Tag: arrestati

20 Maggio 2019 0

Formia, rubano uno smartphone ad una studentessa, arrestati dalla Polfer tre minori

Di felice pensabene
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FORMIA – Tre minorenni stranieri sono stati tratti in arresto dalla pattuglia della Polizia Ferroviaria in servizio nella stazione di Formia (LT) perché autori di un furto di uno smartphone del valore di 1000 euro.

L’oggetto era stato sottratto ad una giovane studentessa in viaggio su un treno regionale diretto a Formia. I tre minori, due di origini egiziane e uno di origine tunisina, con precedenti specifici per reati contro il patrimonio, sono stati individuati dalla pattuglia della Polizia Ferroviaria, immediatamente allertata, ancora a bordo del treno regionale.

Sottoposti a controllo, sono stati trovati in possesso dello smartphone e di altri oggetti rubati e, pertanto, sono stati arrestati. Una quarta persona, maggiorenne ma incensurata, che si trovava con i tre minori al momento del furto, è stata invece denunciata in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria.

9 Maggio 2019 0

Inseguiti dalle corsie dell’A1 fino in centro a Pontecorvo, arrestati ladri d’auto

Di Ermanno Amedei

PONTECORVO – Inseguiti dall’autostrada fino al centro di Pontecorvo. Momenti concitati quelli che si sono vissuti oggi nei pressi della Villa Comunale di Pontecorvo quando, in piazzale Porta Pia, è arrivata a tutta velocità un’auto inseguita da una pantera della polizia stradale della Sottosezione di Cassino.

Gli uomini del sostituto commissario Giovanni Cerilli hanno “agganciato” l’auto mentre procedeva in direzione sud sull’autostrada. Gli occupanti, per nulla intenzionati a fermarsi, hanno tentato di far perdere le loro tracce uscendo al casello di Pontecorvo e dirigendosi verso il centro tallonati dai poliziotti, sono arrivati fino in centro dove, però, sotto gli occhi dei passanti, si sono fermati tentando inutilmente di fuggire a piedi. Si tratta di due cittadini stranieri che avevano rubato l’auto e si dirigevano verso sud.

30 Aprile 2019 0

Sgominata a Cassino la famiglia Rom che aveva base dello spaccio in alloggi Ater

Di Ermanno Amedei

CASSINO – Con l’operazione convenzionalmente denominata “San Bartolomeo” i Carabinieri della Compagnia di Cassino, nella mattinata odierna, sotto il coordinamento della D.D.A. di Roma, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ed ai domiciliari – emessa dal GIP del Tribunale di Roma nei confronti di undici soggetti, parte dei quali appartenenti ad un’unica famiglia di etnia rom stabilmente residente nel quartiere popolare San Bartolomeo di Cassino, accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana, intestazione fittizia di beni, tentata estorsione, usura e truffa aggravata.

L’indagine, nata inizialmente con la Procura della Repubblica di Cassino, traeva origine dall’esplosione, nella notte del 28 ottobre 2015, di un ordigno che danneggiava l’interno del circolo ricreativo “San Bartolomeo” sito nell’omonimo quartiere di Cassino, appartenente alla famiglia rom destinataria della misura cautelare. Il grave episodio, di natura chiaramente intimidatoria, si incardinava nell’ambito di una guerra fra clan rivali nata dal mancato rispetto dell’accordo con il quale gli attuali indagati si erano impegnati ad effettuare l’attività di spaccio nel solo quartiere San Bartolomeo di Cassino.

Con separata e parallela attività di indagine, la Compagnia Carabinieri di Cassino, coordinata e diretta dalla DDA di Roma, disarticolava prima il clan rivale rispetto a quello oggetto della presente operazione, legato alla criminalità organizzata di ascendenza campana, con l’operazione denominata  “La Storia Infinita” che nel mese di gennaio 2017 consentiva di trarre in arresto tutti i membri del citato clan.

