Tag: cultura

19 Luglio 2019 0

“Caro Paolo, noi vogliamo ricordarti così” letture su Borsellino alla Casa della cultura nel parco Baden Powell

Di felice pensabene
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CASSINO – Era il 19 luglio, 1992, solo 57 giorni dopo l’attentato di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, anche Paolo Borsellino moriva in un attentato in via D’Amelio. Con il magistrato morivano gli agenti della scorta. Ventisette anni bui da quel tragico attentato che poneva fine alla vita di Paolo Borsellino. Ventisette anni di tentativi di insabbiamento, di depistaggi, di falsi pentiti di mafia, la scomparsa della ‘agenda rossa’ in cui Borsellino annotava i suoi appunti su Cosa Nostra e mai più ritrovata, la pubblicazione dei nastri dell’audizione del magistrato alla Commissione antimafia di questi giorni  in cui emergevano le sue preoccupazioni, la consapevolezza di essere il prossimo bersaglio, dopo l’amico Giovanni Falcone, della mafia, violenta e sanguinaria.

Per non dimenticare le figure di Paolo Borsellino e di tutti quelli che hanno perso la vita per combattere la mafia, questa sera presso la “Casa della Cultura” nel Parco Baden Powell di Cassino, alle ore 19, si terrà una serata in ricordo del magistrato ucciso proprio il 19 luglio di ventisette anni fa, dal titolo: “Caro Paolo, noi vogliamo ricordarti così”. Una serata con la partecipazione dell’amministrazione comunale di Cassino e le letture di Elisabetta Magnani, che ha ideato l’evento. Una serata che riprende il cammino del progetto #iononhopaura grazie al quale, negli anni passati, si è raccontato, soprattutto ai ragazzi, tante storie e tante vite di chi ha avuto coraggio di tenere la schiena dritta di fronte ai soprusi; di chi non si è piegato mai al malaffare e alle mafie, addirittura fino alla morte. Un incontro semplice, ma molto intenso, a 27 anni dalla sua morte. Ventisette anni in cui Falcone e Borsellino, i loro famigliari e quelli delle loro scorte attendono di conoscere gli intrecci, le connivenze di pezzi dello Stato, del loro abbandono da parte delle Istituzioni che li avrebbero avviati a morte certa, come era accaduto per tanti altri loro colleghi ed investigatori, come Chinnici, Livatino, Boris Giuliano e tanti altri che hanno dato la loro vita nella lotta alla mafia.

Una serata per ricordare questi servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la lotta alla mafia.

F. Pensabene

17 Luglio 2019 0

“Iam Aquino Estate 2019” l’estate aquinate fra sport, storia, cultura e musica

Di felice pensabene

AQUINO –  “Iam Aquino Estate 2019” è lo slogan con cui l’Amministrazione Comunale di Aquino ha proposto un ricco programma di eventi estivi, elaborato con l’intento di soddisfare un pubblico ampio e variegato, sintetizzando compiutamente storia, cultura, musica, divertimento e sport, senza trascurare occasioni di riflessione e finalità educative per le giovani generazioni.

“L’offerta per l’estate 2019 conferma il nostro intento di rispondere alle aspettative e agli interessi di tutti, perché qualunque cittadino o visitatore possa sentirsi interessato e coinvolto.

Gli appuntamenti, numerosi e distribuiti nell’intero arco estivo, nascono dalla sinergia, oramai consolidata, tra la Regione Lazio, l’Amministrazione comunale, il Museo della Città e le Associazioni operanti sul nostro territorio e, oltre alle manifestazioni attese, ormai tradizione dell’estate aquinate, saranno proposti spettacoli inediti” anticipa l’Assessore alla Cultura, Carlo Risi.

