Mazzata Tarsu, Sebastianelli (PdL): “Il Comune revochi gli avvisi di accertamenti”

1 dicembre 2010 1 Di redazione

“Il Comune revochi gli avvisi di accertamento della Tarsu inviati nei giorni scorsi alle famiglie, perché troppi sono i motivi tecnici e giuridici che li rendono nulli e illegittimi”: Giuseppe Sebastianelli illustra le diverse e notevoli anomalie e spiega ai cittadini perché le richieste non sono da considerarsi valide.
“Con la legge finanziaria entrata in vigore a gennaio 2005 – chiarisce Sebastianelli – il legislatore ha emanato un principio contabile cui i Comuni devono ispirarsi in base al quale “tante sono le somme che si spendono per il servizio di nettezza urbana tante devono essere le somme che i cittadini devono corrispondere”; il legislatore cioè si è preoccupato di dotare gli enti di uno strumento, il comma 340 della legge 311/04, che permetta loro di incamerare i tributi sull’immondizia con le entrate direttamente collegate al servizio e non più con entrate diverse dalla nettezza urbana, come poteva avvenire in precedenza prelevandole per esempio dall’Ici. La norma stabilisce inoltre – aggiunge l’esponente del Pdl – che per le unità immobiliari private a destinazione ordinaria censite al catasto edilizio urbano la superficie di riferimento tassabile non può essere inferiore all’80% della superficie catastale. Le denunce infedeli e incomplete non possono comunque essere “accertate” oltre il terzo anno.
Alla luce di tutto questo, Sebastianelli illustra le anomalie degli attuali avvisi di accertamento: innanzitutto essi prevedono il pagamento cumulativo degli anni 2005, 2006, 2007 e 2008, con due problemi che violano lo Statuto del Contribuente: uno relativo all’impossibilità di cumulare più anni; il secondo concernente l’inserimento degli anni 2005 e 2006, per i quali è evidente che i tre anni nei quali può essere eseguito l’accertamento stesso sono stati superati, perché la norma del 2007 non può essere retroattiva se non è favore dei cittadini. “Sembra che il comune abbia cumulato gli anni per camuffare la decadenza dei termini per le prime due annualità”, il commento di Sebastianelli. Il Comune inoltre è obbligato ad allegare le visure catastali delle superfici cui si riferisce nella richiesta, pena la nullità dell’accertamento per carenza di motivazione, come chiariscono molte sentenze sul tema. Il Comune – spiega inoltre Sebastianelli – ha emesso gli avvisi di accertamento senza specificare quale articolo della legge 507/93 è stato violato, facendo venir meno il diritto alla difesa del contribuente, mancanza che basterebbe di per sé ad annullare la validità degli avvisi stessi. Quanto alle superfici tassabili, esse sono già state riscontrate negli anni passati da dipendenti comunali o personale incaricato da ditte aggiudicatarie di gara.
“Invito pertanto il Commissario prefettizio a verificare l’effettiva necessità degli avvisi di accertamento tenuto conto del momento di ristrettezze economiche per le famiglie, perché di certo – e qui Sebastianelli parla da ex amministratore – nessun sindaco avrebbe avallato tale scelta”.
Eppure ai cassinati un impopolare sacrificio per la Tarsu – fa notare lo stesso Sebastianelli – era già stato chiesto nel 2006, quando per adempiere alla legge finanziaria del 2004 il Comune ha raddoppiato la tariffa senza aumentare i metri quadrati e riuscendo a coprire in quel modo il 100% della spesa per l’anno 2006 e parte dell’anno precedente; l’operazione di questi giorni non è perciò necessaria, anzi essa mette il comune di fronte ad un’altra realtà contabile che lo vede incassare più di quanto spende, e pretende un secondo sacrificio da parte dei cittadini, i quali per esempio sono costretti a pagare 10mila euro su una rimessa di mezzi agricoli. “A questo punto – è la provocazione dell’ex assessore – riabbassiamo le tariffe”.
Ecco la possibile soluzione prospettata da Sebastianelli: “Se, legittimamente, i cittadini chiederanno l’annullamento degli avvisi di accertamento al giudice, l’ufficio comunale sarà costretto a difendersi: per evitare i danni da contenzioso il Comune deve procedere in via di autotutela ad annullare tutti gli avvisi di accertamento e riemettere nuovi accertamenti separati in due richieste diverse per il 2007 e 2008, rinunciando comunque alla pretesa di “accertare” il 2005 e il 2006 per i quali sono decaduti i termini, e apportando al regolamento comunale le modifiche necessarie che dichiarino non tassabili i capannoni agricoli dove si fa allevamento e dove si depositano i mezzi delle attività che evidentemente non fanno rifiuti. Aver incluso nell’unico avviso di accertamento quattro annualità crea ai cittadini l’ulteriore danno di dover nominare un professionista che li rappresenti in quanto in quasi tutti i casi l’avvisi di accertamento supera il limite di 2500 euro, sostenendo ulteriori costi per la difesa”.
Sebastianelli ribadisce dunque la necessità che a gestire il capitolo delle Entrate sia direttamente il Comune e non una società diversa, evidenziando anche l’ulteriore anomalia che le richieste di accertamento su un servizio svolto dalla Gosaf sono pervenute con la firma di un funzionario comunale, così che per eventuali chiarimenti i cittadini non sanno se rivolgersi all’ufficio tributi o alla Gosaf e in quale misura è competente l’uno o l’altro ente. Un concetto, questo, che in più occasioni l’esponente del Pdl ha espresso parlando di federalismo comunale che rende intollerabile che siano terzi a gestire le entrate.
“Gli avvisi di accertamento con cifre da capogiro piovuti sulle famiglie per di più a ridosso delle festività natalizie – precisa inoltre – mi convincono sempre di più circa l’esigenza di una precisa e ragionevole calendarizzazione e personalizzazione dei tributi, e la necessità che il futuro sindaco si assuma il coraggio di firmare ed essere responsabile delle scelte che deve fare con la partecipazione e la condivisione dei cittadini. Tra cittadini e amministrazione non dovrebbe essere compreso il ricorso al “tribunale dei diritti” – conclude Giuseppe Sebastianelli – perché ogni cittadino è anche proprietario dei servizi comunali, ovvero i cittadini e il Comune sono due facce della stessa medaglia, mentre casi come questo dimostrano che i meno abbienti e le piccole e medie imprese dislocate nella periferia delle città spesso sono costretti a difendersi dalla pubblica amministrazione”.