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24 luglio 2018 0

Automobili senza copertura assicurativa, nel 2017 in Italia erano 2,8 milioni

Di admin
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ATTUALITA’ – Uno dei problemi principali del settore assicurativo, che si ripercuote anche sui rischi nella circolazione su strada, è il numero degli autoveicoli che circolano senza l’obbligatoria copertura assicurativa  per la responsabilità civile auto. I numeri riguardanti l’anno 2017 mostrano come la tendenza a evadere il pagamento sia in diminuzione, anche se riguarda ancora 2,8 milioni di veicoli, un numero consistente.

Rispetto al 2016, il calo è stato di 100.000 unità, e la concentrazione maggiore di tali mezzi risulta essere al sud Italia, dove le polizze assicurative spesso costano molto di più rispetto ad altre regioni del nostro Paese. Il record negativo viene registrato nella provincia di Napoli, dove un veicolo su sei risulta essere sprovvisto dell’obbligatoria assicurazione.

Ania specifica che tale numero non tiene conto di quei mezzi che risultano fermi e non utilizzati all’interno di box o aree private, per cui non c’è l’obbligo del versamento della polizza assicurativa. Oltre a queste sono escluse anche le auto in corso di vendita nei concessionari, depositi giudiziari, ma anche le moto che hanno un’assicurazione stagionale in quanto vengono utilizzate solamente nel periodo primaverile ed estivo.

Visti i numeri consistenti sono allo studio nuove soluzioni per contrastare questo fenomeno negativo. Dallo scorso anno vengono utilizzati sistemi di controllo automatizzati delle targhe in circolazione grazie all’analisi che viene eseguita dalle telecamere montate su più di 200 auto della Polizia di Stato. Questi sistemi permettono di catturare delle immagini delle targhe dei veicoli, che vengono confrontate immediatamente, grazie alla rete, con il database online delle coperture assicurative presso la Motorizzazione, e chi risulta non in regola viene fermato e sanzionato. Inoltre, in questi casi, è previsto anche il fermo del dispositivo.

Una spinta alla diminuzione di questo fenomeno può provenire anche dai costi in calo relativi al premio dell’assicurazione auto, che dal 2012 al 2017 sono scesi del 25%, inoltre per risparmiare ulteriormente ci si può affidare a UnipolSai, leader delle RC Auto in Italia, che propone polizze per ogni genere di esigenza, permettendovi le massime garanzie a un prezzo contenuto e coprendo in modo completo per ogni genere di sinistro su strada.

Tornando ai metodi di controllo, un esempio dell’efficacia dei controlli attraverso telecamere è rappresentata dall’operazione “Mercurio Insurance”, che ha portato alla verifica di 400.000 mezzi, con 2419 veicoli che sono stati sequestrati. Inoltre, sono stati compiuti 12 arresti e 45 denunce, mentre va sottolineato come il 40% di coloro che sono stati pizzicati senza assicurazione aveva dei precedenti a livello penale, inoltre, nella maggior parte dei casi, la mancata presenza dell’assicurazione si accompagna alla mancata revisione del mezzo.

Il vero problema però sono i pericoli che questi veicoli generano circolando su strada, soprattutto nel caso in cui siano coinvolti in un incidente. Nel caso di danni, a rispondere è il Fondo per le vittime della strada, creato appositamente per tale scopo, ma che non risulta essere un sistema che gode di una perfetta salute, visti i conti perennemente in rosso e le tantissime richieste che vengono presentate. Tale fondo viene finanziato grazie all’aliquota del 2,5% applicata a ogni premio RC Auto e i massimali al momento sono di 5 milioni per danni a persona e 1 milione per danni a cose.

6 luglio 2018 0

Sequestrati beni ai Casalesi per 60 milioni tra Caserta e Frosinone, lo dice Salvini su Facebook

Di admin

FROSINONE – Beni per 60 milioni di euro sarebbero stati sequestrati dalla polizia al claan dei casalesi tra la provincia di Caserta e quella di Frosinone

A darne notizia sul suo profilo facebook è il ministro dell’Interno Matteo Salvini che testualmente pubblica: “Nelle province di Caserta e Frosinone è in corso il sequestro di aziende, terreni e automobili di proprietà del clan dei Casalesi, per un valore totale di 60 MILIONI di euro. Complimenti alla Polizia di Stato per questa straordinaria operazione. Ieri, oggi e domani: #lamafiamifaschifo”.

