L’omelia del cardinal Piacenza a Montecassino in occasione delle celebrazioni benedettine

22 marzo 2011 0 Di admin

Abbazia di Montecassino
SANTA MESSA IN ONORE DI SAN BENEDETTO Patrono d’Europa
Lunedì, 21 marzo 2011

Omelia di S.E.R. il Cardinal Mauro Piacenza
Prefetto della Congregazione per il Clero

[Sir 50,1-11; Sal 111; Ef 4,1-6; Mt 5,1-12]

Sia lodato Gesù Cristo!

È oggi per me motivo di particolare letizia presiedere questa solenne Celebrazione in onore di San Benedetto Patrono d’Europa. Saluto fraternamente l’Abate di Montecassino, Pietro Vittorelli, e Mr. Dean John Hall dell’Abbazia di Westminster, così come rivolgo un deferente saluto all’On. Gianni Letta, Sottosegretario della Presidenza del Consiglio, all’On. Altero Matteoli, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, all’On. Renata Polverini, Presidente della Regione Lazio, e all’On. Mario Abruzzese, Presidente del Consiglio Regionale del Lazio.
Con essi, saluto anche tutte i Signori Ambasciatori e altre autorità religiose, civili e militari qui convenute per esprimere il comune sentimento di gratitudine al Signore, che ha suscitato, in secoli remoti, una così profonda e feconda radice dell’Europa, quale è la straordinaria figura di San Benedetto da Norcia.

La Celebrazione di quest’anno si inserisce in una congiuntura internazionale particolarmente delicata, nella quale la crisi economica rischia di far riemergere rivendicazioni, di parte o localistiche, distanti dal reale spirito dell’unità europea. Tuttavia è necessario riconoscere come le sole questioni economiche e giuridiche non siano sufficienti per giustificare l’identità dell’Europa. Esse sono importanti e da nessuno è lecito sottovalutarne la talora determinante influenza. Tuttavia, ben altra deve essere la strada per la costruzione, nel presente e nel futuro, dell’identità europea.
San Benedetto da Norcia è la dimostrazione di come, nei secoli, il metodo di Dio, che passa attraverso l’Incarnazione del Figlio, e dunque la coincidenza del tutto nel frammento ed il determinante ruolo della storia e di un particolare della storia, si possa reiterare. Dio agisce sempre così, non sopra gli uomini, non nonostante gli uomini, ma attraverso di essi.
L’apporto che questo uomo, Benedetto, ha dato alla costruzione religiosa, culturale e civile dell’Europa è senza paragoni. Dovremmo giungere ad affermare, anche dal punto di vista della corretta critica storica, che nessuno ha fatto per l’Europa più di San Benedetto da Norcia e, per conseguenza, la sua persona, il suo stile, il suo pensiero, dovrebbero essere punti di riferimento imprescindibile per chiunque voglia parlare, occuparsi, lavorare e spendersi realmente per la buona causa dell’Europa.
Una tale grandezza è ricordata dalla prima Lettura, tratta dal Libro del Siracide: «Premuroso di impedire la caduta del popolo, fortificò la città contro un assedio. Come era stupendo quando si aggirava fra il popolo […], come un astro mattutino fra le nubi, come la luna nei giorni in cui è piena […], come il fiore delle rose nelle stagioni di primavera». Quanto abbiamo bisogno di un astro mattutino fra le nubi! Quanto abbiamo bisogno di impedire la caduta del popolo!
La verità di un servizio di guida e di governo di un popolo, si misura esattamente su quanto esso sia capace di impedire le cadute del popolo stesso; cadute economiche, certo, ma soprattutto cadute culturali e morali, che sfigurano il volto del popolo e, al suo interno, corrompono gli individui.
L’idea che l’indebolimento culturale del popolo e della sua coscienza, strumentalmente ottenuto attraverso la corruzione dei costumi, sia uno strumento di potere e di controllo, è tanto falsa quanto pericolosa. Essa espone il popolo ai rischi più grandi e mente ai governanti sul reale significato del potere e del servizio, al quale essi sono chiamati.
San Benedetto ha dato un contributo fondamentale a quel personalismo cristiano che trova la propria radice ultima nel Mistero dell’Incarnazione del Verbo, per il quale la natura umana è stata integralmente assunta dal Figlio di Dio fatto uomo. La dignità della persona umana ed i suoi irriducibili diritti, che lo Stato non costituisce ma è tenuto a riconoscere, derivano dall’altissima concezione che, dell’uomo, ha il Cristianesimo, e di tale concezione, San Benedetto è stato fedele discepolo e, perciò, impareggiabile maestro.

