Tag: archeologici

2 Febbraio 2019 0

Gaeta, polizia in cerca di droga trova reperti archeologici risalenti al 500 a.C.

Di admin
(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({ google_ad_client: "ca-pub-3708340944781441", enable_page_level_ads: true });

GAETA – Gli agenti di polizia hanno eseguito dei sopralluoghi nel parco Regionale di Monte Orlando, dove era stata segnalata nelle ore notturne la presenza di persone sospette .

Sul posto, all’interno di ruderi abbandonati e solitamente frequentati da piccoli spacciatori, gli uomini del Commissariato Distaccato di P.S. di Gaeta hanno effettuato diversi controlli e, proprio all’interno di uno di questi manufatti, è stata rinvenuta una busta in cellophane  con all’interno dei reperti archeologici in buono stato di conservazione .

Da una prima analisi effettuata da esperti del settore archeologico, i reperti, risultati autentici, di  origine greca, risalenti al 500 a.c., consistono in una coppa denominata KILIX; un’anfora denominata LEBES GAMIKOS; un vaso dal corpo allungato denominato LEKYTHOS.

Appare verosimile ritenere che gli oggetti rinvenuti, di inestimabile valore e per i quali è vietato il commercio, possano essere stati trafugati dall’abitazione di un qualche facoltoso collezionista, il quale li deteneva illegalmente.

I reperti, sottoposti a sequestro, verranno successivamente esaminati da personale della Soprintendenza delle Belle Arti. Sono  in corso ulteriori accertamenti.

11 Maggio 2018 0

VIDEO – Musei personali con reperti archeologici trafugati: denunce a Roma e Velletri

Di admin

ROMA – Due distinte attività investigative dalla Sezione Archeologia del Reparto Operativo Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno permesso di recuperare prezzi archeologici pregiati trafugati nel corso degli anni.

La prima indagine trae origine dal controllo di alcune operazioni di movimentazione di ingenti somme di denaro da parte di facoltosi imprenditori, per l’acquisto di beni d’arte. In particolare, l’attenzione degli investigatori si è focalizzata su un immobiliarista romano che, senza che vi fosse alcuna conoscenza da parte degli Uffici competenti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), aveva allestito un piccolo museo privato con decine di reperti archeologici.

A seguito degli approfondimenti, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, concordando con le risultanze investigative, ha disposto una perquisizione domiciliare, nel corso della quale sono state rinvenute decine di reperti archeologici, prevalentemente ceramici, databili tra il IV sec. a.C. ed il II sec. d.C.. Tra i beni spiccano, per interesse storico-artistico, alcuni crateri di ottima fattura e due eccezionali teste da coroplastica architettonica, una taurina ed una equina, verosimilmente pertinenti un gruppo scultoreo di notevoli dimensioni. Le indagini stanno proseguendo per l’identificazione dei correi, nonché per l’individuazione delle aree archeologiche di provenienza dei beni, la cui localizzazione potrebbe consentire anche importanti scoperte scientifiche. I reperti, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, verranno restituiti alla Soprintendenza competente, per la pubblica fruizione.

La seconda operazione, invece, si è sviluppata a seguito dell’attività di monitoraggio dei siti internet, sempre più frequentemente utilizzati  per la commercializzazione di beni archeologici di provenienza illecita. In particolare, su un profilo Facebook, riconducibile ad un sito “Marketplace”, veniva posto in vendita un frammento di colonna romana in tufo. I conseguenti accertamenti presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, hanno permesso di riscontrare l’assenza della prevista denuncia di detenzione, a qualsiasi titolo, del reperto posto in vendita da parte dell’inserzionista. Informata la Procura della Repubblica di Velletri, competente per territorio, delegava l’esecuzione di una perquisizione locale ai danni del venditore, a seguito della quale è stato rinvenuto e sequestrato il rocchio di colonna, che i funzionari del MiBACT hanno indicato provenire dal sito dell’antico abitato di Ardea.

7 Ottobre 2016 0

Reperti archeologici nascosti in villa, ritrovate a Cervaro cinque anfore romane. Coppia denunciata

Di admin

Cervaro – Cinque anfore di epoca romana, risalenti al I Secolo dopo Cristo, sono state sequestrate dai carabinieri in una villa a Cervaro. A segnalare la presenza degli importanti reperti archeologici è stato il proprietario della casa che vive all’estero e rientrato in Italia.