3 luglio 2018 0

Usura ed estorsione a Roma, 7 arresti e sequestri per 11 milioni

Di admin

ROMA – Dalle prime luci dell’alba, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale capitolino, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 9 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, usura, estorsione, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, truffa aggravata ai danni dello Stato, auto-riciclaggio e trasferimento fraudolento di beni al fine di eludere la normativa antimafia in materia di prevenzione patrimoniale. Contestualmente le Fiamme Gialle stanno dando esecuzione al decreto di sequestro preventivo, emesso dal medesimo G.I.P., relativo a beni immobili e società per un valore complessivo di circa 11 milioni di euro. L’operazione – denominata “TERZA ETÀ” in quanto uno dei settori di reinvestimento dei proventi illeciti dell’organizzazione criminale era rappresentato dalle “strutture protette per anziani” – trae origine da una pregressa attività investigativa che, nel settembre 2017, aveva portato alla cattura, tra gli altri, del pregiudicato NICOLETTI Massimo, figlio del noto Enrico, storico cassiere della “banda della Magliana”. Nel corso di quelle indagini era emerso che un faccendiere del NICOLETTI, trovandosi in difficoltà economiche e dovendo restituire a terzi rilevanti somme di denaro, si era rivolto ad un congiunto, LICENZIATO Mauro, allo scopo di ottenere un prestito. Gli approfondimenti sulla figura del LICENZIATO, delineandone la caratura delinquenziale e le importanti relazioni nel mondo criminale, hanno evidenziato l’esistenza di un autonomo e strutturato sodalizio al vertice del quale, oltre al predetto, vi era il padre LICENZIATO Mario, e che poteva contare su numerosi altri affiliati. Le attività investigative eseguite dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia economico – finanziaria della Capitale, sostanziatesi in intercettazioni, pedinamenti, appostamenti e meticolosi accertamenti economico-patrimoniali, hanno rivelato come la famiglia LICENZIATO (Mario e i figli Mauro e Gianluca), coadiuvata dagli indagati MASTROSANTI Domenico, LIGUORI Anna Maria, DEL VECCHIO Danilo e HUDOROVICH Elvis (tutti destinatari degli odierni provvedimenti di cattura), grazie alla disponibilità di ingentissimi capitali, fossero dediti a sistematiche e abusive operazioni di finanziamento nei confronti di un’ampia platea di soggetti, per lo più imprenditori in gravi difficoltà economiche, ricorrendo in alcuni casi a violenze o minacce onde ottenere la restituzione delle somme elargite o appropriandosi coattivamente di beni dei debitori a parziale storno dei crediti vantati. I tassi medi applicati oscillavano tra il 90% ed il 180% annuo – di qui la loro natura usuraria – con punte del 570%. Ad aggravare lo stato di sudditanza psicologica delle vittime contribuiva il profilo delinquenziale dei capi, LICENZIATO Mario ed il figlio Mauro: entrambi di origine campana ma trapiantati nel comune di San Cesareo (RM), oltre ad avere collegamenti – per il tramite del sodale HUDOROVICH Elvis, detto Giovanni lo zingaro – con esponenti del clan dei CASAMONICA, sono stati indicati da alcuni collaboratori di giustizia come appartenenti ovvero contigui ad ambienti della criminalità organizzata partenopea. In particolare, LICENZIATO Mario è stato citato quale soggetto organico alla Nuova Famiglia, capeggiata dal noto Michele ZAZA detto u’ pazz, storico “cartello di famiglie della camorra” nato in contrapposizione alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele CUTOLO. In proposito, le indagini del G.I.C.O. hanno confermato che LICENZIATO Mario era in contatto diretto con Pasquale ZAZA, nipote di Michele u’ pazz, con il quale ha condiviso importanti progettualità “imprenditoriali”. Nel medesimo ambito, LICENZIATO Mauro ed il fratello Gianluca (quest’ultimo destinatario della misura dell’obbligo di presentazione alla P.G.) sono stati indicati quali soggetti dediti a strutturati traffici di droga sull’asse Napoli-Roma, sotto la direzione della zia, LICENZIATO Carmela, alias “LADY COCAINA”, attualmente detenuta in relazione a plurime condanne definitive per traffico di stupefacenti e porto e detenzione di armi, oggi destinataria di un nuovo ordine di arresto. La donna, sebbene in carcere, come dimostrato dalle odierne investigazioni, è risultata tuttora attiva nel settore ed intenzionata a dare vita a un’autonoma “piazza di spaccio” nella Capitale. E’ stata accertata la disponibilità occulta, in capo alla Licenziato, di un immobile sito a Palestrina (RM), acquisito con proventi del narcotraffico e solo formalmente intestato ad una congiunta. E’ emerso che il gruppo criminale reinvestiva sistematicamente i proventi delle attività delittuose in variegati settori dell’economia legale, ricorrendo anche a frodi fiscali quale fonte di finanziamento illecito. Sul punto, ha svolto un ruolo fondamentale la professionista LIGUORI Anna Maria, organica al sodalizio e destinataria del provvedimento cautelare degli arresti domiciliari, consulente fiscale in grado di individuare i soggetti cui attribuire, di volta in volta, la formale titolarità giuridica dei compendi aziendali riconducibili all’organizzazione. I finanzieri hanno svelato il sistematico ricorso a compiacenti teste di legno, utilizzate per la gestione di imprese attive nel commercio di autovetture e nel settore delle strutture ricettive per anziani, sottoponendo a sequestro preventivo due “strutture protette”, riconducibili al pregiudicato LICENZIATO Mario e site a San Cesareo (RM), di cui una operativa e una destinata ad essere inaugurata a breve. Le indagini, inoltre, hanno dimostrato la riconducibilità al sodalizio di una lussuosa struttura alberghiera ubicata nel centro di Praga, anch’essa sottoposta a sequestro, per la cui esecuzione sono in corso attività rogatoriali. I destinatari delle misure cautelari sono i seguenti: (1) LICENZIATO Mario – detto Marittone, cl. 47 (in carcere); (2) LICENZIATO Mauro, cl. 81 (in carcere); (3) LICENZIATO Carmela, cl. 58 (in carcere – già detenuta presso la Casa Circondariale di Roma – Rebibbia); (4) HUDOROVICH Elvis, cl. 77 (in carcere) detto Giovanni lo zingaro; (5) MASTROSANTI Domenico, cl. 59 (in carcere); (6) LIGUORI Anna Maria, cl. 76 (agli arresti domiciliari); (7) DEL VECCHIO Danilo, cl. 77 (agli arresti domiciliari); (8) LICENZIATO Gianluca, cl. 79 (destinatario dell’obbligo di presentazione alla PG); (9) BIANCO Vincenzo, cl. 78 (destinatario dell’obbligo di presentazione alla PG). I beni oggetto di sequestro preventivo sono i seguenti: a) quote sociali, capitale sociale e intero patrimonio aziendale di 9 società di capitali – di cui una di diritto estero – e 2 ditte individuali, nonché una quota maggioritaria di una società consortile, attive nei settori del “commercio autoveicoli”, “intermediazioni finanziarie”, “commercio di prodotti petroliferi”, “commercio all’ingrosso di prodotti vari”, “ristorazione”, “alberghiero” e “assistenza sociale residenziale”; b) tre immobili siti in San Cesareo (RM) e Palestrina (RM); per un valore complessivo di circa 11 milioni di euro. Contestualmente all’esecuzione delle citate misure personali e reali, sono in corso di esecuzione 30 perquisizioni in provincia di Roma, Latina e Napoli, con l’impiego di oltre 150 Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma ed il supporto dei Reparti competenti per territorio.

