Tag: ciociare

2 Novembre 2018 0

Ispirarono artisti di fama eterna, ma in pochi le chiamano con il loro nome: Ciociare

Di admin
(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({ google_ad_client: "ca-pub-3708340944781441", enable_page_level_ads: true });

CIOCIARE DI DEGAS E DI PICASSO

FROSINONE – Ricordare il successo del personaggio in costume ciociaro nell’arte  pittorica e scultorea occidentale, ma anche in letteratura e in  musica, è sistematicamente motivo di gratificazione e di godimento, anche di orgoglio di campanile: entrare infatti in un museo dovunque nel mondo ed essere certi di rinvenirvi sulle pareti  un quadro che illustra il contadino  o il pifferaio o il brigante  in costume ciociaro  o sul piedistallo una scultura la cui modella è stata una ciociara,  si cade veramente vittima della cosiddetta ‘sindrome di Stendhal’ perché un successo tale e così esteso e capillare è  unico e tipico nella Storia dell’Arte solo dei figli della Ciociaria: e in realtà se si escludono i cristi e le madonne, non esistono altri soggetti così universalmente presenti!

Quanto anche è motivo di sconfinata considerazione è il fatto che ad essersi  occupati di queste umili creature in gran parte originarie di quell’angolo sperduto che è la Valcomino tra i fiumi Liri e Garigliano nell’antica Terra di Lavoro, sono stati anche i massimi artisti dell’Ottocento-Novecento e non c’è alcun soggetto pittorico ad aver  attratto e catalizzato l’attenzione di Corot, di Cézanne, di Degas, di Renoir, di Van Gogh, di Picasso, di Severini, di Briullov, di Leighton, di Hayez, di Rodin, di Matisse…

Sono la ragazza o il ragazzo in costume ciociaro che hanno affascinato e sedotto tali massimi maestri e non altri costumi o altre creature! E’ una realtà sbalorditiva che non si comprende definitivamente nelle sue implicazioni e conseguenze.  E  perciò appare sempre più inspiegabile o imperdonabile il fatto che tanti musei, istituzioni, studiosi, abbiano sistematicamente passato in secondo o terzo piano queste figure! Dover costatare per esempio che il Museo Rodin ancora ignora completamente quelle donne e uomini che hanno letteralmente ispirato i capolavori maggiori dell’artista o che il Museo d’Orsay organizza per la prima volta nella storia una esposizione del personaggio in costume ciociaro come visto dagli artisti francesi e poi intitola la mostra ‘Contadini del Lazio’ o che la Galleria Naz. di Washington organizza la esposizione importante sulle donne di Corot e ignora o passa sotto silenzio che le ciociare dipinte dall’artista sono appunto ‘ciociare’ e non rustiche o regionali o romane o italiane o abruzzesi o parecchio altro ancora… allora si viene presi effettivamente dallo scoramento e dallo scoraggiamento.

Lasciamo al lettore individuare le ragioni se ci sono ma sicuramente le spiegazioni e motivazioni alla base di tale oscuramento ed emarginazione.

Nelle prossime settimane, ed esattamente il tredici di novembre vanno in vendita a New York  presso nota casa d’aste due affioramenti che definire miracolosi è, a mio avviso, una attenuazione: in effetti si tratta di due ciociarelle, come illustrate prima da Degas verso il 1856 e poi da Picasso nel 1917 quando a Roma. Edgar Degas ha realizzato più opere, quasi tutte all’acquarello, di raffigurazioni  di donne ciociare quando viste in giro nel corso di qualche suo soggiorno romano, alcune presenti anche nel Museo MET di New York, qualcuna apparsa in asta negli anni passati. Picasso al contrario nelle poche settimane di soggiorno a Roma, abitava proprio nei pressi di Piazza di Spagna e quindi era per lui uno spettacolo quasi quotidiano assistere allo imprevedibile spettacolo di quelle ciociarelle nei loro sfolgoranti costumi  sulla scalinata di Trinità dei Monti in attesa dell’artista che le ingaggiasse. E realizzò numerosi schizzi e poi un dipinto ad olio per il quale non vi sono parole idonee per descrivere, una ciociara in stile cubista scintillante, oggi in primaria collezione elvetica: in totale ha realizzato oltre venti opere con ragazze ciociare, in prevalenza disegni ed acquarelli, una parte a Roma e una parte negli anni seguenti fino al 1922!

