Tag: storia

7 Aprile 2019 0

Marocchinate, la storia che non va riscritta ma raccontata per intero

Di admin
(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({ google_ad_client: "ca-pub-3708340944781441", enable_page_level_ads: true });

ROCCAGORGA – L’argomento Marocchinate è stato affrontato ieri pomeriggio nella bella sala teatro del comune di Roccagorga. Ospite della locale Pro Loco, Emiliano Ciotti presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate che ha presentato il suo libro denuncia, “Le Marocchinate, Cronaca di uno stupro di massa”.

L’argomento è quello della vile aggressione alle popolazioni inermi in vasti territori del Lazio, ma anche Campania, Sicilia e Toscana, durante la seconda guerra mondiale, divenute “bottino di guerra” per una frangia di “liberatori” conosciuti come Goumier e che operavano sotto il comando francese e che garantì loro l’impunità per stupri, rapine e omicidi come ricompensa per aver superato le linee tedesche.

Ancora ieri si è caduti nell’equivoco di pensare che l’azione di Ciotti fosse qualcosa di diverso dal ricordare ad alcuni, o far conoscere a molti altri, la macchia dei liberatori.

Anche ieri c’era chi sosteneva che l’operato dei Goumier e di chi sciolse loro le briglie contro coloro che li accoglievano come liberatori, fosse giustificato dai crimini commessi dagli Italiani arrivati come forze di occupazione in altri Paesi. Ancora ieri qualcuno ha ricordato, giustamente, le violenze subite dalle popolazioni francesi, dopo la dichiarazione di guerra alla Francia e l’attacco delle forze italiane ai transalpini.

Vero, una vergogna che gli italiani si portano dietro nel proprio bagaglio, per i quali sono condannati dalla gente e dalla storia. Vittime che nel loro paese, ed anche nel nostro, sono riconosciute tali. Certamente in quelle terre non ci sono monumenti a ricordo in positivo delle gesta degli Italiani (semmai a ricordarne le malefatte) e certamente neanche l’Italia ha mai chiesto di edificarne. Ben diversa, invece, è la questione delle vittime delle Marocchinate. Donne, bambini, uomini, chi uccisi nel tentativo di salvare una figlia dallo stupro, chi uccisa durante gli stupri, chi, nella migliore delle circostanze, solamente rapinato. I loro carnefici passano come eroi, come liberatori, che dovrebbe offendere la memoria di quelle migliaia di giovani arrivati dalla California, dal New Jersey o da altri Stati degli Usa, dei giovani inglesi, degli australiani, per non parlare dei polacchi.

I polacchi, poi; i Goumier trattati da eroi, i polacchi, un intero popolo votato alla lotta contro il nazifascismo, ingannato e poi abbandonato dietro la cortina di ferro sovietica. I nordafricani spinti contro il nemico dalla bramosia di avventarsi sul bottino di guerra costituito da donne e bambini; i giovani polacchi invece pronti ad immolarsi contro le mitragliatrici tedesche dal Medioriente fin nel cuore dell’Europa con la promessa poi non mantenuta di una Polonia libera.

Le promesse fatte ai Goumier, invece, vennero mantenute e lo sanno bene quelle popolazioni di fronte alle quali c’è ancora chi, italiano, vedendo questa vicenda con il filtro della politica (fascista o comunista come se oggi avesse ancora senso), fa spallucce dicendo “Embé? Lo abbiamo fatto anche noi (ben ci sta)”. Ben ci sta, ma almeno riconosciamo a questa gente il ruolo di vittime, di chi, da innocenti, ha dovuto pagato il prezzo delle colpe dell’intero Paese. Le vittime di Esperia, Campodimele, San Giorgio, Ausonia, Lenola, Fondi, Terracina…  sono vittime italiane della Guerra esattamente come lo sono i Martiri delle Fosse Ardeatine. Non si può considerare una vittima, più vittima di un’altra solamente in base alla divisa indossata dal carnefice.

