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1 Ottobre 2018 0

L’impegno di Matteo Salvini nella vicenda delle Marocchinate

Di admin
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LATINA – “Sabato scorso a Latina davanti a migliaia di persone si è tenuta la festa della Lega, ribattezzata la “Pontida del Sud””.

Lo si legge in una nota dell’associazione vittime delle marocchinate.

“Sul palco il segretario del carroccio nonché vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Nell’occasione il presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate (A.N.V.M.) Emiliano Ciotti e la segretaria Anna Mula hanno donato a Salvini una copia del libro “Le Marocchinate. Cronaca di uno stupro di massa”, che lo stesso Ciotti sta presentando per l’Italia. I due rappresentanti dell’associazione hanno portato alla conoscenza del ministro la vicenda storica e della richiesta di una commissione parlamentare d’inchiesta. Matteo Salvini ha dato sin da subito la sua disponibilità rispondendo che era venuto a conoscenza della vicenda grazie ai parlamentari del carroccio Francesco Zicchieri, Gianfranco Rufa e Francesca Gerardi, anche loro rassicurando nel portare in parlamento e in tutte le sedi opportune questa pagina orrenda che ha interessato le province di Frosinone, di Latina e di molte altre zone italiane. Copia del libro è stato donato sabato sera anche ad altri esponenti politici tra cui l’Onorevole leghista Barbara Saltamartini, presidente della Commissione Attività Produttive, anche lei dando massima disponibilità e invitando a Roma i rappresentanti dell’Associazione”.

24 Settembre 2018 0

Ettore Urbano ai domiciliari: le origini della vicenda

Di redazionecassino1

 PIEDIMONTE SAN GERMANO – Arresti domiciliari per Ettore Urbano, noto esponente del Pd e candidato sindaco alle ultime elezioni comunali a Piedimonte San Germano dello scorso anno. L’inchiesta è quella scaturita dalla comparsa su cinquantanove schede elettorali di segni geometrici (triangoli, quadrati e cerchi) nel simbolo della lista PiedimonteOra a sostegno di Gioacchino Ferdinandi. I fatti, da cui il provvedimento di quest’oggi, riguardano le elezioni amministrative del 2017. A presentare ricorso al Tar era stata proprio la compagine dello sfidante Ettore Urbano che aveva perso per poche decine di voti. L’esposto in procura di Ferdinandi con un elenco di anomalie da cui scaturì l’apertura del fascicolo, affidato ad dottor Bulgarini, e le indagini svolte dalla squadra informativa del commissariato ora guidato dal dirigente Mascia. Tante le perizie e gli accertamenti con sei indagati totali, compreso Urbano.

Fra i primi ad essere indagati fu il responsabile comunale dell’ufficio elettorale, poi due rappresentanti di lista. Tutti e tre coinvolti per violazione della legge elettorale. Successivamente venne ascoltata una donna, moglie di un rappresentante di lista e indagata per false dichiarazioni al Pm. Stessa ipotesi di reato per un consigliere comunale. Stamattina la svolta con l’arresto, da parte della polizia, del primario del Pronto Soccorso dell’ospedale di Cassino, ex presidente Ater ed esponente politico di sinistra, Ettore Urbano, attuale capogruppo di minoranza nel consiglio comunale di Piedimonte San Germano. Il dottore si trova ai domiciliari. Su di lui la grave accusa di aver violato la legge elettorale e, in particolare, di aver alterato schede elettorali, secondo ruoli e circostante che saranno chiariti dagli inquirenti e sui quali l’arrestato dovrà fornire la sua versione quando sarà ascoltato.