Quelli in vendita prossimamente sono due acquarelli uno, quello di Degas, formato 28,2×14,6,  l’altro quello di Picasso quasi delle medesime misure. Trattandosi di questi titani e giganti dell’arte, anche le stime fissate sono corrispondenti.

Certo è umiliazione enorme nonché grande offesa all’arte e alla cultura  nonché alla collettività dover costatare che nella patria dove è nato tale fenomeno artistico ammirato e celebrato in tutto il mondo da oltre duecento anni, non si rinvenga nessuna opera nelle istituzioni pubbliche o private e che  nelle scuole e accademie  e istituti d’arte il tema che ha sedotto Matisse e Picasso, Rodin  e Van Gogh, cioè gli eccelsi dell’arte occidentale, sia lettera morta!

Bello sarebbe se almeno uno di questi acquarellucci trovasse il suo amatore ciociaro.

Michele Santulli

23 Luglio 2018 0

Dieci medaglie Ciociare ai mondiali di Stick Fighting a Lisbona

Di admin

FROSINONE – Sono tornati con un medagliere di tutto rispetto gli atleti ciociari della scuola Psp Scudo, con sede presso l’EuroClub di Frosinone, che hanno partecipato con i colori della squadra Nazionale composta da 21 atleti italiani, al Mondiale G.S.B.A. di Stick Fighting (la versione sportiva delle arti marziali filippine conosciute come Kali, Escrima o Arnis) lo scorso fine settimana a Lisbona.

Quattro, addirittura, le medaglie d’oro ma è la bella prova di ciascuno degli atleti ad aver entusiasmato i tifosi ed onorato i colori nazionali con tecnica, grinta e sportività.

Giulia De Somma, 23 anni di Alatri, ha fatto suo il detto “chi ben comincia è a metà dell’opera” aggiudicandosi in apertura il gradino più alto del podio nelle “forme” affrontando avversari, sia maschili che femminili, tra i più quotati dei 12 Paesi partecipanti. Ma non solo, il suo medagliere si è arricchito anche degli altri “colori” con l’argento nella gara dei doppi bastoni e nel bronzo nel bastone singolo. “L’Eleganza nelle forme – ha detto di lei il suo maestro Andrea Citarelli, direttore tecnico della Psp Scudo di Frosinone in cui i quattro atleti ciociari si sono formati – come la determinazione nei combattimenti, sono caratteristiche che a Giulia non sono mai mancate”.

Nel drappello dei ciociari, a fare la parte del mattatore di medaglie è stato il 17enne Leonardo Retico di Frosinone: tre ori in tutto, due nelle categorie giovanili e uno nella categoria adulti, vincendo, cinque incontri più la finale anche avendo la meglio anche con atleti plurimedagliati a livello mondiale. “Un grande potenziale per la disciplina ed una vera promessa per lo stick fighting nazionale” ha detto Citarelli.

Bottino ricco di medaglie anche per Erica Selvaggia Aversano, 24 anni, di Frosinone che torna in Italia con al collo una medaglia d’argento guadagnato nel combattimento a squadre che ha visto la compagine nazionale superata solo dalla squadra Usa (terza classificata la Gran Bretagna), e due bronzi nelle categorie individuali di singolo e doppio bastone. “Un risultato – così lo commenta il suo maestro Citarelli – meritatissimo per la forza e la grinta che spinge Erica in tutto ciò che fa”.

 

 

Ad arricchire il medagliere Nazionale e Ciociaro, c’è anche il bronzo conquistato dall’Istruttore Fabio Di Veronica, 37 anni e campione italiano in carica, nel singolo. “E’ un veterano che continua a mietere successi – dichiara Citarelli che, lui stesso medaglia d’oro nei mondiali del 2006 negli Usa, a proposito del risultato generale dei suoi atleti dice – è la conferma di un metodo di insegnamento della disciplina che funziona e da risultati. Dal 2005 atleti della nostra palestra non sono mai mancati alle competizioni Mondiali ed Europee. Lo stesso Di Veronica ha iniziato con me nel 2006”.