“Il programma ufficiale inizia con un appuntamento sportivo, la tappa presso il Museo della Città della Gran fondo Cassino e ancora sport il 28 luglio con la quarta edizione della gara podistica “Aquino night run”, memorial Benedetto Forlini. Numerosi gli appuntamenti musicali, a partire dal Gran Concerto lirico sinfonico “Città di Martina Franca” in programma il 18 luglio, nell’alveo della commemorazione del 76° anniversario del bombardamento dell’Aeroporto di Aquino.Dal 31 luglio al 2 agosto serate musicali in Piazza San Tommaso con il gruppo Ex Aequo e le cover band dei Dire Straits e Pink Floyd, nell’ambito della manifestazione “Aquino, storie e delizie”. Ancora musica il 4 agosto con il tradizionale incontro dei cornisti “Guelfo Nalli”. La serata del 19 luglio sarà dedicata alla XXI edizione di “Sposa sotto le stelle”, cui farà da cornice la splendida Chiesa della Madonna della Libera. Saranno in scena nella storica piazzetta dei Conti d’Aquino, due spettacoli teatrali: il 20 luglio, “Risorgimento Pop” a cura del Polo Museale del Lazio, nell’ambito di Art City e il 21 luglio,nella prima edizione di Teatro al borgo, “La verità vi prego sull’amore”. Ricordiamo, inoltre, due date importanti per la Comunità di Aquino: il 18 agosto, inizio dello storico pellegrinaggio a Canneto e il primo settembre, giorno dedicato ai solenni festeggiamenti in onore del patrono della Città, San Costanzo Vescovo. Il Palio della Contea di Aquino sarà protagonista delle otto feste di Contrada, che si svolgeranno tra luglio ed agosto, prima dei giochi, previsti per il 31 agosto, per i bambini, e nel weekend dal 6 all’8 settembre per gli adulti. Il 21 settembre la V edizione dell’apprezzato “Borgo di…Vino” concluderà la ricca estate aquinate.”

Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Mazzaroppi per l’intenso lavoro di programmazione ed organizzazione del calendario di eventi estivi: “Abbiamo fatto del nostro meglio anche quest’anno e riponiamo, ora, fiducia nell’apprezzamento del pubblico. Ogni anno registriamo con orgoglio, oltre al gradimento dei nostri concittadini, l’abbondante affluenza di visitatori da paesi limitrofi e questo significa per noi il raggiungimento completo dell’obiettivo con cui siamo soliti concepire il nostro agire amministrativo. Vi aspettiamo per vivere insieme la nostra Aquino, che si conferma città viva e vitale, che cresce e va avanti, propositiva ed entusiasta”.

31 Ottobre 2018 0

Passeggiata fra cultura e gastronomia alla riscoperta dei luoghi simbolo di Cassino

Di felice pensabene

CASSINO – Ѐ partita dalle ore 15 di questo pomeriggio una passeggiata tra cultura e gastronomia, organizzata dal comune di Cassino, che si snoderà dalle Sorgenti del Gari, passando per alcuni luoghi simbolo della Città Martire per arrivare fino in Piazza Labriola dove si terrà una degustazione di prodotti locali.

Il trekking urbano è uno dei modi più innovativi e coinvolgenti per far conoscere una realtà locale ai visitatori che vogliono coniugare una sana passeggiata con l’approfondimento di una tematica. Proprio partendo da questo presupposto il Comune di Cassino ha organizzato un trekking “guidato” fra i luoghi simbolo della città prima della distruzione che culminerà con l’assaggio gratuito di prodotti tradizionali in Piazza Labriola.

Nutrito il programma. Appuntamento alle ore 15:00 pesso le Sorgenti del Gari (nei pressi della Chiesa Madre), dove delle guide condurranno i visitatori e i cittadini, desiderosi di scoprire qualcosa in più sulla propria realtà quotidiana, in un viaggio attraverso i secoli. Si ricostruirà l’antica struttura della città partendo dal percorso “La memoria di pietra”, che consta in una serie di stele posizionate nei luoghi in cui sorgevano teatri, chiese e torri ormai distrutte. Alla fine del percorso urbano -verso le ore 16:00– ci si ritroverà in Piazza Labriola dove grandi e piccini potranno degustare i prodotti tipici del territorio, rivivendo la tradizione culinaria del cassinate.

