Tag: cellulare

15 Marzo 2019 0

Chiedono il riscatto per un cellulare rubato. Indagati due minorenni a Formia

Di redazionecassino1
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FORMIA – La Polizia di Stato – Questura di Latina, nell’ambito dei servizi finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati contro la persona  nella serata di ieri ha proceduto al deferimento in stato di libertà di due minorenni responsabili di tentata estorsione in concorso.

I due ragazzi, dopo aver sottratto con artifizi e raggiri il telefono cellulare di una ragazza minorenne, mentre si trovava in compagnia di alcune amiche alla Villa Comunale di Formia,  prendevano contatti telefonici con la madre affinché consegnasse la somma di euro 300,00 per rientrare in possesso del bene asportato, concordando il luogo dell’appuntamento.

Gli investigatori del Comm.to di Formia, acquisita la denuncia, hanno predisposto un mirato servizio di appostamento presso il luogo dell’appuntamento dove si sarebbe dovuto svolgere lo scambio, non perdendo mai di vista la donna in attesa del contatto .

All’atto in cui i due giovani hanno consegnato il cellulare, restando in procinto di ricevere il denaro, gli agenti sono intervenuti tempestivamente,  bloccando in flagranza di reato i rei. I due ragazzi, sprovvisti di documenti di identificazione, sono stati accompagnati presso gli uffici del Comm.to di Formia e, ultimati gli adempimenti di rito, affidati agli esercenti la potestà genitoriale, non prima di essere edotti del loro deferimento alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni  di Roma.

12 Novembre 2016 0

Stalker a Cassino, picchia la ex e le strappa via ilo telefono cellulare

Di admin

Cassino – Stalker in manette a Cassino. A finire in manette, arrestato dai carabinieri, è un 41enne del posto che da tempo era diventato l’incubo della sua ex fidanzata.

L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, oltre che per le violenze anche per motivi legati allo spaccio di droga, ha affrontato ancora una volta la donna picchiandola violentemente e strappandole il telefono di mano quando lei ha tentato di chiedere aiuto.

I carabinieri della Radiomobile sono arrivati comunque arrestandolo per rapina impropria e stalking.

 

23 Dicembre 2012 0

Nel 2013 sarà in commercio “Googlefonino” lo smartphone di Google

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: Per il 2013 è prevista una forte crescita del mercato degli smartphone e con essa l’ingresso di Google nel campo della comunicazione mobile. Secondo il Wall Street Journal, Google sta lavorando a uno smartphone tutto suo che dovrebbe sbarcare sul mercato il prossimo anno e potrebbe rappresentare una vera rivoluzione. Al prototipo, stanno lavorando gli ingegneri di Motorola, l’azienda comprata sette mesi fa per 12,5 miliardi di dollari da Google. Un’ottima notizia per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, poichè il colosso sta investendo in una tecnologia che farà qualcosa di diverso rispetto a quella attuale utilizzando materiali innovativi quali ceramica e schermi pieghevoli. Sono un miliardo di persone su sette al mondo che usa uno smartphone.

18 Ottobre 2012 0

L’Inail deve tutelare i lavoratori. La Cassazione ha condannato l’ente a riconoscere la rendita a chi contrae un tumore per uso lavorativo del cellulare

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

Ulteriore importantissima sentenza della Corte di Cassazione con la sentenza n. 17438 del 12 ottobre 2012. Nel caso in questione, gli ermellini hanno rigettato il ricorso proposto dall’Inail avverso la sentenza della Corte d’Appello che, in riforma della pronuncia di prime cure, aveva condannato l’Istituto a corrispondere ad un lavoratore la rendita per malattia professionale. In particolare, il lavoratore, aveva collegato l’insorgenza del cosiddetto neurinoma del Ganglio di Gasser, un tumore che colpisce i nervi cranici, ad un uso lavorativo del cellulare e di telefoni cordless per dodici anni e per un periodo di 5-6 ore al giorno, con conseguenze piuttosto gravi nonostante le diverse terapie, anche chirurgiche, a cui si era sottoposto.

Purtroppo, pur essendosi sottoposto a terapie anche di natura chirurgica, gli esiti erano stati avversi.

