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7 novembre 2018 0

Maltempo, danni all’agricoltura laziale per 30 milioni secondo Coldiretti

Di admin
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LAZIO – “L’ondata di maltempo delle ultime settimane ha causato in tutto il Lazio danni all’agricoltura stimati intorno ai 30 milioni di euro”. Lo si legge in una nota di Coldiretti Lazio. “E’ quanto emerge dal primo bilancio della Coldiretti presentato oggi a Roma, nel corso dell’assemblea elettiva. Colpite in particolare le provincia di Roma e Latina, con serre divelte, capannoni abbattuti, ortaggi e colture ortifrutticole sommerse dall’acqua. Dal monitoraggio risultano danneggiate 118 aziende (danni per 8 milioni di euro). Nella zona di Viterbo in difficoltà in particolare il settore zootecnico (danni superiori al milione di euro), mentre a Frosinone sono stati numerosi i crolli di alberi. Il maltempo ha creato enormi criticità anche a Roma, il comune agricolo più grande d’Europa (58mila ettari di superficie agricola), e in tutta l’area metropolitana dove sono presenti circa 21.600 aziende del settore. Il forte vento, i temporali e la grandinata record del 21 ottobre hanno messo in ginocchio soprattutto il comparto olivicolo, in particolare nella zona di Rieti e nella capitale, all’inizio di una campagna olearia già molto difficile con un calo di produzione previsto che in alcune aree supererà il 50%”. “I numeri parlano chiaro, siamo in piena emergenza – spiega nella nota David Granieri, presidente di Coldiretti Lazio – E’ necessario che vengano attivate al più presto le misure di sostegno per le aziende agricole, dalla moratoria sui mutui agli sgravi contributivi passando per l’attivazione della misura 5.2 del PSR che prevede il sostegno a investimenti per il ripristino dei terreni agricoli e del potenziale produttivo danneggiato”.

27 ottobre 2018 0

Salva Halloween, sequestrati 3 milioni di articoli contraffatti e rischiosi

Di admin

ROMA – Si chiama Safe Halloween l’operazione portata a termine dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma sequestrando oltre 3 milioni di giocattoli e altri prodotti, importati dalla Cina, contraffatti ovvero rischiosi per la salute dei consumatori, pronti ad essere immessi in commercio nell’imminenza della prossima festività di Halloween. I finanzieri del I Gruppo Roma – nell’approssimarsi della ricorrenza di tradizione anglosassone, ormai diffusa anche nel nostro Paese, e dopo un’accurata attività info-investigativa finalizzata a prevenire la commercializzazione di prodotti con marchi falsi e non sicuri – hanno individuato alcuni depositi, gestiti da cittadini cinesi, sospettati di distribuire all’ingrosso merce irregolare.

Gli appostamenti condotti per alcuni giorni hanno consentito di confermare gli elementi informativi acquisiti e sono scattate così le perquisizioni di tre magazzini, all’interno dei quali sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro circa 3.200.000 prodotti ludici tra maschere, giocattoli e stickers celebrativi di Halloween, contraffatti e/o in violazione della normativa a tutela dei consumatori. In particolare, i giocattoli, destinati a bambini di fascia d’età compresa tra 5 e 12 anni, erano realizzati con plastiche di scarsa qualità e con piccole parti ad alto rischio ingeribilità, sprovvisti del marchio CE ovvero con lo stesso illecitamente apposto e riprodotto in modo difforme dall’originale, tale da poter comunque trarre in inganno i consumatori. Molti dei giocattoli rinvenuti peraltro recavano i marchi illecitamente riprodotti relativi ai più noti cartoni animati del mondo Disney, quali Frozen e Cars. Nell’ambito della stessa attività, le Fiamme Gialle capitoline hanno anche rinvenuto e sequestrato oltre 20.000 lampadine sprovviste del certificato di omologazione comunitario. Si tratta di materiale elettrico particolarmente pericoloso per la possibilità di innescare corto circuiti data la scadente qualità produttiva non rispondente agli standard necessari per l’immissione in commercio. L’operazione si è conclusa, oltre che con il sequestro della merce, con la denuncia di tre cittadini cinesi alla Procura della Repubblica di Roma per i reati di contraffazione e frode in commercio, nonché alla competente CCIAA per le violazioni al Codice del consumo.

