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9 Maggio 2019 0

Il Generale Michele Carbone in visita al Gruppo Guardia di Finanza di Cassino

Di admin
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CASSINO – Nella mattinata di ieri il gruppo della Guardia di Finanza di Cassino ha ricevuto la visita del comandante Regionale Lazio – Generale di Divisione Michele Carbone – che è stato accolto dal comandante provinciale, il Colonnello  Alessandro Gallozzi, dal comandante del reparto, il Tenente Colonnello Salvatore Rapuano, e dai comandanti delle dipendenti tenenze di Sora e di Arce.

L’alto ufficiale si è intrattenuto con i militari in servizio, ai quali ha espresso la stima per i risultati di servizio ottenuti, spronandoli nel contempo ad impegnarsi sempre più nella lotta alle frodi fiscali, agli illeciti sperperi delle risorse pubbliche, alle illegalità finanziarie, nonché alle turbative della libera concorrenza e del mercato.

Il generale ha sottolineato la necessità di garantire la continuità dell’azione ai fini della sicurezza economico-finanziaria del territorio e del concorso al mantenimento dell’ordine pubblico coltivando, nel quotidiano, i valori dell’attaccamento all’istituzione al fine di tutelare costantemente il prestigio e l’onorabilità del corpo.

2 Febbraio 2019 0

Barcellona, muore in circostanze misteriose Michele Romano, 26enne pizzaiolo di Isola Liri

Di redazionecassino1

ISOLA LIRI – Un volo nel vuoto da circa ventisei metri all’aeroporto di Barcellona, è morto così Michele Romano,  ventiseienne pizzaiolo di Isola Liri. Il giovane è precipitato dal tetto del Terminal 1 dell’aeroporto internazionale El Prat. La tragedia si è consumata intorno alle 6.30 del mattino mercoledì scorso.

Una morte misteriosa quella del ventiseienne di Isola Liri, non è chiaro perché il giovane fosse all’aeroporto e perché si trovasse sul tetto di uno dei terminal. Secondo alcune testimonianze, il suo corpo è rimasto a lungo a terra prima di essere rimosso dalle autorità catalane, impegnate nei rilievi di rito.

Solo l’autopsia, disposta dall’autorità giudiziaria catalana,  potrà chiarie le cause della sua morte.

Gli inquirenti indagano per ricostruire gli ultimi giorni di vita di Michele. Nessuno sa, se li abbia trascorsi nell’aeroporto o se era tornato allo scalo di El Prat per prendere un aereo. E soprattutto come abbia potuto raggiunge il tetto del terminal da dove è precipitato. Interrogativi che attendono una risposta. L’autopsia, inoltre, potrebbe fornire importanti elementi per scoprire la verità, se si sia trattato di un disperato gesto volontario oppure no.

Il triste compito di portare la notizia ai genitori del giovane è toccato ai carabinieri. Michele amava viaggiare e aveva scelto di lavorare come pizzaiolo a Barcellona dopo averlo fatto in diversi locali di Isola del Liri. Di recente era tornato in città e ne era ripartito il ventisei gennaio scorso.

1 Febbraio 2019 0

A “Scrivo perché”, oggi alla Folcara di scena “Anime stanche” di Michele Clemente

Di redazionecassino1

CASSINO – Secondo appuntamento, dei quattro in programma, del convegno “Scrivo perché” organizzato dall’Associazione “Primavera Studentesca” all’Università di Cassino e del Lazio meridionale.

Un’iniziativa alla scoperta di giovani scrittori, di talenti e delle motivazioni che li portano verso l’arte di scrivere e raccontare. Dopo l’incontro, il 25 gennaio scorso, con Davide Urso e il suo lavoro “Un’odissea positiva” oggi è la volta del giovane e brillante scrittore cassinate Michele Clemente, fresco di laurea magistrale in Giurisprudenza, con il suo ultimo lavoro “Anime stanche”.