L’attività odierna, posta in essere nei confronti del clan dei rom, invece, consentiva di accertare che tutti i componenti della famiglia gestivano in prima persona, nonché con l’ausilio di due pusher di fiducia, una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti. Le investigazioni avviate mediante una serie di operazioni di captazione, integrate da servizi di O.C.P. che consentivano di eseguire numerosi sequestri penali e amministrativi di droga, hanno evidenziato che l’attività di spaccio  gestita dalla famiglia rom veniva svolta prevalentemente nelle due abitazioni in uso ai componenti,  costituite da due appartamenti posti al terzo e quarto piano dello stesso stabile di edilizia popolare situato nel quartiere S.Bartolomeo, nonché nel vicino  omonimo circolo ricreativo che appariva una comoda copertura per la vera attività cui era dedito l’intero clan; altresì il nucleo familiare si serviva di due pusher, due giovani fidanzati di Cassino, per lo spaccio al dettaglio che veniva effettuato nei pressi di luoghi di ritrovo dei giovani cassinati o direttamente preso le abitazioni di quest’ultimi con consegne a domicilio. Durante le indagini sono stati sequestrati 14 grammi di cocaina, 803 grammi di hashish, 170 grammi di marijuana, nonché di una serra artigianale ricavata nella camera da letto dei due spacciatori arrestati in flagranza di reato.

L’indagine consentiva altresì di accertare che una delle donne appartenente al clan dei rom, dopo aver spacciato a credito ad una tossicodipendente del luogo cospicui quantitativi di cocaina, applicava un tasso usurario al debito contratto dalla sua cliente, arrivando a chiedere, a fronte di un debito di droga pari a 3.000 euro, fino a 1.000 euro di interessi mensili, nonché a farsi consegnare, a titolo di garanzia, due orologi di pregio (un “Rolex” e un “Bulgari”) del valore complessivo di euro 37.000.

Veniva altresì accertato che la famiglia rom, simulando di essere residente nell’alloggio popolare ove avveniva l’attività di spaccio, fatto non corrispondente al vero perché la reale assegnataria si era trasferita altrove, ottenevano l’ingiusto profitto dell’assegnazione del predetto alloggio pur non avendone il diritto.

Nel corso dell’indagine veniva anche accertato un tentativo di estorsione nei confronti di un pescivendolo del luogo posto in essere da una donna rom parente del clan oggetto delle investigazioni, che brandendo un coltello pretendeva il pagamento di interessi usurari sui prestiti effettuati in favore del commerciante.

Parallelamente all’attività d’indagine sullo spaccio venivano altresì svolti accertamenti patrimoniali che consentivano di accertare che i componenti della famiglia rom, pur dichiarando redditi che lambivano la soglia della povertà, conducevano un tenore di vita agiato ed erano intestatari, anche per interposte persone, di terreni e abitazioni di valore sproporzionato alle loro condizioni di vita economiche. Per tali motivi il GIP di Roma disponeva il sequestro preventivo di tre alloggi popolari, tre terreni, due ville e un circolo ricreativo, tutti ubicati nel territorio del cassinate per un valore stimabile in circa 800.000 euro.

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Avevano seminato terrore per Cassino con botte, coltellate arrivando anche sparare colpi di arma da fuoco per contendersi la principale piazza dello spaccio: Piazza Labriola. L’affare della droga a Cassino sembrava saldamente nelle mani di un gruppetto di spacciatori ma a contenderglielo un altro gruppo e si arrivò allo scontro.

Cassino sembrava essere diventata un FarWest

Poi cominciò la pulizia con i primi 13 arresti nel corso della operazione denominata “storia Infinita”. Quella odierna è il continuo di quel lavoro investigativo arricchito di altri dettagli sulla modalità con cui gli spacciatori “rivali” univano all’attività principale, quello della vendita della droga, anche l’usura e lo spaccio.