“Sono molto soddisfatto che questo evento -fortemente voluto dall’amministrazione- si sia infine concretizzato grazie all’impegno e alla determinazione dell’assessore alla cultura Maria Iannone.” Ha dichiarato il Sindaco Carlo Maria D’Alessandro, che continua:”L’iniziativa è stata resa possibile grazie al contributo della Regione Lazio nell’ambito dell’avviso pubblico “Lazio delle meraviglie” a cui abbiamo aderito, risultando fra i primi dieci comuni, su oltre 200 finanziati.” Dal canto suo la professoressa Maria Iannone ha posto l’accento sulla possibilità di ripetere iniziative simili: “Cassino è una città dal grande patrimonio storico-culturale, ed è mio preciso impegno -in veste di assessore- far cogliere tali potenzialità sia ai cittadini che alle persone che vengono nella nostra città. Ci accompagneranno in questa piacevole passeggiata le guide turistiche che, già da tempo, dedicano il loro tempo libero a far conoscere le bellezze del nostro territorio e mercoledì 31 saranno in strada con noi per far rivivere il glorioso passato della città di Cassino. Ovviamente devo ringraziare tutta la rete di imprenditori locali, associazioni e professionisti che hanno reso possibile la realizzazione di questa giornata dal grande valore significativo”. Ad allietare l’evento ci sarà la Extra Dixie Jazz Band, che con la supervisione artistica di Gianluca Terenzi inonderà la città col sua musica sfavillante!

30 Aprile 2018 0

Cassino, nominata la nuova Giunta, due new entry Iannone (cultura) e Iadecola (commercio e attività produttive)

Di felice pensabene

CASSINO – Nominata e presentata la nuova “Giunta D’Alessandro” al comune di Cassino. Sono bastati pochi giorni, al Primo Cittadino, per nominare i nuovi assessori. Molte le riconferme, come Papa all’urbanistica, Schimperna al bIlancio, Tauwinkelova all’ambiente e Leone riconfermato ai servizi sociali e personale.

Due le new entry l’ex consigliere comunale Maria Iannone, neo assessore alla cultura, che subentra a Nora Noury, indicata da Antonio Valente (Noi con l’Italia) e Chiara Iadecola, nuovo assessore con delega alle attività produttive, al commercio e all’industria, su indicazione di Rosario Franchitto (Fratelli d’Italia).

Restano da sciogliere i nodi della componente leghista in seno alla maggioranza, per conoscere i loro nomi occorreranno ancora alcuni gior A loro dovrebbero andare gli assessorati alla polizia locale e sicurezza appartenuti a Carmelo Palombo, che sembrerebbe fuori dalla nuova Giunta.

26 Aprile 2018 0

Riaperta la biblioteca a Piedimonte S.G, prima giornata della cultura

Di Comunicato Stampa

È stata riaperta oggi la biblioteca comunale di Piedimonte San Germano. Uno spazio dove tutti potranno liberamente e gratuitamente consultare o chiedere in prestito dei volumi, assistiti da un addetto, e usufruire anche della luminosa e spaziosa sala lettura. La biblioteca si trova nei locali della struttura polivalente di via Decorato ed è aperta tre volte a settimana. La riapertura della biblioteca coincide a Piedimonte con la prima giornata della cultura. Proprio oggi, infatti, prima del taglio del nastro, c’è stato un convegno tutto dedicato all’importanza della lettura, della cultura e dei libri durante il quale sono stati coinvolti i ragazzi delle scuole medie che hanno raccontato la propria esperienza con la lettura. È stato per l’occasione presentato anche il libro “il regalo dell’Olmo” di un ex bibliotecario provinciale, Antonio Camilli. Un volume che è stato illustrato anche agli alunni delle scuole medie per riflettere sull’importanza degli alberi e del rispetto della natura. Hanno preso parte all’incontro la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo di Piedimonte, la professoressa Maria Rosaria Graziani, il dottor Mario Bellini, endocrinologo, docente di informatica biomedica presso Uniclam ed ex assessore alla cultura, poi gli amministratori comunali Leonardo Capuano, Marialisa Tomassi, Vincenza De Bernardis e Nunzio Di Palma, il sindaco di Gioacchino Ferdinandi e il sindaco di Aquino Libero Mazzaroppi. Presenti anche l’ex assessore Mario D’Alessandro, il comandante della polizia municipale Antonio De Luca, Elio Solla e delegazioni di alcune associazioni locali. Ha moderato il dibattito Natalia Costa.

