Tag: renzi

16 marzo 2018 0

La puntura di Ultimo… alla campagna elettorale di Renzi

Di admin
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LA PUNTURA DI ULTIMO – “Ieri la Banca d’Italia ha certificato che il debito pubblico italiano nel mese di gennaio è aumentato di altri 23,8 miliardi di euro. Il gettito fiscale è rimasto invece sostanzialmente invariato. Eppure, in campagna elettorale, Matteo Renzi ha più volte ribadito come si stesse finalmente concretizzando un miglioramento dei conti pubblici. Ma tanto i dati ufficiali sarebbero arrivati solo dopo le elezioni…”

Ultimo

6 marzo 2018 0

La puntura di Ultimo … a Renzi

Di admin

LA PUNTURA DI ULTIMO – “Renzi perde e va via. E dove va? Va a fare il senatore. Ah, ecco. Per un attimo avevamo pensato che avesse fatto finalmente una cosa giusta….”

Ultimo

13 febbraio 2018 0

LA puntura di Ultimo… all’ex premier Renzi

Di admin

LA PUNTURA DI ULTIMO – “Renzi: «Agli assassini non chiedo la carta d’identità, mi basta che vadano in galera».

Invece caro ex premier, se il tuo governo avesse avuto a cuore la sicurezza degli italiani, a suo tempo qualcuno avrebbe dovuto chiedere ai nigeriani di Macerata la carta d’identità e provvedere all’espulsione coatta”.

Ultimo

18 gennaio 2018 0

La Puntura di Ultimo… a Renzi e Marchionne

Di admin

La Puntura di Ultimo

“Marchionne ha detto di Renzi ‘non vedo più la persona che appoggiavo’. Anche alla Fiat di Cassino non si sono più visti i nuovi 1.800 posti di lavoro che entrambi avevano promesso prima del referendum”.

Ultimo

6 agosto 2017 0

Matteo (Renzi) l’ondivago. Prima o poi arriverà il conto

Di admin

di Max Latempa

DALL’ITALIA – Vi sono persone che affermano tutto ed il contrario di tutto. A volte anche addirittura nell’ ambito della stessa discussione. Oppure, magari, a distanza di mesi.

Vi sono persone comuni che quando indossano la cravatta allo sportello o la tuta in fabbrica negherebbero l’evidenza pur di salvaguardare il posto di lavoro ed il loro tornaconto privato. Vendendo il cuore ed il cervello a chi gli paga lo stipendio.

Persone che assumono questo tipo di atteggiamento per svariati motivi e così si rendono ridicoli agli occhi di chi li ritiene incapaci di un confronto serio.

Quando però queste persone ricoprono ruoli di responsabilità, il loro atteggiamento non può essere accolto solo con un sorriso di beffarda incredulità o con un’alzata di spalle.

Se uno ricopre un ruolo di estrema responsabilità ha il dovere di mantenere una capacità di ragionamento ed una rettitudine morale di comportamento consoni al proprio livello. Non vi possono essere ragionamenti ondivaghi buoni per ogni circostanza. Né si può candidamente affermare il contrario esatto di quanto espresso in precedenza solo per una propria qualsiasi convenienza.

Tra le persone che ricadono in questa casistica vi è probabilmente Matteo Renzi.

Ci ha abituato a voli pindarici e cambiamenti di posizione degni di un trasformista.

Una tra tutte, la dichiarazione pubblica di ritirarsi dalla politica in caso di sconfitta del referendum da lui promosso. Invece è ancora lì a fare il segretario del PD ed a comportarsi da premier ombra.

L’ultimo ribaltone mentale lo ha esibito sui migranti. Per anni ci ha detto che bisognava accoglierli senza riserve, per via dei trattati del mare, perché l’ Italia è un paese civile, perché non potevamo girarci dall’altra parte, perché insomma era nostro dovere, anche nei confronti dell’ Europa. Nonostante da più parti vi fossero rimostranze e richieste per sapere fin dove avremmo dovuto fare la nostra parte, chi si azzardava a chiedere delucidazioni sull’entità dello sforzo richiesto agli Italiani è subito tacciato di razzismo e cinismo. Abbiamo subito ondate di centinaia di migliaia di immigranti non aventi diritto all’asilo, eppure la sola richiesta di maggiore tutela per le leggi e gli equilibri sociali ha scatenato i guardiani dell’ aberrante dogma del politically correct.

Matteo Renzi per mesi si è comportato più come un politico messo a tutela degli interessi dei migranti che di quelli degli italiani che lo hanno votato e gli hanno pagato lo stipendio.