Stamattina

Undici persone sono state arrestate questa mattina a Cassino nel corso di una operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Frosinone. Gli indagati sono stati colpiti da una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del tribunale di Roma su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia; parte delle persone arrestate risultano appartenere ad una unica famiglia di etnia Rom Morelli /Spada, stabilmente residente nel quartiere popolare San Bartolomeo del comune di Cassino e sono ritenute responsabili a vario titolo dei reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, usura ed estorsione. È in corso anche, da parte degli uomini del colonnello Fabio Cagnazzo e del capitano Ivan Mastromanno l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo, emesso sempre dal gip del tribunale di Roma a carico degli indagati. I sequestri riguardano 3 alloggi di proprietà dell’Ater, 1 locale adibito a circolo ricreativo, 3 terreni e 2 ville per un valore complessivo stimabile intorno al milione di euro.

12 Aprile 2019 0

Fanno spesa senza pagare, moglie e marito arrestati a Frosinone

Di Ermanno Amedei

FROSINONE – Alle 20 circa di ieri sera, giunge su linea 113 richiesta di intervento nei pressi di un supermercato della zona bassa della città.

A chiamare la locale sala operativa è un dipendente dell’attività il quale segnala la presenza nei locali di due individui, un uomo e una donna, lui 37enne, lei poco più che maggiorenne, intenti a trafugare negli scaffali e celare prodotti all’interno dei propri abiti e borse al seguito.

Tempestivo l’intervento delle pattuglie del reparto volanti che individuano i due malfattori proprio all’uscita dell’esercizio commerciale; avevano occultato  diversi prodotti alimentari senza aver pagato in cassa:

Da un controllo sull’autovettura gli operatori, all’interno della stessa, rinvengono altri prodotti con marchio differente; in realtà la coppia aveva già fatto visita ad un altro supermercato della zona. Gli agenti insospettiti dalla presenza degli altri generi alimentari decidono di effettuare pertanto ulteriori accertamenti in quest’ultima attività dove constatano infatti l’avvenuta consumazione  di altri furti operata dalla stessa coppia con inconsueta destrezza..

Per i due, regolarmente coniugati, scatta l’arresto in flagranza.

11 Febbraio 2019 0

Olio di pessima qualità spacciato per extra vergine di oliva, arrestati due pugliesi

Di Ermanno Amedei

ALATRI – Questa mattina ad Alatri, i carabinieri della locale radiomobile congiuntamente a personale dell’aliquota radiomobile di Frosinone e della stazione carabinieri di Piedimonte San Germano, a conclusione di una meticolosa attività investigativa, hanno arrestato in flagranza di reato per “tentata truffa aggravata in concorso” G.P. (55 enne) e G.G. (41 enne), disoccupati, entrambi di Cerignola con precedenti di polizia.

L’attività investigativa avviata dai militari, con particolari riferimento ad analoghe truffe commesse in danno di attività commerciali della provincia di Frosinone, ha permesso di accertare che gli arrestati, con artifizi e raggiri, vendevano prodotti proposti come “extravergine di oliva” mediante la consegna di cartoni contenenti “olio” di pessima qualità.

Gli stessi sono stati individuati nel comune di Alatri mentre all’interno di una attività commerciale tentavano di farsi consegnare dalla cassiera una somma di denaro per un asserito ordine, simulando una telefonata con la proprietaria dell’attività al fine di indurla alla consegna dei soldi.

La truffa però non aveva esito per l’intervento della titolare dell’attività commerciale e di due militari dell’arma liberi dal servizio, permettendo di sottoporre a sequestro 4 cartoni contenenti 16 taniche di verosimile olio, 21 etichette adesive indicante la scadenza del 30 dicembre 2020 e 3 confezioni contenenti 36 kg di olive.

Gli arrestati su disposizione della competente autorità giudiziaria sono stati trattenuti nelle camere di sicurezza in attesa del rito direttissimo. Agli stessi è stato altresì notificato l’avvio del procedimento amministrativo finalizzato all’emissione del foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno nel territorio dei comuni di Alatri, Frosinone e Piedimonte San Germano per tre anni.

8 Febbraio 2019 0

Frosinone, tentano una rapina al kebab di via Tiburtina, arrestati dalla polizia due giovani alatrensi

Di felice pensabene

FROSINONE – Durante l’ordinario controllo del territorio, intorno alle ore 21,45 circa , giunge su linea 113 allarme rapina in via Tiburtina all’interno dell’attività commerciale denominata “Bella Instabul”.