Il romanzo, ambientato in un futuro distopico, nell’anno 2020, quando al potere, in Italia, da cinque anni c’è lo Stato Maggiore Nazionalista Italiano, partito neofascista il cui leader è Rodolfo Bergamini, alias Carogna, uomo sanguinario e senza scrupoli che ha ridotto la nazione in ginocchio a forza di soprusi. Suo storico braccio destro è Maurizio Santini.

È durante la celebrazione del quinto anniversario del colpo di stato con il quale Bergamini si è preso l’Italia che accade qualcosa di imprevisto: dalle casse risuona la voce di un intruso, che si qualifica come leader del Movimento dei Bastardi, gruppo sovversivo che promette di assassinare il tiranno e liberare il Paese. Sull’intreccio della lotta dei Bastardi, per abbattere il Tiranno Bergamini e la feroce rappresaglia della Carogna, che si sviluppa la vicenda descritta e ricca di interrogativi affrontati dall’Autore. Una storia che traendo ispirazione dalle vicende dello scrittore, politico greco Alexandros Panagulis, alla sua lotta per la libertà, durante il regime dittatoriale di Georgios Papadopulos nel ‘68. Passando dall’arresto, alle vessazioni, al carcere, alle torture che Panagulis subì durante la dittatura di quegli anni, trascina Michele Clemente a sviluppare l’analisi della tirannia, del totalitarismo e il dispotismo del potere, cercando il significato di alcuni dubbi di fondo che animano il racconto. Il messaggio che ne viene fuori, dal lavoro di Michele Clemente, mette in evidenza un aspetto fondamentale del pensiero, non sempre è opportuno seguire le regole imposte, se ingiuste per il popolo. Un tema, quello affrontato nel volume, quanto mai attuale nella società moderna, dove la democrazia è messa in discussione e troppo spesso i diritti di libertà sono prevaricati dal potere. Michele Clemente, con “Anime stanche” è al suo secondo romanzo dopo “Horror vacui”, scritto da liceale a soli quindici anni, e ad una serie di altre produzioni di poesia e prosa. Restando al tema di fondo del convegno odierno, “Scrivo perché”, è lo stesso Autore a spiegarne le motivazioni che lo spingono a cimentarsi nell’arte di scrivere. “Scrivo perché scrivo, o, meglio, perché, se pure volessi, mi sarebbe impossibile evitare di farlo. Mettere insieme una serie di parole e, con esse, dar forma a una poesia, a un racconto o a un romanzo, non è altro che la trasposizione su carta del periodo storico in cui si vive rapportato al modo in cui questo viene percepito, metabolizzato. Per me, almeno, – prosegue Michele Clemente – è di questo che si tratta: pur partendo da un bisogno che è, naturalmente, intimo e privato, finisco sempre con il contaminarlo con ciò da cui esso stesso è, ancor più naturalmente, contaminato: il mondo che mi circonda e che mi entra dentro. È una valvola di sfogo? Certo, ma a tutto tondo. Scrivo perché è il modo che ho di capire ciò che ho attorno, che è anche ciò di cui scrivo: è un circolo vizioso da cui, in verità, mai si dovrebbe uscire”. Comprendere il mondo intorno a noi la principale motivazione dell’arte di scrivere.

Prossimi appuntamenti in programma, Anna Maria Scappaticcio ed il volume “I Cunti”, 8 febbraio, e Francesco Venditti con “Le ragioni di John e Franz”, il 15 febbraio.

F. Pensabene

22 Aprile 2018 0

Rubano un’auto e si schiantano contro colonnina del gas, rischio esplosione a San Michele

Di redazionecassino1

CASSINO –  Hanno rischiato di generare una grossa eplosione, questa notte, rubando una macchina e schiantandosi contri una colonnina del gas. É accaduto questa notte in zona San Michele a Cassino dive la Fiat Punto rubata nel corso della notte si é schiantata contro una centralina del gas caisando una abbondante fuga di metano. L’auto é stata notata dai proprietari che rientravano da una festa con gli air bag esplosi. Sul posto anche le ambulanze, nessuno si é potuto avvicinare fino a quando i tecnici del gas hannointerrotto la fuoriuscita.