Eppure sembrava molto evidente che, oltre alla voglia di solidarietà infinita, vi fosse anche qualche altro tipo di interesse, visto che queste operazioni sono costate quasi 5 miliardi all’ anno ai contribuenti.

Quando la magistratura ha iniziato ad indagare sul fiume di soldi che le ONG percepiscono per i salvataggi in mare e per l’ accudimento dei migranti e quando il malcontento popolare ha portato alla sconfitta del partito di Renzi alle elezioni amministrative, ecco il tocco da maestro dell’ incoerenza del Matteo buono per tutte le stagioni.

Nel suo libro uscito a luglio scrive che bisogna uscire “dalla logica buonista e terzomondista” per cui “abbiamo il dovere di accogliere tutti quelli che stanno peggio di noi”. “Non possiamo accoglierli tutti noi“. Dobbiamo liberarci “da una sorta di senso di colpa” perché “non abbiamo il dovere morale di accogliere in Italia tutte le persone che stanno peggio”. “Se qualcuno rischia di affogare in mare, è ovvio che noi abbiamo il dovere di salvarlo” ma “non abbiamo il dovere morale di accoglierli”. Piuttosto, “di aiutarli a casa loro”.

Non c’è che dire, un applauso al salto mortale, per una capriola che neanche al circo si vede.

Poi l’ ex ministro Emma Bonino ha rivelato che fu proprio l’ Italia a chiedere ed ottenere a Bruxelles la deroga alla Convenzione di Dublino per garantirsi che, in cambio del comando delle operazioni di recupero nel Mediterraneo, tutti i migranti salvati dovessero essere portati solo nei centri di accoglienza posti sul suolo italiano. Una manna per tutti i paesi dell’ Europa!

Ma mentre succedeva questo, Renzi diceva agli italiani che l’ Europa avrebbe dovuto fare di più e che non poteva lasciare da sola l’ Italia in prima linea.

Tutto ed il contrario di tutto nel medesimo momento.

Non si sa se gli italiani presenteranno il conto a Matteo Renzi.

Di certo dovrebbe presentarglielo prima o poi la sua coscienza, Per tutti quei disperati che in questi anni sono partiti credendo che vi fosse una speranza e che invece o giacciono in fondo al mare o bivaccano nei giardinetti di una stazione. Per tutti quegli italiani che sono sotto la soglia di povertà e che hanno visto un fiume di miliardi dirottato verso persone non aventi diritto. Per tutti quegli imprenditori che si sono suicidati o hanno chiuso l’ azienda perché il carico fiscale li ha portati alla rovina. Per tutti i malati che passano file interminabili al Pronto Soccorso e che non ricevono cure tempestive a causa dei tagli alla sanità. E per altri mille motivi ancora.

24 novembre 2016 0

In Fiat 126 al Referendum, Renzi a Cassino tenta di fare il Marchionne

Di admin

Cassino – Il Premier Renzi sale sulla Fiat 126 per spiegare con metafore, i motivi del “Si” al referendum senza però mai citarlo. L’occasione è quella di stamattina all’assemblea Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) che si è tenuta nello stabilimento Fiat di Piedimonte San Germano. Durante il suo discorso, il Presidente del Consiglio è passato figurativamente più volte dal volante della prima vettura prodotta a Cassino, a quello della Stelvio, il nuovo fiammante crossover dell’Alfa.

È stata una metafora efficace ma forzata quella di affiancare le condizioni di una Fiat che finalmente va, a quelle di un Paese che arranca e l’amministratore delegato Sergio Marchionne non ha perso tempo a sottolinearlo.

