pubblicato il9 marzo 2016 alle 22:05

Rifiuti interrati. L’inchiesta su Nocione “resuscita”, la Procura di Cassino riapre le indagini

Cassino – L’archiviazione del novembre 2012 era caduta come una pietra tombale su Nocione a Cassino, o così sembrava; ma la Procura ha riaperto le indagini.
La località di Cassino al confine con il comune di Sant’Elia Fiumerapido è, da circa un trentennio, al centro di polemiche, nel mirino degli ambientalisti, e oggetto di indagine i cui esiti sono stati più o meno convincenti proprio come quella archiviata nel 2012.
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A dire il vero il lavoro investigativo è tutt’altro che non apprezzabile; ha sorpreso, invece, chi non vi ha visto reati da contestare ai responsabili di quegli interramenti di rifiuti di ogni genere. Ne è convinto Edoardo Grossi, attivista ambientalista e componente della consulta sull’Ambiente di Cassino che di Nocione ne ha fatto una battaglia per la verità. La prima denuncia la presentò nel febbraio del 1998 raccogliendo le dichiarazioni di ex operai che raccontavano cosa era stato interrato nella zona tra gli anni ‘80 e gli anni ’90.
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Quando venne riaperto il caso con carabinieri del Noe e Guardia di Finanza ad indagare si sperò che finalmente qualcuno potesse alzare quelle zolle di terra per scoprire cosa vi fosse sotto. “Alla fine – dice Grossi – l’informativa di 400 pagine contenenti indicazioni circostanziate, racconti precisi, richieste avanzate dagli investigatori di ulteriori indagini e autorizzazioni allo scavo, si decise di archiviare”.
Edoardo Grossi
In due anni, Grossi ( nella foto) che ha fatto accesso agli atti ottenendo quei documenti, ha spulciato riga per riga quell’informativa scoprendo che il sospetto di interramento di rifiuti non riguarda solamente la zona ipotizzata e indicata al catasto come particella 247 del foglio 11, ma che l’interramento avrebbe riguardato anche parte della particella 253, quindi a ridosso della pista ciclabile e in prossimità dei pozzi notoriamente inquinati da cromo, ferro, manganese, alluminio, mercurio e cadmio.
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In tutto questo, come forma preventiva, sull’area cadde il divieto di pascolo e il sequestro di sette balloni di fieno. Meno di un mese fa, tre di quei balloni sono stati portati via dall’allevatore e nella nuova denuncia di Grossi fatta, insieme a Salvatore Avella,  alla guardia di Finanza di Cassino, oltre al fatto in questione, l’ambientalista ha riportato anche altri aspetti. I finanzieri del reparto di Cassino comandati da circa un anno dal Colonnello Massimiliano Fortini hanno ravvisato la concretezza di quanto esposto da Grossi, che ha convinto anche il nuovo procuratore di Cassino Luciano D’Emmanuele. Aria nuova, quindi, e il caso è stato nuovamente riaperto. Altre indagini e chissà se questa volta, non si arriverà finalmente a scavare… fino in fondo.
Ermanno Amedei

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