Tag: fenomeno

20 Agosto 2018 0

Cresce il fenomeno dell’abbandono dei pesciolini rossi, l’Aidaa lancia l’allarme

Di admin
(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({ google_ad_client: "ca-pub-3708340944781441", enable_page_level_ads: true });

DALL’ITALIA – Al drammatico fenomeno degli abbandoni dei cani, dei gatti, dei rettili o degli animali esotici in genere, si aggiunge anche quello dei pesciolini rossi.

L’allarme che a molti può sembrare esagerato, lo lancia l’Aidaa, l’associazione animalista, che fa proprie le preoccupazioni di chi tiene alle sorti dei piccoli, silenziosi ed indifesi pesciolini che vivono come soprammobili in acquari spesso non più grandi di un vaso di vetro per la marmellata.

Nella Nota l’Aidaa scrive:

“Il problema degli abbandoni estivi questa estate ha creato un nuovo inquietante fenomeno, quello dell’abbandono dei pesci rossi, si proprio i pesci che teniamo nel vaso in casa e dei quali spesso ci dimentichiamo prima di partire per le vacanze ritrovandoli morti stecchiti nel vaso dove li abbiamo lasciati senza accorgerci di loro quando uscendo di casa abbiamo chiuso la porta per andare in vacanza. La questione dei pesci rossi ora torna a fare parlare di se, in quanto questi pesci che sono stati addomesticati oltre 800 anni fà dai cinesi, insieme alle tartarughe d’acqua sono diventati in questa estate l’altra faccia degli abbandoni estivi, infatti si calcola che mentre per le tartarughe d’acqua con la nuova normativa che ne ristringe la vendita gli abbandoni siano in calo, diversa la questione è per i pesci rossi i quali sono abbandonati a migliaia nelle vasche  nei parchi pubblici e nei fiumi dove ovviamente non sopravvivono in quanto animali addomesticati e non capaci di procurarsi il cibo. Da qui la proposta di AIDAA che chiede alle amministrazioni locali delle grandi città dove esistono degli acquari civici di realizzare delle vasche di raccolta dove le persone che non si sentono più in grado di tenere questi pesciolini possano lasciarli sapendo che saranno custoditi e sfamati.

“La nostra proposta va nella direzione di quanto succede a Parigi dove una grande vasca ha raccolto oltre 600 pesci rossi che altrimenti sarebbero stati abbandonati o scaricati nei lavandini dei bagni di casa – Dice nella nota Lorenzo Croce presidente di AIDAA – per questo rivolgiamo l’appello a tutte quelle amministrazioni locali che hanno un acquario pubblico chiedendo loro di attivarsi per realizzare delle vasche di raccolta per i pesci rossi a rischio abbandono, siamo sicuri che ci ascolteranno, i pesci potranno poi essere messi in grandi vasche messe a disposizione del pubblico”.

1 Marzo 2018 0

“Safety car 2”: l’operazione della Polizia contro il fenomeno di furti autovetture e motocicli

Di redazionecassino1

FROSINONE – Nella nostra provincia sono stati controllati 92 veicoli e “scansionate” oltre 10.000 targhe, con il sequestro di 3 autovetture e 16 contestazioni al Codice della Strada.

101 arresti in tutta Italia, 352 denunce in stato di libertà, 618 veicoli rubati restituiti ai legittimi proprietari:  questo è il bilancio dell’operazione della Polizia di Stato “Safety car 2”, coordinata dal Servizio Controllo del Territorio, contro il fenomeno di furti autovetture e motocicli.

L’attività ha coinvolto tutte le Questure,  con il supporto di equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine, della Polizia Stradale e della Polizia di Frontiera negli ambiti di loro competenza, con l’impiego di 9.416 equipaggi complessivi e, per la prima volta, con il concorso delle Polizie Locali.

Con l’utilizzo contemporaneo, su tutto il territorio nazionale, del tecnologico Sistema Mercurio, sono stati controllati 983.427 veicoli e 65.396 persone.

