Categoria: Taranto

19 settembre 2013 0

La goletta Palinuro torna a Taranto, termina la campagna 2013 a favore degli allievi marescialli

Di admin
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Venerdì 20 settembre la Nave Scuola della Marina Militare Palinuro, farà ritorno nella città di Taranto, al termine di un lungo ed intenso periodo di attività che l’ha vista in mare fin dal mese di maggio.

Con l’arrivo nella città pugliese termina la Campagna di Istruzione 2013 a favore degli allievi marescialli della Scuola Sottufficiali di Taranto che concludono il loro 1° anno accademico.

L’equipaggio di nave Palinuro e gli allievi marescialli, ritornano nella città dei due mari, da cui sono partiti lo scorso 29 luglio per dare inizio al “battesimo del mare” dei giovani sottufficiali.

Nei 4 mesi di attività sono stati toccati 12 porti: Civitavecchia, Messina, Ancona, Bari, Taranto ove sono imbarcati gli allievi Marescialli, Crotone, Cattaro (Montenegro), Ortona, Trieste, Venezia, Dubrovnik (Croazia) e Manfredonia.

Tante le attività svolte: addestramento marinaresco e collaborazione con Istituzioni scientifiche quali l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il WWF e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste (OGS); la Goletta ha proiettato in Italia e all’estero i valori della Marina Militare svolgendo attività sociali con centinaia di bambini e giovani con disagio sociale o psico-fisico; ha ospitato le Sezioni ANMI, Lega Navale e Croce Rossa e migliaia di cittadini che, con grande entusiasmo, hanno visitato la nave.

I visitatori infatti sono stati più di 57.000; di questi, circa 10.000 nella città di Taranto, dove il Castello Aragonese ha fatto da sfondo ad una suggestiva cornice. Ha percorso quasi 5000 miglia nautiche ed ha navigato per quasi 1000 ore di moto.

Lunedì 23 settembre il Comandante, Capitano di Fregata Mauro Panarello, che ha guidato l’Unità nell’ultimo anno ed in particolare in questi ultimi quattro mesi di lunga ed entusiasmante attività, cederà il Comando al Capitano di Fregata Marco Filzi.

30 novembre 2012 0

ILVA: recuperato il corpo di Francesco Zaccaria, disperso dopo la tromba d’aria

Di redazionecassino1

Recuperato  in mare il corpo dell’operaio Ilva, Francesco Zaccaria di 29 anni, disperso da mercoledì scorso per la tromba d’aria che si è abbattuta sulla città di Taranto. Proprio oggi il consiglio dei ministri varerà un decreto legge che mira a riaprire l’impianto siderurgico, messo sotto sequestro alcuni giorni fa dai pm. Cinque gli articoli, il principale quello secondo cui i sequestri della magistratura nei confronti dell’azienda inquinante “consentono in ogni caso, all’art. 1,”il funzionamento degli impianti assieme al risanamento. A  chi si chiedeva “Può un ex prefetto restare presidente dell’Ilva?”. La risposta di Ferrante è stata netta: “Era ed è una sfida che ho accettato per senso di responsabilità, sapendo di rischiare anche sul piano personale”. Per Ferrante la decisione presa a luglio di presiedere l’Ilva rispondeva a una domanda: poteva come servitore dello Stato “rivestire un ruolo in un’impresa privata i cui vertici erano oggetto di indagine giudiziaria? Ebbene, mi sono risposto di sì… Erano in gioco e lo sono tuttora migliaia di posti di lavoro e il futuro di un’azienda che è un tassello fondamentale dell’industria e dell’economia del paese”.

29 novembre 2012 0

Tornado sull’Ilva, danni, feriti e dispersi

Di redazione

Tutto sull’Ilva di Taranto. Non bastavano le tensioni tra sindacati, operai, magistratura e Governo, ci voleva anche il tornado che oggi, nella zona, ha fatto vedere cose mai viste. Si tratterebbe di un tornato di scala 1-2 con venti che spiravano fino a 200 chilometri orari quello che ha causato importanti danni strutturali nell’azienda, ma anche dispersi e feriti. L’uomo disperso sarebbe un operaio alla guida di una gru nell’area portuale, sorpreso dal maltempo a circa trenta metri d’altezza. Quando il pilone della gru si è spezzato, l’uomo è finito in mare e, al momento, le ricerche non hanno dato esiti. Sono 38 i feriti tra cui una decina contati tra gli studenti di una scuola media di Statte dove sono esplosi i vetri delle finestre.