Ermanno Amedei

22 Giugno 2018 0

Dalle radici ciociare di Romolo e Remo, fino a Roma

Di admin

CIOCIARIA – Anche se affermazioni e deduzioni espresse non di rado a fior di labbra, per tema di urtare ancestrali ed ataviche leggende e tradizioni e…anche preconcetti, non pochi attenti studiosi ed osservatori lo hanno esplicitamente espresso: la vasta regione che si estende da sempre a mezzogiorno al di là della riva sinistra del Tevere, è stata la madre e matrice di Roma e, per tutti i secoli a venire, la sua ombra fedele: Anton Giulio Bragaglia ma anche Gregorovius cento anni prima e poi Carducci e poi altri osservatori della storia.

E oggi più che nel passato la connotazione geografica solo pertinente ed univoca dell’ampia distesa ai piedi di Roma fino al Garigliano, racchiusa tra Appennini e Mar Tirreno, non può  continuare ad essere storicamente che Ciociaria: trenta secoli addietro patria degli Ernici e dei Volsci e dei Sanniti e di altre popolazioni poi Campania sotto l’imperatore Augusto poi Latium poi Campagna di Roma poi Marittima e Campagna per arrivare alla sempre attuale frantumazione mussoliniana dell’antico territorio nelle province di Frosinone, Latina e Roma: ‘Ciociaria’ dunque, oggi più che mai, non è una entità amministrativa o politica bensì un concetto ideale, spirituale, quasi sentimentale e allo stesso tempo, sia tenuto a mente, una realtà scientifica e indiscussa dal punto di vista folklorico e storico e non solo.

Se così non fosse, il passato risulterebbe cancellato, la memoria storica ecclissata pur se documentata come poche: resterebbero il vuoto e l’abisso cioè il nulla. E, pur rimanendo nel mito, si può concordare con il ricordo dei leggendari fratelli, insediati agli albori ai piedi del Monte Palatino sulla riva sinistra del Tevere, originari necessariamente, storicamente della, diciamo oggi, terra ciociara, che si conserverà tale e intatta per parecchi secoli ancora, prima che la potenza di Roma antica inizi ad estendere le proprie periferie.

E’ vero, tutto è nato in questa landa nobile a sud del Tevere e dell’Aniene: è in questa regione certamente, la più antica d’Italia e la più ricca di accadimenti storici e anche mitici, abitata dalle antiche popolazioni italiche, la terra dove, tra l’altro, il mito colloca l’età dell’oro di re Saturno, dove fa arrivare i Pelasgi e i Ciclopi gli artefici delle colossali mura di protezione delle città, dove  fa approdare Ulisse con i suoi velieri, dove indica ad Enea e ai suoi il proprio rifugio e salvezza e destini, dove fa vivere Circe maga e seduttrice,  Re Turno, Re Latino, la regina Camilla, Albalonga  e le altre vicende ed eventi che Omero e Virgilio ricordano e celebrano e che alle scuole si insegnano: tutto prima dell’inizio della storia e prima che altrove nel paese. Il documento storico vero e proprio è assente in queste epoche remote: regnano, come detto, la poesia e la fantasia e le vicende e gli avvenimenti  raccontati sono avvolti nelle ombre della chimera e della utopia: accertati e documentati e provati, in epoca storica, sono invece la presenza degli Etruschi nella Tuscia cioè sostanzialmente al di là della riva destra del Tevere e poi, al di là della riva sinistra, i Volsci in maggioranza e altre popolazioni ed etnie che con vari nomi occupavano tutta la regione fino al fiume Garigliano e oltre, con una ricca presenza di città e villaggi e paesi appollaiati sui monti della regione: nel momento dunque in cui la Storia, abbandonate la saga e la leggenda, inizia a prendere possesso della realtà e della regione come più sopra ricordato, Roma era solo un luogo deserto: “mentre le pietre ancora bianche delle mura di fortificazione biancheggiano al sole, nel Tevere frammisto alle paludi dove sorgerà l’alma Roma, risuona ancora il gracidare delle rane”, secondo la memoria  poetica di Anton Giulio Bragaglia.