Il valore complessivo degli automezzi recuperati è stato di oltre 5,5 milioni di euro.

Nella nostra provincia sono stati controllati 92 veicoli e “scansionate” oltre 10.000 targhe, con il sequestro di 3 autovetture e 16 contestazioni al Codice della Strada.

I servizi sono stati coordinati dal dirigente dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico dr. Flavio Genovesi: impiegate le unità operative della Squadra Volante del capoluogo e dei Commissariati, con il prezioso ausilio delle pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine di Roma

 

 

25 Maggio 2017 0

Sextortion, fenomeno in aumento. I consigli della Polizia di Stato per evitare i cyber criminali

Di redazionecassino1

 

 

Il Sextortion, una pratica spesso usata da cyber criminali per estorcere denaro alle loro vittime, è un fenomeno in costante ascesa nel nostro Paese. La tecnica è abbastanza semplice e quasi sempre la stessa come indicato dalla Polizia di Stato. La vittima viene adescata sui social e convinta a inviare foto e video osé, da lì parte il ricatto dei cyber criminali. Il malintenzionato contatta la vittima, poi chiede un riscatto per non pubblicare le foto o i video inviati. Stando a quanto riporta la pagina Facebook Una vita da Social, gestita dalla Polizia di Stato, le principali vittime di questa truffa sono rappresentate da uomini, ma non mancano i casi di utenti donne raggirate  con questo sistema. La vittima viene rintracciata e adescata su Facebook o su altri social network da una persona che crea un profilo falso con foto di donne o uomini avvenenti. Dopo che tra l’adescatore e la vittima si è instaurato un rapporto confidenziale, la conversazioni si sposta su Skype e il cyber criminale cerca in tutti i modi di ottenere le immagini per poter dar via al ricatto. Dopo l’incontro privato in webcam, la vittima viene successivamente contattata dal ricattatore, a volte ache nel giro di pochi minuti, con la minaccia di diffondere sui social e su YouTube le foto, i video delle prestazioni erotiche qualora non venga pagata una certa somma di denaro. Secondo gli esperti le vittime vengono scelte in base alla loro situazione familiare e alla carica che ricoprono. Per esempio un uomo sposato con figli o un medico piuttosto che un avvocato sono tra le vittime preferite dei cyber criminali che praticano truffe di Sextortion. Questo persone hanno una maggiore probabilità che per nascondere le foto e i video paghino il riscatto senza denunciare l’accaduto. Il consiglio della Polizia è, in primo luogo, quello di evitare certe pratiche via webcam e prestare diffidenza sulle persone sconosciute con le quali si interagisce in Rete. Il più grande errore che si può commettere, secondo la Polizia, è quello di pagare. Pur pagando, infatti, non si ha la certezza che il filmato sia cancellato, né che gli “aguzzini” la smettano di ricattare. Se, invece, si dovesse finire nella “rete” dei ricattatori, la prima cosa da fare è denunciare il tutto alle autorità competenti e parlarne con amici e familiari: se si compie la prima mossa si sarà sempre un passo avanti rispetto ai cyber criminali. Inoltre, è opportuno dare un’occhiata ai consigli della campagna “Pensa prima di condividere”, realizzata dal Ministero della Giustizia in collaborazione con Facebook. Sui siti delle Forze dell’ordine, per evitare di cadere in questo ricatto, sono contenute una notevole serie di consigli utili per chi navighi in rete che bisognerebbe avere l’accortezza di leggere e seguire.

Il pericolo delle truffe è sempre in agguato specialmente in rete!

6 Dicembre 2016 0

Collaborazione fra Uniclam e Comune sul fenomeno sforamento PM10, ma servirebbe un vero P.U.T.

