pubblicato il16 gennaio 2017 alle 19:44

Spaccio e indotto violento a Cassino, con spari e coltellate le bande si contesero la città – I NOMI –

Cassino – Fin da quando l’elicottero dei carabinieri, quando ancora era bui, aveva cominciato a volare a “fil di tetto” in tanti avevano capito che a Cassino qualcosa di importante stava accadendo. Lo hanno certamente capito i 19 che oggi sono stati arrestati nel corso di una operazione con cui investigatori e inquirenti ritengono di aver inferto un duro colpo allo spaccio della droga e al suo indotto di violenza a Cassino. Gli arrestati sono ritenuti responsabili n.9 del reato di cui all’art. 74 DPR 309/90, associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti; n. 4 della violazione degli artt.2 e 4 della Legge 895/67, per aver detenuto e/o ceduto armi, tutti (ad esclusione di uno indagato solo per armi), degli artt. 110 c.p. e 73 DPR 309/90, concorso in spaccio di sostanze stupefacenti.

Ad affollare ancor di più il carcere San Domenico di Cassino sono finiti Gennaro Ferrari 42 anni di Napoli, Elio Panaccione 25 anni di Piedimonte San Germano, Luca Carlino 26 anni di Cassino, Antonio Masuccia 25 anni di Cassino, Antonio Terenzio 30 anni di Villa Santa Lucia, Loris Marzella 23 anni di Cassino, Andrea Quadrini 20 anni di Cassino, Alan Molto Pavone 28 anni di San Giorgio a Liri, Antonio Carlino 23 anni di Cassino, Domenico D’Aliesio 35 anni di Cassino, Riccardo Figliolini 34 anni di Cassino, Ferdinando Spada 24 anni di Cassino.

Ai domiciliari sono finiti invece, Yuri Terenzio 26 anni di Villa Santa Lucia, Raffaele Terenzio 28 anni di Villa Santa Lucia, Mario Alberigo 22 anni di Cassino, Domenico Panaccione 26 anni di Cassino, Simone Frattini 27 anni di Aquino, Andrea Ercolino 25 anni di Piedimonte San Germano, Manolo Omar Vercelli 27 anni di Sant’Elia Fiumerapido.

L’operazione, denominata convenzionalmente “La Storia Infinita”, trae origine da una serie di episodi violenti consistenti in agguati, pestaggi e sparatorie, verificatisi alla fine del 2014 e gli inizi del 2015 a Cassino, con epicentro piazza Labriola. La contesa tra due gruppi, che si è svolta senza esclusione di colpi, addirittura con un tentato omicidio, si concludeva con la pax tra le due compagini e l’estromissione di uno dei due gruppi dal territorio di Cassino.

Il primo degli episodi sintomatici dell’attrito nascente tra le due fazioni, risale al 17 ottobre del 2014 quando, proprio in piazza Labriola, un componente di uno dei due gruppi veniva aggredito, malmenato ed inseguito dagli avversari armati con una mazza da baseball. In tale circostanza i Carabinieri, prontamente intervenuti, scongiurarono un epilogo drammatico procedendo al sequestro di una mazza da baseball e di un coltello, nonché alla denuncia di due persone.

La situazione degenerava agli inizi del 2015; infatti, il 3 gennaio, sempre in piazza Labriola avvenne una seconda aggressione fisica da parte dei componenti del gruppo, risultato poi essere predominante, nei confronti di alcuni ragazzi che frequentavano la piazza. Le indagini successive accertavano che i motivi di tale aggressione erano da ricondurre a fatti attinenti il monopolio dello spaccio.

Nella giornata del 4 gennaio 2015, sempre nella centralissima piazza Labriola, vi era la risposta del gruppo soccombente con un vero e proprio raid composto da personaggi muniti di armi da fuoco e armi bianche, che si concludeva con una ferita da arma da taglio alla gamba sinistra di un minore e il danneggiamento di alcuni automezzi di proprietà dei componenti del gruppo aggredito. Sul teatro dell’aggressione, tra l’altro, alcuni testimoni riferivano di aver udito colpi di arma da fuoco.

piazza-garibaldi-sparatoria

La reazione del gruppo predominate non si faceva attendere; la sera successiva, infatti, nella piazza antistante la stazione ferroviaria di Cassino, da un’auto in corsa, vennero esplosi alcuni colpi di pistola all’indirizzo dell’occupante di un altro veicolo fermo all’incrocio. All’arrivo dei militari, sul posto, non c’era più nulla se non, sull’asfalto, i frammenti di vetri rotti e alcuni bossoli di pistola sottoposti a sequestro.

Nessuno aveva visto o sentito nulla. La sagacia di un Appuntato della Radiomobile, tuttavia, aveva determinato la svolta investigativa; il militare, infatti, era riuscito a carpire dalle conversazioni di alcuni avventori, all’interno di un Bar, dei dettagli fondamentali su quanto accaduto nei pressi della stazione; ciò ha permesso, agli investigatori, di acquisire degli elementi sufficienti per restringere il cerchio intorno alla presunta vittima dell’agguato.

macchina crivellata

Le successive attività, consistenti nell’escussione di alcuni testimoni nonché nell’esecuzione di perquisizioni domiciliari sul conto di alcuni pregiudicati di Cassino, ha consentito, in primis, di rinvenire, in un garage di un’abitazione di Rocca D’Evandro (CE), di proprietà di una famiglia di Cassino, un’autovettura Ford KA, di colore azzurro, crivellata da sei proiettili da arma da fuoco nella parte del parabrezza anteriore e della fincata dx, esplosi ad altezza uomo. Quindi, la conseguente perquisizione presso l’abitazione della vittima, permetteva di constatare, sulla vetrata di una veranda, la presenza di 5 fori di proiettili dovuti ad un atto intimidatorio, verificatosi la sera precedente.