In tutto questo però, non si deve cadere nel grande errore di considerare gli Alleati come Goumier. Bisogna comunque ricordare a cosa andava incontro il Mondo se milioni di giovani combattenti tra le file Alleate non avessero fatto diga con le proprie vite alla follia nazifascista. La storia non va riscritta, ma va raccontata per intero.

Ermanno Amedei    

1 Aprile 2019 0

Al Casaleno, non c’è storia passa Bergamo con 70-99

Di redazionecassino1

Al Casaleno va in scena una partita a senso unico. Cassino non è mai veramente in gara, e Bergamo, in straordinaria forma e galvanizzata dalla vittoria in casa con Rieti, annienta la Virtus. Nell’anticipo della 27º giornata, sono Roderick, Sergio e Taylor a scrivere il primo vantaggio alla fine del primo quarto sul 28-17. Con le assenze ai nastri di partenza di Hall, con la defezione di Luca Castelluccia e con Raucci e Sorrentino a mezzo servizio, per la Virtus si fa tremendamente difficile risalire la china. Nel secondo quarto, difatti, Bergamo allunga. Il solo a provarci è Ojo, che è sistematicamente raddoppiato, se non triplicato dalla difesa di coach Dell’Agnello. All’intervallo lungo si va sul punteggio di 29-50 per la compagine bergamasca. Nel terzo quarto è sempre la squadra di coach Dell’Agnello a mantenere il vantaggio, e con una Virtus provata fisicamente dai numerosi infortuni, il passivo si amplia e la BPC cede il passo anche nella penultima frazione di gioco con il risultato di 18-24. Al 30’ il tabellone recita 47-74 per gli ospiti. 

Negli ultimi 10’ di gara, il destino delle ‘V’ cassinati è ormai segnato. C’è spazio per tutti, ed i due coach cercano di centellinare le energie dei componenti dei rispettivi roster, in vista del prossimo finale di stagione.

Alla sirena di fine match, il risultato del tabellone del Casaleno, recita 70 BPC Virtus Cassino – 99 Bergamo.

Per gialloneri, 6 uomini in doppia cifra (Fattori 16, Taylor 20, Casella 12, Roderick 14, Benvenuti 11, Sergio 10, ndc), con la guardia Terrence Roderick che termina in tripla doppia con 10 rimbalzi, 12 assist e 14 punti; 120 la valutazione totale della BB14, 70 quella della BPC; la squadra di Dell’Agnello vince non solo nel risultato, ma anche in tutte le altre voci statistiche: nei rimbalzi (46-28, ndc), negli assist (26-12, ndc), nei falli (21-11, ndc), dati che testimoniano l’intensità e la concentrazione da parte degli uomini di Vettese completamente diversa rispetto a quella messa in campo della formazione ospite.

Ai rossoblù, non bastano i 17 di Ojo e i 22 in combinato disposto di Guaccio e Ingrosso.

Il commento nel post-gara di coach Vettese: “Quest’oggi c’è poco da dire sulla gara. Abbiamo sbagliato tutto, partendo dall’approccio, finendo con l’atteggiamento. Abbiamo il dovere di voltare immediatamente pagina e pensare alla prossima partita di Legnano non in ottica campionato, ma per arrivare il più pronti possibile all’appuntamento dei play-out. Sarà un test probante, una possibilità per capire a che punto siamo in vista della post-season. Ripartiamo da martedì più forti e concentrati che mai”.

Prossima gara settimana prossima per le ‘V’ cassinati, al PalaBorsani di Castellanza(VA), contro i Legnano Knights.