Di redazionecassino1

Cassino – Si torna a parlare della qualità dell’aria a Cassino. La sua pessima qualità è cosa nota da tempo,tanto che la precedente amministrazione comunale aveva fissato nei weekend la limitazione del traffico nel centro cittadino dalle 18.00 del sabato alle 7.00 del lunedì, orario poi modificato più volte per le proteste dei commercianti,soprattutto nei periodi invernali quando sono in funzione a pieno regime le fonti di riscaldamento domestico. Secondo i dati forniti dal monitoraggio dell’Arpa-Lazio, nella giornata del 5 dicembre (vedi foto) i valori di PM10 sarebbero stati di 62 microgrammi/mc, oltre il doppio rispetto agli standard di legge, che dovrebbero essere di 30 microgrammi/mc. Ben più seria è la situazione per quanto riguarda i giorni di sforamento dei valori pari a 35 volte. Non dimentichiamoci che lo scorso anno Cassino è stata fra le città italiane più inquinante. Ora, però, sembra che siano state individuate altre fonti più importanti che determinerebbero l’aumentare dei valori di PM10 in città. Secondo uno studio condotto dall’Università di Cassino e del L.M.,infatti,il problema dell’incremento dei valori di PM10 nella Città Martire,sarebbe dovuto prevalentemente al riscaldamento domestico mentre il traffico automobilistico inciderebbe solo per il 12%. E’ quanto afferma, in un comunicato, l’assessore all’Ambiente, LL.PP. e Manutenzione del comune di Cassino, Dana Tauwinkelova. “Ci siamo e ci stiamo confrontando con due docenti dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale che da tempo lavorano al fenomeno dello sforamento della soglia delle polveri sottili consentita nella città di Cassino. I Prof. Ing. Giorgio Buonanno e l’Ing. Aldo Russi ci hanno comunicato, infatti, che il traffico delle autovetture incide soltanto per il 12% sulla qualità dell’aria e che pertanto la gravità della situazione, testimoniata, dai dati Arpa è dovuta principalmente alle emissioni delle caldaie e dei combustibili per stufe di ultima generazione, insomma a tutto ciò che riconduce ai processi di combustione e/o riscaldamento delle abitazioni e degli esercizi commerciali”. “Occorre, pertanto, una grande opera di sensibilizzazione verso la cittadinanza – sostiene l’Assessore – su cui stiamo già lavorando prendendo riferimento da quanto hanno già studiato fino ad oggi i docenti dell’università di Cassino e del Lazio Meridionale. Ma è evidente che non basta che qualche città o comune, come Cassino adotti più di altri misure ferree di limitazione delle fonti inquinanti, e magari altri ignorino ogni misura. E’ evidente che la questione non è risolvibile entro i limiti del proprio territorio, occorre “lavorare, agire, per aree geografiche geomorfologicamente omogenee, consistenti, oltre i sempre meno importanti confini comunali. L’abbattimento di due gradi della temperatura negli edifici, la limitazione delle biomasse per i caloriferi e l’abbassamento della velocità nel centro urbano e nelle zone a ridosso della città possono significare già molto per migliorare la qualità dell’area. Servono misure permanenti, dunque, su cui stiamo lavorando. Le domeniche ecologiche e le targhe alterne, alcune anche imposte dal Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria negli anni precedenti, abbiamo capito che servono a poco per ridurre in modo significativo l’inquinamento atmosferico”. Ha concluso l’assessore, Dana Tauwinkelova. Sicuramente il riscaldamento domestico incide in misura considerevole sull’aumento dei valori di PM10, ma non si può negare che il traffico veicolare, specie nel weekend e non solo, abbia una responsabilità non da poco, se pur valutata dallo studio condotto nel 12%, nel rendere irrespirabile l’aria nella nostra città. Un diverso Piano del Traffico potrebbe aiutare ad abbassare ulteriormente, almeno quel 12%, prodotto dalla circolazione delle auto nel centro cittadino tutti i giorni e non soltanto nei weekend. In altri termini adottare un’Isola Pedonale permanente nella maggior parte della città sarebbe più utile. Questo provvedimento avrebbe ancora più senso se accompagnato da un sistema di mobilità sostenibile, con mezzi pubblici alimentati a gas o metano, e un incremento del bike shering. Del resto la chiusura dei centri storici delle città è ormai una realtà indiscutibile in tutta Italia,nei grandi come nei piccoli centri e Cassino, sotto questo aspetto, potrebbe diventare un progetto pilota per tutta la provincia. La salute di tutti ne guadagnerebbe sicuramente. F. Pensabene sua