1 agosto 2012 0

Taranto: i contribuenti non dovrebbero mai dover scegliere tra salute e lavoro

Di admin

Dall’ufficio stampa Federcontribuenti riceviamo e pubblichiamo: A Taranto si sta consumando una tragedia, da qualunque parte la si guardi, è in corso una ingiustizia. Per tutti gli abitanti, costretti a subire il disastro ambientale provocato dall’Ilva, un disastro dalle conseguenze gravissime sul piano della salute pubblica, dove la percentuale dei malati di cancro è altissima, soprattutto tra i giovani. Per i lavoratori, che rischiano di perdere il posto di lavoro e che hanno ugual diritto di difendere quanto gli permette di vivere. La Costituzione italiana da la stessa importanza sia alla salute pubblica sia al diritto al lavoro, non si può scegliere l’una o l’altro e nessuno dovrebbe trovarsi nella condizione di dover scegliere tra salute e lavoro. Le chiacchiere stanno a zero, in Italia manca il principio nobile della salvaguardia dell’ambiente, della salute pubblica e dell’impiego. Le nostre industrie sono fatiscenti, non solo l’Ilva, eppure godono, quando conviene, dell’innalzamento del tetto di emissioni e quanto altro perchè gli industriali hanno stretti riferimenti politici. Il solito conflitto di interesse insomma. Inoltre non dovrebbe essere il governo con i soldi pubblici a stanziare fondi per la bonifica ambientale cui costi dovrebbero ricadere totalmente su chi ha inquinato, devastato e messo in pericolo la salute pubblica: se si fosse dato seguito a quel disegno di Legge relativo al disastro ambientale, testo approvato dal consiglio dei ministri il 24 aprile 2007, che rendeva reato penale il disastro ambientale, avremmo potuto da tempo risolvere ogni ingiustizia legata all’ambiente, alla sicurezza sul lavoro e al diritto di vivere in un ambiente salubre. Fin quando questi reati non saranno configurati nel codice penale come è giusto che sia ogni risoluzione sarà solo una illusione. Inoltre, laddove gli industriali usassero il ricatto del lavoro per sfuggire alle loro responsabilità è auspicabile che il governo decreti in gran fretta una normativa che glielo impedisca, pena, multe milionarie. Almeno istituiremmo un fondo per i disoccupati.

28 luglio 2012 0

Ilva, una vicenda giudiziaria cavallo tra rispetto della pubblica salute (e della Legge) e la salvaguardia dei posti di lavoro

Di redazione

Taranto è nel caos e nella stessa situazione rischia di finire l’intero comparto metallurgico italiano che dall’Ilva della città pugliese, in buona parte dipende. Rispetto dell’ambiente e quindi della salute pubblica da un lato, e salvaguardia dell’economia di un intero territorio e di migliaia di posti di lavoro dall’altra. Questa la scelta di fronte alla quale si sono trovati i magistrati della procura di Lecce e Taranto, ma da “tecnici della giustizia” hanno operato per il rispetto delle norme, punendo chi le infrangeva. Quindi sono stati sequestrati buona parte degli impianti delle acciaierie arrestando otto persone. Una decisione drastica arrivata in seguito ad indagini e a rilievi effettuati dall’Arpa secondo i quali l’enorme stabilimento procurerebbe al territorio circostante valori di inquinamento altissimo e pericolosissimo per le popolazioni. La Procura avrebbe le prove che l’acciaieria di giorno rispettava le prescrizioni ambientali, di notte invece le eludeva in maniera grave. Una situazione ben nota a tanti non a caso la pericolosità dell’Ilva è spesso citata anche nelle canzoni di Caparezza ma mai le precedenti indagini erano arrivate ad una decisione così drastica che ha visto migliaia di operai scendere in piazza preoccupati per il loro posto di lavoro. In settemila, non appena è stata notificata l’ordinanza di sequestro, hanno lasciato la fabbrica e si sono diretti in corteo verso in centro città per protestare davanti alla prefettura. Altri hanno bloccato il ponte girevole della città. Una situazione delicatissima che ha convogliato le attenzioni delle massime autorità politiche del Paese tra cui quella del Ministro Clini che ha auspicato anche un a celere decisione del Riesame che si dovrà esprimere in merito a sequestro e arresti. La decisione è fissata per il 3 agosto. Una protesta scemata solamente questa mattina dopo due giorni quando i lavoratori hanno sciolto i blocchi sulle strade principali che portano in città ed anche quella sul ponte girevole.

