Crisi finanziaria: la terra, l’unico bene che resisterebbe agli stravolgimenti mondiali

10 agosto 2011 0 Di redazione

La crisi economico finanziaria che sta imperversando tra Stati Uniti ed Europa mette a nudo tutte le problematiche di un sistema, quello delle borse che sembrava imbattibile. Gli attacchi degli speculatori alle maggiori Borse nazionali, che comunque sono stati sempre arginati, si fanno sempre più violenti tanto da costringere gli Stati sovrani, almeno nel caso dell’Europa, a sottostare a condizioni politiche, giuste o sbagliate che siano, della Banca Centrale perché questa corra in aiuto acquistando i titoli di credito dello Stato in difficoltà: in questo caso Italia e Spagna. Insomma, l’economia, e quindi i soldi, che comanda in maniera sfacciata la politica sembra essere lo scenario che diventa dominante. E intanto le famiglie italiane stanno a guardare con il fiato sospeso. Cosa fare dei risparmi investiti? Cosa fare di quelli fermi sul conto corrente o sotto al materasso? Queste le domande poste a cui è difficile trovare risposte certe anche perché, forse, non ce ne sono. “Tutte le volte che c’è stata crisi finanziaria, la gente ha pensato che fosse quella da cui non se ne sarebbe usciti”. Spiega Filippo Caleri giornalista economico de Il Tempo. “Il consiglio è di guardare avanti con ottimismo. Consiglierei di non vendere. In caso di Titoli di Stato conviene portarli a scadenza perché sono a tutti gli effetti dei contratti che devono essere rispettati. Anche per le azioni consiglierei di mantenerle anche se ci sono state grosse perdite. Ormai la tempesta è arrivata e se si vende adesso si capitalizzano solo le perdite. Per i nuovi investimenti, il borsistico va bene solo se si è pronti a sopportare grosse perdite. Meglio i Titoli di Stato, si va a guadagnare ma soprattutto c’è un aspetto sociale e quasi patriottico, dato che si va a sostenere il debito pubblico del nostro Paese”. Sull’argomento forma di investimento più sicura non ha dubbi. “Se dovesse andar male e il sistema dovesse per assurdo (ma non impossibile) implodere non perderemo solo l’investimento ma anche il mondo così come lo conosciamo. A quel punto, quando il cataclisma finanziario, e quello sociale che ne deriverebbe, avranno stravolto la civiltà, un solo bene avrà valore: la terra. Per assurdo, permetterebbe di ricominciare dall’agricoltura qualora ogni valore fosse azzerato”.
Ermanno Amedei