L’attività si inquadra nell’ambito dei dispositivi di contrasto all’abusivismo commerciale e alla contraffazione, predisposti dalla Guardia di Finanza di Roma, fenomeni che, oltre ad alterare la leale concorrenza del mercato, in ragione dei prezzi notevolmente inferiori ai prodotti originali, sono potenzialmente dannosi per la salute, come peraltro già accertato da mirate analisi chimiche condotte su campioni di merce.

23 ottobre 2018 0

Duro colpo al clan Triassi di Ostia, 42 arresti e sequestri per 2 milioni

Di admin

OSTIA – Dalle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Gruppo di Ostia, nel Lazio, Campania, Toscana, Lombardia e Marte  stanno dando  esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 42 soggetti appartenenti ad una delle compagini criminali più strutturate e potenti della zona, ritenuta epigona del noto Clan TRIASSI e storicamente contrapposta a quella della famiglia degli SPADA (che lo scorso gennaio ha subito un duro colpo in  seguito dell’operazione “Eclissi”). Le accuse, a vario titolo, sono: associazione armata finalizzata al traffico di stupefacenti; sequestro di persona a scopo di estorsione, detenzione illegale di armi, minacce e ricettazione. Al vertice dell’organizzazione criminale è stato individuato un anziano malvivente (già elemento apicale dell’organizzazione criminale nota come “Banda della Marranella”, operante nella periferia Est della Capitale) e, in posizione immediatamente subordinata, due  criminali (in passato ritenuti contigui al “Clan dei TRIASSI”). Contestualmente, in Roma Ostia ed Acilia, nonché presso Uffici Conservatorie Registri Immobiliari di Roma, Camera di Commercio Roma ed Istituti di Credito vari, i Carabinieri stanno dando esecuzione al decreto di sequestro ex articolo 12 sexies legge nr 356/92, disposto dal Gip del Tribunale di Roma che ha consentito di sequestrare beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro. La progressiva, incisiva e capillare penetrazione del tessuto criminale ha altresì condotto gli inquirenti alla ricostruzione di alcuni gravi episodi delittuosi, commessi dagli appartenenti all’organizzazione ed avvenuti in Ostia e zone limitrofe negli ultimi anni.