26 agosto 2011 0

Un anno fa moriva Sara Scazzi, al via il processo per zio, zia e cugina

Di redazione

Un anno fa moriva Sara Scazzi e quel delitto, che ha fatto uscire dall’anonimato il piccolo paesino di Avetrana in provincia di Taranto, ha incuriosito tutta l’Italia. La 16enne scomparve il 26 agosto mentre si recava a casa della cugina per andare al mare. Proprio in quella casa, secondo le tante versioni fornite dallo zio della ragazzina, Michele Misseri, Sara sarebbe morta uccisa dalla mano di un familiare. Alla sbarra, al processo che inizierà il 29 agosto, ci saranno oltre allo zio Michele, anche la Cugina Sabrina, figlia di Michele e la zia materna Cosima. I tre sono accusati di omicidio e di occultamento di cadavere. Il mistero i risolse nella notte tra il 6 e 7 ottobre quando Michele confessò ai carabinieri dove si trovava il cadavere della 16enne. Il fondo di un pozzo in campagna custodiva le spoglie della ragazzina uccisa, però, nella casa di Avetrana, secondo l’accusa, dalla cugina Sabrina e dalla zia Cosima. Alla base del delitto la gelosia per un ragazzo del posto. Er. Amedei

2 giugno 2011 0

Omicidio Scazzi, ormai è truman show. Misseri racconta in tv come ha ucciso la nipote

Di redazione

Sembrava stesse raccontando la cronaca di un picnic con gli amici, invece ha raccontato come avrebbe tolto la vita alla nipote Sara Scazzi. Una nuova versione, quella di Michele Misseri, forse la più vicina alla prima, quella con cui raccontò al mondo di aver ucciso la nipotina di 16 anni di Avetrana e di averne occultato il cadavere. Tra la prima e l’ultima versione, però, Misseri ha tirato in ballo anche la figlia Sabrina e poi, come un vortice, nell’indagine sono finiti dentro, e per dentro intendiamo il carcere di Taranto, oltre a lui e alla figlia, anche il fratello e il nipote, poi scarcerati e, ultima, la moglie Cosima. Adesso Michele è tornato in libertà e in una intervista a Mediaset, ha raccontato come è maturato quell’omicidio, come lo ha realizzato, e con quale sistema ha calato il corpo di Sara, nudo, nel pozzo in cui poi, lui stesso lo ha fatto ritrovare. Un dire e ritrattare su cui, probabilmente, gli investigatori oggi credono sempre meno nella speranza, però, che oltre a quelle farneticazioni, chissà quanto veritiere e quanto no, ci siano elementi tangibili e riscontrabili che possano portare a scoprire chi è responsabile della morte e dell’occultamento del corpo di una ragazzina di 16 anni.

25 maggio 2011 0

Emergenza umanitaria: da Manduria partiti gli ultimi profughi per le regioni

Di admin

La struttura del Commissario delegato per l’emergenza umanitaria comunica che da oggi al campo di Manduria (Taranto) non sono più presenti profughi. La tendopoli, concepita per sua natura solo come una soluzione di primissima accoglienza, ha ospitato dall’inizio di maggio circa 1.400 migranti. Gli ultimi 256 sono partiti nella tarda serata di ieri a bordo di pullman per essere accolti nelle regioni come stabilito dal Piano di accoglienza del Sistema di Protezione civile nazionale.

La riapertura temporanea della struttura, gestita in queste settimane dal Dipartimento della Protezione civile in stretto raccordo con la regione Puglia, il ministero dell’Interno, le associazioni di volontariato e quelle umanitarie, era stata necessaria per accogliere i migranti che non era stato possibile identificare sull’isola di Lampedusa e che non erano stati sottoposti a un primo accertamento sanitario.

Al momento non è previsto un nuovo utilizzo della struttura; ciò, però, non può essere escluso nel momento in cui dovessero presentarsi altre criticità che renderanno impossibile un’immediata accoglienza diffusa nelle regioni dei migranti.

18 maggio 2011 0

Sabrina resta in carcere, ma…

Di redazione

Seppure il ricorso, presentato in Cassazione dagli avvocati dalla giovane di Avetrana, sia stato respinto e le porte del carcere per Sabrina Misseri non si apriranno, gli avvocati della ragazza, Franco Coppi e Nicola Marseglia, parla comunque di un successo e spiega che “i supremi giudici hanno indicato la necessità di riconsiderare i nuovi elementi a discarico di Sabrina, come le lettere di suo
padre Michele che la scagiona”, accogliendo quindi parte delle richieste avanzate dai legali. I difensori sono fermamente convinti del fatto che Sabrina abbia un alibi di ferro, sostenuto dai tabulati telefonici di sua cugina Sarah; inoltre, questi puntano a dimostrare la totale inaffidabilità del padre della ragazza, Michele, che finora ha cambiato ben sette volte la sua versione dei fatti, alternando chiamate in correità della figlia a affermazioni della sua totale estraneità. D’altra parte, però, i due legali sanno bene che dalla chiusura indagini non c’è da attendersi sorprese troppo entusiasmanti, poiché finora i giudici hanno creduto alla versione del Misseri sul concorso, piuttosto che riconoscere lui come unico autore dell’omicidio. Intanto, di Sabrina si sa che da circa due mesi condivide la cella con un’altra donna e che non ha accettato di incontrare suo padre, ristretto nello stesso carcere di Taranto, nonostante i ripetuti tentativi di intercessione di sua madre Cosima.