Tag: integrazione

12 Settembre 2018 0

Italiani in Francia, storia di migrazione e integrazione nostrana

Di admin
(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({ google_ad_client: "ca-pub-3708340944781441", enable_page_level_ads: true });

ATTUALITA’ – Il numero  di settembre della rivista francese HISTORIA contiene un inserto di cento pagine dedicato agli Italiani in Francia, dal titolo ”Ces Italiens qui ont fait la France”, un titolo  che  non ha paura di esprimere una verità: la Francia, questo grande Paese, è stato ricettivo ed ospitale, dando un tetto e un tavolo alle centinaia di migliaia di italiani che nel corso dell’Ottocento e del Novecento, a partire dalla cosiddetta unificazione, si sono riversati nel Paese, spinti dalla fame e dalla miseria grandi. La convivenza, è vero, ha registrato anche episodi di truculento razzismo e xenofobia e violenza e di non poco sfruttamento sul lavoro, ma la conclusione è che gli Italiani in Francia hanno trovato accoglienza e allo stesso tempo hanno anche dato, non solo il loro apporto fisico: hanno contribuito, con le loro capacità, alla evoluzione e progresso del Paese: uno dei giornalisti dell’inserto scrive che hanno ricevuto poco rispetto al tanto che invece hanno dato. Ed in effetti si tocca una madornale quasi paradossale realtà: gli Italiani quando sono fuori dei confini natali, quando vivono oltralpe, danno il meglio di sé stessi: parrebbe che i nuovi ambienti e contesti esistenziali siano favorevoli alla evoluzione e sviluppo delle loro qualità migliori che al contrario, in patria, vengono oppresse e rimosse: ed è così: gli scienziati e gli artisti e gli imprenditori vengono rimossi ed emarginati perché non li si capisce o forse perché si debbono favorire amici parenti cognati figli, tutti mezze cartucce. E perciò quelli che hanno qualcosa da dire e da offrire, emigrano e dovunque mettono radici, quasi tutti assurgono alle posizioni più prestigiose e ricercate: nelle Università, negli organismi scientifici, nei musei, nelle istituzioni accademiche, nell’imprenditoria.  Chissà che cosa succederebbe se tutti questi italiani di successo tornassero in Italia! Sarebbe la palingenesi, la resurrezione dell’Italia.

