Omicidio di Serena, la soluzione in un bagagliaio

18 aprile 2009 0 Di redazione

Su una station wagon tedesca di proprietà, oggi, di un extracomunitario residente in provincia di Frosinone, si stanno concentrando le indagini relative alla morte di Serena Mollicone. La 18enne di Arce venne trovata cadavere nel giugno del 2001 in un boschetto in via Cupa. La vettura sarebbe stata venduta allo straniero da un carabiniere in servizio, all’epoca dei fatti, nella stazione di Arce. A quasi otto anni dalla morte della ragazza, il mistero resta fitto e, dopo la pista investigativa e giudiziaria del carrozziere di Arce, assolto dall’accusa indiziaria di omicidio anche dal terzo grado di giudizio, le indagini lo scorso anno sono ripartite dal principio. Innanzitutto dalla squadra mobile di Frosinone sono passate ai carabinieri sì, ma a quelli del comando provinciale di Frosinone. Il filone seguito, questa volta dai militari, porta direttamente all’interno dell’arma e a personaggi discussi all’epoca della vicenda. Alcuni dei carabinieri in servizio ad Arce sono stati interrogati subito, nel corso del nuovo iter investigativo, in procura a Cassino, e quasi subito si è verificato un drammatico colpo di scena. Uno di loro, il brigadiere Tuzzi, si è tolto la vita con un colpo di pistola. Questo è accaduto lo scorso anno e i vertici dell’arma hanno “scollato” l’episodio dalle indagini sostenendo che il gesto era dovuto a vicende personali. Fatto sta che da lì a tre giorni, Tuzzi, sarebbe dovuto tornare in Procura per un nuovo confronto. Le indagini sono continuate ed è notizia di alcuni giorni fa che i carabinieri avrebbero trovato l’auto con la quale, si sospetta, la raggazza possa essere stata trasportata dal luogo in cui è stata colpita e ferita gravemente al capo, nel boschetto dove poi è stata trovata. Tutto questo sarebbe accaduto mentre centinaia di persone la cercavano e i carabinieri effettuavano posti di blocco per controllare le auto. La vettura oggi sequestrata però era, all’epoca dei fatti, di proprietà di un militare, quindi certamente passava inosservata e incontrollata. Il Ris di Roma, cercherà nel portabagagli dell’auto riscontri a questa ipotesi. Insomma, sembra prendere piede una vecchia ipotesi inizialmente scartata dagli investigatori che preferirono la pista del carrozziere: quella di un coetaneo, amico di Serena, che avrebbe colpito la ragazza per motivi ancora non chiari e, credendola morta, ha chiesto aiuto al padre, persona di comando ad Arce, per occultarne il cadavere. Ipotesi, solo ipotesi, su cui però si sta lavorando. Inoltre, va ricordato che Serena, secondo la deposizione, nel corso del processo a Belli, del medico legale Antonella Conticelli, non sarebbe morta per via del colpo o i colpi ricevuti, ma sarebbe morta per asfissia, e cioè un decesso causato dagli imbavagliamneti che non le hanno permesso di farla respirare. Sarebbe quindi evidente che ad uccidere la 18enne, non sarebbe stato il suo coetaneo ma, se diverso da lui, colui che l’ha imbavagliata e incaprettata prima di gettarla nel boschetto.