21 Luglio 2010 0

Lotta al fenomeno dei furti, tre arresti

Di redazione

Continua incessante l’azione investigativa degli uomini dell’Arma per assicurare alla giustizia i responsabili dei reati predatori. La lotta repressiva viene portata avanti anche sfruttando i preziosi ausili della tecnologia. Uno di questo è l’utilizzo delle telecamere di videosorveglianza. Ad essere incastrato da questo straordinario mezzo con i quali i malfattori spesso non fanno i conti, un 51enne operaio di un centro della piana Venafrana che con un apposito grimaldello ha forzato la porta di ingresso di un bar di una stazione di servizio asportando il denaro, circa 300 euro, contenuto in uno scambiatore di banconote posto nell’esercizio. Ma il sistema di videocamere lo ha immortalato in modo inequivocabile, in modo tale che agli uomini dell’Arma presso cui il gestore dell’impianto aveva presentato denuncia di furto, dopo una compiuta analisi dei filmati non è stato difficile identificare il malfattore e denunciarlo per furto aggravato all’Autorità Giudiziaria del capoluogo Pentro. Un altro 44enne pregiudicato sottoposto anche alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza è stato invece denunciato alla medesima A.G. perché ritenuto responsabile di un furto compiuto alcuni giorni addietro in un’azienda agricola della piana venafrana, ove erano stati asportati alcuni manufatti per l’equitazione ed un paio di motoseghe.

Ad Isernia i militari della locale Compagnia, grazie anche alle foto pubblicate dagli organi di stampa regionali, hanno confezionato ed inoltrato alla stessa A.G. Pentra, una ulteriore denuncia per “ricettazione” a carico del 22enne BALLIU Klodian extracomunitario di origine albanese, saltato alla cronaca molisana perché arrestato qualche giorno fa in una operazione congiunta dell’Arma e della Polizia, mentre cercava disperatamente di raggiungere la Campania dopo essere stato intercettato nella periferia del capoluogo provinciale mentre si apprestava a svaligiare abitazioni. Il giovane e scaltro malfattore, il giorno del suo arresto indossava ed esibiva alle fotocamere dei reporter un “borsello in pelle” pregiato che è stato riconosciuto da un lettore Campobassano di sua proprietà perché asportatogli il decorso 12 luglio a seguito di furto subito nella propria abitazione nel capoluogo regionale. Per tale motivo gli uomini dell’Arma Isernina, attivati dalla denuncia della vittima del furto hanno prelevato presso la casa Circondariale di Isernia di via Ponte S.Leonardo dove l’albanese è detenuto, il manufatto in pelle e lo hanno posto in visione al denunciante che lo ha riconosciuto come proprio e quindi lo hanno sottoposto a sequestro nelle more dell’autorizzazione da parte dell’A.G. alla restituzione al legittimo proprietario.