 

BPC Virtus Cassino-Bergamo 70-99 (17-28, 29-50, 47-74)

BPC Virtus Cassino: Ojo 17 (5/11, 0/4), Paolin (2/4, 0/3), Guaccio 11 (4/4, 0/3), Ingrosso 11 (1/3, 3/5), Castelluccia 4 (0/3, 1/3); Raucci 8 (2/4, 1/2), Hall 6 (0/2, 2/3), Sorrentino 2 (1/2), Razic 5 (1/4, 1/5), Bianchi n.e., Punzi n.e.. All. Vettese

Bergamo: Taylor 20 (4/7, 4/5), Roderick 14 (2/5, 2/6), Sergio 10 (2/3, 2/4), Fattori 16 (1/3, 4/7), Benvenuti 11 (4/6, 0/1); Casella 12 (3/3, 2/6), Zucca 8 (1/5, 2/3), Zugno 6 (3/4), Bedini 2 (1/1, 0/2), Piccoli (0/2). All. Dell’Agnello

Tiri liberi: BPC Virtus Cassino 14/18, Bergamo 9/11

Rimbalzi: BPC Virtus Cassino 28 (Guaccio 7), Bergamo 46 (Roderick 10)

Assist: BPC Virtus Cassino 12 (Paolin 5), Bergamo 26 (Roderick 12)

​foto repertorio

14 Marzo 2019 0

III edizione del Premio Letterario “Le storie nella storia”. Nella Sala degli Abati la premiazione

Di redazionecassino1

CASSINO – Si svolgerà domani, 15 marzo, presso la Sala degli Abati del Palagio Badiale, con inizio alle ore 17, in piazza Corte a Cassino, la cerimonia di premiazione del Premio Letterario “Le storie nella storia”.

L’iniziativa promossa e curata dall’Associazione Agorà Theodicea, con il patrocinio del comune di Cassino, dell’Università di Cassino e L. M. ed il Centro Documentazione e Studi Cassinati, si inserisce nel 75° Anniversario della distruzione di Cassino.

Il premio, giunto alla III edizione, avrà come titolo “L’emigrazione degli italiani all’estero e la nostalgia del ritorno”. In particolare avrà come filo conduttore le esperienze ed i racconti dei protagonisti fra tragedia, sacrificio, ma anche la rinascita, le memorie, le storie di vita delle donne, degli uomini, delle famiglie del Cassinate. L’edizione 2019 ha visto la partecipazione di numerose scuole di Cassino e del cassinate e di circa ventotto elaborati degli studenti. Alla terza edizione si sono cimentati negli elaborati gli allievi del Liceo scientifico “G. Pellecchia”, il Liceo-Ginnasio “G. Carducci” ed il Liceo Socio-pedagogico “M.T. Varone” di Cassino oltre al Liceo Scientifico di Pontecorvo. Il Liceo artistico di Cassino, inoltre, ha realizzato una serie di pannelli commemorativi della distruzione di Cassino che saranno esposti nel corso  della cerimonia di premiazione.

La cerimonia della premiazione sarà preceduta da un’introduzione musicale del M° Michele D’Agostino, dal soprano Maristella Mariani e dal baritono M° Alessio Potestio. L’introduzione affidata al presidente dell’associazione Agorà, avv. Marco D’Agostino, vedrà la partecipazione del vescovo Mons. Gerardo Antonazzo e dell’abate di Montecassino, Dom Donato Ogliari.

F. Pensabene

 

12 Dicembre 2018 0

Gaeta, cibo, arte e storia nella mostra enogastronomica all’ex ospedale dell’Annunziata

Di redazionecassino1

GAETA – Prenderà il via ufficialmente sabato 15 dicembre “Tra cibo, arte e storia, i presidi del gusto. Le eccellenze enogastronomiche del Golfo e non solo nell’antico Ospedale dell’Annunziata” l’iniziativa ideata dal Consorzio MAM di Gaeta, nell’ambito delle iniziative finanziate dalla Regione Lazio, ed allestita  presso le sale dell’ ex Ospedale, di recente restauro, all’interno dello straordinario scenario  del  complesso della Santissima Annunziata di Gaeta.  