E, continuando con la leggenda e poi con la storia, una volta tirati i solchi fondatori della futura Città Eterna, è in queste terre a Sud del Tevere che furono assoldati gli accoliti e gli altri briganti e avventurieri messi assieme dai due gemelli fondatori; dopo aver risolto la mancanza di donne andandosele a prendere altrove e dopo aver tacitato gli Etruschi insediati sull’altra riva, uestione della mancanza di don ne andandosele a prendere in Sabina e dopo aver tacitato gli EDtruschiè nella regione che poco dopo si cominciò  a chiamare  Latium cioè regione ampia, vasta a partire dalla riva sinistra del Tevere, che iniziarono la lenta opera di scorrerie e di incursioni ai danni delle pacifiche popolazioni locali annidate sui monti Ruffi e Ernici e Lepini: la strada o sentiero o tratturo su cui cominciò a passare la prima soldataglia e successivamente a marciare le legioni e coorti, fu quella che sarà la futura Via Latina poi Casilina, la strada più antica, prima ancora della costruzione della Via Appia nel 312 a.C.. La leggenda è ormai superata e la storia registra i fatti nuovi: la Roma Repubblicana che continua a crescere e a evolvere, la necessità di nuovi spazi e territori, la volontà di conquista, l’allettante vasta regione ai propri piedi costituita da piccole città indipendenti l’una dall’altra e non di rado ostili, non fanno che favorire la lenta marcia e conquista verso il proprio Sud: è da qui che nasce e inizia il futuro impero romano.

Michele Santulli

9 Marzo 2017 0

La Ciociara porno, Salieri: “Il film non contiene scene di stupro a Ciociare” – IL VIDEO

Di admin

Frosinone – “Il concetto di promozione del film era stato ben chiarito in tutti gli aspetti a cominciare anche dalla fotografia che nulla avevano a che vedere con gli episodi drammatici accaduti in quei territori d’Italia e che nulla avevano a che fare con gli episodi di stupro o delle marocchinate”.

Il regista Mario Salieri risponde così, da Budapest, alle polemiche successive all’annuncio della prossima diffusione del film pornografico La Ciociara, ispirato al romanzo di Moravia.

“Ho chiesto scusa a chi ha vissuto momenti di dolore attraverso i propri familiari o persone conoscenti. Naturalmente ritengo che possa essere comprensibile che il titolo evochi dei ricordi che aprano delle ferite. Nel film, però, c’è tutta la storia dalla fase iniziale a Roma, lo sfollamento in Ciociaria ma poi i risvolti sono diversi rispetto al romanzo di Moravia e al successivo film di De Sica.  Non sono contenuti stupri all’interno del film anche perché la nostra industria non lo consente”.