A chiamare è lo stesso titolare, il quale con voce tremante segnala di aver appena subito tentativo di rapina da due giovani armati di cacciaviti fuggiti a bordo di autovettura modello fiat Panda. Immediato l’arrivo delle volanti che all’altezza di via Madonna della Neve intercettano il mezzo indicato. Ne nasce un rocambolesco inseguimento con il fermo del veicolo all’altezza del bivio Brunella.

A bordo del mezzo c’è solo il conducente, autore materiale della tentata rapina, un venticinquenne di Alatri, pregiudicato. Il complice si era già dato alla fuga appiedato.

A seguito di serrate indagini da parte dell’Ufficio trattazione atti del Reparto Volanti si identificava altresì il complice, un 35enne anch’egli di Alatri con diversi precedenti di Polizia il quale nella circostanza aveva funto da palo.

Il malvivente in seguito al tentativo di rapina, dopo aver minacciato il titolare con due cacciaviti si dava alla fuga infrangendo il vetro del portone d’ingresso del locale, procurandosi vistose ferite alla mano e alla coscia.

Sequestrati i cacciaviti rinvenuti a seguito di perquisizione all’interno del veicolo.

Il rapinatore è stato associato su disposizione dell’A.G. presso la locale casa circondariale.

17 Gennaio 2019 0

Un impero sfruttando braccianti agricoli, arrestati sindacalisti ed ispettori: “A Babbo Natale chiedo 4mila disoccupati…”

Di Ermanno Amedei

LATINA – Un sindacalista e un ispettore del lavoro tra le sei persone coinvolte nell’operazione che, questa mattina, ha portato in manette sei persone a Latina.

La Squadra Mobile di Latina ed il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato hanno eseguito un’ordinanza restrittiva emessa dal G.I.P. del Tribunale di Latina, dr Gaetano Negro, su richiesta del Procuratore di Latina, dr Lasperanza e del Sost. Proc. d.ssa Spinelli, nei confronti di sei soggetti ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro, all’estorsione, all’autoriciclaggio, alla corruzione e ai reati tributari.

Tra i destinatari figurano il segretario provinciale della FAI CISL di Latina ed un Ispettore del lavoro, che avrebbero dovuto vigilare sulla legalità dei lavori nei campi.

Oltre ai destinatari della misura cautelare, che ha permesso di disarticolare un sistema di protezione e collusione che rendeva possibile lo sfruttamento selvaggio della manodopera straniera, vi sono ulteriori 50 indagati, tra cui imprenditori agricoli, commercialisti, funzionari ed esponenti del mondo sindacale, che avrebbero dovuto vigilare sulla legalità nel mondo del lavoro e tutelare i lavoratori.

Secondo gli inquirenti gli arrestati, tra cui due donne, sono risultati impegnati, per mezzo di una società cooperativa denominata Agri Amici, con sede a Sezze (LT), nel reclutamento e nello sfruttamento di stranieri centrafricani e rumeni, somministrando illecitamente la loro manodopera a centinaia di azienda agricole committenti, avendo monopolizzato il settore nelle provincie di Latina, Roma, Frosinone e Viterbo.

Approfittando dello stato di bisogno, gli stranieri venivano trasportati nei campi a bordo di pulmini sovraffollati, privi dei più elementari sistemi di sicurezza, ed erano costretti ad affrontare una giornata lavorativa di almeno 12 ore a fronte di una retribuzione inferiore alla metà rispetto a quella prevista dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore.

