pubblicato il16 aprile 2016 alle 10:23

Nuovi elementi nell’indagine per l’omicidio di Serena Mollicone. Garofano: “Si sta facendo tutto il possibile”

  1. Arce – La nuova autopsia sul corpo di Serena Mollicone a 15 anni dalla sua morte e il nuovo sopralluogo del Ris nella caserma dei carabinieri di Arce avrebbero dato nuovi elementi per meglio delineare il quadro investigativo sulla morte della studentessa 18enne avvenuta nel giugno del 2001.

Lo si evince dalle dichiarazioni del generale Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, componente del pool costituito da Guglielmo Mollicone, il papà di Serena, pool coordinato dall’avvocato Dario De Santis e di cui fa parte anche la psicologa investigativa Laura Volpini.

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“Alcuni prelievi sono stati fatti sulla porta e sono in fase di analisi – dichiara Garofano – altri li dobbiamo analizzare con maggiore attenzione. Vogliamo capire semmai quella porta fosse quella contro la quale Serena è stata sbattuta alla luce della sensibilità e della forza delle analisi genetiche, in funzione dei sospetti emersi dalle dichiarazione del brigadiere Tuzzi, poi naufragate così come sappiamo”.

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Le indagini sulla morte della studentessa di Arce sono ripartite a Gennaio, quando il gip di Cassino ha rigettato la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura dopo alcuni anni di indagine infruttuosa. Il Gip ha accolto le richieste di supplemento di indagini avanzate dal pool di supporto alla parte civile, tra queste la mappatura del dna di parte della popolazione di Arce e del territorio, la riesumazione della salma per nuovi esami avvenuta il 22 marzo e un sopralluogo nella caserma di Arce avvenuta il 13 febbraio.

“Abbiamo cercato di dare fondo a tutto quello che non era stato fatto allora anche alla luce delle conoscenze attuali, perché sia la parte anatomopatologica, sia la parte genetica, sia la parte relativa alle impronte digitali, oggi godono di possibilità tecniche ed esperienza incomparabile rispetto a quelle di 15 anni fa. Questo non significa che possiamo fare miracoli, però la riesumazione ed anche a quel sopralluogo veramente tardivo nella caserma, ha il sapore di poter fare l’impossibile nella speranza di trovare elementi che possano consentire di migliorare il quadro investigativo”.

Sulla mappatura del dna ad Arce, la comparazione, quindi del profilo genetico di un gran numero di persone con le tracce biologiche lasciate sul nastro adesivo che ha immobilizzato il corpo di Serena, ha invece detto: “Non è cominciata, cercheremo di valutare alla luce degli esiti e dell’autopsia, se quei prelievi ci dovessero dare delle risposte rispetto al quadro degli indagati. Potrebbe servire ad allargare il campo delle possibilità ancora da esplorare, se non arrivassimo ad una identità con le persone già indagare, questo ci consentirebbe di allargare meglio il confronto con la popolazione a meno che, ovviamente, non si arrivi all’identità di qualcuno e ciò significherebbe avere la soluzione. Mi sembra improbabile ma non lo si può escludere. Presumo che il confronto genetico con la popolazione sia inevitabile, ma lo vedremo passo dopo passo”.

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Ad entusiasmare il Generale Garofano è la sintonia con cui si lavoro nel pool. “Ognuno da il proprio contributo coordinato dall’avvocato De Santis che ha di questo caso una conoscenza piena dovuta agli anni di impegno che vi ha dedicato con passione. Anche il lavoro della procura ci lascia pienamente soddisfatti. Dopo essere rimasti un negativamente impressionati dalla richiesta archiviazione, devo dire che, dopo la decisione del Gip di rigettarle, gli inquirenti hanno ampliato notevolmente il novero degli accertamenti su tutti i fronti e questo non può che soddisfare le nostre a aspettative. Ancor più perché la procura si sta avvalendo del Ris di Roma e della professoressa Cattaneo che costituisco in questo campo l’eccellenza del nostro Paese ”.

 

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