 

foto repertorio

2 Marzo 2018 0

“Anime stanche” nuovo romanzo di Michele Clemente, presentato domani alla biblioteca ‘P. Malatesta’

Di redazionecassino1

CASSINO – In un’Italia del 2020 soggiogata dalla dittatura fascista del Movimento Nazionalista Italiano guidato dal sanguinario despota Rodolfo Bergamini, la Carogna, e dal suo braccio destro Maurizio Santini, è ambientato il nuovo lavoro “Anime stanche” di Michele Clemente, che verrà presentato domani, 3 marzo, alle ore 16, alla biblioteca comunale “P. Malatesta” di Cassino.

Un racconto in cui l’Autore sviluppa l’analisi della tirannia, del totalitarismo e il dispotismo del potere, cercando il significato di alcuni dubbi di fondo che animano il racconto. Un lavoro che trae ispirazione – come sintetizza l’Autore in una breve intervista – dalle vicende dello scrittore, politico greco Alexandros Panagulis, alla sua lotta per la libertà, durante il regime dittatoriale di Georgios Papadopulos nel ‘68. Passando dall’arresto, alle vessazioni, al carcere, alle torture che Panagulis subì durante la dittatura di quegli anni. Il messaggio che ne viene fuori, dal lavoro di Michele Clemente, mette in evidenza un aspetto fondamentale del pensiero, non sempre è opportuno seguire le regole imposte, se ingiuste per il popolo. Un tema, quello affrontato nel volume, quanto mai attuale nella società moderna, dove la democrazia è messa in discussione e troppo spesso i diritti di libertà sono prevaricati dal potere. Uno scenario che Michele Clemente affronta in un ipotetico regime dittatoriale italiano del 2020. L’emergere ed il protrarsi della violenza sanguinaria del despota Bergamini per riaffermare e difendere il suo potere. A qualunque costo, incurante della vita umana, mettendo a ferro e fuoco Roma nel vano tentativo di catturare gli oppositori del Movimento dei Bastardi, colpevoli di averlo sbeffeggiato e deriso pubblicamente nell’Anniversario della conquista del potere.

È proprio durante le celebrazioni del colpo di stato che accade l’imprevisto. Dagli altoparlanti la voce di un “intruso”, oppositore del regime ed appartenente al Movimento dei Bastardi, promette di assassinare il tiranno e liberare il Paese dalla sua dittatura sanguinaria. Un affronto al despota, al Guerriero Saggio, scatenerà la sua reazione, la guerra civile per lavare con il sangue quell’affronto, lavarlo con il sangue dei Bastardi a qualunque costo, senza scrupoli, sacrificando vite innocenti nel tentativo di catturare quei “Bastardi” ed suoi capi, in primis Mattia Ravanelli.

L’Autore descrive le sensazioni, l’arroganza e l’ira del dittatore sanguinario Bergamini, che si scatenerà nella realizzazione del suo folle obiettivo, attuando repressione e morte in una Roma e in un Paese ridotti in ginocchio dal regime a forza di soprusi.

La vicenda narrata pone, tuttavia, anche una serie di interrogativi a cui l’Autore cerca risposte. Chi si cela dietro il Movimento rivoluzionario dei Bastardi? È possibile che il Movimento riesca a rovesciare la dittatura sanguinaria di Rodolfo Bergamini? I “Bastardi” saranno in grado, di guidare la Nazione, di gestire la situazione di precarietà che si sarà creata? Ma soprattutto: è legittimo uccidere i cattivi? La risposta al quesito, Michele Clemente, la affida a Lorenzo Ferretti, uno dei protagonisti del racconto, ideologo del Movimento dei Bastardi. “Non bisogna neppure porsi il problema di tralasciare l’etica e la morale, perché è giusto ammazzare un dittatore… non è necessario giustificarsi perché la giustizia e la giustezza delle proprie azioni sono palesi. Punire chi è malvagio è senz’altro doveroso; il popolo ha diritto di liberarsi – sostiene Ferretti –  dal giogo del suo dominio con ogni mezzo”. Ma allo stesso tempo è lecito “… che i Bastardi si fossero automuniti di decidere anche di altre vite – si chiede Ferretti – che in fin dei conti erano quelle di semplici uomini, come loro?”. La risposta alla seconda parte di quel dubbio, il lettore la troverà scorrendo fra le righe del racconto. Buona lettura!

