Sara, Sabrina vuole il faccia a faccia con il padre

17 ottobre 2010 0 Di redazione

Sabrina “incassa” la fiducia della mamma Cosima e della sorella Valentina. Le due donne ritengono l’accusata di omicidio volontario in concorso con il padre per la morte di Sara Scazzi, incapace di compiere un gesto tanto efferato. Una vicenda che sta dettando anche nuove abitudini nell’informazione che, mai come in questo caso, ha avuto un ruolo centrale. Ai soliti comunicati stampa, a alle imbeccate “soffiate” alle “orecchie” Valentina usa sms inviati ai giornalisti per prendere posizione a favore della sorella scrivendo: “Sabrina è innocente! Questa è la cosa più importante! Mio padre ha ucciso Sarah e ora sta uccidendo la figlia”. Sabrina, dal carcere, continua a professarsi innocente rispetto a tutte le accuse che le ha mosso il padre, Michele Misseri. Secondo la ricostruzione dello zio di Sara, infatti, la 15enne sarebbe morta strangolata da lui, mentre Sabrina la reggeva dopo averla attirata nel garage. “Voglio vedere se mio padre avrà il coraggio di accusarmi guardandomi negli occhi” ha detto la 22enne ai suoi legali, chiedendo di incontrare il genitore per un confronto faccia a faccia. Ma sono emersi tutti i tasselli di questo crimine? Gli inquirenti sembrano convinti di sì, anche se ci sono dubbi ancora sulle responsabilità di chi poteva sapere e non ha parlato.
In tutta la vicenda, quel che sorprende, è l’atteggiamento dei due accusati che, prima dell’arresto, Michele Misseri, in particolare, ha attirato così tante attenzioni da portare gli investigatori al suo arresto. Un crimine che, senza quel protagonismo, probabilmente rischiava di rimanere impunito. E la stessa Sabrina; sempre in tv, a caccia di ribalta mediatica, con tanto di lacrime, fino anche a qualche minuto prima del suo fermo giudiziario. Chi ha spinto i due a quella, per loro fatale esposizione mediatica? Sara diceva, prima di sparire, che il paesino pugliese le stava stretto, sarà che per lo stesso principio, forse i due sono rimasti, invece, ammaliati dai riflettori di telecamere ne taccuini?
Er. Amedei