19 Marzo 2018 0

Fine settimana all’insegna di arte e cultura con il Fai in Valle Roveto

Di Ermanno Amedei

CIVITA D’ANTINO – Il 24 e il 25 marzo  la delegazione abruzzese del FAI  Fondo per l’Ambiente Italia, gruppo Marsica Avezzano (AQ) organizza in Valle Roveto  un fine settimana di incontri improntati all’arte, alla cultura, al ricordo delle tradizioni, alla  riscoperta e alla valorizzazione di quanto di buono e bello ivi presente, al godimento dell’ambiente e del paesaggio. In particolare si avranno commemorazioni, riscoperte e visite, declamazioni e recitazioni, esposizioni di dipinti, incontri, passeggiate ed escursioni, aperture di qualche antico palazzo normalmente chiuso: tutto questo in un paesino di mille abitanti scarsi appollaiato a mille metri di altezza, Civita d’Antino, il fiume Liri che scorre alle sue pendici. Il paesino, anche con significative tracce di civiltà romana e di vestigia medievali, è amato e coltivato da quelli che vi cercano la natura incontaminata e il paesaggio non corrotto e degradato dalla cementificazione selvaggia, da quelli che vi vanno alla riscoperta delle tracce lasciate dai pittori che vi hanno soggiornato e lavorato, da quelli che intendono ammirarvi i quadri dei luoghi dipinti dagli artisti alla fine del 1800 le cui riproduzioni esposte in bacheche disseminate per le strade,  cioè da quelli che cercano la pace e il silenzio e la contemplazione del bello che  la cultura e l’arte e la natura possono garantire.  E di queste persone ne sono tante, sempre di più, durante tutto l’arco dell’anno, anno dopo anno. Civita d’Antino, di cui abbiamo avuto occasione di scrivere qualche altra volta, deve la sua rinomanza e il suo buon nome soprattutto grazie ad un artista danese che vi mise piede per la prima volta negli anni ‘70 del 1800 e inebriato dai luoghi e dalla gente e, non ultimo, dal buon vino, vi ritornò sistematicamente quasi ogni anno fino alla fine della sua esistenza, per circa trentanni: “Qui non si potrebbe essere più vicini al Paradiso” scrisse alla madre. La natura e la luce e il cielo e gli abitanti e le vestiture delle donne erano soggetti pittorici troppo rari e particolari per essere ignorati, per cui non solamente la sua presenza ma anche quella dei suoi amici e degli allievi, tanto che ogni anno nei mesi estivi  a Civita d’Antino era tutto un cenacolo di giovani artisti venuti dalle regioni più remote d’Europa: Norvegia, Svezia, Danimarca e che collocavano i loro cavalletti in ogni angolo del paese: il pioniere e apripista fu Kristian Zahrtmann (†1917) tanto appassionato del luogo e degli  abitanti che la sua abitazione in Copenhagen chiamò: Civita d’Antino e, prima di morire,  devolse una forte somma a vantaggio degli abitanti colpiti nel 1915 dal terribile terremoto. E questo avvenimento dei pittori scandinavi a Civita d’Antino è diventato sempre più motivo di richiamo e di ricorrenza e, più che le istituzioni, sono stati i privati cultori e gli appassionati ad impegnarsi alla valorizzazione ottimale di tale esperienza e si sono scritti  libri, si svolgono incontri periodici e continui con le autorità e gli artisti dei paesi scandinavi, si organizzano mostre ed eventi e iniziative. E due fatti sono in special modo da evidenziare;  nei musei scandinavi, e ne sono tanti!,  molte delle opere presenti sono quelle dipinte dagli artisti in questi luoghi di Civita d’Antino e altrettanto ammirevole e perfino invidiabile, il fatto che  una vecchia benemerita Fondazione bancaria di Pescara, la Fondazione Pescarabruzzo, fortemente sensibilizzata a tale pagina artistica e culturale così originale scritta dagli artisti scandinavi in terra di Abruzzo a Civita d’Antino, da anni si propone indefessamente e con impegno non solamente a promuovere scritti e iniziative quanto ad acquistare tutte o quasi tutte le opere che appaiono sul  mercato antiquario europeo  che hanno attinenza con i luoghi: e, mi si dice, ne avranno messe assieme almeno una cinquantina! Ultima realtà:  come i costumi  del luogo sostanzialmente attestano e documentano, Civita d’Antino è folkloricamente l’ultimo lembo di Ciociaria.

Lo sconforto e l’avvilimento di cui al titolo scaturiscono dal raffronto e dal paragone non dico con la Ciociaria ma con i comuni della  Valcomino che molto molto di più hanno dato e realizzato eppure il solo contrassegno  e testimonianza ne sono provoletti e prosciuttelli e  canzonette e le sagre e fiere mangerecce e magari i vomiti.   Contrassegno distintivo: la cementificazione distruttiva dell’ambiente e del paesaggio.

