pubblicato il22 giugno 2013 alle 09:39

Decisone storica del Tribunale di Sorveglianza di Lecce: il detenuto via dalla cella angusta, “spostato in una cella adeguata alla normativa vigente”

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

faccedivita.it

Con una decisione di portata storica il Tribunale di Sorveglianza di Lecce getta un raggio di luce sui diritti umani di cui siamo tutti indistintamente portatori, e quindi anche i detenuti, e potrebbe causare un effetto domino sul sistema carcerario italiano, ormai al collasso. L’ordinanza 2013/1324 che non risulta avere precedenti in Italia: il Tribunale di sorveglianza ha accolto il ricorso di un carcerato che condivideva la cella con altri tre detenuti e ha ordinato all’amministrazione penitenziaria di concedere a un detenuto condizioni migliori così come stabilisce la legge, di fatto mai applicata per le condizioni cui é giunto il nostro sistema di detenzione. Non si tratta, come ha sottolineato il difensore, avvocato Alessandro Stomeo, del detenuto originario della provincia di Lecce del problema del divieto di tortura o dell’articolo 27 della Costituzione. La soluzione alla questione é insita, infatti, nel sistema normativo che in particolare all’articolo 6 dell’ordinamento penitenziario e al decreto ministeriale del 5 luglio del 1975, stabilisce delle misure minime per le strutture che ospitano il detenuto.

Tali parametri “minimi” evidentemente non sono stati ritenuti sussistenti nel carcere di Lecce dal dirigente della Asl Lecce Alberto Fedele che ha definito “non conformi”, quelli esistenti, alle normative in questione. Per lo “Sportello dei Diritti”, associazione impegnata da anni anche nella difesa dei diritti dei detentuti, spiega il fondatore Giovanni D’Agata, tale decisione se correttamente applicata anche in via analogica alle migliaia di situazioni analoghe che possono essere verificate nella generalità degli istituti di detenzione, potrebbe avere un effetto domino su tutto il sistema carcerario per la miriade di ricorsi che potrebbero essere presentati.

Ci attendiamo, quindi, che per evitare ciò, lo Stato italiano s’impegni immediatamente per risolvere l’annosa piaga del sovraffollamento carcerario, con provvedimenti urgenti che contemperino l’esigenza della certezza della pena e del rispetto del principio di Legalità con i diritti umani dei detenuti illegittimamente calpestati.

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