13 giugno 2018 0

Undici milioni di dollari per Agostina Segatori, venduta a New York “La Ciociara” di Manet

Di admin

CIOCIARIA – Loreta, Rosa e Carmelina per Matisse, Agostina per Corot, per Van Gogh e per Manet, le sorelle Apruzzese e Cesidio e Celestino per Rodin, la ciociara cubista per Picasso, Carmela Bevilacqua/Bertagna per Sargent, l’altra Carmela per Whistler, Michelangelo per Cézanne,  e ancora centinaia di altri, sono notoriamente immagini e nomi ormai eterni nella storia dell’arte: vere e proprie icone dell’arte e della storia, come quelle riferite a certa iconografia sacra. E tutte ciociare e ciociari, quasi sempre nei loro sfavillanti costumi o nella loro altrettanto sfavillante nudità. E diventa perciò comprensibile che ogni qualvolta appare nelle aste internazionali un’opera d’arte con questa iconografia di norma è c’è il compratore. Il tema è largamente affrontato in “MODELLE E  MODELLI CIOCIARI  A ROMA, PARIGI E LONDRA 1800-1900”.

Abbiamo già scritto di un quadro raffigurante una splendida ciociara in vendita a New York recentemente presso la Casa d’aste Christie: eccezionale il fatto che  il compratore ne ha sborsati undici di milioni di dollari, più che raddoppiando la stima massima, perché pugnace è stata la concorrenza a suon di soldi per entrare in possesso del dipinto.

Tale aggiudicazione per un ritratto, per di più di una umile ciociara in costume, è strepitosa e veramente eccezionale, anche con riferimento alle altre opere analoghe dell’artista cioè ritratti o busti e del genere, che difficilmente raggiungono la quinta o sesta parte di quanto invece sborsato per la ciociara in oggetto. La ragione dunque di tale successo inaspettato e imprevedibile? Quasi quadruplicata la stima bassa, più che raddoppiata quella massima, sono risultati non comuni, per un ritratto, anche di un grande maestro: si aggiunga che la ritrattata è una solenne sconosciuta, una donna del popolo, una modella, per di più nella sua modesta vestitura. E allora? A parte ovviamente l’autorevolezza dell’artista e la qualità dell’opera, quanto ha reso il quadro L’Italienne così appetibile e oggetto di interesse a suon di soldi sono stati, a mio avviso, due elementi decisivi: il  richiamo esotico e la grazia della donna da una parte e in misura preponderante e determinante  il costume ciociaro indossato, dall’altra! In effetti  per ogni cultore d’arte il costume ciociaro è invero il soggetto umano più conosciuto e più significante nell’arte occidentale, presente in quasi ogni museo e galleria del pianeta, presente sistematicamente in ogni vendita pubblica di opere dell’Ottocento, continuamente ripetuto e visto nei libri d’arte poiché dipinto o scolpito da quasi tutti i pittori e scultori, grandi e piccoli, in un arco di tempo di almeno centocinquantanni: è  una iconografia imprescindibile, dunque una garanzia consolidata e un marchio di successo. Questa dunque la sola chiave della palese nonché dispendiosa appetibilità commerciale del dipinto. L’autore dell’opera fu Edouard Manet del quale si conosce la grandezza e il significato. L’artista era versato per le scene e contesti sociali cioè per spicchi di esistenza umana con più personaggi ed elementi, molto meno per la ritrattistica: e nel caso di questo dipinto, unico nella sua opera, anche lui fu colpito dal fascino esotico della ciociara: si trovava, lui ancora in procinto di affilare le proprie armi pittoriche, nello studio del vecchio ed amato Corot, intorno al 1860, ormai il simbolo e maestro più riverito e stimato dell’epoca. La storia racconta che gli ultimi quindici anni all’incirca della sua esistenza, Corot li dedicasse principalmente alla figura femminile: uno scherzo e passatempo in quanto, come ben si sa, il suo mondo erano stati la veduta e il paesaggio portati al massimo della espressività e della personalità e il risultato di tale ‘passatempo’ furono, calcolano gli studiosi, almeno trecento dipinti, quasi tutti accumulati nello studio. Di conseguenza il suo atelier  era quotidianamente frequentato da modelle ingaggiate nei cosiddetti ‘mercati delle modelle’ di Montmartre, di Montparnasse e del Quartiere Latino dove queste ragazze, in massima parte italiane/ciociare, si riunivano in certi giorni della settimana. Manet, immaginiamo, entrò nello studio di Corot nel giorno in cui egli aveva davanti la modella Agostina che stava ritraendo con indosso il costume ciociaro. Agostina Segatori, così si chiamava, originaria dei Monti Simbruini, aveva venti anni e grazie non solo al suo fascino fisico quanto alla sua espressività e sensibilità, era già entrata nel novero delle modelle di successo. Il dipinto per il quale stava posando davanti a Corot era quello dal titolo ‘Italienne. La  Morieri’ che si trova nella Galleria Nazionale di Washington e attualmente a Parigi  in una esposizione sulle  modelle di Corot. Il giovane Manet fu colpito dalla scena e sicuramente dalla bella ciociara sfolgorante nel suo costume. Certo è che realizzò un ritratto fragoroso e sfavillante di Agostina e la vestitura è la medesima di quella di Corot, salvo lievi differenze: medesimi orecchini, medesima tovaglia in testa, medesime spallette, medesimo cromatismo. Il dipinto, una volta passato di mano, ebbe il destino che sovente capita a certe opere: rimase presso la stessa famiglia americana per oltre un secolo e non fu mai mostrato o esposto.  In questi ultimi anni, subentrati altri eredi, ha fatto la sua apparizione in qualche  mostra pubblica e infine qualche settimana fa messo in vendita, con lo sbalorditivo risultato di cui sopra.