L’unico segno di vita e di reazione a siffatto abbominio e catastrofe sociali e culturali sono i giovani che, per loro fortuna,  vanno  via.

Michele Santulli

Foto: Sinding, K, Civita 98×171, Giov. Val roveto 

14 Febbraio 2018 0

Cultura ciociara stimata nel mondo ma non in Ciociaria, provincia senza un museo o pinacoteca

Di Ermanno Amedei

FROSINONE – Abbiamo più volte avuto il piacere di informare i lettori su qualche opera d’arte concernente la Ciociaria – quadri  sul costume ciociaro o opere di artisti ciociari – apparsa sul mercato antiquario e abbiamo anche informato quando qualcuna di queste opere è tornata  in patria.

Abbiamo altresì ricordato la totale assenza di musei e di pinacoteche in tutta la Ciociaria frusinate ancora oggi, prova evidente che nelle alte sfere siffatte istituzioni nulla contano e a nulla servono. Di conseguenza, per esempio, si immagini che cosa potrebbe succedere nel caso, ammettiamolo: eccezionale, che qualche collezionista o  amatore volesse donare un’opera d’arte alla comunità per condividerne il godimento:  a chi la darebbe e dove collocata, in tutta sicurezza? E’ una macchia enorme quella che affligge la Ciociaria in particolare la provincia di FR: è il solo capoluogo italiano dove nemmeno a livello interlocutorio si parla di una galleria o museo o pinacoteca, possibilmente veri. I paragoni sono sempre sgradevoli ma al di là delle Alpi è normale in ogni cittadina anche di tremila abitanti rinvenirvi almeno un museo civico che raccolga e tramandi la storia e le vicende della città. Qui in provincia di FR, e perciò non solo nel capoluogo, zero completo! E stiamo parlando di museo civico:  figurarsi di un museo o di una pinacoteca, vale a dire contenitori prestigiosi di opere d’arte. Gli uomini politici dai quali ci si aspetterebbe interesse e sensibilità nei confronti della comunità, meglio non svegliarli.

Ora siamo in clima elettorale quindi il momento propizio ed opportuno per le promesse gli impegni e i giuramenti: eppure neanche  in tale felice frangente i nostri fortunati uomini politici conoscono i termini di arte, di museo, di pinacoteca, di galleria ed analoghi: si direbbe che abbiano paura o vergogna a pronunciare queste parole! Le parole di Pasolini si direbbero più che mai veritiere: “L’odio per la cultura è della sottocultura!” Ma non ci vogliamo credere.  E’ certo che il cavallo di  battaglia è sempre: il cemento armato, capannoni e industrializzazione, asfalto e strade, si riparla di tanti progetti e programmi tutti finalizzati alla degradazione dell’ambiente e del paesaggio e a togliere agli italiani ancora un po’ del suolo rimasto.

Eppure gli uomini politici sono i soli che possono conferire tono e forma e sostanza alla comunità, cioè essere portatori -e portatrici- di cultura e di progresso, cioè di libertà e di civiltà. Colgano dunque questa occasione per proporre o almeno promettere una  pinacoteca, nel capoluogo possibilmente, magari la pinacoteca del costume ciociaro cioè delle opere d’arte dipinte dagli artisti europei tra la fine del 1700 e le prime decadi del 1900 che illustrano con enorme successo la umanità ciociara dell’epoca a Roma e per le vie del mondo a Parigi, Londra, Berlino, Monaco…La vestitura dei ciociari di quei secoli, cioè il costume ciociaro, è stato ed è quello più illustrato e più documentato tra tutti i costumi tradizionali europei, il più conosciuto, il più amato tanto che è quasi impossibile entrare in una pinacoteca del pianeta e non trovarvi appeso un quadro col costume ciociaro. E perfino i massimi artisti lo hanno illustrato: Manet, Degas, Corot, Cézanne, Van Gogh, Picasso… Nessun soggetto pittorico può vantare queste firme. Eppure nelle istituzioni  specie frusinati di tali opere non se ne vede nemmeno una.