11 ottobre 2018 0

Operazione Apogeo, sequestrati 19 milioni agli Spada

Di admin

OSTIA – Con cinque decreti di sequestro, la guardia di Finanza di Roma ha messo le mani su un patrimonio da 19 milioni di euro sottraendoli al Clan mafioso degli Spada di Ostia. L’operazione si chiama Apogeo ed è scattata all’alba di oggi quando i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma come epilogo di un’articolata indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia capitolina, nel cui ambito gli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno ricostruito la “carriera criminale” dei vertici del clan, i quali hanno accumulato, nel tempo, un vastissimo patrimonio mobiliare e immobiliare, per un valore complessivo pari a quasi 19 milioni di euro, assolutamente sproporzionato rispetto agli irrisori redditi dichiarati. Pertanto, in applicazione delle norme in materia di misure di prevenzione contenute nel “Codice Antimafia”, i Finanzieri hanno proposto all’Autorità Giudiziaria il sequestro di tali ricchezze, acquisite con i proventi dei traffici delittuosi cui i proposti sono stati abitualmente dediti. Gli approfondimenti economico-patrimoniali condotti nei confronti del capoclan Carmine SPADA alias “Romoletto” (classe 1967), nonché di Ottavio SPADA (classe 1963), Armando SPADA (classe 1967), Roberto SPADA (classe 1975) e Claudio GALATIOTO (classe 1951), hanno preso le mosse dalle operazioni di polizia “ECLISSI” e “SUB URBE”, nel cui contesto è stata documentata l’operatività del sodalizio nel territorio lidense, identificandone i “capi” e raccogliendo rilevanti fonti di prova in ordine al sistematico esercizio dell’intimidazione, all’esazione del “pizzo” e alla commissione di plurimi fatti di estorsione, usura, traffico di droga e fittizia intestazione di beni, quest’ultima strumentale al controllo di molteplici attività economiche nei più disparati settori commerciali. Il carattere mafioso dell’organizzazione è stato recentemente confermato dalla Corte di Cassazione in sede di pronuncia sul ricorso avverso un provvedimento del Tribunale del Riesame relativo alla nota aggressione perpetrata da Roberto SPADA, nel novembre del 2017, ai danni di una troupe della RAI nei pressi della palestra FEMUS BOXE di Ostia (oggi sottoposta a sequestro), di proprietà dello stesso pregiudicato. L’associazione capeggiata da “Romoletto”, per lungo tempo “gregaria” della consorteria dei FASCIANI, ha prepotentemente affermato la propria egemonia territoriale nell’area del litorale romano all’indomani delle operazioni “NUOVA ALBA” e “TRAMONTO” – che hanno smantellato quel sodalizio – mantenendo, tuttavia, solide relazioni con esponenti di spicco del predetto gruppo malavitoso, al quale gli “alleati” SPADA hanno destinato parte dei loro introiti per il sostentamento del boss Carmine FASCIANI, attualmente detenuto. Dagli accertamenti delle Fiamme Gialle – basati anche sull’apporto dichiarativo di alcuni collaboratori di giustizia – è emerso che i vertici del clan, oltre a palesare un tenore di vita del tutto incoerente rispetto alle loro capacità reddituali, hanno “inquinato” l’economia legale ostiense, reimpiegando i profitti delle reiterate condotte illecite attraverso la costituzione, tramite compiacenti “prestanome”, di una serie di imprese (bar, sale slot, distributori di carburante, concessionarie di auto, ecc.) e associazioni sportive dilettantistiche utilizzate per la gestione di palestre e scuole di danza. Aderendo in toto alle prospettazioni investigative, il Tribunale di Roma ha disposto il sequestro dei seguenti beni, riconducibili ai proposti anche se in gran parte intestati ad altre 47 persone (familiari e terzi), apparentemente estranee al contesto criminale:  patrimonio aziendale e relativi beni di 18 società e 4 ditte individuali, nonché il 40% del capitale sociale di un’ulteriore società, operanti nei settori “bar e somministrazione di alimenti e bevande”, “panificazione”, “commercio all’ingrosso e al dettaglio di autovetture e di autoveicoli leggeri”, “costruzioni edifici residenziali e non”, “vendita al dettaglio di carburanti”, “sale giochi e biliardi”, site a Roma (per lo più a Ostia) e in provincia di Frosinone;  patrimonio aziendale e relativi beni di 6 associazioni sportive/culturali, ubicate a Ostia;  4 immobili, siti a Roma e Ardea (RM);  15 autoveicoli e 1 motoveicolo;  rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni. L’odierna operazione rappresenta l’ennesima testimonianza della costante ed efficace opera svolta dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dalla Guardia di Finanza di Roma ai fini dell’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati da soggetti “socialmente pericolosi”.

11 ottobre 2018 0

Frode e riciclaggio tra Sora e Londra per 5,5 milioni, denunciate 16 persone

Di admin

SORA – La Guardia di finanza di Frosinone ha scoperta una frode fiscale per oltre 5,5 milioni di euro da parte di una società esterovestita per 5,5 milioni denunciando 16 persone. Le complesse e articolate indagini svolte dai militari della Guardia di Finanza di Sora – durate per più di un anno – hanno consentito di far emergere un sofisticato sistema di frode fiscale attraverso il quale alcuni imprenditori, oltre a frodare il fisco, avevano realizzato una truffa nei confronti di istituti di credito attraverso una società fittiziamente trasferita in Gran Bretagna ma con sede operativa e gestionale in Sora.