24 Febbraio 2010 3

Il Museo Nazionale Emigrazione Italiana ignorail fenomeno ciociaro

Di redazione

Si ricorderà che il 23 ottobre dello scorso anno è stato inaugurato con l’avallo delle massime autorità della Repubblica, il Museo Nazionale Emigrazione Italiana -a Roma, complesso del Vittoriano- dietro iniziativa di alcuni organismi medesimi dello Stato Italiano. E’ una istituzione museale che si prefigge di ripercorrere le tappe e definire e circoscrivere, pur se solo dal 1870 circa, quella grande tragedia che fu la emigrazione degli Italiani all’estero: si rammenta che in verità una seconda Italia è disseminata nelle varie contrade della Terra. E in questo colossale e epico movimento di umanità che ha valicato le Alpi e i mari in mezzo a indicibili sofferenze, non vi è traccia del ciociaro!! I ciociari sono restati a casa, al comodo, secondo il Ministero degli Esteri. Non solo: i termini ciociaro o Ciociaria, per non parlare di Frosinone o di Valcomino, zero totale. Ma il bello è che nemmeno il termine laziale lo incontri mai nelle varie tabelle e annunci sparsi nel percorso della mostra. Cioè, per semplificare, tutti gli italiani sono emigrati, in parte in Italia e in massima parte all’estero, perfino, a loro dire, quelli delle Isole Eolie,[è proprio così!], quelli di Conegliano, di Gubbio, i Valdostani, sono emigrati addirittura quelli del liceo Telesio di Cosenza [sic!], ma nemmeno un ciociaro, e perfino nemmeno un laziale! Cioè Charles Forte, Caterina Valente, Coluche, Jack Vettriano, Edoardo Paolozzi e mille altri grandi ciociari all’estero, sono diventati apolidi, senza radici e senza patria, per lo Stato Italiano. Eppure, si badi bene, solo per rispettare la storia, i Ciociari occupano uno dei primi posti, se non il primo assoluto fatte le dovute proporzioni, nella graduatoria degli emigrati italiani all’estero, per numero! In aggiunta sono stati proprio i ciociari i primi assoluti ad abbandonare le proprie terre e le proprie case per fame e miseria, iniziando da quelli della Valcomino, sin dalla fine del 1700 ma non a livello di episodio sporadico bensì a livello di flussi patologici e traumatici, continui e costanti. Cioè ancora non si sa o si finge di non sapere che la emigrazione, quella oggetto della iniziativa in questione, cioè per intenderci quella per fame, per miseria, per esuberanza demografica, e non quella per ragioni politiche o religiose o artistiche o altro, è nata in Ciociaria e più, precisamente, in Valcomino. La primogenitura di questo tragico ma allo stesso tempo intrepido, movimento è qui che si trova. Quindi oscurare i ciociari è stato il massimo del dileggio, sia della storia e sia della realtà. Il Museo si occupa programmaticamente della emigrazione italiana a partire all’incirca dal 1870 e in questo movimento e in questa data, secondo gli organizzatori, i ciociari non esistono né come laziali nè come frusinati né come altro. E ancora di più, nella tabella che illustra la emigrazione precedente al 1870, cioè quella preunitaria, non solo viene omesso di informare, come detto, che gli avamposti e i pionieri della emigrazione all’estero sono stati gli zampognari e i pifferari e gli altri artisti di strada ciociari ma altresì viene omessa e ignorata un’altra pagina fondamentale della emigrazione pur se non all’estero e cioè quella interna all’Italia, quella, in particolare, che possiamo definire la ciociarizzazione di Roma nell’Ottocento, pur essendo una pagina della Storia d’Italia nota a tutto il mondo salvo agli organizzatori del Museo. Come pure nulla, nemmeno un cenno, di quel continuo e persistente esodo da Terra di Lavoro Settentrionale e cioè dalla Ciociaria meridionale, verso Terracina, verso Sezze, verso Velletri e in massima parte a Roma e nel latifondo romano, a partire dal 1770 circa. Non fatti episodici, ma flussi continui, patologici, permanenti. E in