Per la pastorizia pontina puntare sulla valorizzazione e l’origine del prodotto

7 Settembre 2011 Off Di Ermanno Amedei

“Rintracciabilità, valorizzazione e origine certa del prodotto sono le basi per far risalire il settore della pastorizia nella nostra regione e nella nostra provincia”. Così Carlo Crocetti, presidente di Coldiretti Latina commenta i lavori del tavolo tecnico che si è riunito in Regione per esaminare le problematiche del settore ovicaprino del Lazio. Le nostre campagne – aggiunge Crocetti – grazie al lavoro dei nostri pastori, assicurano un latte di qualità che trasformato permette la realizzazione di formaggi. Discorso a parte, poi, per la carne che è di ottima qualità. Troppo spesso abbiamo registrato imitazioni e sofisticazioni a danno dell’immagine della nostra terra e delle nostre produzioni di origine. Anche per questo tra gli obiettivi del tavolo che si è costituito occorre che siano chiari i punti da stabilire per realizzare un processo virtuoso teso a scongiurare ulteriori danni di immagine alla nostra terra ed economici per i produttori”. Sono certo – ha detto Saverio Viola direttore della sede pontina della Coldiretti – che con azioni e misure che guardino all’origine e alla valorizzazione del prodotto si potrà risalire la china di un settore che anche in provincia di Latina è in crisi. Il progetto di Coldiretti per una filiera agricola tutta locale d’altronde mira proprio a questo. La filiera ovicaprina laziale merita attenzione e questi segnali che sono arrivati dalla Regione Lazio rappresentano certamente una notizia positiva. A causa dei rincari del combustibile, dell’elettricità e dei mangimi nel Lazio sono restate attive circa 9.000 aziende in questo ambito. Il numero di capi nella regione è pari a 760.903 totali, di cui 715.397 ovini, 45.506 caprini. Il 41 per cento dei capi si trova in provincia di Viterbo, segue Roma con il 31 per cento, Rieti con il 13, Frosinone con l’11 e Latina con il 5. I dati relativi agli ultimi mesi registrano che su un totale di 8.287 allevamenti aperti, nel Lazio ne risultano chiusi 3181. “Numeri che parlano da soli – conclude Crocetti – situazioni per le quali.

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