In particolare le Fiamme Gialle hanno appurato che alcuni imprenditori, mediante la presentazione alle banche di crediti insussistenti per un valore di oltre 2,8 milioni di euro, ricevevano l’immediata disponibilità di denaro sui conti correnti di una società sorana, che successivamente veniva prelevato per fini propri. Gli stessi, per non onorare i debiti contratti e sottrarsi alle azioni di responsabilità amministrativa, civile e penale, provvedevano, nel tempo, a simulare una serie di operazioni societarie mediante la cessione di quote a prestanomi (l’ultimo dei quali di nazionalità slovacca), vari cambi di amministratori (l’ultimo dei quali di nazionalità slovacca), modifica della denominazione, nonché tre trasferimenti di sede (il primo dei quali dall’Italia alla Gran Bretagna e gli altri due nella capitale inglese), oltreché l’occultamento delle scritture contabili e l’omissione delle dichiarazioni fiscali (sia in Italia che in Gran Bretagna). Le indagini esperite hanno evidenziato che tutti gli assets societari erano rimasti nelle mani degli stessi imprenditori sorani e che, di fatto, l’attività societaria era proseguita nella sede di Sora mediante l’interposizione di soggetti apparentemente terzi. Infatti, la sede londinese del soggetto giuridico fraudolentemente trasformato in società di diritto britannico, rappresentava una mera domiciliazione strumentalmente costituita per aggirare le norme fiscali nazionali, atteso che gli elementi raccolti dimostravano la sussistenza dei requisiti di residenza fiscale nel territorio dello Stato italiano. A conclusione delle attività ispettive, venivano deferiti alla Procura della Repubblica di Cassino 16 soggetti responsabili, a vario titolo, di diversi reati contro il patrimonio, di riciclaggio aggravato dalla transnazionalità, oltreché di reati tributari dovuti all’omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali ed all’occultamento delle scritture contabili. Da inizio anno sono già 8 le indagini concluse dalla Guardia di Finanza di Frosinone nel settore di riciclaggio e reimpiego di denaro sporco, che hanno portato alla denuncia di 57 persone e all’individuazione di importi e valori del reato di riciclaggio per oltre 39 milioni di euro.

24 luglio 2018 0

Automobili senza copertura assicurativa, nel 2017 in Italia erano 2,8 milioni

Di admin

ATTUALITA’ – Uno dei problemi principali del settore assicurativo, che si ripercuote anche sui rischi nella circolazione su strada, è il numero degli autoveicoli che circolano senza l’obbligatoria copertura assicurativa  per la responsabilità civile auto. I numeri riguardanti l’anno 2017 mostrano come la tendenza a evadere il pagamento sia in diminuzione, anche se riguarda ancora 2,8 milioni di veicoli, un numero consistente.

Rispetto al 2016, il calo è stato di 100.000 unità, e la concentrazione maggiore di tali mezzi risulta essere al sud Italia, dove le polizze assicurative spesso costano molto di più rispetto ad altre regioni del nostro Paese. Il record negativo viene registrato nella provincia di Napoli, dove un veicolo su sei risulta essere sprovvisto dell’obbligatoria assicurazione.

Ania specifica che tale numero non tiene conto di quei mezzi che risultano fermi e non utilizzati all’interno di box o aree private, per cui non c’è l’obbligo del versamento della polizza assicurativa. Oltre a queste sono escluse anche le auto in corso di vendita nei concessionari, depositi giudiziari, ma anche le moto che hanno un’assicurazione stagionale in quanto vengono utilizzate solamente nel periodo primaverile ed estivo.

Visti i numeri consistenti sono allo studio nuove soluzioni per contrastare questo fenomeno negativo. Dallo scorso anno vengono utilizzati sistemi di controllo automatizzati delle targhe in circolazione grazie all’analisi che viene eseguita dalle telecamere montate su più di 200 auto della Polizia di Stato. Questi sistemi permettono di catturare delle immagini delle targhe dei veicoli, che vengono confrontate immediatamente, grazie alla rete, con il database online delle coperture assicurative presso la Motorizzazione, e chi risulta non in regola viene fermato e sanzionato. Inoltre, in questi casi, è previsto anche il fermo del dispositivo.

Una spinta alla diminuzione di questo fenomeno può provenire anche dai costi in calo relativi al premio dell’assicurazione auto, che dal 2012 al 2017 sono scesi del 25%, inoltre per risparmiare ulteriormente ci si può affidare a UnipolSai, leader delle RC Auto in Italia, che propone polizze per ogni genere di esigenza, permettendovi le massime garanzie a un prezzo contenuto e coprendo in modo completo per ogni genere di sinistro su strada.

Tornando ai metodi di controllo, un esempio dell’efficacia dei controlli attraverso telecamere è rappresentata dall’operazione “Mercurio Insurance”, che ha portato alla verifica di 400.000 mezzi, con 2419 veicoli che sono stati sequestrati. Inoltre, sono stati compiuti 12 arresti e 45 denunce, mentre va sottolineato come il 40% di coloro che sono stati pizzicati senza assicurazione aveva dei precedenti a livello penale, inoltre, nella maggior parte dei casi, la mancata presenza dell’assicurazione si accompagna alla mancata revisione del mezzo.