Ma torniamo alla Francia, al Paese della Rivoluzione, degli Ugonotti, degli Enciclopedisti. Da quando esiste l’Europa, da allora i rapporti Francia-Italia sono stati sistematicamente stretti e duraturi, a partire dalle cosiddette Gallie fino ad oggi. Come tra i rapporti umani, così i rapporti tra i due Paesi si sono svolti sotto alterne vicende e contesti. Possiamo affermare che la presenza e l’impronta e contributo italiani alla Francia sono stati e sono ancora i più ricchi e i più significativi.  Leggendo il resoconto citato in HISTORIA si resta veramente stupefatti dalla quantità delle presenze, immigrate o nate da italiani, sul palcoscenico della storia nazionale, in tutti i contesti:  Leone Gambetta, Emilio Zola, prima di loro Giulio Mazzarino nel 1600, poi Caterina dé Medici, poi Maria dé Medici regine di Francia; si continua con Pierre Reggiani, con Edith Piaf, con Yves Montand, con Dalida, con Coluche, con Platini, con Lino Ventura, con la Semeuse, oggi con Toni Benacquista, con Dom.Pacitti, con Christophe; poi si continua, nella  moda, con Nina Ricci, con Elsa Schiaparelli, con Pierre Cardin, tutti italiani francesizzati; si continua coi massimi artisti Fed. Zandomeneghi, con Gius.De Nittis, con Giov. Boldini, con Gius. Palizzi, con Gino Severini, col povero Amedeo Modigliani senza menzionare la quantità enorme di artisti e letterati che vi hanno solo soggiornato; si menzionano gli uomini politici rifugiati sotto il fascismo quali Gaetano Salvemini, Fil. Turati, Gius. Saragat, Sandro Pertini, i fratelli Rosselli; si menzionano le modelle di artista celeberrime Eva, Lorette, Agostina, Cesidio, Carmela, Celestino, le altre grandi donne che vi hanno vissuto o soggiornato quali Luisa Casati, Mimì Pecci Blunt, la principessa Ruspoli, tanto per citare a memoria;  Gioacc. Rossini e Leonardo da Vinci vi hanno vissuto e qui morti, se pensiamo oggi ai docenti universitari che insegnano a Panthéon Assas o alla Univ. di Medicina 1 o a Toni Negri che pure vi ha insegnato per quasi venti anni come pure a Maria Antonietta Macciocchi o a Gabrielle Flammarion figlia di una modella ciociara, direttrice per mezzo secolo dell’osservatorio di Astronomia  di Parigi, e poi Maria Brignole de Ferrari, duchessa di Galliera, che a Parigi e dintorni ha lasciato una impronta che è semplicemente inimmaginabile per immensità e ricchezza:  raccomandiamo al lettore di approfondire la conoscenza di tale impareggiabile donna.  Dopo tale sequenza di nomi si perviene alla conclusione  che, in verità, si è trattato solo di una modesta introduzione alla ricchezza sbalorditiva di uomini e donne italiani che hanno contribuito e partecipato  alla grandezza della Francia.  L’anno scorso questa autentica apoteosi è stata, pur se sotto tono, ricordata dal Museo Nazionale della Emigrazione di Parigi con una manifestazione intitolata ‘Ciao Italia’ che ha goduto di grande successo e riconoscimenti. Perciò parlare dei circa quattro milioni e passa di francesi di origine italiana necessiterebbe di ben altri mezzi e sussidi ed è a dir poco deplorevole e miserabile che l’Italia mai abbia posto attenzione, ma ragionevole e intelligente e produttiva,  alla seconda Italia che vive Oltralpe e oltre oceano: sono sempre gli Italiani stessi, singolarmente e individualmente, che sulla loro pelle, grazie ai loro meriti e capacità e qualificazioni, tengono desta l’attenzione al Paese: la madrepatria ha solo sfruttato. Grati dunque alla rivista HISTORIA che, col suo esaustivo servizio giornalistico, ha voluto tenere desta e vigile l’attenzione su tale pagina incredibile della emigrazione italiana in Francia e sulla perfetta integrazione e fratellanza.

E il nostro museo nazionale della emigrazione, costato quintali di soldi pubblici, sfarzosamente promosso, satrapescamente realizzato al Vittoriano, che ne è divenuto?Michele Santulli

25 Novembre 2017 0

Vico nel Lazio, esempio buona integrazione. Sindaco: il segreto è controllo e rispetto loro diritti

Di admin

VICO NEL LAZIO – E’ da Vico nel Lazio (Fr), cittadina sui monti Ernici a 720 metri sul livello del mare nella provincia di Frosinone che arriva l’esempio di una perfetta integrazione tra cittadinanza locale e cittadini stranieri richiedenti asilo. Sono 24, costituisco l’1% della popolazione del comune (circa 2300 abitanti), arrivano da paesi come Ghana, Guinea, Somalia, Mali e Nigeria. Ad ottobre hanno festeggiato un anno di permanenze nella comunità di Vico. “Al loro arrivo, assistiti da una cooperativa pugliese – spiega il sindaco Claudio Guerriero, carabiniere in congedo – sono stati accolti con diffidenza e timori per quanto si sentiva dire in giro e negli altri comuni. Poi, lentamente, sono diventati parte integrante della comunità”. Oggi alcuni di loro, grazie a protocolli sottoscritti con le associazioni, fanno parte della squadra di calcio che milita nella seconda categoria, altri, sono inseriti in squadre di volontari di protezione civile e, questa estate, insieme ad altri volontari di Vico, hanno contribuito ad arginare gli incendi che per 27 giorni, hanno assediato il piccolo borgo medievale. Altri collaborano con gli operai del comune per la manutenzione del piccolo borgo e c’è chi, come un 19enne somalo che, proprio in questi giorni, ha ricevuto in dono da una associazione di volontariato, una tromba con cui suonerà entrando a far parte della banda musicale della cittadina. “Alcuni di loro si girano per il paese o per le campagne e quando trovano un anziano impegnato in qualche lavoro, per esempio la raccolta delle olive, si offrono di aiutarlo ricevendo in cambio qualche regalo”. Certamente non saranno mancati i problemi.