Michele Clemente, ventiduenne brillante studente di giurisprudenza dell’Università di Roma Tre, diplomato al liceo-ginnasio “G. Carducci” di Cassino, è già da tempo autore affermato. Nel 2011 il suo primo romanzo Horror Vacui, scritto e pubblicato da sedicenne liceale, è solo una parte della sua attività di scrittore. È anche autore di opere che hanno ottenuto successi e riconoscimenti importanti in provincia ed in rassegne nazionali di narrativa e poesia. Con “Anime stanche” aggiunge un ulteriore tassello alla sua carriera, cimentandosi sul significato e l’importanza della democrazia, della lotta all’autoritarismo, alla violenza politica e non solo, al rispetto delle libertà, dei diritti dei popoli contro ogni forma di dittatura, privazione, discriminazione, prevaricazione, soprusi e razzismo ponendo il seme della riflessione su dubbi essenziali nella lotta politica.

F. Pensabene

12 Dicembre 2017 0

Pastore scomparso, arrestato per omicidio e occultamento di cadavere Michele Cialei

Di admin

VALLECORSA – I carabinieri di Frosinone, su disposizione del tribunale di Frosinone, hanno eseguito questa mattina un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di C.M. 51 anni originario di Vallecorsa. L’uomo è indagato per “omicidio premeditato ed occultamento di cadavere”.

Il provvedimento scaturisce da una complessa ed articolata attività d’indagine avviata a seguito della denuncia di scomparsa di Armando Capirchio, 58 anni, anche lui di Vallecorsa, presentata il 25 ottobre presso la locale Stazione Carabinieri dai propri congiunti che non ne avevano notizie dalla mattinata del precedente 23 ottobre, quando l’uomo era uscito di casa per recarsi in località Pietralunga ove aveva del bestiame allo stato brado.

Le immediate attività di ricerca, avviate nell’ambito di specifico piano provinciale e condotte dai Carabinieri, dai Vigili del Fuoco nonché da volontari locali, si orientavano sin da subito nella zona montuosa ove l’uomo era solito parcheggiare la sua autovettura prima di recarsi nell’area di pascolo del suo bestiame. Le ricerche, nei giorni successivi, venivano estese in tutta l’area montana solitamente frequentata dall’allevatore e consentivano di rinvenire nella stessa località, lungo un sentiero e su alcuni sassi, tracce ematiche che aprivano un nuovo scenario sulle probabili sorti del Capirchio facendo così decadere l’iniziale ipotesi del “malore”, accreditando invece la tesi di un’azione violenta subita dallo stesso, che ha avuto come epilogo la sua morte.

Le indagini svolte supportate da alcune testimonianze  si è arrivati all’uomo oggi arrestato che aveva con lo scomparso conflittualità legate a motivi di pascolo e che nel recente passato, era sfociata in uno scontro fisico tra i due. E’ emerso inoltre che l’arrestato serbasse forte rancore nei confronti della vittima ritenendolo responsabile della morte di tre suoi bovini.

Più volte escusso in qualità di persona informata sui fatti, il C.M. ha negato ogni contatto con la presunta vittima, nonostante una serie di informazioni, nel frattempo acquisite, che confermavano in maniera certa la sua presenza nel luogo della scomparsa proprio nell’arco temporale ipotizzato per il compimento del tragico evento. E’ stato inoltre accertato che lo stesso si era recato sui monti armato di fucile da caccia e, successivamente, tornato presso la propria abitazione usciva nuovamente con un sacco e probabilmente dei guanti.

Nel corso delle indagini di polizia scientifica, alcune tracce ematiche sarebbero state ritrovate nel portabagagli dell’uomo arrestato. Si ipotizza che Capirchio sia stato attinto da una o più fucilate e che il suo corpo sia stato occultato in un luogo al momento sconosciuto. L’arrestato è stato ristretto nel carcere di Frosinone.