Sabato alle ore 12.00 il taglio del nastro della manifestazione che ha fatto già il suo debutto, riscuotendo una buona partecipazione di pubblico, il weekend scorso.  

Per quanti lo vorranno, la mostra delle eccellenze enogastronomiche tipiche dell’area del Golfo e più in generale del sud della regione Lazio resterà  aperta fino all’Epifania.  

Le sale del vecchio Ospedale saranno il giusto scenario per le tante storie, tradizioni e lavorazioni dei vari prodotti. A raccontarle ai visitatori saranno direttamente i produttori.  

Vi sarà anche uno spazio per la degustazione e vendita nella suggestiva Cappelletta nel chiostro del complesso.   

 L’iniziativa è dedicata alla presentazione delle eccellenze enogastronomiche (le produzione artigianale, gli  antiche  lavorazioni perdute e recuperate, le  produzione di nicchia, i prodotti tipici riconosciuti) che caratterizzano il patrimonio  della nostra area (dall’olio ai prodotti caseari, ecc…), creando   un  ideale itinerario capace  di combinare le bellezze storiche, architettoniche e culturali con  un presidio gastronomico delle  produzioni d’eccellenza ,  valorizzando e mettendo a sistema quanto di meglio la nostra terra possa offrire in termini di cibo, arte e storia, creando un’iniziativa che li metta a sistema per valorizzarli ai fini della promozione del  nostro territorio. 

All’inaugurazione saranno presenti il Sindaco di Gaeta Cosmo Mitrano, il Presidente del Consorzio M.A.M David Vecchiariello, la Presidente di Confcommercio Gaeta Lucia Vagnati, la Vice Presidente nonché membro del Direttivo MAM Paola Guglietta, il Presidente Confcommercio Lazio e Lazio Sud Giovanni Acampora ed il Direttore Generale Salvatore Di Cecca. 

 

26 Ottobre 2018 0

La puntura di Ultimo… alla storia (che continua a ripetersi)

Di admin

LA PUNTURA DI ULTIMO – “In tre giorni il Premier Conte ha incassato la disponibilità di Putin e Trump a sostenere l’Italia nella sua politica economica e, quindi, nel suo braccio di ferro con Bruxelles.

Un’operazione che sa tanto di anni ottanta, cioè quando le cose in Italia andavano abbastanza bene, prima che, sul nostro sistema, si calasse la cappa austera della UE.

Eppure, considerando anche Brexit, la mente va anche ad un’altra epoca, quella in cui Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Sovietica erano alleati. Anche in quella circostanza l’Italia si aggiunse in un secondo momento. Ricordate contro chi erano alleati?”

Ultimo

25 Ottobre 2018 0

La storia di Bruno Buttone, nel romanzo di Marilù Musto “Punta al piccione e spara” domani al Civico Sociale