effetti in uno dei tabelloni esposti si legge: “Dal triangolo montuoso tra Emilia, Liguria e Toscana partono mendicanti, suonatori, artisti di strada e domatori di aninali [sic!!] verso ogni paese d’Europa e sono presto imitati [sic!!] da abruzzesi, molisani, lucani e calabresi”. Cioè quelli che dunque son stati i primi a soffrire le pene della emigrazione, quelli che addirittura hanno inventato la emigrazione per fame, per miseria, per incremento demografico, i ciociari della Valcomino e del Cassinate, sono stati dimenticati, azzerati, risospinti nell’inconscio della storia nazionale. L’unico alibi, in merito, degli organizzatori e dei compilatori di queste schede è non solo la latitanza e assenza delle istituzioni statali prima e di quelle ciociare vere e proprie dopo rispetto a tali macroscopiche disfunzioni ed omissioni ma soprattutto la assenza assoluta e totale di informazioni e.di istituzioni e di materiale bibliografico sull’argomento specifico in Ciociaria. Tra gli strumenti musicali presenti in mostra e molto decantati nei comunicati stampa, ci sono sia il mandolino napoletano e sia l’organino a manovella o a cilindro e l’organetto vero e proprio che per decenni e decenni rappresentarono – ove più ove meno- la sola fonte di sussistenza per una parte dei poveri emigranti nelle vie del mondo ma l’aspetto imperdonabile anche scientificamente e non solo dunque storicamente, è che non vi è nessuna traccia del piffero e della zampogna per non citare l’arpa celeberrima degli avventurosi viggiamesi, sia a documentazione della emigrazione preunitaria e sia di quella postunitaria. E’ una discriminazione inqualificabile o dimenticanza inaccettabile o ignoranza grave. Infatti il piffero e la zampogna non solo erano la strumentazione degli artisti girovaghi, degli emigranti ciociari, assieme appunto all’organetto diatonico e al tamburello, e lo sono ancora oggi dopo oltre due secoli in certe isole della Ciociaria, ma il destino vuole che siano proprio essi ad essere gli unici e soli strumenti musicali che hanno accompagnato gli esordi traumatici della emigrazione ciociara e di quella nazionale dai paesetti sperduti delle Mainarde quali San Biagio Saracinisco, Picinisco, Cerasuolo di Filignano, Cardito di Valleroonda, Villalatina, prima e dopo il 1870, qui completamente ignorati e oscurati a danno anche della verità storica. Per non menzionare la epopea vera e propria anche dei figli di Viggiano, in quel di Potenza, con le loro arpe. Non solo ma sono gli unici strumenti, il piffero e la zampogna, veramente noti, i soli noti in tutto il mondo e presenti in tutti i musei del pianeta perché eternati nella pittura setteottocentesca e nella letteratura per almeno centocinquantanni assieme al costume ciociaro, fatto anche questo di cui non è traccia nel Museo. L’altro slogan è che la iniziativa ha per finalità gli studenti e un pubblico generico, come a dire, secondo gli organizzatori, che tutte le omissioni, distorsioni, mistificazioni, banalità sono ammissibili e quindi normali. Anche questo un alibi inaccettabile e troppo comodo per giustificare quanto fin qui individuato e lamentato. In merito ci si chiede chi di questo pubblico obiettivo princpale della iniziativa, è in grado di spendere sessanta Euro per il catalogo! Con queste note si vuole sottolineare l’azzeramento culturale e storico della Ciociaria e dei ciociari -li si chiamino anche laziali meridionali o campagnuoli o frusinati o come si vuole – vale a dire la distruzione della identità ciociara. Altrettanto preoccupante a dir poco, per noi cittadini, è la completa assenza di reattività da parte delle amministrazioni ciociare a tutti i livelli rispetto a questo tipo di realtà. Tutto è perfino disperante. Come pure la completa e totale assenza di istituzioni e associazioni reali e fattive in Ciociaria sull’argomento emigrazione. Michele Santulli