pistolettate vicino a finestra

Gli elementi raccolti in tale fase dell’indagine, grazie anche alla successiva collaborazione della vittima, ha consentito di individuare il responsabile dell’azione di fuoco, ovvero Elio Panaccione. Quest’ultimo, infatti, non avendo accettato di buon grado che uno dei suoi uomini di fiducia, si fosse fidanzato con la figlia del capo clan avverso, passando, quindi, tra le fila della compagine guidata da quest’ultimo, aveva voluto lanciare un inequivocabile messaggio a tutti gli altri.

Il 10 Gennaio 2015, i Carabinieri della Compagnia di Cassino, individuarono e arrestarono, unitamente a personale della Polizia di Stato, Panaccione poiché gravemente indiziato dei reati di tentato omicidio, danneggiamento aggravato e porto abusivo di arma da fuoco nonché di spari in luogo pubblico, per i fatti di violenza avvenuti il 4 e 5 gennaio in pieno centro a Cassino.

Venivano intraprese, quindi, articolate indagine da personale del N.O., coordinate dal P.M. Beatrice Siravo, a conclusione delle quali veniva depositata corposa informativa di reato alla Procura della Repubblica del Tribunale di Cassino, con cui veniva delineato l’organigramma dei due gruppi contrapposti rivali nella contesa delle piazze di spaccio di Cassino, Piedimonte, Villa Santa Lucia, San Giorgio a Liri, Esperia, Cervaro, San Vittore, S. Elia Fiumerapido.

Gli scontri violenti tra le due fazioni si protraevano sino ai mesi di marzo e aprile 2015. Nella notte tra il 27 e il 28 marzo, infatti, un pusher reo di aver spacciato in piazza Labriola veniva brutalmente malmenato; inoltre, nella notte del 18 aprile, sempre in piazza Labriola, un pusher del clan avversario a seguito di una violenta aggressione, ha riportato  traumi all’arcata dentale e ad un timpano.

Le indagini cristallizzavano l’esistenza di un gruppo predominante, ben strutturato e coeso, con a capo suocero e genero Ferrari e Panaccione. Il primo, 42enne di Napoli, già appartenente al clan “Licciardi” di Secondigliano, era deputato all’approvvigionamento di grosse partite di stupefacente del tipo hashish e marjuana da riversare sulle piazze cassinate. Personaggio, tra l’altro, già noto ai Carabinieri poiché coinvolto nelle indagini “Tre Torri” del 2010 e “Bar dello Sport” del 2011.

Il genero di quest’ultimo, autore dell’attentato della sera del 5 gennaio e sottoposto a fermo il 10 successivo poiché riconosciuto responsabile di tentato omicidio, ed attualmente detenuto, era il referente del suocero su Cassino e posto a capo di una struttura gerarchicamente organizzata, i cui associati avevano dei ruoli ben definiti: dalla distribuzione delle sostanze stupefacenti, alla riscossione dei crediti, alle ritorsioni in caso di defezioni o collaborazione con la giustizia. Il sodalizio forniva, altresì, garanzia di copertura delle spese legali e 250 euro a settimana in caso di arresto di un affiliato. Dalle intercettazioni telefoniche emergeva, tra l’altro, che tale gruppo aveva imposto il pagamento di una tangente di 250 euro mensili, a tutti coloro che spacciavano sulle piazze cassinate, soprattutto a coloro che si approvvigionavano autonomamente presso altri fornitori.

I suddetti, inoltre, per la sostanza stupefacente del tipo cocaina si rifornivano, spesso, da due soggetti, di cui uno di etnia rom, residenti in Cassino e destinatari, entrambi, arrestati.

Le ulteriori indagini esperite recentemente evidenziavano come Panaccione, pur trovandosi ristretto in regime carcerario, continuasse ad impartire ordini ai suoi affiliati, proseguendo nella gestione dell’illecita attività. Gli investigatori riferiscono che nel corso di alcune perquisizioni, oltre al libro mastro sul quale erano appuntate cifre e nomi dei clienti, è stata rinvenuta anche la documentazione che comprovava come Panaccione continuasse, dal carcere, a dare indicazioni ai suoi fedelissimi.

Gli stessi, quindi, con la propria condotta violenta, in una chiara strategia del terrore finalizzata, tra l’altro, a garantirsi l’omertà dei commercianti di piazza Labriola, continuavano a dettare legge nel centro cittadino, seminando il terrore negli esercizi pubblici del centro. Emblematico l’episodio del capodanno 2016 quando 6 giovani criminali, alcuni dei quali arrestati oggi, senza alcun motivo e probabilmente sotto l’effetto di alcool, si erano resi responsabili di una violenta aggressione fisica ai danni di clienti e proprietari di un noto bar sito in questo centro. Gli stessi, successivamente, furono identificati dai Carabinieri e denunciati. Il gruppo avversario, era costretto a spostare il centro dei propri loschi affari in altra provincia della vicina Campania.

Il GIP del locale Tribunale, giudice Lo Mastro, quindi, accogliendo quasi totalmente la richiesta del P.M. Dott.ssa Beatrice Siravo, che aveva diretto le indagini ed avvallato le risultanze investigative del Comando Carabinieri di Cassino, emetteva gli ordini di arresto.

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