I destinatari della custodia cautelare in carcere sono: Battisti Luigi nato 50 anni di Latina,  ritenuto il fondatore ed organizzatore della cooperativa: era colui che, secondo gli inquirenti, intratteneva i rapporti istituzionali e con le aziende committenti, stabilendo i criteri contrattuali, amministrativi ed economici riguardanti i lavoratori; Cerroni Daniela 43enne di Sezze , anche lei considerata capo e promotore del gruppo criminale, nonché socio fondatore della Cooperativa: si occupava di organizzare e pianificare i gruppi di braccianti che ogni mattina venivano riuniti nel cortile della sua abitazione di Priverno e successivamente trasportati presso le aziende committenti; Vaccaro Marco 40 anni di Frosinone segretario generale provinciale della FAI CISL (federazione agricola, alimentare e industriale), indagato per avere garantito protezione alla cooperativa AGRI AMICI, grazie al suo ruolo sindacale, estorcendo l’iscrizione alla sua organizzazione  ai lavoranti assunti dalla cooperativa, dietro la minaccia del licenziamento.

I destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari sono: Di Pietro Luca 40 anni di Latina formalmente presidente della cooperativa AGRIAMICI, impegnato nel trasporto e nella vigilanza dei braccianti; Pognardi Nicola 58 anni di Capua (CE) Ispettore del lavoro presso  l’Ispettorato Territoriale di Latina, accusato di avere garantito copertura alla cooperativa AGRIAMICI in cambio di utilità economiche, elargendo consigli e indicazioni agli indagati utili ad eludere controlli e contestazioni da parte del suo ufficio; Battisti  Chiara, figlia di Luigi, 25 anni di Aprilia accusata di far parte dell’associazione per delinquere, svolgendo compiti di natura contabile ed amministrativa in seno alla cooperativa, nella piena consapevolezza delle violazioni di natura contrattuale e fiscale.

Le indagini hanno fatto emergere le figure di Battisti e Cerroni quali fondatori della cooperativa ed organizzatori dell’attività di sfruttamento della manodopera straniera (intercettazione del 3 dicembre 2017: …Luigi è convinto che l’impero lo ha creato lui…; …no lo abbiamo creato insieme…); i due avevano messo in piedi un sistema che, grazie alla copertura di esponenti sindacali e dell’Ispettorato del lavoro infedeli, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori stranieri, li costringeva a sottostare a regole disumane, non garantendo loro i più elementari diritti previsti dall’ordinamento giuridico e costringendoli ad iscriversi al sindacato dietro la minaccia del licenziamento, in modo che quest’ultimo percepisse non solo le quote di iscrizione ma anche ulteriori introiti economici connessi alla trattazione delle pratiche finalizzate ad ottenere le indennità di disoccupazione.

Significativa, in questo senso, l’intercettazione di un sms inviato dal VACCARO ad un altro segretario dello stesso sindacato, in prossimità delle festività natalizie: “…a babbo natale ho chiesto … 4000 disoccupazioni e un gatto…!.

L’indagine ha avuto inizio alla fine del 2017, a seguito degli interventi disposti dal Servizio Centrale Operativo nell’ambito dell’operazione ad alto impatto denominata“Freedom”, finalizzata al contrasto del preoccupante fenomeno del caporalato e dello sfruttamento del lavoro. Tali controlli hanno permesso di rilevare la presenza in alcune zone della città, nelle primissime ore della mattinata, di folti gruppi di stranieri in attesa di pulmini per essere trasportati nei campi.

I servizi di osservazione hanno permesso di accertare che i braccianti provenivano anche dai centri di accoglienza straordinaria ed erano in attesa del riconoscimento della protezione internazionale.

Le indagini di natura patrimoniale hanno consentito di evidenziare la commissione dei delitti di trasferimento fraudolento di valori e dichiarazione infedele, in base ai quali sono stati sequestrati per sproporzione rispetto ai redditi dichiarati, ed in quanto provento di autoriciclaggio, 5 abitazioni, 3 depositi, 3 appezzamenti di terreno , 9 autovetture, 36 tra furgoni e camion, 1 società cooperativa, 4 quote societarie e numerosi rapporti bancari, per un valore complessivo di circa 4 milioni di euro.