Ermanno Amedei

29 Settembre 2017 0

San Michele Arcangelo, oggi festa del patrono della Polizia di Stato

Di redazione

La Polizia di Stato nella giornata di oggi ha festeggiato in tutta Italia il suo santo patrono, San Michele Arcangelo che, ricordiamo, è considerato protettore della Polizia dal 1949 quando Papa Pio XII nel 1949 lo proclamò tale. Celebrazione speciale a Roma in particolare a Città del Vaticano. È stata officiata dal cardinale Pietro Parolin una Santa Messa nella chiesa di Maria Madre della Famiglia alla quale hanno preso parte molti esponenti delle forze dell’ordine, il ministro dell’Interno e il capo della Polizia. La festività del Santo Patrono è stata onorata con il “Family Day” che coinvolge non solo la polizia ma anche le famiglie dei poliziotti. Numerose le iniziative curate dalle questure che hanno visto il coinvolgimento di tutti i rappresentanti della Polizia.

24 Maggio 2017 0

Ricostruire dopo la Guerra a Cassino, il racconto di nonno Michele ai nipoti

Di redazionecassino1

Il racconto di un nonno ai nipoti, il suo arrivo a Cassino da adolescente nel 1946 da un paesino dell’Irpinia, l’emozione e l’angoscia nel vedere la Città distrutta dall’atrocità della guerra, le macerie, i volti spauriti della gente, ma la grande voglia di ricostruire, di ricominciare, gettando alle spalle le sofferenze e il dramma del Conflitto appena terminato. Uno spaccato di vita di un uomo, della sua famiglia, un monito ed un incoraggiamento ai propri nipoti, ma anche a tutte le nuove generazioni e una riflessione sull’assurdità di tutte le guerre e sulla bellezza e l’importanza della vita.

“Cari nipoti,

spero che questo racconto non vi annoierà; se così fosse, invece, non esitate a dirmelo, ché farò ammenda e vi porterò subito a prendere un gelato per farmi perdonare.

Bene, dopo aver messo le mani avanti, è giunto il momento che vi parli un po’ di me: ho pensato molto alla domanda che mi avete posto, sul significato a tutto tondo del termine ricostruzione, e qualche cosa da dirvi, in proposito, credo di averla.

Non avevo neanche diciassette anni quando, il 2 marzo del 1946, arrivai a Cassino con la mia famiglia: alla stazione ci accolse una nebbia fitta, particolare abbastanza insolito per noi, che eravamo vissuti fino ad allora in un piccolo paese dell’Irpinia, in cui il freddo era sì pungente, ma privo di umidità, per fortuna. Un clima del genere, invece, che io mai avevo conosciuto fino a quel momento, mi fece venire un mal di testa tale che, credetemi! non mi è mai passato del tutto: mai, vi dico. Non si vedeva nulla, solo il grigio fumo delle locomotive e alcune figure dai contorni indefiniti. Persino le macerie degli edifici erano coperte da quella coltre spessa e questo, in fondo, era un bene, perché, appena il sole si fece largo, la devastazione della città si presentò ai nostri occhi in tutta la sua limpida atrocità. Osservavo le persone intorno a me e i loro sguardi erano vuoti e spenti: nessuna mimica dinamica sul volto, solo un’espressione mista di tristezza e angoscia, conforme al paesaggio.

Spesso, è nell’altezza che si cerca un conforto: volsi lo sguardo verso il colle che sovrastava la città, istintivamente, sperando di provare un senso di protezione, visto che ciò che è più grande di noi tende a rincuorare i nostri animi, quando si sentono piccoli e spaventati. Ebbene, avvenne il contrario: scorsi le macerie dell’abbazia di Montecassino e poco ci mancò che mi venisse un colpo al cuore. Conforto dall’esterno non ce n’era, dunque, e, con gli anni, ho imparato a interpretare il tutto come un segnale: era giusto che una nuova nascita partisse da ognuno di noi, dal motore immanente che smuove il mondo partendo dal fegato. C’era da rimboccarsi le maniche. Lo abbiamo fatto tutti.