Clamorosa, quindi, la svolta nel caso delle elezioni comunali di Piedimonte San Germano. La misura cautelare (si tratta di domiciliari) scattata dopo accurate indagini sull’alterazione – con segni geometrici – di una sessantina di schede elettorali. La notizia, nel piccolo centro pedemontano, circolava già da qualche ora. Una vicenda che partì all’indomani dei risultati della consultazione elettorale dello scorso anno. Prima la querela di falso presentata al Consiglio di Stato. Dopo la consulenza calligrafica, disposta dalla Procura di Cassino, che aveva accertato la manomissione di 53 schede su 59, contrassegnante da strani segni (cerchi, quadrati e linee), l’inchiesta sui presunti brogli alle amministrative delle scorso anno a Piedimonte San Germano si era arricchita ben presto di nuovi capitoli. A scriverli è stata la Procura di Cassino per quanto riguarda l’inchiesta penale, e l’amministrazione comunale di Piedimonte San Germano, per quel che concerne il giudizio amministrativo dinanzi al Consiglio di Stato. Per quel che riguarda l’inchiesta penale, portata avanti dal Pm Roberto Bulgarini Nomi e dagli agenti del commissariato di Cassino, c’era stata l’iscrizione nel registro degli indagati, come atto dovuto, di due rappresentanti di lista (Azione Comune- Urbano sindaco) per presunta violazione della legge elettorale. Ai due, in sostanza, vennero contestate le dichiarazioni rese, con le quali avrebbero affermato di aver visto, durante le operazioni di spoglio, i segni sulle schede. Dichiarazioni che andrebbero a cozzare con gli esiti della consulenza e con le dichiarazioni dei componenti del seggio, che escludevano la presenza di quei segni al momento dello sfoglio. Gli indagati salirono, poi, a tre, con il responsabile dell’ufficio elettorale, Luigi Spiridigliozzi, per i presunti brogli. Le indagini proseguirono a ritmo serrato. Gli agenti del commissariato di Cassino, infatti, ascoltarono diverse persone a conoscenza di particolari utili alle indagini, tutti, inizialmente ascoltati come testimoni, ma la posizione di alcuni è rimasta al vaglio degli inquirenti. Si è valutata anche se le buste fornite dal ministero dell’Interno, dove vengono conservate le schede dopo le votazioni, fossero apribili o meno.

Il sindaco di Piedimonte San Germano, l’avvocato Gioacchino Ferdinandi, nel corso di una conferenza stampa annunciò di aver presentato, tramite l’avvocato Massimo Di Sotto, una querela di falso nell’ambito del ricorso che pende dinanzi al Consiglio di Stato e che dovrà essere discusso a metà luglio. In pratica il sindaco Ferdinandi, assieme alla compagine amministrativa, sosteneva che le prove, presentate da Ettore Urbano, sulle quali si basava il ricorso dinanzi ai giudici amministrativi, erano false. False perché ruotano attorno alle dichiarazioni rese dai due rappresentanti di lista.

Oggi la svolta con le decisioni della Procura che ha emesso il provvedimento cautelare nei confronti di Urbano.

F. Pensabene

 

12 Giugno 2018 0

La sintesi del giorno – Ancora vicenda Aquarius tra “cinismo” italiano e smemoratezza francese

Di admin

LA SINTESI – Con un occhio a Singapore dove si sono incontrati il presidente degli Stati Uniti e quello Nord Coreano, uno a fianco all’atro come vecchia amici (appena qualche mese fa sembravano sull’orlo di spedire il modo nel baratro di un conflitto sul larga scala), e l‘altro occhio in Italia (oltre anche alle orecchie per sentire gli insulti arrivati da Oltralpe), nella giornata italiana ha tenuto ancora banco la vicenda della nave Aquarius e dei 629 migranti a bordo, impossibilitati a sbarcare nei porti italiani per il nuovo corso della politica nostrana.

