Corte d’assise a Cassino “in trasferta” a Giurisprudenza per il processo Mollicone

Corte d’assise a Cassino “in trasferta” a Giurisprudenza per il processo Mollicone

17 Aprile 2021 Off Di Ermanno Amedei

Cassino – E’ cominciato ieri mattina a Cassino il dibattimento del processo per l‘omicidio di Serena Mollicone, la studentessa di Arce uccisa nel giugno del 2001.

Imputati nel processo in corte d’assise che, causa covid si sta svolgendo nell’aula B10 della facoltà di Giurisprudenza, sono l’ex comandante della stazione carabinieri di Arce Franco Mottola, la moglie Annamaria e il figlio Marco che devono rispondere di omicidio volontario, il luogotenente Vincenzo Quatrale imputato per istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi e il carabiniere Francesco Suprano che risponde di favoreggiamento.

Franco Mottola (foto A. Nardelli)

Francesco Suprano (foto A. Nardelli)

Vincenzo Quatrale (foto A. Nardelli)

 

Una storia che viene da lontano, da oltre 20 anni, quando Serena, all’epoca 18enne, scomparve il primo giugno del 2001. La cercarono in centinaia di persone tra cui anche gli odierni imputati, fino a quando il cadavere non venne ritrovato alcuni giorni dopo in un boschetto in località Anitrella.

Guglielmo Mollicone (foto A. Nardelli)

Dopo un processo al carrozziere Carmine Belli terminato con una sentenza di assoluzione in tutti e tre i gradi di giudizio, le indagini vennero riprese e si fermarono più volte spinte dalla volontà di ferro del padre della vittima, Guglielmo Mollicone, morto alcuni mesi prima dell’inizio del processo.

La svolta nelle indagini è arrivata quando il brigadiere Santino Tuzi, che il giorno della scomparsa della ragazza era di servizio come piantone alla caserma di Arce, raccontò agli investigatori che Serena, quella mattina, era entrata in caserma per andare nell’alloggio di servizio del comandante di stazione e, alle 14, a fine turno, era andato via senza averla vista uscire. Poco prima di confermare quel racconto al pm che indagava, Tuzi venne trovato morto suicida, ma dai contorni sospetti.

Secondo il pm, Quadrale lo avrebbe indotto a quel gesto per non permettergli di confermare quella versione.

Serena, invece, secondo il castello accusatorio, sarebbe morta dopo essere stata picchiata nell’alloggio di Mottola alla presenza dei tre della famiglia. Dopo il ferimento alla testa dovuto al violento urto della ragazza contro lo spigolo della porta di casa, il suo corpo, creduto senza vita, è stato chiuso in buste di plastica causandone il soffocamento, e poi lasciato dove venne ritrovato.

Il procuratore Massimo Capurso (foto A. Nardelli)

Oggi il presidente della corte d’assise Massimo Capurso che, per permettere lo svolgimento del processo rinviato anche causa della mancanza di giudici ha rimandato il suo pensionamento, ha accolto le parti civili tra cui, oltre ai familiari di Serena e di Tuzi, anche il comune di Arce e l’Arma dei carabinieri. Dopo le prime schermaglie delle difese l’udienza è stata aggiornata al 7 maggio.