“Arrivando in questo stabilimento – ha detto il presidente del consiglio Matteo Renzi – verrebbe voglia di guardarsi indietro quando nel ’72  venne prodotta la prima 126. Chi non ha bei ricordi di quella macchina? Ma la nostalgia e i ricordi è solamente un modo per guardare i luoghi. Guardiamo adesso questo stabilimento e vediamo che attraverso molte difficoltà negli anni passati quando alcuni evocavano la fine del settore auto in Italia, la Fiat è stata capace di rimettersi in moto. 4300 lavoratori che oggi lavorano con passione. In tutta Italia  ci sono queste realtà e questo Paese non ha mai smesso di essere Patria dell’auto. Poi c’è il futuro; 204 miliardi di incentivi fiscali che vanno investiti subito da chi innova davvero. E’ il più grande piano industriale fatto in Italia negli ultimi anni sventando i timori che questo paese potesse solamente auspicare di diventare il parco giochi del nord Europa. Siamo tornati a fare industria e dalla 126 siamo in attesa di Stelvio grazie ad un brand  storico come l’Alfa Romeo che riparte e che chiama il futuro. In Italia si può vivere di nostalgia e pensare che il tempo migliore non c’è piu; sono tanti che non hanno fame del futuro pensando al passato. Sono leader politici che hanno smarrito il senso della sfida al futuro.  Siamo arrivati, m,ille giorni fa, con la gente che diceva che l’Italia non avrebbe fatto la fine della Grecia; sembrava fosse quello il massimo obiettivo. Noi pensavamo che l’obiettivo doveva essere fare meglio della Germania. Nel settore dell’automobile si sa quando sia difficile fare meglio della Germania ma qui, con passione mi hanno fatto capire che ci sino livelli tecnologici superiori a quelli di qualsiasi altro stabilimento del mondo. È cosi che deve essere il Paese. Se qualche anno fa avessero vinto qui i profeti del no a tutto, del chissà cosa c’e sotto, del blocchiamo tutto poi ripartiamo, oggi non ci sarebbe la presenza in 4.300 lavoratori, non ci sarebbe industria auto in Italia. Quelli che vogliono bloccarci, hanno migliori intenzioni  ma non si rendono conto che le spese non le fanno i mercati finanziari che sanno come salvarsi, ma se il paese si blocca chi ne fa le spese è il ceto medio, chi vive di stipendio. Vogliamo bene al passato, siamo innamorati della 126, ma teniamo ai lavoratori, alla gente e al futuro, dei nostri giovani, ecco perche aspettiamo la Giulia e la Stelvio“.

Frasi ad effetto ma accostare la Fiat all’Italia, con il dovuto raziocinio, è sembrato un po’ troppo forzato. Un Paese non è un’azienda seppur complessa come la Fiat e la Fiat non è chiaramente l’Italia. Non sappiamo se Marchionne glielo ha detto chiaramente ma ai giornalisti, il manager ha tenuto a precisare che il discorso di Renzi gli è piaciuto ma la sua Fiat sta più avanti dell’Italia.

“Siamo finalmente riusciti a reindirizzare gli stabilimenti Italiani sui settori che ci interessano – ha detto manager rispondendo alle domande dei giornalisti – il discorso di Renzi mi è piaciuto generalmente ma nel confronto tra Italia e Fiat, sarò ottimista, ma Fiat è più avanti. Abbiamo lavorato bene“. Sul referendum  ha detto: “l’Italia è paese difficile da governare. La Riforma Costituzionale non è perfetta ma qualcosa bisogna comunque fare“.

Eppoi diciamolo chiaramente, l’Italia non è la Fiat e Renzi non è Marchionne.  

Però in qualcosa Renzi è riuscito, quello di rimettere insieme, quantomeno nella stessa stanza, Fiat e Anfia, l’associazione del settore automobilistico, da cui il gruppo industriale, il più importante del Paese, è uscito  già dall’ottobre 2011. Nonostante ciò, l’associazione ha organizzato nello stabilimento Cassinate l’assemblea pubblica.  La notizia buona della giornata c’è e passa per l’annuncio dei 1800 lavoratori di cui la Fiat avrà bisogno entro il 2018.

Ermanno Amedei

Foto Antonio Nardelli

24 novembre 2016 0

Grave infortunio di un operaio alla vigilia della visita del premier Renzi a Piedimonte San Germano

Di redazione

Ieri un grave infortunio si è verificato nello stabilimento Fca di Piedimonte San Germano. Proprio alla vigilia dell’ attesissima e blindatissima visita del presidente del Consiglio Matteo Renzi, la notizia non solo ha scosso tutti, ma pare abbia quasi voluto funestare lo special Day. L’infortunio si sarebbe verificato nel reparto del fabbricato Sei. A farne le spese è un operaio di 54 anni di Ceprano che è stato elitrasportato con trauma toracico a Roma. 

24 novembre 2016 0

Renzi e Marchionne in Fca a Cassino, volantinaggio per il No

Di Antonio Nardelli

È iniziata di primo mattino il presidio per il no davanti i cancelli dello stabilimento Fca di Cassino. Pochi minuti prima delle ore 8 Rifondazione comunista e movimento 5 stelle hanno iniziato il volantinaggio davanti il cancello numero 1. A presidiare gli svincoli stradali la polizia di stato e polizia provinciale.