La Ong che li ha salvati al largo della Libia ha sostenuto che il porto spagnolo di Valencia era troppo lontano, quindi, mentre guardia costiera e marina Militare preparava un piano per scortare e dare appoggio alla nave con proprie unità navali, dalla Spagna e dalla Francia, sulla vicenda, sono piovuti duri attacchi all’Italia. Se dalla Spagna, esponenti del Governo si sarebbero “limitati” a intravvedere nell’atteggiamento italiano il mancato rispetto di leggi, sono risultate assordanti gli insulti francesi. “Vomitevole” avrebbe definito il comportamento italiano il segretario del partito del presidente Macron. Lo stesso Macron, invece, lo ha definito “solamente” cinico. In tanti sono stati a chiedersi se fosse possibile che un Paese come la Francia potesse avere una memoria così corta da dimenticare ciò che loro stessi hanno fatto appena qualche mese fa per evitare che stranieri mettessero piede sul “loro sacro suolo patrio”. A marzo gendarmi francesi, in una situazione limite di un accordo risalente al 1990, superarono il confine arrivando a Bardonecchia per fare una perquisizione e verifiche nella sede di una Ong.

Muscoli mostrati anche a Ventimiglia quando gli stranieri chiedevano di poter raggiungere loro parenti nelle città Francesi ma il muro eretto dai francesi fu invalicabile come invalicabiel è stato il muro che hanno reso ancora più alte le Alpi per impedire agli stranieri di raggiungere le terre transalpine percorrendo sentieri innevati e ghiacciati. Anche tra loro c’erano donne incinte.

Evidentemente, per i francesi, quando qualcuno fa lo stesso, diventa cinico e irresponsabile.

La risposta di Palazzo Chigi, meditata, è arrivata solamente nel pomeriggio. “Le dichiarazioni intorno alla vicenda Aquarius che arrivano dalla Francia sono sorprendenti e denunciano una grave mancanza di informazioni su ciò che sta realmente accadendo. L’Italia non può accettare lezioni ipocrite da Paesi che in tema di immigrazione hanno sempre preferito voltare la testa dall’altra parte”. Ermanno Amedei

31 Gennaio 2017 0

Lazio Ambiente: Una vicenda infinita di inefficienza e spreco di denaro pubblico

Di Antonio Nardelli

Dall’Unione Sindacale di Base Coordinamento provinciale di Frosinone riceviamo e pubblichiamo:

E’ impensabile parlare di crisi nel settore della raccolta e trattamento dei rifiuti. Lo dimostra il successo di grandi società che dai rifiuti hanno saputo generare vantaggi per i cittadini, l’ambiente, i lavoratori e le aziende stesse.

Eppure la vicenda della Lazio Ambiente spa Unipersonale, una società per azioni a totale partecipazione pubblica regionale che gestisce la raccolta e il trattamento rifiuti, si colloca all’estremo opposto, rappresentando un caso emblematico di insuccesso e malaffare.

La storia è nota: in origine costituitasi come consorzio Gaia per poi trasformarsi in spa, nel 2009 viene sottoposta ad un sequestro e successivamente ad un commissariamento a causa di irregolarità sulle emissioni. L’indagine porta alla luce alcuni responsabili (ancora oggi sulla scena), oltre a sottrazioni indebite di denaro pubblico, fatturazioni gonfiate, finanziamenti per opere in assenza di un progetto, con la complicità di Cassa Depositi e Prestiti. Il commissariamento porta l’indebitato consorzio Gaia nelle mani della Regione Lazio, che si presenta con buona pace di tutti come la tanto agognata soluzione di riscatto dal passato con una proiezione rosea verso il futuro. E invece nulla è cambiato: gestione scellerata come in passato, spreco di denaro pubblico e una situazione impiantistica e logistica disastrata. Gli impianti di termovalorizzazione sui quali non è mai stato operato un serio intervento manutentivo e di revamping versano infatti in condizioni rovinose, così come il parco automezzi per la raccolta. L’avvicendamento ai vertici aziendali non ha di fatto prodotto alcun cambiamento. I nuovi vertici hanno infatti proseguito nel solco della vecchia strada del dispendio e dell’inefficienza gestionale e decisionale in assenza di una sana politica di programmazione degli investimenti e di efficientamento.