Il vero problema però sono i pericoli che questi veicoli generano circolando su strada, soprattutto nel caso in cui siano coinvolti in un incidente. Nel caso di danni, a rispondere è il Fondo per le vittime della strada, creato appositamente per tale scopo, ma che non risulta essere un sistema che gode di una perfetta salute, visti i conti perennemente in rosso e le tantissime richieste che vengono presentate. Tale fondo viene finanziato grazie all’aliquota del 2,5% applicata a ogni premio RC Auto e i massimali al momento sono di 5 milioni per danni a persona e 1 milione per danni a cose.

6 luglio 2018 0

Sequestrati beni ai Casalesi per 60 milioni tra Caserta e Frosinone, lo dice Salvini su Facebook

Di admin

FROSINONE – Beni per 60 milioni di euro sarebbero stati sequestrati dalla polizia al claan dei casalesi tra la provincia di Caserta e quella di Frosinone

A darne notizia sul suo profilo facebook è il ministro dell’Interno Matteo Salvini che testualmente pubblica: “Nelle province di Caserta e Frosinone è in corso il sequestro di aziende, terreni e automobili di proprietà del clan dei Casalesi, per un valore totale di 60 MILIONI di euro. Complimenti alla Polizia di Stato per questa straordinaria operazione. Ieri, oggi e domani: #lamafiamifaschifo”.