Ecco dunque per qualche uomo politico più attento, e anche coraggioso!! un momento favorevole per almeno promettere e impegnarsi e dunque parlare, della pinacoteca del costume ciociaro, se non ne ha  vergogna o paura! A Parigi  dove di musei, e che musei e pinacoteche!, ve ne sono a ventine e cinquantine, solamente in questi ultimi due-tre anni ne sono stati aperti o in via di apertura almeno altri tre, enormi, ricchissimi. E qui in Ciociaria frusinate si ignora, ancora, oggi, perfino la parola: pinacoteca.

Michele Santulli

1 Dicembre 2017 0

Premio letterario di Arce, vera vincitrice la cultura

Di redazionecassino4

ARCE – Tra tante targhe e riconoscimenti la vera vincitrice del Premio internazionale di letteratura di Arce è stata la “Cultura” quella con C maiuscola, quella capace di riempire all’inverosimile una sala di gente assetata di poesia e letteratura, di narrativa, saggistica. Di gente che nell’era della tecnologia riesce ancora a godere della magia di pagine di carta e parole. Di gente che alle abbreviazioni degli sms preferisce arcane espressioni e rime, capaci di emozionare. Nella sala del Museo “Gente di Ciociaria” dove sabato era stata anche inaugurata la mostra di scultura del maestro Francesco Marcangeli, il presidente dell’associazione Arcanum et Fregellae, Massimo De Santis insieme ai suoi ospiti ha annunciato uno dopo l’altro tutti i premi ed i riconoscimenti, alcuni dei quali sono stati decisi ed aggiunti a quelli già previsti, grazie al numero di partecipanti ed alla grande qualità dei lavori inviati dai concorrenti. Suggestiva ed emozionante la musica di sottofondo grazie all’esibizione “pianoforte e violino” di Pio Spiriti e Louis Tarantino, e che ha reso ancora più interessante il pomeriggio dedicato alle arti più nobili. Quattro chiacchiere sulla cultura e sull’importanza che ricopre, in una società dilaniata da crisi economiche, guerre, violenza. Ed è un segno decisamente positivo che tra i partecipanti ed i vincitori del premio ci siano anche tanti giovani, tanti ragazzi che si rifugiano tra le pagine di un libro piuttosto che spendere il proprio tempo davanti allo schermo di un videogioco, pur senza voler demonizzare la categoria. Seduti al tavolo dei relatori il professor Giovanni De Vita, anche in rappresentanza del presidente della Giuria, il Rettore dell’Università di Cassino Giovanni Betta che non poteva essere presente, poi il presidente Massimo De Santis, il professor Plinio Perilli, il sindaco di Arce Roberto Simonelli ed il professor Amedeo Di Sora che con la sua voce profonda e teatrale ha letto alcune delle poesie vincitrici e le motivazioni dei premi. Momenti particolarmente emozionanti durante alcune delle premiazioni, come quella di Luciano Ragno, “premio alla carriera” che ha ricordato come titoli di questo genere andrebbero sempre dati in ex-aequo perché c’è sempre qualcuno con cui si dividono gli anni, i dolori, le gioie ed i tormenti di una carriera e ha quindi voluto accanto anche la moglie. Oppure il momento in cui il presidente De Santis ha raccontato di uno dei vincitori, bloccato da venti anni su una sedia a rotelle, che ha voluto cedere ad uno studente meritevole e volenteroso di studiare il suo premio. Qualche sorriso lo ha strappato, invece, il filmato inviato da Christian Giovanettina che avrebbe dovuto ritirare il premio come miglior autore straniero essendo residente in Svizzera, ma che proprio da poco si è trasferito in Brasile e da una bellissima spiaggia brasiliana ha inviato un simpatico video di ringraziamento, chiedendo espressamente di assistere ad una simbolica premiazione.