di Michele Santulli

29 maggio 2018 0

Quasi 1,8 milioni pagati dal Ministero della Salute a pontino per sangue infetto

Di admin

LATINA – “A pagare è stato il Ministero della Salute che ha dovuto rispondere dei mancati controlli su alcune trasfusioni del Goretti di Latina e di altri ospedali romani fra il 1979-1985”.

Lo scrive in una nota dello studio legale Mattarelli.

“Poco meno di 1milione e 800mila sono stati pagati oggi ad una famiglia di un paese dei monti Lepini a cui a metà degli anni ’80 venne a mancare un proprio congiunto appena trentenne.

La Corte d’Appello di Roma aveva accertato nel 1985 che il trentenne pontino era morto per una cirrosi epatica conseguente ad un’epatite C da trasfusioni di sangue infetto somministrate fra il 1979 e il 1985 presso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina ed alcuni ospedali romani.

Il risarcimento milionario è però arrivato dopo anni di dure battaglie legali che l’avvocato Renato Mattarelli che ha seguito il caso ha dovuto dovuto affrontare, prima, non convincendo il tribunale di Roma e, poi, facendo breccia sui giudici della Corte di Appello di Roma sul fatto che nonostante fossero passati decenni dalle trasfusioni e dalla morte del giovane uomo del 1985, il diritto al risarcimento non si era prescritto poiché solo negli anni ’90 si iniziò a parlare diffusamente del cd “Scandalo del sangue infetto” e della mancanza di controlli dal parte del Ministero della Sanità sulle donazioni che all’epoca potevano essere fatte anche dietro pagamento. Conseguentemente gli eredi del deceduto aveva potuto prendere cognizione della possibilità che il loro familiare poteva essere morto proprio a causa di quel sangue infetto che invece avrebbe dovuto salvargli la vita;

al risarcimento liquidato in complessivi € 850mila dovevano applicarsi gli interessi legali decorrenti – non dall’inizio della causa nel 2008 – ma dalla data delle trasfusioni (1979-1985) e della morte del giovane familiare (1985).

La Corte di Appello, accogliendo la tesi dell’avvocato Mattarelli, ha permesso che la somma liquidata oggi raddoppiasse in poco meno di 1milione 800mila”.

21 aprile 2018 0

Truffa da 15 milioni di euro scoperta dalla Gdf di Velletri, undici denunciati

Di admin

VELLETRI – Undici persone sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza che, nel corso dell’indagine denominata “white paper”, hanno scoperto una frode fiscale nel settore degli elettrodomestici e hi-tech di oltre 15 milioni di euro, perpetrata su tutto il territorio Nazionale ma con base nei “Castelli Romani”.

Le indagini, eseguite anche con intercettazioni telefoniche e durate circa un anno, sono state avviate inizialmente per fare luce su un giro di truffe da parte di alcune persone che acquistavano merci, fittiziamente destinate a società residenti all’estero, pagandole con assegni falsi o rubati per poi cederle “in nero” ad altri imprenditori nazionali compiacenti: numerosi i fornitori vittime dell’organizzazione, i cui crediti per importi considerevoli non venivano mai saldati.

Tale modus operandi era agevolato dalla costituzione di una ramificata rete di società “fantasma” fra cui molte solo formalmente allocate in Paesi dell’Est europeo – cui venivano preposte “teste di legno”, tutti pluripregiudicati – in realtà riconducibili ai dominus del sodalizio.

Gli accertamenti delle Fiamme Gialle della Compagnia di Velletri sono culminati nell’operazione ribattezzata “White Paper” che, con la collaborazione della Polizia di Stato del Commissariato di Ottana (Nuoro), ha visto l’esecuzione di diverse perquisizioni locali anche in altre province italiane, con il rinvenimento di documentazione contabile ed extra contabile utile alla ricostruzione dei fatti, oltre ad assegni rubati e documenti falsi, due divise dei Vigili del fuoco, armi illegalmente detenute con vario munizionamento, chiavette USB, token per la movimentazione di capitali all’estero e alcuni personal computer.