3 Febbraio 2010 0

Lavoro nero, Uil: “fenomeno in crescita nel sud della provincia”

Di redazionecassino1

Dati allarmanti sull’occupazione in provincia di Frosinone arrivano dalla Uil. In particolare sul lavoro nero, una piaga per l’intero Paese, ma presente in misura considerevole, a giudizio dei responsabili della Uil, in tutta la provincia soprattutto nella parte sud. Secondo l’indagine realizzata dal sindacato, infatti, esiste una percentuale altissima di lavoratori in nero: il 21,4% della forza lavoro, all’incirca 37.000 persone, con un fatturato prodotto da questi lavoratori di 1.800.000 euro, pari al 17,2% del prodotto interno lordo provinciale. Sono dati, questi, che si verificano nel profondo sud del nostro paese. «L’elaborazione – spiega Guglielmo Loy, Segretario Confederale – è stata realizzata partendo da un’analisi del tasso di irregolarità nell’anno 2008 stimato attraverso alcuni indicatori economici, fiscali ed occupazionali, e proiettando i dati al 2009, secondo le stime degli indicatori presi in considerazione. É noto, come il lavoro sommerso sia un fenomeno complesso di cui è difficile misurarne l’effettiva portata e, pertanto, per valutarne l’entità non si può che ricorrere a delle stime». Ma nonostante ciò si è molto vicini alla realtà. «La verità è che questa – sottolinea il segretario provinciale Uil, Gabriele Stamegna – resta una provincia rimasta in piedi per anni grazie alle stampelle della cassa per il mezzogiorno che ha creato un sistema produttivo drogato che non si confrontava libero mercato, venuti a mancare quei sostegni l’imprenditoria sana è stata capace di fare l’eccellenza, ma al tempo stesso un’altra economia ha continuato a sopravvivere con un sistema di auto sostegno inevitabilmente border line. Utilizzare manodopera in modo illegale abbatte considerevolmente il costo del lavoro e molte aziende continuano a pensare di essere poter essere competitive in questo modo».

F. Pensabene

24 Ottobre 2009 0

Abusi sui minori, fenomeno aberrante

Di admin

[flashvideo file=http://www.ilpuntoamezzogiorno.it/wp-content/uploads/2009/10/abusi21-10.flv image=http://www.ilpuntoamezzogiorno.it/wp-content/uploads/2009/10/abusi-minori.jpg /]

23 Agosto 2009 0

Alcol tra i giovani, un centro di formazione arginare il fenomeno

Di redazione

Una serie di interventi per prevenire e contrastare l’abuso di alcol tra i giovani, a partire dalla formazione di studenti e di operatori, fino alla sensibilizzazione dei gestori dei locali e al coinvolgimento delle famiglie. È quanto prevede la convenzione stipulata dall’Assessorato all’Istruzione, Diritto allo Studio e Formazione della Regione Lazio e dal Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio (CRARL) – Dipartimento di Medicina Clinica dell’Università di Roma “La Sapienza”. A sottoscriverla, per la Regione Lazio, l’assessore uscente all’Istruzione, Silvia Costa, alla vigilia della fine del suo mandato. L’abuso di alcol si sta diffondendo tra i più giovani, producendo comportamenti alterati e facendo lievitare il numero degli incidenti stradali. La convenzione prevede attività di formazione rivolte ai ragazzi nelle scuole e agli operatori, nonché l’istituzione di un Centro Regionale di Formazione dedicato ai Problemi e Patologie Alcol Correlati, inserito nelle attività del Centro di Riferimento Alcologico del Policlinico Umberto I di Roma. La convenzione prevede inoltre che siano promosse campagne di informazione e di sensibilizzazione non solo in ambito scolastico, ma anche presso gli esercenti e le famiglie, nonché forme di collaborazione e di cooperazione interistituzionale con i servizi sociosanitari del territorio e accordi con le altre Università del Lazio e con le ulteriori istituzioni preposte all’inserimento nell’ordinamento didattico della Sindrome Alcolica, anche attraverso borse di studio per alta formazione specialistica. “Si tratta di una risposta a una questione sociale che sta ormai dilagando – ha detto il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo – ovvero l’etilismo giovanile. Con la convenzione si vuole fornire un’informazione adeguata a studenti, docenti e famiglie, nonché consulenza e formazione agli operatori, anche per realizzare politiche più efficaci di prevenzione nelle scuole”. “In questi anni l’assessore Costa ha già sostenuto e finanziato molti progetti in questo campo – ha concluso Marrazzo – e ora si impone un approccio più globale, a 360°”.