 

29 Dicembre 2018 0

Estorcevano denaro per evitare multe sull’A1, arrestati due poliziotti a Colleferro

Di Ermanno Amedei

COLLEFERRO – Questa mattina, gli uomini della squadra di Polizia Giudiziaria del Compartimento Polizia Stradale di Roma, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Tivoli, dott. Mario Parisi, nei confronti di due agenti del Distaccamento Polizia stradale di Colleferro indagati per i reati di concussione, corruzione, truffa aggravata e falso. Le indagini, coordinate dalla Procura di Tivoli, con a capo il procuratore Francesco Menditto, sono iniziate lo scorso mese di maggio, quando un autotrasportatore ha denunciato alla squadra di polizia giudiziaria un episodio di concussione subito in località San Cesareo. Agli investigatori della stradale l’autotrasportatore ha raccontato di essere stato fermato da una pattuglia e di essere stato costretto, dai due agenti, a consegnare loro del denaro in contanti per evitare di essere sanzionato per il sovraccarico del mezzo. Gli investigatori hanno attivato immediatamente le procedure di accertamento che, grazie ai controlli incrociati effettuati dalla squadra e dal Centro Operativo Polizia Stradale, permettevano di individuare i responsabili, che risultavano essere due Agenti del Distaccamento di Colleferro. Le serrate indagini, dirette dalla Procura di Tivoli, svolte con intercettazioni, appostamenti e pedinamenti, in tre mesi, hanno consentito di accertare plurimi delitti posti in essere dai due indagati, per i quali il Gip ha emesso l’ordinanza cautelare di custodia in carcere, specificamente: a) due concussioni in cui i due indagati hanno costretto utenti della strada al pagamento di somme di denaro o utilità sotto il “ricatto” di elevare contravvenzioni stradale; b) una corruzione in cui hanno ricevuto danaro; c) tredici episodi di falso e truffe ai danni dello Stato realizzati attestando falsamente di essere in servizio. La gravità delle condotte dei due arrestati emerge dall’ordinanza cautelare in cui il Giudice per le indagini preliminari sottolinea che solo il carcere impedirà ai due indagati di “perseverare nel coltivare con disinvolta e proterva soddisfazione quella che pare una vera e propria costumanza di vita e di servizio; ricercando e cogliendo -o sinanche creando – ogni occasione utile per conseguire utilità indebite”. Per il Gip, emerge dai gravi fatti accertati: la personalità di due soggetti che non solo hanno ormai integralmente stravolto in proprio favore il servizio loro affidato, ma che praticano un costume esistenziale improntato alla continua e sprezzante indifferenza generale al precetto: la truffa e la menzogna sistematiche…(che) costituiscono sicuri indici del risalente e consapevole abbandono delle più elementari regole condivise dalla collettività”. I due agenti S.A. di 42 anni e M.E. di 48 anni sono stati arrestati e accompagnati presso il carcere di Rebibbia. Sono in atto ulteriori accertamenti per la definizione delle indagini. Va sottolineata la sensibilità del cittadino che ha segnalato la concussione patita e che ha consentito al personale del Compartimenti di Polizia Stradale di Roma, che ha profuso energia e impegno, di acquisire preziosi elementi per la ricostruzione della verità dei fatti ed evitare ulteriori condotte illecite da parte di pubblici ufficiali infedeli.

19 Dicembre 2018 0

Falsari a Cassino, romano e napoletano arrestati: compravano sigarette con banconote false

Di Ermanno Amedei

CASSINO – Compravano sigarette pagandole con banconote da 50 euro false portando via, oltre alle sigarette, anche il resto in valuta legale. Una tattica tristemente nota tra i commercianti della città martire alcuni dei quali, ieri, sono rimasti nuovamente vittime di due spacciatori di valuta falsa.

A porre fine allo shopping truffa sono stati i carabinieri della compagnia di Cassino comandata dal Capitano Ivan Mastromanno che hanno arresto nella flagranza del reato di spendita di banconote false R.G., 48enne di Napoli e C.G., 40enne della provincia di Roma, entrambi già censiti per analoghi reati.

I militari sono stati attivati dalla segnalazione di un commerciante che indicava due persone allontanatesi a bordo di una Citroen di colore scuro. Sono iniziati i controlli sulle principali arterie che hanno permesso di intercettare i due mentre mentre uscivano da un bar – tabacchi del luogo ove avevano appena acquistato delle sigarette pagando con una banconota da euro 50 risultata falsa.