22 novembre 2016 0

D’Alessandro scrive al Prefetto per incontrare Renzi e Marchionne

Di redazionecassino1

Il Sindaco del Comune di Cassino, Carlo Maria D’Alessandro ha scritto al Prefetto della Provincia di Frosinone, Dott.ssa Emilia Zarrilli per richiedere di poter interloquire con il Presidente del Consiglio dei Ministri, Renzi e l’Ad FCA, Marchionne, in visita, questa settimana, presso lo stabilimento di Piedimonte San Germano. “Eccellenza, -scrive nella nota il primo cittadino – come noto giovedì prossimo, 24 novembre 2016, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi e l’Amministratore Delegato di Fiat Chrysler Automobiles dott. Sergio Marchionne, saranno in visita presso lo stabilimento FCA di Piedimonte San Germano (FR), noto a tutti anche come Cassino Plant. Sono stati anni difficili per il sito produttivo sorto ai piedi dell’Abbazia di Montecassino e soprattutto per i circa 4000 dipendenti diretti che hanno dovuto fare conti con moltissime ore di cassa integrazione, prima che l’impianto diventasse il crocevia del rilancio della celebre Alfa Romeo e venisse garantita la continuità occupazionale. Siamo tutti convinti che avere lo stabilimento di Piedimonte San Germano a pieno regime rappresenterebbe un indiscutibile volano per lo sviluppo economico del territorio. Richiedo, dunque, alla S.V. di poter interloquire con il Presidente del Consiglio dei Ministri e l’Amministratore delegato di FCA per dibattere sulle criticità occupazionali del Lazio Meridionale e sul futuro dell’impianto sopra citato. L’occasione potrebbe essere opportuna – ha concluso il Sindaco, Carlo Maria D’Alessandro – anche per capire le iniziative che il Comune di Cassino dovrà intraprendere per assecondare i processi legati al rilancio di uno dei più grandi siti produttivi dell’Italia Centrale.

17 ottobre 2016 0

Matteo Renzi e il suo Patto d’instabilitá mentale

Di admin

di Max Latempa

Dall’Italia – Fallimenti, aziende e famiglie distrutte, speranze frustrate, suicidi. Il famigerato patto di stabilità, il cui rispetto ossessivo negli ultimi sei-sette anni ha comportato per gli italiani  sangue, sudore e lacrime, scopriamo adesso che non era poi così rigido e che adesso Bruxelles ci autorizza a sforarlo.

Eppure migliaia di aziende sono finite sul lastrico a causa dei ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione, la spesa sanitaria è stata tagliata con gravi disagi per tutti, le pensioni hanno subito manovre farsesche. L’Italia ha un debito pubblico mostruoso, è stata questa la realtà con cui ci siamo scontrati fino ad oggi. E nonostante tagli e sacrifici, ha continuato ad aumentare. Ora Bruxelles, di fronte alle pressioni di Renzi, ci autorizza a sforare il rapporto deficit/pil di circa 7-8 miliardi. La motivazione: emergenza terremoto ed immigrazione. Passi per il terremoto (4 miliardi), che è un evento straordinario, quella che non si può proprio accettare è la motivazione sull’immigrazione. Si aiutano gli altri se si è in grado di badare prima a sè stessi. Noi invece siamo stati autorizzati ad indebitarci ulteriormente e ad aggravare la nostra situazione per sopperire alle mancanze di chi doveva affrontare e risolvere la cosa già da venti anni. Perché non si può parlare di emergenza se i barconi arrivano ormai dagli anni 90. A Renzi hanno sbattuto la porta in faccia e lui ringrazia pure. La ricollocazione dei migranti nei vari paesi dell’ UE è totalmente inapplicata ed il cerino acceso è rimasto in mano a noi. E lui annuncia invece trionfalmente che ha ottenuto una vittoria a Bruxelles: “ Potremo sforare il patto di stabilità! ”. Per i migranti si, ma per tutte quelle persone che hanno passato nottate e talvolta sono morte sulle barelle al pronto soccorso di ospedali ormai al collasso, no. Non era possibile, bisognava rispettare le regole, senza eccezioni. La scelta del momento è la cosa più importante in ogni occasione (Esiodo, IV secolo a.c.). All’ Unione Europea il poeta greco devono evidentemente conoscerlo bene. Ma noi che siamo latini e come scrisse Orazio duemila anni fa, sappiamo che,  Est modus in rebus, c’è una misura per tutte le cose. Ed ormai la misura è stracolma.