Ciò che più stupisce di questa vicenda è la latitanza della Regione in un percorso intrapreso dai vertici locali a discapito dei lavoratori. Dapprima infatti hanno cercato di ricorrere ad una cassa integrazione in deroga e in seguito al fallito il tentativo, stanno tentando ora il ricorso al Fondo di integrazione salariale, con le gravi conseguenze che ciò comporta per i lavoratori, i quali percepirebbero un assegno di circa 900 euro lordi a fronte dei sontuosi stipendi dello staff dirigenziale che variano dai 135.000 ai 170.000 euro annui, ai quali vanno aggiunti i benefits.

Una situazione grottesca, ingiusta e inaccettabile. Dopo aver più volte ribadito che il suo obiettivo principale è il riassetto ed il rilancio dell’azienda e ancor prima la salvaguardia occupazionale e salariale dei lavoratori, la Regione Lazio sembra essere venuta meno a quella promessa ed essersi inoltre sottratta dalla partecipazione alla Lazio Ambiente spa, avvalendosi della legge Madia (tra l’altro sospetta di incostituzionalità).

Tale operazione sta spingendo all’uscita anche alcuni comuni (tra i quali Valmontone, Subiaco, Frascati, Colonna) facilitando così la dismissione di Lazio Ambiente e il subentro di altre società nella gestione della raccolta e degli impianti di termovalorizzazione. Il presidente della Regione Lazio e gli assessori competenti hanno il dovere di assumersi la responsabilità dell’attuale situazione e di adottare misure urgenti e improrogabili, quali la sostituzione dei vertici aziendali e la tutela dei piani occupazionali.

Trattandosi di impianti particolarmente sensibili, spetta inoltre alle istituzioni garantirne il corretto funzionamento, al fine di scongiurare gravi danni per l’ambiente, i lavoratori e i cittadini.

15 Gennaio 2017 0

Vittima della ronda a Cassino, la vicenda sui media polacchi

Di admin

Cassino – La vicenda del 39enne polacco maltrattato e picchiato (leggi) da tre giovani mercoledì scorso a Cassino, ha varcato i confini nazionali arrivando in Polonia dove i media nazionali hanno dato grande risalto alla vicenda.

www.gazetakrakowska.pl , tvn24.pl, polacywewloszech.com, se.pl, rmf24.pl, www.polskatimes.pl e molti altri ancora raccontano della disavventura patita dal loro connazionale vittima di un equivoco, ma anche e soprattutto, del rischio che si corre quando improvvisati pensano di poter sostituirsi alle forze dell’ordine.

L’uomo, vittima dell’aggressione e che vive da anni a Sant’Ambrogio, ha sporto denuncia di aggressione e le forze dell’ordine, carabinieri e polizia entrambi interessati alla vicenda, hanno elementi per risalire ai protagonisti della vicenda per valutarne la posizione.

Ermanno Amedei

19 Settembre 2016 0

Vicenda “Albaneta vs Cavendish Road”, tutto ha un prezzo ma la dignità non ha prezzo

Di admin

di Dante Sacco

Cassino – Tutto ha un prezzo. Ha un prezzo il pane, spesso citato nei Vangeli e dalla Chiesa. Ha un prezzo l’arte, sempre al centro di meditazioni extra sensoriali di intellettuali e fini ricercatori. Ha un prezzo la cultura, di cui in tanti si cibano e pochi ne mangiano. Ha un caro prezzo la ricerca delle cime più alte da dove uomini pavoni ed donne allodole vi planano per essere tra i primi spettatori coinvolti nella triste danza delle ovvietà. Tutto ha un prezzo. E se c’è un prezzo, dalla parte opposta c’è un costo e qualcuno che paga il conto. Non dispiace sentire il furore di chi reclama il possesso – terreno e ben lontano dalla paupertà monastica –di ettari di selve pressoché rinselvatichite dopo le fiamme delle bombe. Non dispiace sapere – se è fondato sulla verità e sacrosanta onestà – che i ruderi di un millenario monastero normanno verranno restaurati, rigenerati e/o confusi in un cieco ottimismo circense e carnevalesco. Ci dispiace davvero che il tempo passato e gli anni in cui la rabbia e la partigianeria delle nazioni e dei popoli avrebbe dovuto cedere il passo alla universale serenità tra gli uomini, oggi divengano motivo di una mediocre corsa all’oro. E’ chiaro che ogni azione ha un fondo connotato da una economia che deve necessariamente volgere a favore di chi fa le azioni.