La successiva  perquisizione personale e veicolare ha permesso di rinvenire nell’abitacolo dell’autovettura, parcheggiata lungo la strada, ulteriori 5 banconote dello stesso taglio, anch’esse risultate false, mentre la perquisizione personale ha permesso di rinvenire la somma contante di 170 euro in banconote di vario taglio, genuine, poiché provento del resto ricevuto dalle banconote false spese.

Gli arrestati infatti, oltre alle sigarette acquistate poco prima, avevano anche effettuato spese presso una pasticceria ed un bar della città martire, pagando sempre con banconote da 50 euro false. Espletate le formalità di rito i due sono stati trattenuti nelle camere di sicurezza della Compagnia in attesa del rito per direttissimo che sarà celebrato nelle prossime 48 ore, mentre le banconote false, unitamente alla somma di euro 170 sono state sequestrate.

31 Ottobre 2018 0

Montagna di hashish sequestrata ad Ostia, arrestati due romani

Di Ermanno Amedei

OSTIA – Gli investigatori della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Roma hanno sequestrato un ingente quantitativo di sostanza stupefacente ad Ostia e Dragona, ben 606 chili di hashish arrestando 2 persone: D. C. romano con precedenti di polizia specifici, trovato in possesso di 544 chili di droga pronta per essere spacciata, che deteneva all’interno di un magazzino tra Ostia e Dragona; O. O., incensurato, trovato in possesso di 62 chili di droga pronta per essere spacciata, che deteneva all’interno del bar Oly e Ste di Dragona, in cui è stata rinvenuta pure un’arma, una pistola Smith & Wesson munita di 5 proiettili, risultata acquistata in un’armeria chi Chieti nel 2009 da un soggetto, poi arrestato e condannato, per aver, in questa ed in altre 12 circostanze, comprato svariate armi con licenza e documento falsi. L’attività si è svolta interamente nella giornata di ieri ed ha avuto il suo momento culminante allorquando, a seguito di un servizio di appostamento ed osservazione, gli agenti della Squadra Mobile hanno visto arrivare a bordo di una autovettura D.C. il quale, con un telecomando ha aperto un cancello per poi entrare dentro uno spiazzo circondato da diversi magazzini; nel momento in cui lo si è visto avvicinarsi ad una grande scatola ed armeggiarvi al suo interno, si è deciso di intervenire anche e soprattutto perché si era riusciti ad intravedere un pacchetto apparso subito similare ad un panetto di droga. Infatti, il successivo controllo, ha permesso di rinvenire dentro una grande scatola di cartone ben 544 kg. di hashish suddivisi in panetti da 3 pezzi confezionati e sottovuoto. Contestualmente altro personale ha fatto irruzione presso il bar Oli & Ste, ubicato in località Dragona, dove durante la giornata era stato più volte visto entrare ed uscire D.C. : la ricerca è stata fruttuosa in quanto all’interno del locale il titolare, O.O., aveva nascosto 62 kg di hashish, una parte sotto la cassa ed un’altra nello scantinato del locale, dove è stata pure ritrovata la pistola. La peculiarità della droga leggera era quella di: essere suddivisa in pacchi con delle sigle come Ramses – Porsche – UK – Org – Messi – Jurdala ad indicarne il marchio di chi l’ha prodotta e/o confezionata; essere stata sicuramente, almeno parte di essa “posteggiata” in acqua per la presenza di salsedine all’interno di alcuni pacchi rivestiti con del materiale impermeabile; avere un sistema di localizzazione satellitare gps all’interno di un pacco al fine di monitorarne il tragitto. L’odierna attività continua ad inserirsi in una più ampia e costante azione di contrasto operata dalla Polizia di Stato sotto la direzione della locale D.D.A., al traffico di stupefacenti poste in essere nel contesto territoriale indicato, che segue all’Operazione “Regina” del novembre dell’anno scorso a seguito della quale era stata sgominata un’associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti con l’esecuzione di 12 misure cautelari sul territorio ostiense.