3 luglio 2018 0

Usura ed estorsione a Roma, 7 arresti e sequestri per 11 milioni

Di admin

ROMA – Dalle prime luci dell’alba, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale capitolino, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 9 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, usura, estorsione, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, truffa aggravata ai danni dello Stato, auto-riciclaggio e trasferimento fraudolento di beni al fine di eludere la normativa antimafia in materia di prevenzione patrimoniale. Contestualmente le Fiamme Gialle stanno dando esecuzione al decreto di sequestro preventivo, emesso dal medesimo G.I.P., relativo a beni immobili e società per un valore complessivo di circa 11 milioni di euro. L’operazione – denominata “TERZA ETÀ” in quanto uno dei settori di reinvestimento dei proventi illeciti dell’organizzazione criminale era rappresentato dalle “strutture protette per anziani” – trae origine da una pregressa attività investigativa che, nel settembre 2017, aveva portato alla cattura, tra gli altri, del pregiudicato NICOLETTI Massimo, figlio del noto Enrico, storico cassiere della “banda della Magliana”. Nel corso di quelle indagini era emerso che un faccendiere del NICOLETTI, trovandosi in difficoltà economiche e dovendo restituire a terzi rilevanti somme di denaro, si era rivolto ad un congiunto, LICENZIATO Mauro, allo scopo di ottenere un prestito. Gli approfondimenti sulla figura del LICENZIATO, delineandone la caratura delinquenziale e le importanti relazioni nel mondo criminale, hanno evidenziato l’esistenza di un autonomo e strutturato sodalizio al vertice del quale, oltre al predetto, vi era il padre LICENZIATO Mario, e che poteva contare su numerosi altri affiliati. Le attività investigative eseguite dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia economico – finanziaria della Capitale, sostanziatesi in intercettazioni, pedinamenti, appostamenti e meticolosi accertamenti economico-patrimoniali, hanno rivelato come la famiglia LICENZIATO (Mario e i figli Mauro e Gianluca), coadiuvata dagli indagati MASTROSANTI Domenico, LIGUORI Anna Maria, DEL VECCHIO Danilo e HUDOROVICH Elvis (tutti destinatari degli odierni provvedimenti di cattura), grazie alla disponibilità di ingentissimi capitali, fossero dediti a sistematiche e abusive operazioni di finanziamento nei confronti di un’ampia platea di soggetti, per lo più imprenditori in gravi difficoltà economiche, ricorrendo in alcuni casi a violenze o minacce onde ottenere la restituzione delle somme elargite o appropriandosi coattivamente di beni dei debitori a parziale storno dei crediti vantati. I tassi medi applicati oscillavano tra il 90% ed il 180% annuo – di qui la loro natura usuraria – con punte del 570%. Ad aggravare lo stato di sudditanza psicologica delle vittime contribuiva il profilo delinquenziale dei capi, LICENZIATO Mario ed il figlio Mauro: entrambi di origine campana ma trapiantati nel comune di San Cesareo (RM), oltre ad avere collegamenti – per il tramite del sodale HUDOROVICH Elvis, detto Giovanni lo zingaro – con esponenti del clan dei CASAMONICA, sono stati indicati da alcuni collaboratori di giustizia come appartenenti ovvero contigui ad ambienti della criminalità organizzata partenopea. In particolare, LICENZIATO Mario è stato citato quale soggetto organico alla Nuova Famiglia, capeggiata dal noto Michele ZAZA detto u’ pazz, storico “cartello di famiglie della camorra” nato in contrapposizione alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele CUTOLO. In proposito, le indagini del G.I.C.O. hanno confermato che LICENZIATO Mario era in contatto diretto con Pasquale ZAZA, nipote di Michele u’ pazz, con il quale ha condiviso importanti progettualità “imprenditoriali”. Nel medesimo ambito, LICENZIATO Mauro ed il fratello Gianluca (quest’ultimo destinatario della misura dell’obbligo di presentazione alla P.G.) sono stati indicati quali soggetti dediti a strutturati traffici di droga sull’asse Napoli-Roma, sotto la direzione della zia, LICENZIATO Carmela, alias “LADY COCAINA”, attualmente detenuta in relazione a plurime condanne definitive per traffico di stupefacenti e porto e detenzione di armi, oggi destinataria di un nuovo ordine di arresto. La donna, sebbene in carcere, come dimostrato dalle odierne investigazioni, è risultata tuttora attiva nel settore ed intenzionata a dare vita a un’autonoma “piazza di spaccio” nella Capitale. E’ stata accertata la disponibilità occulta, in capo alla Licenziato, di un immobile sito a Palestrina (RM), acquisito con proventi del narcotraffico e solo formalmente intestato ad una congiunta. E’ emerso che il gruppo criminale reinvestiva sistematicamente i proventi delle attività delittuose in variegati settori dell’economia legale, ricorrendo anche a frodi fiscali quale fonte di finanziamento illecito. Sul punto, ha svolto un ruolo fondamentale la professionista LIGUORI Anna Maria, organica al sodalizio e destinataria del provvedimento cautelare degli arresti domiciliari, consulente fiscale in grado di individuare i soggetti cui attribuire, di volta in volta, la formale titolarità giuridica dei compendi aziendali riconducibili all’organizzazione. I finanzieri hanno svelato il sistematico ricorso a compiacenti teste di legno, utilizzate per la gestione di imprese attive nel commercio di autovetture e nel settore delle strutture ricettive per anziani, sottoponendo a sequestro preventivo due “strutture protette”, riconducibili al pregiudicato LICENZIATO Mario e site a San Cesareo (RM), di cui una operativa e una destinata ad essere inaugurata a breve. Le indagini, inoltre, hanno dimostrato la riconducibilità al sodalizio di una lussuosa struttura alberghiera ubicata nel centro di Praga, anch’essa sottoposta a sequestro, per la cui esecuzione sono in corso attività rogatoriali. I destinatari delle misure cautelari sono i seguenti: (1) LICENZIATO Mario – detto Marittone, cl. 47 (in carcere); (2) LICENZIATO Mauro, cl. 81 (in carcere); (3) LICENZIATO Carmela, cl. 58 (in carcere – già detenuta presso la Casa Circondariale di Roma – Rebibbia); (4) HUDOROVICH Elvis, cl. 77 (in carcere) detto Giovanni lo zingaro; (5) MASTROSANTI Domenico, cl. 59 (in carcere); (6) LIGUORI Anna Maria, cl. 76 (agli arresti domiciliari); (7) DEL VECCHIO Danilo, cl. 77 (agli arresti domiciliari); (8) LICENZIATO Gianluca, cl. 79 (destinatario dell’obbligo di presentazione alla PG); (9) BIANCO Vincenzo, cl. 78 (destinatario dell’obbligo di presentazione alla PG). I beni oggetto di sequestro preventivo sono i seguenti: a) quote sociali, capitale sociale e intero patrimonio aziendale di 9 società di capitali – di cui una di diritto estero – e 2 ditte individuali, nonché una quota maggioritaria di una società consortile, attive nei settori del “commercio autoveicoli”, “intermediazioni finanziarie”, “commercio di prodotti petroliferi”, “commercio all’ingrosso di prodotti vari”, “ristorazione”, “alberghiero” e “assistenza sociale residenziale”; b) tre immobili siti in San Cesareo (RM) e Palestrina (RM); per un valore complessivo di circa 11 milioni di euro. Contestualmente all’esecuzione delle citate misure personali e reali, sono in corso di esecuzione 30 perquisizioni in provincia di Roma, Latina e Napoli, con l’impiego di oltre 150 Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma ed il supporto dei Reparti competenti per territorio.