Nella vita di San Benedetto, il passaggio da Subiaco a Montecassino, nel 529, rappresenta una fase nuova della sua maturazione interiore e della sua esperienza monastica: egli passa da una profonda intimità con Dio, che lo ha radicalmente trasformato, alla coscienza che tale intimità, tradotta nell’esperienza monastica, domanda visibilità e riconoscibilità, perché ad essa tutti possano guardare e da essa imparare. È l’inizio del ruolo pubblico del Cristianesimo, così come andrebbe sempre correttamente inteso: mai confuso con il potere civile, come avveniva nell’epoca pagana, e mai segregato o confinato fuori dal vivere sociale, come talvolta si vorrebbe oggi.

La Regola di San Benedetto rappresenta il suo reale profilo biografico, poiché, come scrive Gregorio Magno: «Il santo non poté in alcun modo insegnare diversamente da come visse» (Dialoghi, II, 36). La trasparenza, la fedeltà e, perciò, la coerenza dei santi sono sempre l’autentica ragione della loro permanente significanza, in ogni epoca ed in ogni contesto sociale e culturale. La Regola di Benedetto mantiene la sua forza illuminante e la sua attualità fino ai nostri giorni, soprattutto per il suo profondo equilibrio, per il suo sobrio discernimento e per la fondamentale vivibilità ed umanità che essa implica.

Un solo esempio può descriverne il valore: il santo di Norcia sostiene che colui che detiene il potere, per essere in grado di decidere responsabilmente, deve saper ascoltare il consiglio dei fratelli, perché «spesso Dio rivela al più giovane la soluzione migliore» (Regola, III, 3). Un uomo di responsabilità pubblica deve sempre saper ascoltare ed imparare da quanto ascolta. Deve saper ascoltare la storia, ascoltare gli uomini, ascoltare profondamente se stesso e, se credente, ascoltare costantemente la voce di Dio, che parla nella coscienza, nella Rivelazione e nel Magistero della Chiesa.

San Benedetto fu, come ci ricorda ancora il Libro del Siracide, «come un vaso d’oro massiccio, ornato con ogni specie di pietre preziose, come un ulivo verdeggiante pieno di frutti, e come un cipresso svettante fra le nuvole».
È sempre necessario che i padri siano “vasi d’oro massiccio”: preziosi all’interno e all’esterno, integralmente luminosi, e che, soprattutto, sappiano svettare tra le nuvole e non lasciarsi, da esse, adombrare.
L’unità benedettiana non è, così, l’esito di infiniti compromessi o aggiustamenti, ma della gioiosa riscoperta della propria identità, di cui l’Europa oggi sa di avere bisogno perché si trova alla drammatica ricerca di un centro vitale. L’Europa è al centro di questa drammatica sfida: o riscopre la propria identità, necessariamente cristiana, o rischia semplicemente di non esistere più come Europa.
La recente sentenza appena emessa (18.3.2011) dalla Corte di Strasburgo sulla esposizione obbligatoria del Crocifisso nelle scuole pubbliche ha riconosciuto che tale esposizione, lungi dal costituire un “indottrinamento”, manifesta l’identità culturale e nazionale dei Paesi di tradizione cristiana. Il Crocifisso, che è il Principio vivificante della immensa opera benedettina, è stato riconosciuto non solo come un principio unificatore dell’Italia, proprio nella coincidenza del 150° anniversario della sua unità politica, ma anche come un principio identitario al quale possono guardare i Paesi europei!
Ci ricorda il Santo Padre Benedetto XVI: «Per creare un’unità nuova e duratura, sono certo importanti gli strumenti politici, economici e giuridici, ma occorre anche suscitare un rinnovamento etico e spirituale, che attinga alle radici cristiane del Continente, altrimenti non si può ricostruire l’Europa» (Udienza generale, 9 aprile 2008).
Se anche non si volessero riconoscere il ruolo fondamentale del Cristianesimo e le conseguenti radici cristiane dell’Europa, per reale convincimento etico-religioso, lo si dovrebbe fare esercitando quella moralità nella conoscenza, che spinge ad amare la verità più di se stessi, riconoscendo la realtà del dato storico e la valenza culturale di un’identità etico-religiosa, senza la quale il Vecchio Continente rischierebbe realmente di perdersi.
Il contributo della cultura, della politica e della diplomazia italiane può e deve essere determinante per questa riscoperta e per la sua conseguente assunzione di responsabilità. Ne va del nostro futuro, del futuro dell’Europa, della possibilità, per le nuove generazioni, di vivere ancora nella libertà e in un contesto culturale, nel quale l’uomo non divenga mai mezzo, ma sia e resti sempre fine. In tale senso dobbiamo rallegrarci per la sentenza di Strasburgo che ho appena citato.
Non mi dilungo nell’elencazione dei frutti culturali, artistici, architettonici, sociali, giuridici ed etici dell’Umanesimo cristiano e dell’aurea Regola di San Benedetto, la quale, unendo la dimensione oblativa del labora con quella contemplativa del ora, ha piantato nel buon terreno dell’Europa, le radici di quella ordinata e teocentrica operosità, così imprescindibile per il reale sviluppo dell’uomo e delle sue capacità, mai in modo unidimensionale ma sempre tendenzialmente integrale.
Tutte le otto beatitudini ascoltate nella proclamazione del Vangelo sono applicabili a San Benedetto: egli è per eccellenza un povero in spirito, un mite, un misericordioso, un puro di cuore, un operatore di pace, e lo è non aderendo a generici valori, più o meno umanamente comprensibili, ma facendosi imitatore del suo Signore, Gesù di Nazareth, Signore e Cristo, Crocifisso e Risorto, del Quale, in realtà, le beatitudini ci parlano.

