pubblicato il1 settembre 2013 alle 07:05

Camorra, una provincia avvelenata dai rifiuti e dai silenzi

Dal Sindacato Italiano Lavoratori di Polizia per la CGIL riceviamo e pubblichiamo: Non ci stupiscono le dichiarazioni del pentito di camorra SCHIAVONE, poiché rappresentano soltanto l’ennesima agghiacciante conferma degli interessi e degli affari che la criminalità organizzata ha curato e cura in questa provincia. Non solo il traffico illegale dei rifiuti, che ha ridotto questa realtà in una velenosa pattumiera, ma anche gli affari in altri ambiti hanno segnato e segnano il contesto socio-economico della Ciociaria. Mentre questa O.S. denunciava la presenza delle mafie, politici in compagnia di rappresentanti istituzionalim a partire da prefetti e questori, si prodigavano nel tentativo di dimostrare che erano tutte fantasie, alternando vergognosi momenti di puro negazionismo a silenzi sconcertanti che hanno favorito inevitabilmente gli affari illeciti della criminalità organizzata. Un atteggiamento che per decine di anni ha impedito di attuare un’adeguata opera di contrasto da parte dello Stato, le cui conseguenze rischieremo di pagarle per gli anni a venire. Eppure i segnali erano chiarissimi, le anomalie palesi ma per i responsabili dell’ordine e la sicurezza pubblica e per una politica imbelle, per anni, non si è visto nulla e tutto, secondo le loro dichiarazioni, era tutto sotto controllo. In questo contesto hanno proliferato attività incompatibili con il livello sociale ed economico di questa realtà, costellata di autosaloni di lusso, sportelli finanziari, centri commerciali, nonché, soprattutto negli ultimi anni, in piena crisi, lottizzazioni edilizie per centinaia di milioni di euro. Ora, SCHIAVONE ci sbatte in faccia una terribile realtà, ossia, che la camorra aveva reso una sporca, maleodorante, velenosa pattumiera la Ciociaria e l’intero Basso Lazio e che per questo molta gente morirà di cancro. Troppe sono le responsabilità se, fino a poco tempo fa, su certi temi c’era il silenzio da parte dei rappresentanti dello Stato, e sarebbe auspicabile che si facesse definitivamente chiarezza se tali atteggiamenti fossero il frutto dell’ignoranza, dell’ignavia o, peggio ancora, della corruzione. Noi continuiamo e continueremo a chiedere un maggiore impegno nell’attività info-investigativa e repressiva nei confronti delle mafie e della criminalità organizzata, così come continueremo a chiedere che sia fatta luce sulle zone grigie, sui punti di contatto tra Stato e mafia emersi anche negli ultimi anni da complesse e delicate indagini. Ribadiamo che occorre anche di un ricambio della dirigenza, in particolare, quella che in questi anni non ha prodotto nulla che, allo stato, potrebbe essere pure premiata dal Dipartimento della P.S..Il problema mafie è grave servono risorse di ogni genere e, soprattutto, servono servitori dello Stato che abbiano la voglia e la professionalità di sostenere una battaglia così difficile.

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