E’ più che evidente che gli impegni economici debbano essere, soprattutto nell’ambito di gestioni private, tendenti al guadagno. Ma esiste una cosa che si chiama dignità dei luoghi, delle persone e delle comunità. Non può esistere un luogo come Montecassino se il luogo in se diventa chiuso o precluso alla memoria. In anni passati, seppur per motivi talvolta nobili, Montecassino ed il comprensorio storico militare ed archeologico e naturalistico di San Matteo, Colle San Comeo, Case D’Onofrio, Masseria Albaneta, Cavendish Road è stato quasi religiosamente sigillato; vigeva in esso un silenzio claustrale ritmato dalle attività agro silvo pastorali di alcuni coloni che ne mantenevano l’identitarietà dopo aver bonificato quelle terre dalle bombe e dopo aver seppellito i morti che vi giacevano insepolti. Poi un silenzio lungo settant’anni, interrotto dal pianto dei Polacchi che qui trovarono la forza di rinascere prima come Popolo ed infine come Nazione.

In tutti questi anni, di claustrale silenzio, di azioni agricole e di taglio boschivo, di celebrazioni e tumulazioni di generali e familiari di chi qui perse la giovinezza e la vita, in tutti questi anni l’ordine Benedettino, fatto di uomini, ha con dignità speso e prodigato il proprio tempo a mantenere sana l’integrità e la stabilità delle “omnes possessiones quas ipse habebat” ovvero di tutto ciò che era e sarebbe rimasto Patrimonio di San Benedetto. Ma del resto il tempo è fatto per gli uomini e scorre caduco in direzione opposta alle intenzioni dei predecessori. Così, per una gestione sicuramente economica e per una lecita azione commerciale, i rappresentanti dell’Ordine Benedettino, nell’ambito della libera azione di temporale diritto di possesso di un bene, hanno deciso di dare in locazione dei beni terreni senza stabilire almeno delle linee guida o prescrizioni in merito.

Del resto chi leggerà queste parole si chiederà dove chi scrive voglia arrivare. Ed allora, chiudendo non posso non ricordare che precludere le strade di accesso verso una proprietà privata può, qualora le viabilità fossero ad uso esclusivamente privatistico, non essere un problema per la collettività e per chi vorrebbe fruire di tali ambiti per motivi immateriali o semplicemente sentimentali. Ma trovo alquanto paradossale che gli uomini che compongono l’attuale Collegio dei Monaci Cassinesi presso l’Arciabbazia di Montecassino possano dimenticare che tra quelle mura vi sono le spoglie mortali dei Santi Benedetto e Scolastica da sempre oggetto di devoti pellegrinaggi di donne, uomini talvolta Santi, Regnanti e spesso di persone comuni spinti dal messaggio e dalla forza ecumenica di Benedetto e Scolastica. La stessa forza che li rende di fatto Patroni Spirituali e Morali dell’Europa senza frontiere e limitazioni. Così la distanza ed il silenzio claustrale che attanaglia la discussione pro e contro “Albaneta vs Cavendish Road”, cronologicamente successive alla fuoriuscita di alcuni membri del Collegio dei Monaci Cassinesi, crea una sorta di smarrimento morale e spirituale da parte di chi vorrebbe delle risposte dai millenari custodi – e non padroni – delle ossa sante di Benedetto e Scolastica.