L’uomo ha raccontato ai carabinieri che indagano sulla vicenda, di aver trovato le anfore dopo essere tornato in possesso della casa data in affitto ad una giovane coppia. Le indagini svolte dai militari, che si sono avvalsi anche delle competenze dei carabinieri del Nucleo TPC (Tutela Patrimonio Culturale), hanno permesso di denunciare proprio la coppia di affittuari che hanno vissuto nell’abitazione prima di essere restituita al proprietario. Le anfore, alte circa 80 centimetri, sono del tipo solitamente rinvenuto nei bassi fondali del sud Pontino o delle Isole Pontine.

Ermanno Amedei

(Foto repertorio)

6 Ottobre 2016 0

Reperti archeologici trafugati dal sud America, recuperati e restituiti al Messico

Di admin

Dall’Italia – Dodici importanti reperti archeologici trafugati dal Messico sono stati recuperati dai Carabinieri dei Nuclei Tutela Patrimonio Culturale di Ancona e Cosenza e saranno restituiti alle autorità Messicane. Le indagini sono state condotte dai militari nel 2013 e sono state coordinate dalle Procure della Repubblica di Palmi (RC), Pesaro e Ascoli Piceno.

Nel corso delle attività, sono stati sequestratinumerosi reperti di cui 12, risalenti al periodo meso americano preclassico (2500 a.C. – 200 d.C.) e classico (200 – 900 d.C.), sono stati riconosciuti, dagli Stati Uniti Messicani, come provento di esportazione illecita.

In particolare gli accertamenti effettuati dal Nucleo di Cosenza hanno avuto origine dalla segnalazione, ricevuta dall’Ufficio delle Dogane presso l’aeroporto di Reggio Calabria, relativa al rinvenimento di alcuni beni, di presunta natura archeologica, nel bagaglio di due viaggiatori provenienti dal Messico. L’operazione rientra nella collaborazione che, da tempo, lega l’Arma e l’Agenzia delle Dogane, finalizzata all’incremento delle potenzialità di verifica sulla circolazione dei beni culturali. Inoltre le attività di controllo sul territorio e di monitoraggio dell’e-commerce sono all’origine del sequestro effettuato dal Nucleo di Ancona. Tra i numerosi beni archeologici recuperati, tre sono stati riconosciuti quali provento di scavi clandestini e illecita esportazione dal Messico.

Le competenti Autorità Giudiziarie, a conclusione delle indagini, hanno disposto il dissequestro dei beni e la loro restituzione, nella fatti specie, in favore degli Stati Uniti Messicani.

L’11 ottobre, alle ore 13:00, presso l’Ambasciata del Messico, Via Lazzaro Spallanzani 16 – Roma, il Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, restituirà i 12 reperti archeologici messicani a S.E. l’Ambasciatore Juan Jose Guerra Abud, in una cerimonia aperta anche agli organi di informazione.