Tutti i premiati SEZIONE NARRATIVA E SAGGISTICA 1° classificato: Roberto Ritondale – Sotto un cielo di carta (Leone Editore) – Seregno (Mb) 2° classificato: Maria Scerrato – Fiori di ginestra (Arte Stampa Editore) – Alatri (Fr) 3° classificato: Federico Fabbri – La verità ha bisogno del sole (AmicoLibro) – Firenze Menzione d’onore: Antonio Rinaldis – Il treno della memoria (Imprimatur) – Cougné (To); Aldo Ungari – Un cammino (GAM Editrice) – Brescia; Teresa Ceccacci – Il mistero del codice veronese (Alpes Italia) – Ceprano (Fr) SEZIONE POESIA EDITA 1° classificato: Maria Benedetta Cerro – La congiura degli opposti (LietoColle) – Castrocielo (Fr) 2° classificato: Giorgina Busca Gernetti – Echi e sussurri (Edizioni Polistampa) – Gallarate (Va) 3° classificato: Chiara Nobilia – Pietre e amarene (Giovane Holden Edizioni) – Roma Menzione d’onore: Benvenuto Chiesa – Tracce di senso (Il Convivio Editore) – Torino; Giovanni Caso – Nella carne del mondo (Genesi Editrice) – Siano (Sa); Carmelo Consoli – Sognando Lachea (Edizioni Stravagario) – Firenze SEZIONE POESIA INEDITA 1° classificato: Umberto Vicaretti – Luoghi – Roma 2° classificato: Rita Muscardin – Le madri di Aleppo – Savona 3° classificato: Emilia Fragomeni – Il tempo di un fiore – Genova Menzione d’onore: Nadia Fabbrocino – La libertà violata – Fiumicino (Rm); Anna Maria Deodato – Dentro il burqua – Palmi (Rc); Mina Antonelli – Ultimo approdo per Itaca – Gravina di Puglia (Ba) SEZIONE POESIA IN VERNACOLO 1° classificato: Luciano Gentiletti – Er pupo d’Aleppo – Rocca Priora (Rm) 2° classificato: Antonino Giordano – Pino e ‘u mari – Palermo 3° classificato: Paolo Sangiovanni – Mo’ ca settembre torna a capuzzià – Fonte Nuova (Rm) Menzione d’onore: Benito Galilea – Paisi – Roma; Lidiana Fabbri – L’in conta gnint – Rimini; Alfredo Perciacciante – Nu pizziciddru i cijeli – Cassano allo Ionio (Cs) SEZIONE RACCONTO BREVE 1° classificato: Francesco Maria Mosconi – Il mare di Rachel – Ivrea (To) 2° classificato: Andrea Gasparri – Meditate che questo è stato – Cetona (Si) 3° classificato: Danilo Cannizzaro – Il viaggio di Capitan “Fracasso” – S.Croce Camerina (Rg) Menzione d’onore: Pietro Rainero – Gallerie – Acqui Terme(Al); Alberto Gallo – L’ultima corsa – S. Giorgio a Cremano (Na); Gabriele Leone – La sposa di Tommaso – S. Apollinare (Fr) SEZIONE POESIA PER LA PACE 1° classificato: Emanuele Aloisi – Il cielo – Zaccanopoli -Tropea (VV) 2° classificato: Antonio Damiano – Il segno dei tempi – Latina 3° classificato: Luigi Antonio Pilo – Shirin – Messina Menzione d’onore: Dora Uispi – Emigranti – Roccagorga (Lt); Alessandro Giuseppe Matassa – Luce – Bari; Ernesto Mastropietro – Grido nel silenzio – Frosinone

8 Ottobre 2017 0

Stato e cultura? “E io ci credo ancora”

Di felice pensabene

Ministri senza laurea, medici senza strumenti per operare, docenti senza voglia di insegnare – paradossalmente. Potremmo sfogliare innumerevoli pagine sulle mancanze dell’apparato statale italiano, preferiamo riassumere questo vergognoso sistema in tre parole: Italia senza cultura.

Entriamo nell’ufficio postale della nostra città, siamo il numero 248. Di 10 sportelli, uno è sospeso e altri due sono vacanti: stanno servendo il numero 223, due operatrici sono sulla soglia dell’ufficio e chiacchierano sorseggiando caffè. Ci voltiamo rassegnati, persino i posti a sedere sono finiti. È l’Italia senza cultura.

Ci rivolgiamo all’ufficio anagrafe, sono le 11.30. “Chiudiamo alle 12.00, il responsabile è uscito. Passa domani”. È l’Italia senza cultura.

Non possiamo che associare queste sgradevoli situazioni alle parole di Aristotele: “La cultura è ornamento della buona sorte e rifugio nella cattiva”. Se la “buona sorte” di cui parla il filosofo greco non esiste, le strutture italiane non possono ornarsi di un bene tanto grande, e se la cultura non viene resa possibile, il pessimo stato delle istituzioni è garantito.