Questa appartenenza a Cristo, questa radice ultima di tutti i valori positivi di unità e di pace, di sviluppo e di progresso, che le nazioni d’Europa avvertono come proprio patrimonio, domanda di essere riconosciuta, riscoperta e ricollocata alla radice dell’Europa. La sfida del multiculturalismo, che non di rado diviene anche multireligiosità, domanda di approfondire e dilatare le capacità di autentico dialogo. Dia-logo, appunto, “parola tra due”!

Ma con chi dialogheranno le altre culture, se l’Europa non avrà una propria identità?
La mancanza di identità ha come drammatica conseguenza l’impossibilità del dialogo! Al contrario, la serena e continuamente purificata riscoperta della propria identità costituisce il presupposto più sicuro per approfondire continuamente quell’indispensabile dialogo, che permette alle differenti culture di convivere pacificamente nel rispetto più profondo della dignità di tutti gli uomini e, con essa, dell’autentica libertà religiosa.
Pur nell’impostazione gerarchica, che la Regola di San Benedetto prevede, l’umanità dei rapporti fra l’abate e i monaci, determinata dalla comune appartenenza all’unico Signore, appare come molto più umana e corrispondente alla struttura del cuore dell’uomo, che tante esperienze di governo dell’epoca contemporanea. La stessa democrazia, per poter vivere e funzionare, ha bisogno di una solida piattaforma di valori condivisi, senza la quale è semplicemente impossibile che i sistemi sociali funzionino. In Europa tale piattaforma di valori condivisi è indiscutibilmente fornita dal Cristianesimo, sia dal punto di vista storico, sia dal punto di vista sociale.
Non riscoprire le radici cristiane dell’Europa e addirittura ostacolarne in ogni modo la potente rifioritura, coincide, in realtà, con il mettere in pericolo la stessa democrazia, la quale, privata di una piattaforma di valori condivisi, può essere esposta ad ogni forma di aberrante degenerazione.
La Chiesa non cesserà mai, nell’ordine che le è proprio, di ricordare agli uomini, alle nazioni, agli Stati e ai loro governanti, l’urgenza e perfino la necessità della riscoperta di un reale umanesimo plenario. L’uomo non può e non deve, in alcun caso, essere strumentalizzato, per fini economici, politici o di potere. Egli è un fine, non un mezzo, e, dunque, l’economia, il diritto e la politica devono essere concepiti come indispensabili strumenti al servizio dell’uomo, del suo vero bene, del suo reale progresso, che coincide sempre con il bene comune. Di questo vero bene e reale progresso, è elemento indispensabile e condizione non negoziabile l’assoluto, integrale e moralmente vincolante rispetto della vita. Mai si era vista, in Europa, una così profonda degenerazione giuridica in tale fondamentale ambito.

Affidiamo all’intercessione della Beata Vergine Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, e a quella di San Benedetto, Patrono d’Europa, l’importante contributo che ciascuno, nel proprio specifico ambito, deve e può dare per la salvaguardia del futuro del nostro Continente, senza il quale, l’intera storia umana sarebbe semplicemente inconcepibile.
“Ut un omnibus glorificetur Deus”!
+ PAX