Di redazionecassino1

CASSINO – La storia dello spietato killer del clan Belforte, Bruno Buttone, raccontata dalla penna di Marilù Musto, giornalista de Il Mattino che ha raccolto confidenze dell’uomo, oggi collaboratore di Giustizia sotto protezione. Buttone, proveniente da una famiglia semplice, con un padre onesto da brillante studente di Giurisprudenza si ritrova, per alcune circostanze di vita, a divenire un uomo spietato e un killer senza scrupoli. ‘Punta al piccione e spara’, un vero e proprio romanzo autobiografico sarà presentato domani, venerdì 26 ottobre, a partire dalle ore 10, presso la sala Salerno del polo didattico La Folcara. L’iniziativa rientrata in una serie di eventi che il ‘Civico Sociale, trattoria della legalit’, ha intenso organizzare in stretta collaborazione con l’Università di Cassino. La volontà di Simona Di Mambro e Carmine Mernini, titolari del ristorante che propone cibo e prodotti provenienti dai beni confiscati alle mafie, è quella di sensibilizzare le nuove generazioni su fenomeni fortemente presenti in territori come il Cassinate, il sud Pontino, l’Alto Casertano o il Molise. Un parterre d’eccezione quindi avrà il ruolo di sponda verso i tanti studenti presenti. Questo per far comprendere come il fenomeno delle infiltrazioni malavitose possa attecchire anche negli ambienti più sani. Ad introdurre i lavori sarà il procuratore capo Luciano d’Emmanuele. Seguiranno poi gli interventi del magistrato della Direzione Nazionale Antimafia, Cesare Sirignano, del comandante del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Frosinone, il tenente colonnello Claudio Gnoni e del professore dell’Università di Cassino, Luigi Di Santo. A fare gli onori di casa sarà il rettore Giovanni Betta. Il presidente del tribunale di Cassino, il dottor Massimo Capurso, saluterà i presenti con breve inciso. A chiudere la carrellata di interventi l’editore del libro, Pasquale Gnasso e l’autrice Marilù Musto. A moderare i lavori sarà la giornalista Angela Nicoletti. Gli altri appuntamenti, in fase di organizzazione, vedranno l’arrivo a Cassino di personaggi di caratura nazionale e che si sono contraddistinti per la lotta alle mafie attraverso le attività investigative, quelle politiche o più semplicemente, come nel caso del giornalista catanese Paolo Borrometi, sotto scorta da tempo, scrivendo e raccontando la verità.

21 Settembre 2018 0

La storia di Anita, una memoria che approda anche sui quotidiani locali

Di admin

CASSINO – Un volto che non si dimentica, quella del soldato tedesco che voleva portarle via la madre quando aveva appena 5 anni. La testimonianza della guerra fornita da Anita, la bisnonna 80enne di Cassino, fortunatamente si propaga. Una risorsa, la sua memoria, che va valorizzata il più possibile per mostrare ai più giovani gli orrori della guerra. Oggi i quotidiani locali come Ciociaria Oggi del direttore Alessandro Panicutti e L’Inchiesta diretto da Stefano Di Scanno hanno riservato ampi spazi al suo racconto e come è stato “riesumato”. Anita ha raccontato a Il Punto a Mezzogiorno prima, a Cronaca Vera e Huffingtonpost dopo, quella storia che ha avuto inizio mentre, a cinque anni, con la madre e il fratello scappava dalle bombe che cadevano sulla sua casa.

La storia di Anita (video), ha riconosciuto in un murales il soldato tedesco che 75 anni prima le voleva portar via la madre

18 Settembre 2018 0

Riconosce il soldato nazista dopo 75 anni, la storia di Anita sulle pagine di Cronaca Vera

Di admin

CASSINO – La storia di Anita Nardone, la 80enne di Cassino che ha riconosciuto in un murales di Broccostella, il soldato nazista che, durante la seconda Guerra Mondiale, voleva portarle via la madre 75 anni fa sta riscuotendo interesse in Italia ma anche all’estero. Stamattina il settimanale Cronaca Vera le ha dedicato due pagine in cui la donna racconta cosa avvenne quando, a 5 anni, con la giovane madre e il fratello di due anni, tentava di sfollare per mettersi in salvo.

La settimana scorsa, invece, Anita è stata intervistata da una giornalista per un giornale inglese.

Bene quindi che l’interesse per la guerra, oltre ai fatti di cronaca bellica riportati nei libri di storia, si estenda anche a chi la guerra l’ha subita. Sempre meno sono i testimoni che possono raccontarla per come dolorosa e brutta è realmente. L’esplosione di una bomba, raccontata da quella che un tempo era una bambina e che oggi è una bis nonna, rende meglio l’idea di qualsiasi ricostruzione cinematografica.