I giudici di piazza Cavour, contestando che non erano state svolte obiezioni in sede di appello, incentrandosi la questione devoluta al Giudice del gravame sul nesso causale tra l’uso dei telefoni e l’insorgenza della patologia, hanno sottolineato che “nel caso di malattia professionale non tabellata, come anche in quello di malattia ad eziologia multifattoriale, la prova della causa di lavoro, che grava sul lavoratore, deve essere valutata in termini di ragionevole certezza, nel senso che, esclusa la rilevanza della mera possibilità dell’origine professionale, questa può essere invece ravvisata in presenza di un rilevante grado di probabilità; a tale riguardo, il giudice deve non solo consentire all’assicurato di esperire i mezzi di prova ammissibili e ritualmente dedotti, ma deve altresì valutare le conclusioni probabilistiche del consulente tecnico in tema di nesso causale, facendo ricorso ad ogni iniziativa ex officio diretta ad acquisire ulteriori elementi in relazione all’entità ed all’esposizione del lavoratore ai fattori di rischio ed anche considerando che la natura professionale della malattia può essere desunta con elevato grado di probabilità dalla tipologia delle lavorazioni svolte, dalla natura dei macchinari presenti nell’ambiente di lavoro, dalla durata della prestazione lavorativa e dall’assenza di altri fattori extralavorativi, alternativi o concorrenti, che possano costituire causa della malattia”.

Inoltre nella sentenza impugnata gli ermellini hanno ravvisato, in base alle considerazioni diffusamente esposte, la sussistenza del requisito di elevata probabilità che integra il nesso causale.

Nel caso all’esame, prosegue la Corte, “la sentenza impugnata, seguendo le osservazioni del CTU, ha ritenuto di dover ritenere di particolare rilievo quegli studi che avevano preso in considerazione anche altri elementi, quali l’età dell’esposizione, l’ipsilateralità e il tempo di esposizione, atteso che, nella specie, doveva valutarsi la sussistenza del nesso causale in relazione ad una situazione fattuale dei tutto particolare, caratterizzata da un’esposizione alle radiofrequenze per un lasso temporale continuativo molto lungo (circa 12 anni), per una media giornaliera di 5 – 6 ore e concentrata principalmente sull’orecchio sinistro dell’assicurato (che, com’è di piana evidenza, concretizza una situazione affatto diversa da un normale uso non professionale del telefono cellulare).”.

In altre parole, sottolinea Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, la natura professionale della malattia può essere desunta con un elevato grado di probabilità dalla tipologia delle lavorazioni svolte, dalla natura dei macchinari presenti nell’ambiente di lavoro, dalla durata della prestazione lavorativa e dall’assenza di altri fattori extralavorativi che possano costituire causa della malattia.

Nel caso oggetto della sentenza, in particolare, la sussistenza del nesso causale è data da una situazione del tutto particolare, caratterizzata da un’esposizione alle radiofrequenze concentrata principalmente sull’orecchio sinistro per un lasso temporale continuativo molto lungo e per una media giornaliera di 5-6 ore.

29 Maggio 2012 0

Pericolo sms alla guida: una follia? Italiani schiavi del telefonino, c’è chi invia messaggi o telefona mentre guida la motocicletta

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

E’ lampante che scrivere un sms o telefonare mentre si è alla guida può essere davvero fatale per sè e per gli altri. Figuriamoci quando si monta una motocicletta. Una “prassi” che si sta facendo sempre più pericolosa a causa della brutta abitudine da parte dei guidatori di leggere o inviare gli SMS in arrivo, con un occhio alla strada ed uno allo schermo del telefono anche quando si è in moto. Non solo si ha una mano impegnata o tutte e due, ma si è costretti a distogliere lo sguardo dalla strada per brevissimi ma ripetuti intervalli di tempo, quanto basta per distrarsi e creare incidenti pericolosi, anche mortali. E’ proprio in questa nuova “moda” che gli italiani si guadagnano il premio di “maggiori indisciplinati”.

Evidenziando questa nuova pericolosa tendenza del guidatore di oggi, è necessario dirlo come l’uso del telefono cellulare mentre si guida fa correre gli stessi rischi di quando ci si mette alla guida sotto l’effetto di droghe e alcool. Bisogna fare quacosa! Il rischio è legato alla distrazione e alla superficialità di molte persone. In Italia l’uso del telefono alla guida è vietato dalla legge ed è punito dal codice della strada con una multa e con la sottrazione di punti dalla patente. Ma, evidentemente, ciò non è sufficiente, non riusciamo a separarci dal cellulare nemmeno alla guida della nostra motocicletta.

Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” basterebbe semplicemente un po’ di buonsenso, come usare auricolari o accostare il motoveicolo lungo la strada e rispondere con la massima tranquillità. Meglio fare aspettare chi ci chiama al telefono che mettere a rischio la nostra vita e quella degli altri.

22 Gennaio 2012 0

Tecnologia: in futuro ricaricheremo il telefonino con le scarpe

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

Ogni giorno molte persone portano con sé, per lavoro o per svago, telefoni cellulari, lettori mp3, computer portatili e videogiochi. Ma le batterie di queste apparecchiature si scaricano in fretta e spesso ci abbandonano nel momento del bisogno. Inoltre la ricarica di questi stessi apparecchi richiede l’allacciamento, per un lungo periodo di tempo, alle prese di corrente. Questo è contrario all’idea di mobilità e di libertà che associamo a queste apparecchiature, non a caso definite portatili. Ora la scienza, si sa, sta facendo passi da gigante, al punto che fra non molto potremo ricaricarli semplicemente camminando per strada. Come? Trasformando il nostro movimento in energia elettrica. Basta applicare una speciale apparecchiatura alle nostre scarpe. Quando sarà possibile, faremo a meno di trasformatori, di caricabatterie e altri inconvenienti tipo l’impossibilità di ricevere e fare telefonate a causa delle batterie scariche. Faremo alcuni passi, magari di corsa, e quel nostro sforzo diventerà elettricità. La scoperta l’ha fatta uno scienziato americano, il dottor Tom Krupenkin, ricercatore presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università del Visconsin. Questa soluzione è stata trovata nel movimento che facciamo senza problemi: camminare. Nella suola delle scarpe che sono state utilizzate come prototipo per effettuare gli esperimenti, è stato inserito un’apparecchiatura speciale la cui parte fondamentale si compone di due piccole sacche piene di minuscole gocce di gallistano. Il gallistano è una lega metallica formata da tre elementi chimici: il gallio, l’indio e lo stagno. La particolarità del gallistano è che a temperatura ambiente è liquido, esattamente come il mercurio, che però è molto tossico, mentre il gallistano non lo è per nulla. La caratteristica vincente del gallistano è se sottoposto a oscillazioni, le minuscole gocce di gallistano cedono elettroni, cioè i corpuscoli più piccoli che formano i flussi di corrente elettrica. Questi sono catturati da una speciale trappola per elettroni, chiamata elettrodo. E’ stato così sfruttato questo sistema per creare un piccolo caricabatterie, a sua volta inserito nella scarpa, capace di produrre dieci Watt di energia, sufficiente per la ricarica delle apparecchiature portatili. Il problema stava nel trasferire l’energia elettrica prodotta alle apparecchiature da ricaricare, ma è stato risolto. Dapprima si è pensato ad un cavo per caricare le batterie, ma poi è stato scelto un altro sistema più pratico perché il cavo poteva costituire un ostacolo. La soluzione trovata è simile al telecomando per accendere il televisore e scegliere i programmi. L’altro sistema trovato è quello di inviare impulsi elettromagnetici alle batterie. La parte che emette energia è stata posta sopra il tacco ed è una minuscola antenna. L’apparecchio che riceve energia può essere applicato alla batteria stessa e tenuto in tasca. In un primo tempo saranno messe in vendita calzature appositamente attrezzate con le sacche di gallistano. Con il tempo, quando il sistema avrà avuto successo, i produttori di calzature potranno applicare alle scarpe una specie di predisposizione, cioè un vano di alloggio per il caricabatterie che ognuno potrà inserire liberamente. Del resto, si tratta di un’apparecchiatura piccola e sottile, simile a una scatoletta di fiammiferi”. La realizzazione delle prime scarpe con la tecnologia incorporata potrà avvenire fra alcuni mesi, poichè rimangono da curare solo pochi dettagli, come ad esempio quello di combinare insieme il posto per l’apparecchiatura nelle scarpe con la comodità delle stesse per il piede di chi le indossa, ma il più è fatto. Seconndo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, dovremmo quindi prepararci a correre verso il futuro.