Cassino, la Fiaccola della Pace accende la voce dei giovani

Cassino, la Fiaccola della Pace accende la voce dei giovani

19 Marzo 2026 0 Di redazione

Come da tradizione la fiaccola per la pace è arrivata a Cassino dopo essere stata accesa a Norcia, il primo marzo, benedetta in Vaticano l’11 marzo  e aver fatto tappa a Subiaco, il 15 marzo. Una tradizione che si ripete dal 1964, quando Papa paolo VI arrivò a Montecassino per benedire la Basilica Cattedrale e per proclamare San Benedetto Patrono d’Europa. Da quel momento la Fiaccola ha incominciato il suo cammino. Ma è dal 1994, in occasione delle celebrazioni per il 50° anniversario della distruzione di Montecassino e Cassino, che la Fiaccola ha assunto un ruolo centrale nelle celebrazioni in onore di San Benedetto. Messaggera di pace e unione tra i popoli ha visitato, nel corso degli anni, le principali capitali del Vecchio Continente.

L’edizione 2026 della fiaccola ha ripreso la tradizione degli anni ’90. Oggi come allora, il Fuoco di San Benedetto è arrivato in città,  al Monumento ai Caduti, portato  dagli atleti del CUS Cassino, con in testa il campione dell’atletica Andrea Todisco e i due campioni di Taekwondo Gianni L’Erario e Desiree, ed accompagnato dagli studenti di tutte le scuole di Cassino. Circa 750 studenti che sono stati coinvolti attivamente. Dopo l’intervento del Sindaco Enzo Salera, proprio gli studenti hanno voluto aggiungere al messaggio di pace proclamato dall’Abate di Montecassino Dom Luca Fallica, il loro. Ed è stato questo il momento più commovente. Commovente la maturità dimostrata da questi giovani che hanno voluto esprimere il loro pensiero su quanto sta accadendo, affidandolo alla giovane studentessa Benedetta Picano. Di seguito il testo del Messaggio:

“Oggi siamo qui per parlare di pace, ma soprattutto per prenderci una responsabilità. La pace non è una parola da tirare fuori nelle occasioni ufficiali, né un concetto astratto. La pace è una scelta concreta, quotidiana, spesso difficile. Significa rifiutare l’idea che la violenza sia inevitabile. Significa non abituarsi alle guerre viste sui social , ai bambini sotto le macerie, alle città distrutte, al dolore degli innocenti trattato come una notizia qualunque. Noi giovani non siamo ingenui se chiediamo pace. Siamo lucidi. Sappiamo che il mondo è complesso, che i conflitti hanno radici profonde, che non basta uno slogan per fermare le armi. Ma proprio per questo sentiamo il dovere di dire che ogni guerra è prima di tutto un fallimento umano. Essere qui oggi significa scegliere di stare dalla parte del dialogo contro la prepotenza, della dignità contro la paura, della cooperazione contro l’indifferenza. La pace non si costruisce solo nei trattati internazionali; si costruisce anche nelle scuole, nei linguaggi, nei gesti, nel rispetto reciproco, nella capacità di ascoltare chi è diverso da noi senza trasformarlo in un nemico. Noi vogliamo un futuro in cui la forza non valga più del diritto, in cui nessun popolo debba pagare il prezzo dell’odio o del silenzio degli altri. E vogliamo dirlo con chiarezza: chiedere pace non è debolezza. È il coraggio più grande. Perché è più facile alimentare lo scontro che difendere l’incontro, è più facile urlare che capire, è più facile dividere che costruire. A questo proposito, vi invito ad ascoltare le preziose parole proferite da papa Leone XIV all’Angelus del 1 marzo: «La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile. Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi, rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile!».

E ancora , domenica 8 marzo, dalla finestra di piazza San Pietro, ha invitato il popolo cristiano a elevare la nostra umile preghiera al Signore, perché cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli. Anche Papa Francesco, prima di morire, ha invitato soprattutto noi giovani ad essere “profeti per la pace”, a diventare “artigiani di un’architettura di pace” perché riconoscere che c’è qualcosa al di sopra di noi e non il nostro particolare che facciamo diventare totale, ci aiuta a guardare l’altro nella sua verità e nella sua umanità e a costruire luoghi di pace. Oggi ci siamo ritrovati tutti insieme per prepararci alla festa di San Benedetto parlando di pace: San Benedetto, figura simbolo di equilibrio e misura, ci ricorda che la pace non è solo assenza di conflitto, ma un impegno quotidiano fatto di rispetto, responsabilità e attenzione verso gli altri: come suggerisce il suo celebre principio “ora et labora”, è nell’armonia tra pensiero e azione che si costruisce una convivenza autentica e duratura, capace di unire le persone e generare bene comune.

Il messaggio che noi studenti e studentesse di Cassino vogliamo darvi oggi è profondamente SEMPLICE, quella semplicità che non è superficialità, ma VERITA’ profonda: la pace non è un sogno per tempi migliori. Ed è una decisione da prendere adesso. Noi, come giovani, non vogliamo essere spettatori del nostro tempo. Vogliamo essere voce e coscienza. Vogliamo scegliere e lottare per la pace sempre, soprattutto ogni volta che il mondo ci suggerisce il contrario”.  Al termine della mattinata i giornalisti Laura D’Onofrio e Michele Giannì, dopo aver ringraziato le autorità presenti, le Forze dell’Ordine ed il fotografo Michele Di Lonardo, sempre presente agli appuntamenti importanti della città, hanno scelto di fare annunciare a Benedetta l’appuntamento della serata organizzata dall’Abbazia di Montecassino e dedicata interamente ai giovani. “Questa sera concerto di Benji e Fede” ha annunciato Benedetta ed è scoppiato un lungo applauso.