Complessivamente sono 11 – tra amministratori di diritto e di fatto avvicendatisi nel tempo alla guida delle varie società – le persone denunciate all’Autorità Giudiziaria di Velletri 11 persone per i reati di frode fiscale, riciclaggio e bancarotta fraudolenta.

Inoltre, per alcune società coinvolte nella frode, la Procura della Repubblica di Velletri ha avanzato istanza di fallimento per l’elevata esposizione debitoria nei confronti del Fisco.

 

9 aprile 2018 0

Otto tonnellate di hashish sequestrate a Napoli, carico ha valore di 80 milioni

Di admin

NAPOLI – E’ il più importante sequestro di hashish effettuato in un’area metropolitana: oltre 8 tonnellate. La droga è stata scoperta dai finanzieri del comando provinciale di Napoli, custoditi per la successiva rivendita all’interno di un capannone industriale ubicato nel quartiere Poggioreale del capoluogo e destinati a rifornire le organizzazioni criminali che gestiscono le principali piazze di spaccio di Napoli e provincia.

In particolare, i finanzieri del i gruppo Napoli, nell’ambito di un’attività info-investigativa svolta nel territorio di competenza, hanno individuato un capannone al cui interno, abilmente occultati dietro numerose casse di plastica, erano presenti 12 bancali di legno, ermeticamente sigillati con del cellophane.

I militari, insospettiti dalla particolare modalità di confezionamento dei bancali di legno, hanno proceduto ad un accurato controllo degli stessi, rinvenendo, racchiusi all’interno di 276 sacchi di iuta, migliaia di panetti, da 1 kg. Ciascuno, di hashish con un alto contenuto di principio attivo ”thc”.

Al termine dell’ispezione, i militari hanno sequestrato l’ingente quantitativo di hashish mai rinvenuto a Napoli e provincia che, se immessa sul mercato, avrebbe fruttato all’organizzazione all’incirca 80 milioni di euro.

Al termine del servizio, oltre all’imponente carico di hashish, è stato sequestrato l’intero capannone ove il carico era custodito nonché tratto in arresto il titolare dell’impresa di trasporti, una donna napoletana di anni 47.

Sono in corso indagini finalizzate ad appurare eventuali ulteriori responsabili dell’illecita importazione.

4 marzo 2018 0

Regione Lazio: 4 milioni di euro per finanziare tirocinii per disabili

Di redazionecassino1

 ROMA – È stato rifinanziato con 4 milioni di euro il bando dell’assessorato al Lavoro che consente alle persone con disabilità di partecipare a tirocini extracurriculari. I fondi permettono di erogare a ogni partecipante un’indennità di 800 euro al mese fino a 1 anno e di coprire le spese per il tutoraggio specialistico. L’importo si aggiunge ai 6 milioni del Programma Operativo Regionale e del Fondo Sociale Europeo già stanziati a ottobre scorso e che hanno permesso già a quasi 500 persone di intraprendere percorsi di inserimento lavorativo. 500 persone hanno già aderito al bando. Una possibilità in più per chi ha una disabilità e deve fronteggiare molteplici difficoltà nel mercato del lavoro e queste misure facilitano la formazione sul campo e l’inserimento in contesti lavorativi; i percorsi hanno un altissimo valore sociale e contribuiscono a abbattere stereotipi. La Regione Lazio ha aumentato a 800 euro le  indennità di partecipazione al tiricinio. Per i datori di lavoro che possono assumere i tirocinanti e assolvere le quote obbligatorie previste per legge2:  se un’azienda assume un tirocinante con disabilità oltre il 79%, ha diritto a un incentivo (erogato dall’Inps) del 70% della retribuzione mensile per tre anni. Se la disabilità è psichica o intellettiva, l’incentivo è per 5 anni.

2 marzo 2018 0

Camorra, tesoro da 22 milioni di euro confiscati all’imprenditore Zangrillo

Di admin

FORMIA – “La Direzione Investigativa Antimafia di Roma, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale penale di Latina – Sezione Misure di Prevenzione – su proposta del Direttore della D.I.A., ha confiscato a Formia (LT) ed in altre località delle province di Latina, a Frosinone, a Napoli e ad Isernia, il patrimonio dell’imprenditore Vincenzo Zangrillo ritenuto vicino al clan dei casalesi”.