“Sì, c’è stato anche qualche personaggio fastidioso. Cinque mesi fa c’era un giovane che infastidiva le donne e creava qualche tensione. La prefettura lo ha tolto dal programma ed è stato allontanato. Gli altri, ormai, li sentiamo nostri cittadini – spiega il sindaco Guerriero – Ma questi equilibri non si costruiscono da soli. Serve la presenza costante delle istituzioni locali. Se lasci quel gruppo in una casa, senza nulla da fare e senza assicurarti che chi deve provvedere a loro non lo fa realmente, certamente faranno danni”. Guerriero conosce bene le popolazioni africane. Da carabiniere effettivo ha prestato servizio per anni come addetto alla sicurezza dell’ambasciata in Ghana, ma anche in Iran e in Turchia. “Al loro arrivo ho detto loro che, prima di creare problemi, di rivolgersi a me per qualsiasi problema, anche con la cooperativa che li gestisce. Il segreto sta nel controllare loro dandogli qualcosa da fare rendendoli utili per la comunità e controllare anche che vengano rispettati i loro diritti”.

Ermanno Amedei

23 Febbraio 2017 0

Frosinone, provincia che “galleggia” sulla Cassa Integrazione

Di admin

Frosinone – Ciociaria maglia nera nel Lazio per il ricorso nel 2016 alle ore di Cassa Integrazione. Lo dice uno studio realizzato sull’argomento dal sindacato Uil.

Una vera contro tendenza, quella della provincia di Frosinone che ha visto il ricorso all’ammortizzatore sociale aumentare complessivamente (comprende l’ordinaria, quella in deroga e quella straordinaria) del 40,5% passando dagli 11.799.932 ore del 2015 ai 16.578.916 del 2016 con impennata del 25.5% nel solo bimestre Novembre/Dicembre.

Nel resto del Lazio, dal cui dato complessivo sono stati estrapolati quelli della Provincia di Rieti per via del terremoto, la tendenza è nettamente a calare dato che la riduzione delle varie Cig è scesa del 10,4%.

“Disoccupazione alta, CIG in crescita e ripresa economica che resta ancora un miraggio. La provincia di Frosinone – dichiara il segretario della Uil di Frosinone Gabriele Stamegna – aspetta, da chi ne ha compito e ruolo, che vengano create le condizioni e messe in atto tutte le iniziative finalizzate a far ripartire il sistema produttivo locale. Il mondo del lavoro, e soprattutto dei disoccupati, aspetta politiche attive e risultati”.