Con la stessa dignità che spinse un tale Gregorio Vito Diamare, uomo ed Abate nato a Napoli, a non concedersi nè ai tedeschi tantomeno agli americani ed assolvere al suolo ruolo di Abate sotto il bombardamento del febbraio 1944. Del resto aveva ben ragione José Saramago quando scriveva che ”La dignità non ha prezzo, quando si iniziano a fare piccole concessioni, alla fine perde ogni significato”. E la dignità non ha prezzo. Dante Sacco

1 Settembre 2016 0

Cani nell’azienda sequestrata a Sant’Elia, grazie all’Anpana si apre un varco (nella vicenda)

Di admin

Sant’Elia Fiumerapido – La vicenda dei cani coinvolti nel sequestro della Selecta di Sant’Elia Fiumerapido, grazie all’interessamento degli animalisti dell’Anpana, delle sue volontarie e del suo presidente Francesco Altieri, sembra volgere al meglio.

Diverse le segnalazioni fatte dagli attivisti tra cui anche la sospetta sparizione di quei cani.  Il 10, invece, i cani sono stati nuovamente visti nell’area. In tutto 12, in particolare due cucciole erano rinchiuse all`interno del sito. Dopo aver temùuto il peggio, i cani sono pian piano ritornati, forse spaventati dagli operai che hanno sistemato i recinti dell`area immediatamente attorno al deposito di rifiuti, in Via Spineto.

Il 13 Agosto il Responsabile Francesco Altieri e l`operatrice Rocca Antonelli, previa comunicazione a tutti i soggetti aventi responsabilità sul sequestro, hanno provveduto, con grande pazienza, alla cattura di due dei più schivi cuccioli presenti che sono risultati molto mal messi e perciò subito traspostati dalla Veterinaria. ANPANA Fr ha comunque comunicato alla ASL e Comune che se non garantirà sostegno, costringerà i volontari, allo stremo, ad inviare le cucciole e tutti gli altri cani recuperati, al canile. Chi volesse adottare le cucciole contatti il numero 3396590331 o scriva a frosinone@anpana.it .

Qualche giorno fa, inoltre, è stata fatto il punto della situazione in un incontro congiunto tra Finanza, Polizia Locale e ANPANA FR onlus. Pur essendoci ancora cani randagi, questi possono muoversi liberamente.  “Inoltre  – ha dichiarato Francesco Altieri – il problema si sta affrontando e grazie all’ordinanza Sindacale, la collaborazione di Procura Finanza, Asl, curatura del fallimento: i bovini che pascolavano a ridosso del sito, ora sono ad una certa distanza ed i cani randagi sono gestibili”.

Er. Am.

16 Aprile 2009 0

Lettori scatenati sulla vicenda del sindaco Roscia

Di redazione

I commenti agli articoli relativi al terremoto politico (ed anche sociale) causato dalla condanna del sindaco Roscia ha generato una serie di velenosi batti e ribatti tra sostenitori del’ex primo cittadino e avversari. Un termomentro che indica come la “piazza” pontecorvese stia reagendo al fatto giudiziario senza precedenti nella città fluviale. Dalle testimonianze lasciate dai lettori si evince che a Pontecorvo sembra essersi innescatra anche una rivoluzione culturale che coinvolge la gestione della “cosa” pubblica. E’ scontro infatti tra chi sostiene che la città è in decadimento a causa della cattiva amministrazione, e chi, invece, sostiene che il mancato sviluppo sia stato causato dalla gente incapace di proporre. Ma, ancora prima, qualcuno si interroga sulla “giustificabilità” di trarre benefici, a maggior ragione se si è sindaco, nel momento in cui questi vengono proposti spontaneamente. Invitiamo i lettori a continuare il confronto mantenendo un profilo alto, cioè senza offendere gratuitamente, o insinuando fatti o cose non comprovate da condanne. Ricordiamo che il sindaco Roscia, oggi dimissionario, è stato condannato in primo grado a sei anni di galera e all’interdizione dai pubblici uffici. Ricordiamo anche che non si è colpevoli fino al terzo grado di giudizio, ma ricordiamo anche che sul primo cittadino è in corso un altro procedimento giudiziario, per molti aspetti simile a quello dal quale è scaturita la condanna.