19 Ottobre 2009 0

Nuovi ritrovamenti archeologici al Ninfeo Ponari

Di redazione

Nuovi scavi archeologici hanno dimostrato che la zona adiacente al Ninfeo Ponari di Cassino riserva ancora tante e tali sorprese da richiedere una nuova campagna di scavi. Lo si apprende dall’articolo pubblicato su Studi Cassinati, il bollettino trimestrare di Studi Storici del Lazio Meridionale edito dal Centro Documentazione e Studi Cassinati. “Nel mese di luglio sono stati intrapresi lavori di sistemazione dell’area del Ninfeo Ponari, monumento insigne dell’antica città di Casinum, i cui resti si dispiegano a dominio della sottostante pianura in località Crocifisso. L’edificio, di proprietà dell’Università di Cassino, fu messo in luce nel 1998. Esso, costruito intorno alla metà del I secolo a.C. e rimasto lungamente in uso, come dimostrano i rifacimenti delle decorazioni parietali e pavimentali, databili alla media età imperiale (ca. 100 d.C.), doveva far parte di una sontuosa domus posta a breve distanza dall’area pubblica della città. Gli scavi effettuati quest’anno sono stati realizzati nell’ambito del progetto “Intervento di scavo e recupero dell’area del Ninfeo Ponari” ideato e realizzato dai tecnici della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, Silvano Tanzilli, Alessandro Betori ed Emanuele Nicosia, come primo intervento realizzato nell’area circostante il Ninfeo. Le attività di scavo si sono concentrate nell’area ubicata a Sud-Ovest del Ninfeo e sono state condotte dalla archeologa Dott.ssa Laura Coletti. A seguito dell’intervento è stato parzialmente riportato alla luce un terrazzamento in opera poligonale al quale è addossato un muro con paramento esterno in opera incerta, anch’esso parzialmente indagato, costituito da grossi scapoli di calcare compatto, con tracce di intonaco dipinto. Il muro in opera incerta risulta essere simile e perpendicolare al muro dell’atrio del Ninfeo e molto probabilmente andava a identificare un altro ambiente dell’antica domus; quanto al terrazzamento in grossi conci poligonali disposti nella tessitura della cosiddetta terza maniera del Lugli, esso fu rinvenuto durante i sondaggi condotti dalla Soprintendenza negli anni Settanta anche al di là della strada privata all’inizio della quale si apre l’attuale accesso all’area archeologica. Sembra ipotizzabile che esso, parte dei terrazzamenti dell’area urbana realizzati probabilmente quando la città entrò nell’orbita politica di Roma (prima metà III secolo a.C.), continuasse originariamente anche in direzione del Ninfeo e fosse stato smontato in occasione della costruzione di esso. In tale occasione dovette essere ricoperto da una fodera muraria in fase con la nuova edificazione. Durante lo scavo sono stati rinvenuti frammenti di ceramica fine (vernice nera, pareti sottili, sigillata italica ed africana), di ceramica di uso comune, di anfore, a testimonianza della frequentazione dell’area fra l’età repubblicana e quella imperale, nonché un frammento di antefissa in terracotta dello stesso tipo di quelle rinvenute nel corso di precedenti indagini nel 1998. I dati così acquisiti rendono certamente auspicabile una nuova campagna di scavo finalizzata al recupero delle strutture al momento attuale indagate solo parzialmente”.

1 Luglio 2009 0

Castrocielo, nuovi scavi archeologici

Di redazionecassino

Una campagna di scavi archeologici è iniziata  nel comune di Castrocielo in prossimità della via Latina e del teatro romano da parte di  ricercatori dell’Università del Salento nell’ambito delle attività scientifiche e culturali sviluppate da alcuni anni fra le due istituzioni con il ”Progetto Ager Aquinas”.  L’obiettivo  è  la conoscenza degli insediamenti antichi e delle presenze archeologiche nel territorio attraverso lo scavo, l’analisi, la documentazione, il posizionamento su basi cartografiche adeguate, di tutte le evidenze archeologiche mobili ed immobili ( dall’età preistorica a quella medievale) già note o individuate sul terreno. Tutti i dati raccolti riguardanti il territorio interessato potrebbero essere gestiti dal Comune di Castrocielo all’interno della  sede del cosiddetto “Monacato”, un  edificio storico di proprietà comunale situato sui resti di una imponente villa romana, Villa Eucheria. “La struttura – ha detto il sindaco  Laura Materiale –  potrebbe costituire da foresteria per ospitare i giovani archeologi coinvolti nelle operazioni di scavo ma anche  la sede naturale per poter svolgere tutte quelle attività logistiche di supporto e necessarie per la corretta conduzione dei saggi archeologici.”  Agli scavi vi partecipano anche studenti e studiosi degli atenei di Lecce, Napoli, Roma e Viterbo.  I locali messi a disposizione dal Comune di Castrocielo potrebbero essere la base operativa del gruppo di ricerca, che in questo modo potrà disporre anche di un ambiente ad accesso controllato per l’immagazzinamento dell’attrezzatura tecnica (GPS, stazione totale, livello ottico, fotocamere digitali, notebooks, etc.) e di sicurezza per i materiali archeologici di particolare pregio recuperati. La campagna di scavi  avrà termine il 31 luglio.