13 giugno 2018 0

Undici milioni di dollari per Agostina Segatori, venduta a New York “La Ciociara” di Manet

Di admin

CIOCIARIA – Loreta, Rosa e Carmelina per Matisse, Agostina per Corot, per Van Gogh e per Manet, le sorelle Apruzzese e Cesidio e Celestino per Rodin, la ciociara cubista per Picasso, Carmela Bevilacqua/Bertagna per Sargent, l’altra Carmela per Whistler, Michelangelo per Cézanne,  e ancora centinaia di altri, sono notoriamente immagini e nomi ormai eterni nella storia dell’arte: vere e proprie icone dell’arte e della storia, come quelle riferite a certa iconografia sacra. E tutte ciociare e ciociari, quasi sempre nei loro sfavillanti costumi o nella loro altrettanto sfavillante nudità. E diventa perciò comprensibile che ogni qualvolta appare nelle aste internazionali un’opera d’arte con questa iconografia di norma è c’è il compratore. Il tema è largamente affrontato in “MODELLE E  MODELLI CIOCIARI  A ROMA, PARIGI E LONDRA 1800-1900”.

Abbiamo già scritto di un quadro raffigurante una splendida ciociara in vendita a New York recentemente presso la Casa d’aste Christie: eccezionale il fatto che  il compratore ne ha sborsati undici di milioni di dollari, più che raddoppiando la stima massima, perché pugnace è stata la concorrenza a suon di soldi per entrare in possesso del dipinto.

Tale aggiudicazione per un ritratto, per di più di una umile ciociara in costume, è strepitosa e veramente eccezionale, anche con riferimento alle altre opere analoghe dell’artista cioè ritratti o busti e del genere, che difficilmente raggiungono la quinta o sesta parte di quanto invece sborsato per la ciociara in oggetto. La ragione dunque di tale successo inaspettato e imprevedibile? Quasi quadruplicata la stima bassa, più che raddoppiata quella massima, sono risultati non comuni, per un ritratto, anche di un grande maestro: si aggiunga che la ritrattata è una solenne sconosciuta, una donna del popolo, una modella, per di più nella sua modesta vestitura. E allora? A parte ovviamente l’autorevolezza dell’artista e la qualità dell’opera, quanto ha reso il quadro L’Italienne così appetibile e oggetto di interesse a suon di soldi sono stati, a mio avviso, due elementi decisivi: il  richiamo esotico e la grazia della donna da una parte e in misura preponderante e determinante  il costume ciociaro indossato, dall’altra! In effetti  per ogni cultore d’arte il costume ciociaro è invero il soggetto umano più conosciuto e più significante nell’arte occidentale, presente in quasi ogni museo e galleria del pianeta, presente sistematicamente in ogni vendita pubblica di opere dell’Ottocento, continuamente ripetuto e visto nei libri d’arte poiché dipinto o scolpito da quasi tutti i pittori e scultori, grandi e piccoli, in un arco di tempo di almeno centocinquantanni: è  una iconografia imprescindibile, dunque una garanzia consolidata e un marchio di successo. Questa dunque la sola chiave della palese nonché dispendiosa appetibilità commerciale del dipinto. L’autore dell’opera fu Edouard Manet del quale si conosce la grandezza e il significato. L’artista era versato per le scene e contesti sociali cioè per spicchi di esistenza umana con più personaggi ed elementi, molto meno per la ritrattistica: e nel caso di questo dipinto, unico nella sua opera, anche lui fu colpito dal fascino esotico della ciociara: si trovava, lui ancora in procinto di affilare le proprie armi pittoriche, nello studio del vecchio ed amato Corot, intorno al 1860, ormai il simbolo e maestro più riverito e stimato dell’epoca. La storia racconta che gli ultimi quindici anni all’incirca della sua esistenza, Corot li dedicasse principalmente alla figura femminile: uno scherzo e passatempo in quanto, come ben si sa, il suo mondo erano stati la veduta e il paesaggio portati al massimo della espressività e della personalità e il risultato di tale ‘passatempo’ furono, calcolano gli studiosi, almeno trecento dipinti, quasi tutti accumulati nello studio. Di conseguenza il suo atelier  era quotidianamente frequentato da modelle ingaggiate nei cosiddetti ‘mercati delle modelle’ di Montmartre, di Montparnasse e del Quartiere Latino dove queste ragazze, in massima parte italiane/ciociare, si riunivano in certi giorni della settimana. Manet, immaginiamo, entrò nello studio di Corot nel giorno in cui egli aveva davanti la modella Agostina che stava ritraendo con indosso il costume ciociaro. Agostina Segatori, così si chiamava, originaria dei Monti Simbruini, aveva venti anni e grazie non solo al suo fascino fisico quanto alla sua espressività e sensibilità, era già entrata nel novero delle modelle di successo. Il dipinto per il quale stava posando davanti a Corot era quello dal titolo ‘Italienne. La  Morieri’ che si trova nella Galleria Nazionale di Washington e attualmente a Parigi  in una esposizione sulle  modelle di Corot. Il giovane Manet fu colpito dalla scena e sicuramente dalla bella ciociara sfolgorante nel suo costume. Certo è che realizzò un ritratto fragoroso e sfavillante di Agostina e la vestitura è la medesima di quella di Corot, salvo lievi differenze: medesimi orecchini, medesima tovaglia in testa, medesime spallette, medesimo cromatismo. Il dipinto, una volta passato di mano, ebbe il destino che sovente capita a certe opere: rimase presso la stessa famiglia americana per oltre un secolo e non fu mai mostrato o esposto.  In questi ultimi anni, subentrati altri eredi, ha fatto la sua apparizione in qualche  mostra pubblica e infine qualche settimana fa messo in vendita, con lo sbalorditivo risultato di cui sopra.