Nonostante fosse così drammatica la visione di una tale desolazione, ciò faceva crescere in me una grande voglia di ridare vita a quella città fantasma, a partire dalle fondamenta. Mi sentii anche smarrito, sarei un cattivo bugiardo a negarlo: cattivo nel senso di pessimo, ovvero un attore niente affatto credibile; il timore dei nuovi inizi è sempre sacrosanto e legittimo.

La mia famiglia possedeva una fornace di mattoni nel nostro paese d’origine e avevamo deciso di trasferirci a Cassino per aprirne una anche qui. A diciassette anni – ancora da compiere, come vi ho detto: ero proprio un giovincello – il futuro davanti a me era ancora indefinito, ma nei miei sogni di ragazzo mi sforzavo di vederlo solido come i mattoni che mio padre mi aveva insegnato a fabbricare.

Di spazio per costruire una fornace ce n’era in abbondanza (non so se fosse un bene o un male) e scegliemmo la zona nei pressi della attuale villa comunale, poiché era ricca d’acqua e, all’epoca, anche se ora potrà sembrarvi piuttosto strano, era una zona periferica della città: negli anni si cresce, ci si espande, si torna a vivere.

In pochi mesi vidi materializzarsi davanti ai miei occhi quel futuro così a lungo immaginato con tanta speranza, fiducia e un pizzico di angoscia. Fu l’inizio di una lunga ricostruzione sia materiale che sociale, poiché in moltissimi furono impiegati come operai e questo risollevò anche la situazione economica delle loro famiglie.

Gli edifici realizzati nei primi anni erano in muratura con mattoni pieni; successivamente, grazie all’evoluzione delle tecniche di costruzione, furono utilizzati quelli forati e si passò, quindi, all’edificazione in cemento armato, che diede maggiore sicurezza e un aspetto più moderno agli edifici, che crebbero anche in altezza. Pian piano, con costanza e abnegazione, come fosse una persona in cerca di riscatto, Cassino cominciava a rifiorire e, con essa, la vita cittadina. Anche la mia, di vita, intanto, ebbe una svolta decisiva, perché, grazie alla famosa nevicata del ’56, rimasi bloccato nel mio paese d’origine, dove mi ero recato momentaneamente, e lì conobbi vostra nonna, che è mia compagna di vita da oltre cinquant’anni.

Gli anni, intanto, volavano via uno dietro l’altro e, nel mentre, si fabbricavano mattoni – quanti, quanti mattoni! – crescevano case e con esse i miei tre splendidi figli. La casa di famiglia era all’interno dello stesso fabbricato e tutti noi vivevamo all’unisono con i ritmi della produzione. Era bello vedere la polvere della fornace calpestata dai primi passi della nuova generazione, che quasi mi ricordava di quando io, da bambino, seguivo le orme di mio padre. Gli operai erano parte integrante della nostra famiglia e ricordo con grande nostalgia quando, sul finire dell’estate, dopo le ferie, organizzavamo tutti insieme una festa rituale in occasione della riaccensione dei forni: si ballava, si cantava e si mangiava in compagnia, allontanando i ricordi del passato e sfidando il pensiero del futuro. Nonostante la piacevolezza di questi bei momenti, lavorare nella fornace significava fatica, sudore e tanta stanchezza, ma anche soddisfazione nel vedere il frutto di tanto lavoro, che dava finalmente un tetto a persone che non ne avevano uno. E quei forni, quei forni! Sapeste! Due tunnel affiancati, lunghi cinquanta metri, che dovevano raggiungere i mille gradi centigradi come temperatura di cottura: una vera sfida, ogni volta, ma quante soddisfazioni!

Ricordare quei tempi mi riempie il cuore di orgoglio, perché, grazie alla determinazione di persone oneste e instancabili faticatrici, Cassino è rinata dalle macerie della guerra e della violenza, ergendosi maestosa e più forte di prima. Abbiamo costruito la nostra vita ricostruendo una città, che, in cambio, mi ha dato la stabilità di un amore duraturo e sicuro come il cemento armato; devo ammettere, comunque, che la mia produzione migliore, quella più bella e di cui sono maggiormente fiero, siete voi, i miei nipoti. Siate i pilastri della vostra generazione, io confido in voi.

