Soppressione dei capoluoghi, il sindaco di Frosinone: “Un aborto giuridicosenza precedenti”

31 ottobre 2012 0 Di redazione

“Il decreto legge partorito oggi dal Governo, se convertito, si tradurrà in un aborto giuridico senza precedenti”. Lo scrive in una nota stampa il sindaco di frosinone Nicola Ottaviani. “In un solo colpo è stata cancellata la storia secolare di oltre quaranta provincie italiane e, soprattutto, di quaranta capoluoghi italiani, senza uno straccio di studio economico-sociale, per valutare le conseguenze catastrofiche sui territori locali.

Entro un anno, rischiano di chiudere centinaia di uffici pubblici, come Prefetture, Questure, Commissariati, Comandi delle Forze dell’Ordine, Aziende Sanitarie Locali: tutti enti che, comunque, hanno generato fino ad ora una quota cospicua di prodotto interno lordo nelle nostre comunità locali, che si tradurrà nella perdita di ulteriori posti di lavoro anche nell’indotto privato, inevitabilmente legato alla sopravvivenza delle sedi istituzionali ora soppresse.

La situazione di Frosinone, sia come provincia, sia come capoluogo, è addirittura paradossale, in quanto pur avendo i requisiti di estensione territoriale e di popolazione per garantire l’autosufficienza, sarà soppressa a seguito dell’assenza degli stessi requisiti per la Provincia di Latina.

Patroni Griffi, Ministro della Funzione Pubblica e Castiglione, Presidente dell’Unione Provincie Italiane, non credano che la partita sia finita qui, calpestando i più elementari precetti della nostra Costituzione e, primo tra tutti, l’articolo 133 che prevede la riserva di iniziativa a favore dei Comuni per ogni ipotesi di riassetto delle Province, contrariamente a quanto avvenuto nella follia legislativa di questi giorni.

Non escludiamo forme di protesta di forte impatto sociale, come sit-in o occupazioni pacifiche dell’ingresso di Palazzo Chigi, il giorno fissato per la conversione del decreto legge, con la divulgazione dei nominativi di quei parlamentari eletti nei territori interessati dalla soppressione dei capoluoghi, che si apprestano a tradire i doveri minimi nascenti dal loro mandato, al prezzo di una ricandidatura a primavera, gentilmente concessa dalle segreterie dei rispettivi partiti”.