All’intellettuale non resta che rifugiarsi, la cultura diventa un Eden talmente raro e fragile da dover celare per paura che venga distrutto dal demone del “ma sì, tanto a che serve”.

Ieri abbiamo scoperto un piccolo Eden in un altrettanto piccolo ufficio della Asl di Cassino, quello a cui solitamente ci si rivolge per il cambio del medico curante. Una stanza dalle dimensioni ridotte, un filo di luce dalla finestra che tanto basta a illuminare l’inaspettato: stralci di poesie appese alle pareti verde menta.

Sono solo fotocopie tenute da pezzi di scotch, sono la cultura che grida in tutta la sua maestà: primo fra tutti, l’Inno d’Italia. Riportato nella sua interezza, testo originale. È la volontà di rendere dignità a uno Stato straccione, è la consapevolezza – rara – di appartenere a una patria. Non ci stupisce che ad appenderlo sia stato proprio l’impiegato dell’ufficio, uomo d’altri tempi. Accanto all’Inno compare un frammento della poesia di Berchet scritta in onore della Lega di Pontida del 1167, anno che segnò il primo antefatto dell’unità italiana, realizzata 7 secoli dopo, nel 1861.

“A scuola, quando facevo le elementari, ci facevano studiare questo. E io ci credo ancora”, sono le parole dell’impiegato. Dietro la porta dell’ufficio tuonano le forti parole della scrittrice e filosofa russa Ayn Rand: “Quando ti rendi conto che la corruzione paga e l’onestà diventa autosacrificio, allora puoi affermare che la tua società è condannata”.

Restiamo estasiati dinanzi l’immensità di queste parole, ci lasciano la sola possibilità di riflettere: ogni ufficio, pubblico o privato che sia, ogni aula, ogni sala ospedaliera dovrebbe conservare la forza di questi pensieri.

E nel mentre riecheggiano le parole dell’impiegato: “E io ci credo ancora”.

Giulia Guerra

17 Maggio 2017 0

“Memory Hole” con gli architetti del NLA di Londra per riunire l’Europa della cultura e dell’architettura

Di felice pensabene

Londra – Il progetto Memory Hole è entrato di diritto nella storia europea. L’evento che si è svolto a Londra il 16 maggio ha sancito in modo indiscutibile che la cultura e l’architettura non posso avere limiti politici o amministrativi. Peter Murray presidente della New London Architecture, architetto  responsabile della valutazione dei progetti presentati presso il Building Centre di Londra, ha dichiarato cje la pubnlicazione “London: design capital” verrà  consegnata alla presidente Teresa May allo scopo di ribaltare l’esito delle elezioni pro Brexit che si sono svolte in Gran Bretagna. La mostra e la pubnlicazione – ha dichiarato Peter Murray- evidenziano come solo con la collaborazione ed la cpntaminazioni fra menti e stati differenti si possa giungere ad una nuova architettura per Londra. Del resto più della metà dei tecnici coinvolti nelle progettazioni sono non inglesi e -continua Murray- Londra  e  la Gran Bretagna non possono permettersi di perdere tali menti e tali luoghi”. E tornando alla mostra va precisato che il progetto Memory Hole,  ideato da Dante Sacco di Summa Ocre e elaborato e progettato dgli architetti del Paul Murphy Architects in London, è  stato scelto per la caratteristica culturale che ha in se ovvero il coraggio di unire la.memoria con il futuro attraverso il presente dell’Europa pacificata e collaborativa. Tre sono i progetti scelti per l’Italia (Cassino, Terni e Milano) e insieme agli altri dell’ intero pianeta non hanno la destinazione di memoria e cultura che il Memory Hole detiene. ” In sostanza – riferisce Dante Sacco di Summa Ocre- il Memory Hole potrà contribuire alla discussione internazionale sui temi delicati delle nuove frontiere e dei nuovi muri di confine. Possiamo con orgoglio essere disponibili per ricordare e sottolineare che negli anni trenta e quaranta le chiusure economiche e culturali hanno portato via la nostra storia e la nostra libertà. Memory Hole nasce concettualmente in tal senso: riempire quel vuoto di memoria che troppo spesso porta a scelte poco efficaci’.