Vi abbraccio forte e spero di non avervi annoiato.

Vi amo come un nonno e confido in voi come un sognatore.

Nonno Michele”

Nicoletta Clemente

Liceo-Ginnasio “G. Carducci” – Cassino

L’elaborato rientra nei numerosi scritti che hanno partecipato alla I edizione del Premio Letterario “Le storie nella Storia”, dal tema     “Le opere e i giorni della ricostruzione tra identità e memoria”, progetto ideato dall’Associazione Agorà Theodicea, svoltosi il 19 maggio scorso a Sant’Angelo in Theodice. In via eccezionale si è pubblicato uno stralcio di elaborato allo scopo di far comprendere ai Lettori l’alto spessore dei contenuti in perfetta aderenza al tema trattato nel concorso. Tutti gli elaborati verranno raccolti, a cura dell’Associazione Agorà Theodicea, in un opuscolo a disposizione e beneficio della comunità.

15 Gennaio 2010 0

CASSINO / Michele Nardone: “Famiglie, tante parole ma pochi fatti”

Di redazione

Dal vice sindaco di Cassino Michele Nardone riceviamo e pubblichiamo. “Noi siamo il paese in cui si parla più di famiglia ma nel quale le politiche sono più deboli, e oggi parlare di politiche per la famiglia quale soggetto che guardi al futuro vuol dire accettare la sfida riformista che vede il nucleo familiare soggetto strategico di riferimento della società. I recenti dati diffusi dall’Istat confermano che la crisi ha inciso fortemente sul reddito reale delle famiglie e ne ha diminuito il potere d’acquisto; a fronte di ciò è necessario che prima della semplificazione delle aliquote, la priorità debba essere il raggiungimento di un regime fiscale stabile che tenga conto dei carichi familiari, è cioè necessario introdurre misure di alleggerimento del prelievo fiscale sulle famiglie con figli. E l’attuazione già a livello locale di un welfare più equo e più moderno a favore della famiglia condiviso tra comuni e Regione potrà essere da stimolo virtuoso anche in ambito nazionale. Come Fondazione Nuova Italia, presieduta dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, abbiamo presentato già dallo scorso 17 novembre, una serie di commissioni tematiche e di convegni in agenda per il 2010. Al centro della discussione il tema dirompente delle riforme che costituiscono una priorità per la Fondazione, impegnata a trovare strumenti adeguati di sostegno alla famiglia, come quello del Quoziente familiare già da tempo al vaglio di un’apposita commissione studio e che sarà trattato il 26 aprile 2010 in una conferenza ad hoc dal titolo: “Quoziente familiare ora. Una riforma fiscale e sociale per la famiglia nel corso di questa legislatura’’. Su questo stesso argomento, il sindaco Alemanno ha già lanciato, per la città di Roma, un innovativo progetto per l’inserimento del quoziente familiare nel sistema delle tariffe e delle imposte locali, un laboratorio pilota che potrà essere esteso a tutta la regione Lazio, soprattutto nel caso di vittoria del centrodestra”.

1 Novembre 2009 1

Un libro di Michele Santulli sul costume ciociaro

Di redazionecassino

E’ in corso di stampa un nuovo libro sul costume ciociaro del prof. Michele Santulli, un esperto della materia che risiede ad Arpino (FR) . E’  il  primo testo che monograficamente si occupa di illustrare questo soggetto fondamentale della pittura europea del sette-ottocento. Il  personaggio in costume ciociaro è stato il soggetto umano più  ripetuto e più  illustrato di tutta la pittura occidentale dopo i cristi,  i santi e le madonne dei secoli passati. I  massimi artisti del 1800 hanno dipinto il ciociaro o la ciociara. L’indice del libro comprende la storia  del  costume ciociaro, il comprensorio della zampogna,  la terra dei modelli in 220  pagine,  60 tavole a colori e 10 tavole in b/n.