Cassino, crocevia della camorra e della mafia cinese

4 settembre 2009 0 Di redazione

La “bomba” era già scoppiata l’anno scorso quiando, con una imponente operazione denominata “Grande Muraglia”, la Dia aveva ipotizzato un legame forte tra la camorra campana e la mafia cinese. Un legame che si annodava proprio a Cassino dove i due imprenditori, Terenzio padre e figlio, venivano indicati come punto di connessione tra le due organizzazioni malavitose. Ma non solo. In quella circostanza gli inquirenti portarono alla luce un fatto nuovo, e cioè che i personaggi di riferimento delle organizzazioni camorristiche, non erano più solamente persone arrivate a Cassino dal napoletano ma comunque sconosciute al territorio. Nell’operazione Grande Muraglia, infatti, vennero indagati nomi noti, molto noti, profondamente radicati nel tessuto sociale della città martire. I terenzio, sempre secondo gli investigatori, Luigi e Vincenzo, poco dopo tornati enmtrambi in libertà, si occupavano del redditizio affare delle merci contraffatte, capi di abbigliamento ed oggetti tecnologici provenienti dalla Cina. Un affare su cui la camorra ha puntato parallelamente al traffico di droga. Ieri laDia ha dato un ulteriore colpo, questa volta mortaler, all’organizzazione: ha sequestrato infatti beni mobili ed immobili per 150 milioni di euro. Un tesoro, Tra Roma Cassino e Frosinone la cui proprietà, in qualche modo, era sempre riconducibile ai Terenzio. In tutto si tratta di 41 immobili, un albergo ricavato da un monastero del valore di 70 milioni di euro, 22 appezzamenti di terreno, 10 società, due imbarcazioni e 48 rapporti bancari intrattenuti con istituti di credito e intermediari finanziari operanti nelle province di Roma e di Frosinone. Ai Terenzio è stata notificata l’ordinanza di obbligo di dimora a Cassino. “Il maxisequestro di ieri – ha detto il presidente della regione Lazio Piero Marrazzo – è il segnale di come le forze dell’ordine e la magistratura, alle quali va il nostro ringraziamento, continuino a tenere alta la guardia su un fenomeno che ha assunto ormai dimensioni preoccupanti nella nostra regione”.
Ermanno Amedei