Ermanno Amedei

5 Gennaio 2010 0

Sedici milioni di ore di cassa integrazione per la provincia di Frosinone

Di redazione

“Altro che ripresa in Provincia di Frosinone, la crisi continua, forte l’aumento di Cassa Integrazione, circa 16 milioni di ore nei primi 11 mesi dell’anno,oltre 5 negli ultimi 4 mesi La disoccupazione abbondantemente oltre il 10% un vero e proprio disastro”. A lanciare l’allarme è Benedetto Truppa Segretario provinciale della Cgil Frosinone. “La crisi – sostiene il sindacalista – aumenta in termini assoluti e relativi nella nostra Provincia oltre ad aumentare anche la disuguaglianza tra le famiglie. I dati relativi alla CIGO ed alla CIGS dei primi undici mesi dell’anno, autorizzata in Provincia di Frosinone confrontati con lo stesso periodo del 2008 sono peggio di uno tsunami e cosa ancora più seria che continuano ad aumentare. Da Gennaio a Novembre del 2009 sono state autorizzate 11.291.565 ore di CIGO a fronte delle 2.678.608 dello stesso periodo del 2008 con un aumento del 421,54,%, e 4.688.499 di CIGS a fronte delle 2.371.382 dello stesso periodo del 2008 con un aumento di circa il 100%. Dato ancora più sconcertante se si pensa che negli ultimi quattro mesi sono stati autorizzati oltre 5 milioni di CIG. Siamo in Italia la prima Provincia in termini percentuali per numero di addetti, triste primato, ad aver utilizzato più ore di ammortizzatori sociali. Ogni lavoratore in CIG nei primi undici mesi ha dovuto rinunciare ad una quota salariale pari a oltre 5000 euro, a cui va sommata buona parte della XIII che in regime di CIG non matura con ovvie ripercussioni su tutto il sistema economico della nostra Provincia. A questi dati a cui vanno sommati gli oltre 5000 lavoratori licenziati in scadenza di contratto con procedure individuali o collettive, oltre le decine di aziende e attività commerciali chiuse. I dati sopra elencati, le circa 16 milioni di ore di cigo, rischiano di essere solo una parte del dramma che si apprestano a vivere oltre 10 mila lavoratori della nostra Provincia,tra qualche mese non potranno più usufruire della CIGO, in quanto hanno superato le 52 settimane nel biennio, e si aprirà per loro il baratro del licenziamento. Molte aziende a partire da quelle più grandi hanno già comunicato che apriranno procedure di mobilità per tarare il personale alle nuove richieste di mercato, con riduzioni a partire dal 25%. Da mesi la CGIL sta con forza chiedendo il raddoppio delle settimane di cigo e lo stanziamento delle quote previste per la cassa in deroga, oltre a richiedere un reale riforma fiscale. Da uno studio dell’IRES risulta che il 10% delle famiglie detiene il 44,5 % delle ricchezze ed il 50% delle famiglie detiene appena il 9,8% delle ricchezze complessive. E’ evidente che in un paese dove una famiglia su quattro è al di sotto della soglia di povertà bisogna ridurre le tasse ai lavoratori ed ai pensionati ed aumentare almeno del 10% il prelievo a chi detiene patrimoni e rendite Strano ma questo Governo continua a non dare risposte concrete, pensando che questi numeri non rappresentino il dramma quotidiano in cui si trovano a vivere oramai milioni di persone nel nostro paese. Bisogna richiedere provvedimenti urgenti, per governare la crisi, garantire il futuro di migliaia di famiglie e non far crollare definitivamente l’economia della Provincia di Frosinone”

22 Ottobre 2009 0

Lazio, 52mila i lavoratori in cassa integrazione

Di redazionecassino1

Oltre 52 mila i lavoratori finiti in cassa integrazione, tra ordinaria e straordinaria, nel Lazio nel corso del 2009. Tra questi figurano non soltanto i dipendenti di piccole e medie aziende messe in ginocchio dalla stretta nei consumi seguita alla crisi economica, ma anche centinaia di lavoratori delle multinazionali presenti in regione. Dalla Pfizer alla Nortel, dalla Alstom all’Agile-Eutelia, ristrutturazioni e pesante ricorso alla mobilità lasciano senza impiego operatori specializzati e ingegneri, questo succederà da gennaio con i 310 esuberi determinati dalla fusione di Eds e Hp. Così i lavoratori ritorneranno in piazza. Lunedì e martedì alcune delegazioni occuperanno piazza Barberini. Dai lavoratori della Nortel, impegnati da giorni in un difficile confronto con l’azienda sulle procedure di licenziamento collettivo, ai lavoratori della sanità privata, «senza contratto da 4 anni», ai ceramisti del Viterbese, ai ferroviari di Civitavecchia, alla protesta dei dipendenti della Videocoon, di Anagni, questo solo una parte della tragica situazione occupazionale in cui versa la nostra regione. Arriveranno anche i lavoratori del Piemonte, per confrontarsi con i colleghi laziali, in un dibattito voluto dalla Cgil. Alla Eds-Hp si prospettano pesanti tagli. Quanto al settore telefonico e delle comunicazioni, vi è seria preoccupazione per tutto il comparto di ricerca e sviluppo delle aziende, che cancelleranno anche le nostre speranze di ripresa. Alla multinazionale Alstom, i cui dipendenti furono protagonisti a inizio ottobre di un poi ridimensionato episodio di bossnapping (i dirigenti rimasero chiusi 8 ore negli uffici presidiati dagli operai), l’azienda leader nella fornitura e manutenzione dei treni (stabilimenti in oltre 60 paesi, 3 mila dipendenti in 8 sedi italiane, da Savigliano a Colleferro) ha già messo in cassa integrazione 50 dei 150 dipendenti dello stabilimento frusinate. E se entro nove mesi non arriveranno nuove commesse da Trenitalia o altri clienti, la sede potrebbe chiudere licenziando tutti. In provincia di Latina, la Abbot ha chiuso 60 contratti nel comparto chimico. E la multinazionale del Viagra, la Pfizer, licenzierà 369 informatori scientifici. La stessa azienda della pillola blu ha annunciato a inizio settembre la procedura di mobilità per circa 90 dipendenti della sede di Roma. La Cgil ha avviato una mobilitazione nazionale che porterà in piazza a Roma i lavoratori delle aziende in crisi di tutto il paese, ogni giorno e per un intero mese, fino alla manifestazione nazionale in programma nella Capitale il 14 novembre. F. Pensabene

