Truffatori artisti dalla “faccia tosta”, la Capitaneria di Porto di Gaeta sgomina una banda

24 settembre 2012 0 Di redazione

Veri artisti della truffa quelli appartenenti alla banda spazzata via, questa mattina da “tramontana”, l’operazione condotta dalla Capitaneria di Porto di Gaeta. Cinque le ordinanze eseguite su ordine del Gip di Latina. 
A finire in manette sono stati i fratelli Antonio e Salvatore Talesco, 46 anni  il primo residente a Santi Cosma, e 40 anni il secondo residente a Minturno . Erano loro la mente del gruppo capace di vendere il superamento di esami per patenti nautiche, di nuoto, di voga o possibilità di impiego su navi mercantili. Riuscivano, nelle loro promesse, a vendere anche il superamento di problemi legati a impedimenti fisici, questo anche grazie a ventilate amicizie ministeriali. Veri professionisti dalla faccia tosta, Salvatore, infatti, era capace di indossare una uniforme bianca della marina mercantile e spacciarsi per comandate della capitaneria di porto di Terracina, ma anche di andare a far spese, ovviamente senza pagare, in negozi di Gaeta spacciandosi per emissario del comandante della capitaneria di Porto di Gaeta. Gli altri sodali finiti a vario titolo agli arresti domiciliari a colpiti da obbligo di dimora sono Antonio Di Cicco, 63 anni di Fondi ma residente a Formia, Aldo Fedele, 65 anni di Minturno, suocero di Salvatore Talesco, e Francesco Iannone. I tre sceglievano le vittime, tra quelle più vulnerabili, e soprattutto “imponevano” il silenzio con minacce tutt’altro che velate.

Ci sono poi altri due, forse tre indagati che favorivano l’attivitá malavitosa del gruppo anche consigliando loro come evitare l’arresto e come aggirare le indagini degli inquirenti. tra loro ci sarebbe anche un appartenente alle forze dell’ordine. 
Le vittime, secondo quanto riferito questa mattina dal comandante della Capitaneria di Porto di Gaeta Francesco Tomas, sarebbero al momento almeno otto, tra loro anche due ragazze che all’epoca della truffa erano ancora minorenni. Un giro di affari accertato in tre anni di indagini svolte oltre che dai marittimi della capitaneria, anche dai loro colleghi del Nucleo Speciale di Intervento, che avrebbe fruttato agli indagati circa 60 Mila euro. Un prezzario ampio che spaziava dai 300 euro fino a 25mila; il gruppo riusciva a “vendere” di tutto, approfittando anche della complessità del settore marittimo e della disperazione di chi cercava un qualsiasi genere di lavoro ad ogni costo. Nel corso dell’operazione Tramontana scattata questa mattina alle prime luci dell’alba, i marittimi hanno anche sequestrato una vettura, un conto corrente postale e divise che venivano usate dagli indagati per “andare in scena”. 
Ermanno Amedei