Ermanno Amedei

24 Giugno 2010 0

Coldiretti in piazza con le produzioni enogastronomiche ciociare

Di redazione

A Frosinone sarà ancora un wee-kend con alla ribalta le produzioni enogastromiche del territorio ciociaro. Infatti tornano alla Villa Comunale le bandiere e gli stand gialli della Coldiretti a partire dalle ore 16.00 sino alle ore 20.00 di sabato prossimo, 26 giugno 2010, grazie alla sinergia messa in atto tra Coldiretti ed amministrazione comunale di Frosinone. Dopo il successo del 2 giugno sarà possibile assaporare ed acquistare il meglio delle produzioni eno-gastronomiche della Ciociaria. I prodotti saranno offerti con i prezzi calmierati dai tanti imprenditori presenti ma soprattutto con la certezza della provenienza e con le caratteristiche della genuinità e della sicurezza alimentare apprezzata dai consumatori restati storditi dall’esplosione dei casi della mozzarella blu apparsa anche in Ciociaria. I mercati degli agricoltori di Campagna Amica, anche in provincia di Frosinone, stanno sempre più affermandosi. A Frosinone l’obiettivo di Coldiretti è quello di istituzionalizzare questa opportunità.”In effetti – ha detto il direttore Gianni Lisi – sulla scorta di quanto fatto in altri capoluoghi e nella Capitale i cittadini possano incontrare gli imprenditori agricoli. Un sentito grazie al Sindaco Michele Marini e alla sua giunta che ha permesso questa manifestazione. D’altronde – ha detto ancora Lisi –i cittadini hanno dimostrato la propria vicinanza alle nostre iniziative con le quali intendiamo costruire un percorso che possa offrire la possibilità di accorciare la filiera delle produzioni di qualità del nostro territorio. Valorizzare le produzioni locali ed offrirle a prezzi davvero interessanti tutti i prodotti, è, per noi, una mission che non intendiamo trascurare. “La Campagna …si vende in città”, che si basa sui principi di sicurezza, qualità, tracciabilità, genuinità, territorialità, stagionalità e, soprattutto convenienza, sarà presente anche domenica 27 giugno 2010, sempre a Frosinone, nel popoloso quartiere Cavoni,nell’ambito della manifestazione “Agriflora 2010”. Tutta la qualità, i colori, i sapori dei prodotti ciociari dal pane alle farine, dall’olio alla carne e alle uova, fino ad ortaggi, confetture e mix per dolci, salumi, formaggi, ricotte e latticini, vino, miele e frutta saranno a disposizione dei cittadini. Per questo evento, insieme alla Coldiretti di Frosinone, l’associazione comitato di quartiere “Insieme per Cavoni Onlus”, e la Fondazione Campagna Amica. L’iniziativa nasce per sviluppare un dialogo nuovo con il cittadino consumatore al fine di favorire la “Cultura”, tesa a sensibilizzare l’opinione pubblica verso un modo diverso di concepire l’uso alimentare in maniera solidaristica, responsabile e naturale. “Tutti punti sui quali la nostra organizzazione si batte con determinazione – ha rimarcato il direttore Gianni Lisi –ed è quindi quasi naturale la nostra sinergia con gli amici dei Cavoni. ”Tra gli obiettivi prioritari, anche in questa iniziativa in piazza, c’è quello di garantire la tracciabilità degli alimenti a partire dalla loro origine, lungo tutto il percorso della filiera produttiva, ivi comprese le operazioni di lavorazione, trasformazione, confezionamento, fino a giungere all’utente finale. Tutto ciò in un ottica di rigenerazione dell’agricoltura, vista quale forza produttiva rispettosa dell’ambiente e del benessere dei cittadini. Ringraziamo sia il referente dell’associazione dei Cavoni, Mario Cerroni, che Carmine Tucci, presidente della circoscrizione Madonna della Neve, per la collaborazione e la disponibilità che hanno garantito.

24 Maggio 2010 0

Le produzioni ciociare studiate da una delegazione dell’Ais di Roma

Di redazione

Le produzioni tipiche della Ciociaria sono state al centro dell’attenzione della folta e qualificata delegazione dell’AIS di Roma. Infatti una trentina di corsisti di una delle tante attività che l’associazione capitolina sta svolgendo a Roma ha fatto visita in molti dei centri della provincia di Frosinone. Tra le tappe che sono state realizzate dalla comitiva fatta di esercenti e professionisti particolarmente gradita è stata quella presso l’azienda agricola “La Camosciata” di Campoli Appennino di Loris Benacquista. Proprio il dinamico presidente della Coldiretti di Frosinone Benacquista ha fatto da guida nella visita aziendale dove tutti i presenti hanno potuto seguire qualche fase della lavorazione e poi degustare alcuni dei prodotti disponibili ed in particolare il fiore all’occhiello dell’azienda il formaggio marzolina. Il gruppo, accompagnato dalla responsabile dell’Ais di Roma, Daniela Scrobogna, ha particolarmente apprezzato i prodotti ed ha dialogato a lungo con Benacquista e i suoi collaboratori per conoscere ed approfondire le varie fasi della lavorazione della marzolina. All’incontro ha preso parte anche il direttore provinciale della Coldiretti di Frosinone, Gianni Lisi, che, in qualità di vice presidente della Camera di Commercio di Frosinone, ha fatto omaggio a tutti i presenti delle recenti pubblicazioni realizzate dall’Ente Camerale. “Si tratta di occasioni importanti che grazie alla sinergia tra l’impresa Benacquista e l’A.i.s. di Roma rappresentano ormai una consuetudine – ha commentato Lisi – grazie alla quale si riesce a far apprezzare e conoscere sempre meglio il panorama delle nostre produzioni eno-gastronomiche che si stanno sempre meglio affermando in tutto il Paese”. Ringrazio gli amici dell’Ais – ha commentato Benaquista – per la fiducia che da anni manifestano e per l’importante opera di sensibilizzazione che svolgono proponendo le varie attività formative rivolte non solo ai vini ma anche ai formaggi.