12 Settembre 2018 0

Italiani in Francia, storia di migrazione e integrazione nostrana

Di admin

ATTUALITA’ – Il numero  di settembre della rivista francese HISTORIA contiene un inserto di cento pagine dedicato agli Italiani in Francia, dal titolo ”Ces Italiens qui ont fait la France”, un titolo  che  non ha paura di esprimere una verità: la Francia, questo grande Paese, è stato ricettivo ed ospitale, dando un tetto e un tavolo alle centinaia di migliaia di italiani che nel corso dell’Ottocento e del Novecento, a partire dalla cosiddetta unificazione, si sono riversati nel Paese, spinti dalla fame e dalla miseria grandi. La convivenza, è vero, ha registrato anche episodi di truculento razzismo e xenofobia e violenza e di non poco sfruttamento sul lavoro, ma la conclusione è che gli Italiani in Francia hanno trovato accoglienza e allo stesso tempo hanno anche dato, non solo il loro apporto fisico: hanno contribuito, con le loro capacità, alla evoluzione e progresso del Paese: uno dei giornalisti dell’inserto scrive che hanno ricevuto poco rispetto al tanto che invece hanno dato. Ed in effetti si tocca una madornale quasi paradossale realtà: gli Italiani quando sono fuori dei confini natali, quando vivono oltralpe, danno il meglio di sé stessi: parrebbe che i nuovi ambienti e contesti esistenziali siano favorevoli alla evoluzione e sviluppo delle loro qualità migliori che al contrario, in patria, vengono oppresse e rimosse: ed è così: gli scienziati e gli artisti e gli imprenditori vengono rimossi ed emarginati perché non li si capisce o forse perché si debbono favorire amici parenti cognati figli, tutti mezze cartucce. E perciò quelli che hanno qualcosa da dire e da offrire, emigrano e dovunque mettono radici, quasi tutti assurgono alle posizioni più prestigiose e ricercate: nelle Università, negli organismi scientifici, nei musei, nelle istituzioni accademiche, nell’imprenditoria.  Chissà che cosa succederebbe se tutti questi italiani di successo tornassero in Italia! Sarebbe la palingenesi, la resurrezione dell’Italia.