12 Settembre 2009 0

Sommersi da 10 milioni di ore Cassa Integrazione

Di redazione

Da Benedetto Truppa, della Cgil Frosinone, riceviamo e pubblichiamo “Altro che ripresa in Provincia di Frosinone, la crisi continua, forte l’aumento di Cassa Integrazione, circa 10 milioni di ore, nei primi 8 mesi dell’anno. Purtroppo nonostante le rassicurazione del Presidente del Consiglio, i dati della crisi nella Provincia di Frosinone sono drammatici, un’intera economia allo stallo senza, ad oggi, alcun segnale di Frosinone. Basta solamente leggere i dati relativi alla CIGO ed alla CIGS dei primi otto mesi dell’anno, autorizzata in Provincia di Frosinone e confrontarli con lo stesso periodo del 2008 per rendersene conto. Da Gennaio ad Agosto del 2009 sono state autorizzate 8.163.207 ore di CIGO a fronte delle 1.333.996 dello stesso periodo del 2008 con un aumento del 611,94%, e 2.934.643 di CIGS a fronte delle 1.842.782 dello stesso periodo del 2008 con un aumento del 69,26%. Dato ancora più sconcertante se analizzato con il dato complessivo del Lazio dove il totale delle ore di CIGO è pari a 12.804.967 e le ore di CIGS sono 22.398.749. Siamo in Italia la prima Provincia in termini percentuali per numero di addetti, triste primato, ad aver utilizzato più ore di ammortizzatori sociali. Ogni lavoratore in CIG nei primi otto mesi ha dovuto rinunciare ad una quota salariale pari a circa 4000 euro, con ovvie ripercussioni su tutto il sistema economico della nostra Provincia. Nonostante questi dati a cui vanno sommati i circa 3000 lavoratori licenziati, le decine di aziende e attività commerciali chiuse, ancora c’è qualcuno che fa finta come se questa crisi non esistesse. I dati sopra elencati, 10 milioni di ore di cigo, rischiano di essere solo una parte del dramma che si apprestano a vivere oltre 10 mila lavoratori della nostra Provincia.Tra qualche mese non potranno più usufruire della CIGO, in quanto hanno superato le 52 settimane nel biennio, e si aprirà per loro il baratro del licenziamento. Da mesi la CGIL sta con forza chiedendo il raddoppio delle settimane di cigo e lo stanziamento delle quote previste per la cassa in deroga. Strano, ma questo Governo continua a dire che i soldi per gli ammortizzatori sociali ci sono ma ad oggi ha stanziato solo 1, 5 miliardi di euro a fronte degli otto previsti. E’ evidente che con questi dati il tavolo convocato il 21 settembre, dal Presidente della Provincia, per il Comitato per lo sviluppo avrà come prima richiesta della CGIL una forte azione nei confronti del Governo per raddoppiare il periodo di cigo e coprirne i finanziamenti. Provvedimenti urgenti questi per governare la crisi, garantire il futuro di migliaia di famiglie, e non far crollare l’economia della Provincia di Frosinone”.

12 Settembre 2009 0

Una provincia sommersa da una valanga di cassa integrazione

Di redazione

Dieci milioni di ore di cassa integrazione nei primi 8 mesi dell’anno. E’ quello che spetta ai lavoratori in provincia di Frosinone. Un dato allarmante lanciato dalal Cgil per voce di Benedetto Truppa. “Da Gennaio ad Agosto del 2009 – spiga il sindacalista – sono state autorizzate 8.163.207 ore di CIGO a fronte delle 1.333.996 dello stesso periodo del 2008 con un aumento del 611,94%, e 2.934.643 di CIGS a fronte delle 1.842.782 dello stesso periodo del 2008 con un aumento del 69,26%”. L’intervento completo nella rubrica il punto di vista