La transumanza moderna con camion e computer portatili

4 ottobre 2011 0 Di redazione

Fino al 1950 i greggi di pecore che dall’Abruzzo si spostavano a fine settembre in Puglia, alla ricerca di erba fresca, lo facevano a piedi percorrendo quasi 250 chilometri. E’ la transumanza, una vera e propria migrazione degli ovini che, attraverso 5 tratturi che solcavano Abruzzo e Molise, arrivavano in terra foggiana. Oggi il fenomeno ancora esiste ma in larga parte avviene a bordo di camion con pastori muniti di computer portatili e palmari. A dire il vero, le pecore in viaggio sono molto meno: un tempo anche tre milioni, oggi appena 250 mila tutte iscritte all’anagrafe.


Le tradizioni, però, in particolare quelle più radicate vanno conservate o, almeno in parte, salvaguardate. Ecco perché, un gruppo di amici che rispondono al nome di Tratturo3000 guidati da Pierluigi Imperiali, tra l’altro direttore dei servizi Veterinari Asl de L’Aquila, sta ripercorrendo, fin quanto possibile, il percorso del Tracturo Magno, quello più battuto che parte da L’Aquila e arriva fino a foggia passando per Castelnuovo, Forca di Penne, tutti i comuni dei colli pescaresi fino a Chieti Scalo, Giuliano Teatino, Arielli, Poggio Fiorito, per arrivare ieri a Lanciano pernottando con circa 320 pecore, nei pressi della chiesa di Santa Liberata. E’ lì che questa mattina li abbiamo incontrati. Il gruppo è composto da bolognesi, padovani, milanesi, torinesi, pisani, romani e Baresi per un’età compresa tra i 22 e i 75 anni. Tra loro, anche pastori veri che chattano su internet e una punk. Poi, alle nove circa, il gruppo, al seguito del gregge, ha raggiunto il centro di Lanciano per incontrare un gruppo di alunni di una scuola elementare. Alcuni di loro, probabilmente, non hanno mai visto una pecora dal vivo quando, appena 50 anni fa, scene come quelle di stamattina, si ripetevano abitualmente ogni anno. Poi, sono stati caricati su un camion per trasportarle in un altro luogo in cui il traffico automobilistico permette di riprendere il viaggio verso il foggiano.

Foto e servizio
Ermanno Amedei