Ma torniamo alla Francia, al Paese della Rivoluzione, degli Ugonotti, degli Enciclopedisti. Da quando esiste l’Europa, da allora i rapporti Francia-Italia sono stati sistematicamente stretti e duraturi, a partire dalle cosiddette Gallie fino ad oggi. Come tra i rapporti umani, così i rapporti tra i due Paesi si sono svolti sotto alterne vicende e contesti. Possiamo affermare che la presenza e l’impronta e contributo italiani alla Francia sono stati e sono ancora i più ricchi e i più significativi.  Leggendo il resoconto citato in HISTORIA si resta veramente stupefatti dalla quantità delle presenze, immigrate o nate da italiani, sul palcoscenico della storia nazionale, in tutti i contesti:  Leone Gambetta, Emilio Zola, prima di loro Giulio Mazzarino nel 1600, poi Caterina dé Medici, poi Maria dé Medici regine di Francia; si continua con Pierre Reggiani, con Edith Piaf, con Yves Montand, con Dalida, con Coluche, con Platini, con Lino Ventura, con la Semeuse, oggi con Toni Benacquista, con Dom.Pacitti, con Christophe; poi si continua, nella  moda, con Nina Ricci, con Elsa Schiaparelli, con Pierre Cardin, tutti italiani francesizzati; si continua coi massimi artisti Fed. Zandomeneghi, con Gius.De Nittis, con Giov. Boldini, con Gius. Palizzi, con Gino Severini, col povero Amedeo Modigliani senza menzionare la quantità enorme di artisti e letterati che vi hanno solo soggiornato; si menzionano gli uomini politici rifugiati sotto il fascismo quali Gaetano Salvemini, Fil. Turati, Gius. Saragat, Sandro Pertini, i fratelli Rosselli; si menzionano le modelle di artista celeberrime Eva, Lorette, Agostina, Cesidio, Carmela, Celestino, le altre grandi donne che vi hanno vissuto o soggiornato quali Luisa Casati, Mimì Pecci Blunt, la principessa Ruspoli, tanto per citare a memoria;  Gioacc. Rossini e Leonardo da Vinci vi hanno vissuto e qui morti, se pensiamo oggi ai docenti universitari che insegnano a Panthéon Assas o alla Univ. di Medicina 1 o a Toni Negri che pure vi ha insegnato per quasi venti anni come pure a Maria Antonietta Macciocchi o a Gabrielle Flammarion figlia di una modella ciociara, direttrice per mezzo secolo dell’osservatorio di Astronomia  di Parigi, e poi Maria Brignole de Ferrari, duchessa di Galliera, che a Parigi e dintorni ha lasciato una impronta che è semplicemente inimmaginabile per immensità e ricchezza:  raccomandiamo al lettore di approfondire la conoscenza di tale impareggiabile donna.  Dopo tale sequenza di nomi si perviene alla conclusione  che, in verità, si è trattato solo di una modesta introduzione alla ricchezza sbalorditiva di uomini e donne italiani che hanno contribuito e partecipato  alla grandezza della Francia.  L’anno scorso questa autentica apoteosi è stata, pur se sotto tono, ricordata dal Museo Nazionale della Emigrazione di Parigi con una manifestazione intitolata ‘Ciao Italia’ che ha goduto di grande successo e riconoscimenti. Perciò parlare dei circa quattro milioni e passa di francesi di origine italiana necessiterebbe di ben altri mezzi e sussidi ed è a dir poco deplorevole e miserabile che l’Italia mai abbia posto attenzione, ma ragionevole e intelligente e produttiva,  alla seconda Italia che vive Oltralpe e oltre oceano: sono sempre gli Italiani stessi, singolarmente e individualmente, che sulla loro pelle, grazie ai loro meriti e capacità e qualificazioni, tengono desta l’attenzione al Paese: la madrepatria ha solo sfruttato. Grati dunque alla rivista HISTORIA che, col suo esaustivo servizio giornalistico, ha voluto tenere desta e vigile l’attenzione su tale pagina incredibile della emigrazione italiana in Francia e sulla perfetta integrazione e fratellanza.

E il nostro museo nazionale della emigrazione, costato quintali di soldi pubblici, sfarzosamente promosso, satrapescamente realizzato al Vittoriano, che ne è divenuto?Michele Santulli

11 Settembre 2018 0

Credeva di aver perso per sempre la mano, invece…Storia a lieto fine di un operaio ad Isola Liri

Di redazione

Roma-Isola Liri- Una storia a lieto fine quella di un operaio di 54 anni. L’uomo era rimasto coinvolto in un incidente sul lavoro in un’azienda di Isola Liri alcuni giorni fa. Un incidente grave che aveva indotto i sanitari intervenuti a disporne il trasferimento immediato in un ospedale della Capitale, il San Camillo di Roma, a causa di un arto praticamente mozzato. La mano dell’uomo completamente staccata sembrava ormai persa per sempre. Eppure la storia non è finita così. E a parlarne quest’oggi anche il tg5 che ha evidenziato l’ eccezionalità dell’intervento chirurgico messo in atto. Ovvero all’operaio è stata riattaccata la mano ed il decorso post operatorio sembra procedere per il meglio con il paziente che ai microfoni del telegiornale di Canale 5, Mediaset, ha spiegato di iniziare ad avvertire i primi formicolii alla mano rimessa al suo posto e di essere fiducioso. Non è infatti scontato che un arto completamente staccato possa essere riattaccato e con successo. Ma la bella notizia ha rincuorato non solo l’operaio vittima dell’incidente, ma anche amici, familiari, colleghi e lascia accese sempre le speranze di tutti sui progressi della chirurgia e della medicina. Immagine d’archivio N.C.