Cassino – Stangata al narcotraffico, 20 arresti

Cassino – Stangata al narcotraffico, 20 arresti

15 Luglio 2026 0 Di redazione

Un’operazione imponente ha colpito all’alba di oggi il cuore della criminalità nel Cassinate. I Carabinieri della Compagnia di Cassino, in collaborazione con il Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) e il supporto di reparti specializzati, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 20 persone, ritenute responsabili di un sistema criminale consolidato che, da oltre un decennio, gestiva un vasto traffico di cocaina, usura ed estorsioni.


L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Roma, ha visto il dispiegamento di circa 120 militari nelle province di Frosinone, Napoli, Caserta, Perugia e a Roma, portando anche al sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di oltre 5,3 milioni di euro.

I numeri del blitz
20 misure cautelari: 17 custodie in carcere e 3 arresti domiciliari.
Sequestri: beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un totale di € 5.378.920.
Droga: circa 63 kg di cocaina ricostruiti in via indiziaria.
Operatività: un sodalizio attivo da oltre 10 anni nel territorio.

L’indagine, avviata nel 2019, ha delineato i contorni di un sodalizio a forte connotazione familiare, caratterizzato da una spartizione rigorosa dei ruoli: dall’approvvigionamento dello stupefacente, proveniente principalmente dai canali dell’area di Torre Annunziata, fino alla vendita al dettaglio e al recupero dei crediti.
Il perno operativo del gruppo era situato in località Volla a Piedimonte San Germano. Questo sito, descritto dagli inquirenti come una “centrale” sempre aperta, era gestito in gran parte da componenti femminili del nucleo familiare. Un immobile rurale ad Aquino fungeva invece da deposito principale per lo stoccaggio di droga e denaro.

L’ombra del metodo mafioso: intimidazione e usura
La contestazione dell’aggravante del metodo mafioso trova fondamento nella capacità intimidatoria esercitata dal gruppo sul territorio. Oltre al narcotraffico, l’organizzazione si dedicava all’usura e alle estorsioni, colpendo non solo chi non pagava le partite di droga, ma anche cittadini in difficoltà economica.
Le modalità descritte dagli atti sono violente: incendi di abitazioni, danneggiamenti di attività commerciali e veicoli, aggressioni fisiche e minacce a mano armata. La pressione era tale che molte vittime, per paura di ritorsioni, evitavano di sporgere denuncia, costringendo spesso i familiari a rivolgersi direttamente alle forze dell’ordine.
Sfruttamento di minori e soggetti fragili
Tra le aggravanti riconosciute dal G.I.P., spicca il sistematico impiego di minori e soggetti con gravi fragilità per le operazioni di cessione della droga. Il controllo del gruppo era pervasivo: in alcuni casi, le vittime erano costrette ad accollarsi spese, commettere furti sul posto di lavoro o intestarsi autovetture per conto del sodalizio, in uno stato di soggezione e omertà che ne impediva la ribellione.