pubblicato il28 maggio 2013 alle 22:22

Cassino – L’Odissea dei Lavoratori per riscuotere la Mobilità in deroga

Dall’A.S.La COBAS riceviamo e pubblichiamo:

A.S.La COBAS Cassino è diventata portavoce di ragazzi neolaureati e non, esodati e salvaguardati, precari di lunga durata , licenziati e disoccupati cronici, che non riescono a trovare un lavoro e che sono costretti a chiedere il sostegno al reddito.

Sono diverse migliaia nel Cassinate che hanno inoltrato la domanda di mobilità in deroga alla Regione Lazio da Gennaio 2013 ma non riescono ad essere pagati dall’INPS di Cassino.
Chiamano continuamente la Regione per avere degli aggiornamenti sui pagamenti, ma la risposta è sempre la stessa, chiamare l’Inps in quanto erogatore dei pagamenti.

L’’Inps di Cassino a sua volta risponde che devono telefonare alla Regione Lazio perché sono loro che devono erogare il pagamento. Insomma, ci chiediamo, ma è possibile sentirsi rimandare da un ente all’altro senza nessuna giusta motivazione? Com’è possibile che entrambi gli enti non sappiano nulla e ci sia una sorta di “scaricabarile” reciproco?

Purtroppo lo scaricabarile è una specialità in cui l’Italia eccelle a livello mondiale. Se fosse una specialità olimpica faremmo incetta di medaglie d’oro. In realtà, nel caso di questi Lavoratori, le normative non sembrerebbero lasciare spazio a troppi dubbi o ad azioni dilatorie. Come precisa infatti il sito della Regione Lazio “è compito dell’Inps liquidare la mobilità in deroga ed erogarla sulla base di un’indennità giornaliera”. Sembra tutto abbastanza chiaro. Purtroppo però sappiamo anche che gli uffici “complicazioni affari semplici” nel nostro Paese lavorano senza sosta e sono naturalmente specializzati nel creare difficoltà ai cittadini invece che a trovare soluzioni.

Non sappiamo dove stia l’inghippo che impedisce a tantissimi Lavoratori e Lavoratrici di incassare l’assegno di mobilità in deroga. Possiamo solo sperare che la pubblicazione di questo articolo aiuti a risolvere il problema di tante persone.

Non aver un lavoro è già una condizione di sofferenza e di forte disagio. Dover aggiungere a ciò sconforto che provoca finire vittima degli ingranaggi dell’italica burocrazia, è davvero troppo.

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