Verso la cinesizzazione, tutti sanno come evitarlo ma nessun politico lo fa

23 febbraio 2013 0 Di redazione

di Max Latempa
Si va a votare ma non servirà a nulla. Perché nessuno dei candidati sa cosa si deve fare o forse lo sa ma non lo vuole fare.

C’è chi come Berlusconi, che ha promesso una mancia di due o trecento euro, la restituzione dell’ IMU, come se questa cifra potesse salvare dalla disperazione milioni di famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese.

C’è chi come Bersani, che ha promesso di fare tutto ciò che ha chiesto l’ Unione Europea, come se da Bruxelles fino ad oggi non fossero arrivate quasi solo polpette avvelenate. In realtà la sinistra non è mai stata storicamente in grado di imbroccare la strada giusta.

C’è poi chi come Monti che, prima mette le tasse, poi promette di toglierle ed in realtà pensa solo alle banche ed a garantire alla Merkel che rimarremo sempre sull’ attenti.
C’è chi come Grillo
che stuzzica la folla con temi cari a tutti, ma che poi non sarà in grado di gestire una massa di parlamentari che, una volta eletti, non potrà tenere sempre al guinzaglio.

Nessuno ha veramente detto qual è il problema dell’Italia.
Il problema è il lavoro che non c’è più e che, in queste condizioni, non si potrà mai più ricreare. E senza lavoro non si produce PIL, cioè la ricchezza nazionale. E, se cala il PIL, aumenta il rapporto con il deficit e si blocca il sistema economico.
Il lavoro non c’è perché le aziende italiane, una volta forti e battagliere, chiudono, vittime della concorrenza sleale che invade i mercati europei e mondiali. Cina, India, Polonia, Romania. Se loro producono a condizioni disumane, noi non possiamo rincorrerle sul tema della concorrenza. Puoi abbassare i prezzi fino ad un certo punto, poi ti devi arrendere e chiudi (o fallisci).
I nostri politici vogliono cinesizzarci tutti? Vogliono che si lavori 16 ore al giorno per 200 dollari al mese? Se vogliamo essere realistici, questo sarà lo scenario futuro.
Oppure potremmo fare una bella legge comunitaria: se produci a costi che non arrivano almeno all’80 % degli standard europei, in Europa non entri e non vendi.
Allora le multinazionali saranno costrette ad aumentare i salari ed a migliorare le condizioni dei lavoratori cinesi o rumeni e ci sarà vera concorrenza. Oppure dovranno riaprire le fabbriche in Europa. O dovranno rinunciare al mercato europeo. Così a qualche ragazzo italiano verrà di nuovo voglia di aprire quella fabbrichetta che aveva fondato suo nonno o suo padre.

E’ tanto difficile da fare, cari politicanti da 30 denari?