di Michele Santulli

29 maggio 2018 0

Quasi 1,8 milioni pagati dal Ministero della Salute a pontino per sangue infetto

Di admin

LATINA – “A pagare è stato il Ministero della Salute che ha dovuto rispondere dei mancati controlli su alcune trasfusioni del Goretti di Latina e di altri ospedali romani fra il 1979-1985”.

Lo scrive in una nota dello studio legale Mattarelli.

“Poco meno di 1milione e 800mila sono stati pagati oggi ad una famiglia di un paese dei monti Lepini a cui a metà degli anni ’80 venne a mancare un proprio congiunto appena trentenne.

La Corte d’Appello di Roma aveva accertato nel 1985 che il trentenne pontino era morto per una cirrosi epatica conseguente ad un’epatite C da trasfusioni di sangue infetto somministrate fra il 1979 e il 1985 presso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina ed alcuni ospedali romani.

Il risarcimento milionario è però arrivato dopo anni di dure battaglie legali che l’avvocato Renato Mattarelli che ha seguito il caso ha dovuto dovuto affrontare, prima, non convincendo il tribunale di Roma e, poi, facendo breccia sui giudici della Corte di Appello di Roma sul fatto che nonostante fossero passati decenni dalle trasfusioni e dalla morte del giovane uomo del 1985, il diritto al risarcimento non si era prescritto poiché solo negli anni ’90 si iniziò a parlare diffusamente del cd “Scandalo del sangue infetto” e della mancanza di controlli dal parte del Ministero della Sanità sulle donazioni che all’epoca potevano essere fatte anche dietro pagamento. Conseguentemente gli eredi del deceduto aveva potuto prendere cognizione della possibilità che il loro familiare poteva essere morto proprio a causa di quel sangue infetto che invece avrebbe dovuto salvargli la vita;

al risarcimento liquidato in complessivi € 850mila dovevano applicarsi gli interessi legali decorrenti – non dall’inizio della causa nel 2008 – ma dalla data delle trasfusioni (1979-1985) e della morte del giovane familiare (1985).

La Corte di Appello, accogliendo la tesi dell’avvocato Mattarelli, ha permesso che la somma liquidata oggi raddoppiasse in poco meno di 1milione 800mila”.