pubblicato il12 ottobre 2013 alle 15:49

Centro antiviolenza in ospedale a Ortona, per le donne più facile chiedere aiuto

L’ospedale della donna da oggi offre una cura anche per le ferite dell’anima. Quelle che fanno male più dei lividi e segnano più delle botte. Al “Bernabeo” di Ortona è stato attivato uno sportello del Centro antiviolenza, già presente in città e gestito dalle operatrici di “Donn.è”, associazione di promozione sociale impegnata in azioni finalizzate a sensibilizzare, prevenire e contrastare il fenomeno della violenza di genere. Per la prima volta in Abruzzo all’interno di un nosocomio viene istituzionalizzata un’attività a supporto delle donne maltrattate, e che apre una prospettiva nuova sotto il profilo sanitario e sociale.
Il servizio è stato inaugurato questa mattina nel corso di un evento al quale hanno preso parte Francesco Zavattaro, Direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Gemma Andreini, Presidente della Commissione Pari opportunità della Regione Abruzzo, Nadia Di Sipio, consigliera comunale di Ortona impegnata nelle politiche di genere, Francesca Di Muzio, Presidente di “Donn.è”, numerosi rappresentanti delle istituzioni regionali, provinciali e cittadine, a partire dal sindaco Enzo D’Ottavio, e tantisime donne.
Lo sportello, ubicato al quarto piano, è attivo il martedì (dalle ore 9 alle 12) e il giovedì (dalle 15.30 alle 18.30), ma in altre giornate o altri orari è possibile contattare le operatrici del Centro per telefono (rete fissa 085 9190028, rete mobile 342 1696355)
Così l’ospedale di Ortona, che da tempo ha scelto un’identità ben connotata e orientata alla medicina di genere, come ha sottolineato Zavattaro, si arricchisce di un servizio importante e di grande valore sociale, che va a completare un’offerta già articolata, e che vede nella chirurgia del seno, nella medicina della riproduzione e nel centro di diagnostica senologica l’espressione di una scelta aziendale orientata all’alta specializzazione. E che la violenza sulle donne sia anche un problema di salute, lo confermano i dati dell’unità operativa di Chirurgia maxillo-facciale della Asl, che attribuisce a tale causa il 30 per cento dei traumi trattati ogni anno.
Lo sportello è a disposizione delle donne vittime di abusi, violenze, maltrattamenti e gravi violazioni dei diritti umani fondamentali, alle quali vengono forniti gratuitamente ascolto, accoglienza, informazioni, consulenza legale e psicologica, accompagnamento e mediazione linguistica per le straniere, nel rispetto assoluto della riservatezza.

La sinergia tra l’Azienda sanitaria e “Donn.è” nasce dalla comune volontà di offrire alle donne maltrattate e oggetto di soprusi la possibilità di chiedere un aiuto qualificato all’interno dell’ospedale, luogo nel quale è più agevole recarsi, dov’è più facile confondersi tra la folla degli utenti, e in definitiva presentarsi allo sportello per chiedere aiuto comporta un po’ meno coraggio. Senza dimenticare che, purtroppo, per molte il passaggio in ospedale si rende necessario per curare traumi e ferite procurati da compagni o mariti violenti che, dopo averle picchiate, sono costretti ad accompagnarle in ospedale e restano fuori ad aspettare. Quella, allora, può costituire una buona occasione di contatto per agganciare la vittima della violenza: mentre l’autore se ne sta in sala d’attesa, medici opportunamente formati intervengono per curarne le lesioni e segnalano il caso alle operatrici di “Donn.è”, che nell’immediato parlano con la vittima affinché non si senta sola, né giudicata, offrono supporto, condivisione, e si propongono come punto di riferimento, se la donna lo vorrà, in un percorso di uscita dalla situazione violenta. Lo sportello, quindi, configura un sistema a rete che si prende cura della donna vittima di soprusi, facilitando la richiesta di aiuto e l’individuazione di modalità di riscatto da una condizione di maltrattamenti e di stalking. Un ruolo aggiuntivo, per l’ospedale, che diventa luogo nevralgico per la rilevazione e l’intervento sulla violenza domestica, un ponte tra la vittima e i vari servizi preposti all’assistenza. Ecco perché è fondamentale la fase della formazione, già avviata per informare gli operatori dell’ospedale, e in particolare dell’area emergenza, su attività e modalità di intervento dello Sportello antiviolenza, affinché le donne possano essere correttamente indirizzate e supportate.
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