Lo si legge in una nota stampa della Dia di Roma.

“Con un passato di fabbro-carrozziere, nel corso degli anni Zagrillo ha fatto registrare un’improvvisa e quanto mai ingiustificata espansione economica, affermandosi come imprenditore in svariati settori commerciali, divenendo titolare, direttamente e/o indirettamente, di numerose società operanti nei settori del trasporto merci su strada, del commercio all’ingrosso, dello smaltimento di rifiuti, della locazione immobiliare e del commercio di autovetture. Le investigazioni della D.I.A. hanno permesso di dimostrare il nesso tra l’espansione del suo patrimonio individuale e imprenditoriale (a fronte di redditi dichiarati al fisco nettamente inferiori alle reali capacità economiche) e le attività illecite da lui commesse nel corso degli anni, tra cui spiccano il traffico internazionale di sostanze stupefacenti e di rifiuti illeciti, nonché l’associazione a delinquere, il riciclaggio e il traffico internazionale di autoveicoli, reati per i quali risulta anche essere stato arrestato. Tra i beni oggetto dell’odierna confisca, nella disponibilità dello Zangrillo e del suo nucleo familiare, vi sono circa 200 mezzi (autoarticolati, autovetture, motocicli, furgoni), 150 immobili (abitazioni, uffici, opifici e magazzini), 21 ettari di terreni ubicati nelle province di Latina e Frosinone, 6 società, 21 conti correnti e rapporti bancari di varia natura, per un valore complessivo di oltre 22 milioni di euro”.

5 febbraio 2018 0

Commercio di Ferrari e Porsche con frode fiscale da 55 milioni, denunciate 16 persone nel sorano

Di admin

SORA – Commercializzavano autovetture di lusso provenienti da Paesi dell’Unione Europea, realizzando un giro d’affari milionario ma, attraverso vari artifizi, frodavano il Fisco, omettendo di versare le imposte dovute e di presentare le dichiarazioni fiscali. A scoprire la sofisticata frode fiscale sono stati i Finanzieri del Comando Provinciale di Frosinone a conclusione dell’operazione denominata “CAR JUMPING”, condotta nei confronti di 5 imprese operanti nel settore della compravendita di autovetture, tutte con sede nel sorano. L’ingegnoso meccanismo di frode veniva perpetrato mediante l’acquisto di autovetture nuove di lusso (quali Porsche, Ferrari ed altri marchi premium) da Paesi Europei, ma puntualmente immatricolate in Italia come veicoli di “seconda mano” o “usati” per eludere il pagamento dell’Iva. Le indagini condotte dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Sora hanno permesso, in particolare, di riscontrare come le autovetture – nuove di fabbrica – venivano di fatto acquistate dagli stessi imprenditori italiani investigati presso operatori economici (in larga parte tedeschi) e portate direttamente in Italia, mentre sotto l’aspetto formale (attraverso il ricorso a false fatturazioni o false autocertificazioni) venivano intestate a persone residenti all’estero, generalmente bulgari. In tal modo, le autovetture nuove figuravano fittiziamente “usate”, e come tali venivano presentate per l’immatricolazione in Italia, per essere poi successivamente vendute ai clienti italiani a prezzi nettamente inferiori a quelli di mercato, creando così una concorrenza sleale a danno degli operatori economici onesti. All’esito delle indagini di polizia economico-finanziaria, sviluppate anche passando a setaccio i conti correnti intestati alle società e agli imprenditori coinvolti, sono stati quantificati ricavi non dichiarati al Fisco per oltre 45 milioni di euro ed un’Iva evasa per 10 milioni di euro; l’ammontare delle fatture false utilizzate per celare le reali transazioni commerciali poste in essere dai soggetti responsabili è di oltre 400.000 euro. Sono 16 le persone a vario titolo denunciate presso le Procure della Repubblica di Cassino e Frosinone per reati tributari (omessa presentazione delle dichiarazioni annuali ai fini delle imposte dirette ed indirette, emissione ed annotazione di fatture relative ad operazioni inesistenti, false attestazioni). Nei giorni scorsi, inoltre, è stato anche eseguito dai Finanzieri un provvedimento di sequestro per equivalente finalizzato alla confisca, emesso dall’Autorità Giudiziaria competente, per un ammontare complessivo di oltre 100.000 euro, a garanzia delle pretese erariali.