più uscire.

Alcuni giorni dopo, Tuzi venne trovato senza vita nella sua auto ucciso da un colpo di pistola sparato alla testa. Si dirà suicidio, ma la famiglia non vi ha mai creduto. Comunque la strada che riconduceva alla caserma e all’alloggio dei Mottola era ormai spianata. Una strada da sempre battuta dal tenace Gugliemo Mollicone, il padre della ragazza la cui ostinazione ha impedito più volte che in caso finisse inghiottito dall’oblio.

Guglielmo è morto a maggio. La sorte gli ha negato la soddisfazione di sapere che la giustizia ha cominciato a credergli.

Ripresero quindi le indagini, il corpo della ragazza venne riesumato e sottoposto ad perizia con l’utilizzo di nuovi strumenti così come gli investigatori si concentrarono sull’alloggio dei Mottola ed in particolare su di una porta contro cui, Serena, picchiata, avrebbe battuto la testa perdendo i sensi. Convinti di averla uccisa i suoi aguzzini, i Mottola, secondo la procura, aiutati da altri le avrebbero chiusa la testa in una busta per occultarne il cadavere ma di fatto uccidendola per asfissia, per poi gettarne il corpo nel bosco dell’Anitrella. Ma questo è solo il castello accusatorio. Oggi il Gip lo ha ritenuto credibile, ma il dibattimento che comincerà il 15 gennaio sarà un’altra cosa.

Ermanno Amedei  

 

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